giovedì , Agosto 11 2022

AUGURI. 2010 L’ANNO CHE VERRA’

Enna. Il Sindaco ci ha fatto gli auguri, il Presidente della Provincia ci ha fatto gli auguri pure lui. Il Sindaco ha detto che tutto va bene e Il Presidente della Provincia ha detto che tutto va bene, pure lui. Io posso sempre fare gli auguri a voi e a loro ma non posso dire onestamente, nemmeno con la recente iniezione di bontà natalizia, che tutto va bene né ad Enna né in Provincia.
Intanto non va bene alle due amministrazioni. Anche se distratti da tanta bontà e ottimismo, ci siamo accorti tutti che nessuno delle due Giunte ha più una maggioranza in Consiglio, senza bisogno di calcolatrici.
Per il comune capoluogo tutto sembra andare bene perché si è scoperto finalmente ricco, e sentendosi alla fine dei suoi giorni ha deciso di essere prodigo di regali. Contributi e festeggiamenti sono stati effettivamente magnifici e tutti sono contenti. La città è tutto uno sfavillio di festoni luminosi, tutta una festa di pacchi-dono e di blocchi di cemento colorati. Del traffico, certo, non si può ancora parlare senza essere investiti da improperi dall’una e dall’altra parte, ma per il rotto della cuffia anche commercianti, associazioni correlate e consiglieri sembrano sul punto di essere accontentati sulla vicenda sensi unici. Il teatro Garibaldi sembra stia per riaprire, tante opere importanti sono state portate a termine e via discorrendo. C’è di che essere entusiasti.
E allora perché dinanzi a tante meraviglie gli ennesi sembrano scontenti? perché continuano a lamentarsi? Forse perché si sentono leggermente offesi dall’aver dovuto piangere miseria per quattro anni e mezzo e scoprire che sotto il materasso c’era una fortuna. Naturalmente queste sono solo impressioni e il mio augurio al Sindaco, alla Giunta e alla città è che questo sia l’inizio di un nuovo corso per gli anni che verranno. In ogni caso con una amministrazione diversa (e non è cattiveria ma solo una constatazione dell’imminente scadenza).
A proposito: si faranno le primarie nel PD? Pare proprio di sì ma non a gennaio. Il Sindaco uscente non sarà della partita (“o mi riconfermate così o non se ne fa niente”) ma dovrebbe esserci qualche suo ex assessore. Candidato annunciato dell’ultima ora è nientemeno che il Senatore Vladimiro Mirello Crisafulli. Da parte mia, dalla mia visuale angusta e sfocata, a una candidatura di Crisafulli non ci credo nemmeno se la vedo. Ma basterà lo spauracchio di una brutta figura rispetto al “Barone rosso” a scoraggiare gli irriducibili? Alla fine penso che primarie non se ne faranno e si andrà ad una scelta “neutra” d’accordo con l’on Ugo Grimaldi (PdL Sicilia: ribelli). Provare per credere.
Per quanto riguarda la Provincia proprio non capisco. Cosa è andato bene in questo anno? Che cosa c’è da attendersi di buono per il prossimo? Peggio di come è andata in questi dodici mesi non potrebbe. Dal punto di vista politico una crisi si è chiusa e una se n’è aperta fino all’ultimo giorno. Una frattura si è ricomposta e un’altra se n’è aperta. Alla rivoluzione di primavera (tutti via e tutti di nuovo al posto di prima) è seguito il gioco d’artificio di fine d’anno con l’allontanamento di un assessore per ricucire lo strappo con i “minori” (non è un giudizio di merito ma di numeri). In conseguenza si è avuto lo strappo con il capogruppo della maggioranza. Subito dopo una nuova defezione. Sembra un vestito usurato e rappezzato, dove ogni nuova pezza produce uno strappo più grande del precedente.
Quanto alle opere (“operibus credite” recita evangelicamente e un pò fascistamente l’iscrizione sulla torre del Palazzo del Governo), non mi pare che ci siano stati grandi risultati nemmeno con i “forse” e i “sarà” del Comune. È crollato un tratto della panoramica e gli elefanti del nostro territorio, ingegneri, architetti, geometri, cantonieri, persino avvocati e ingegneri stranieri (solo per fare la rima) non hanno saputo ancora partorire nemmeno un topolino. Uno spettro si aggira ancora per l’Europa e non è più il comunismo ma i soldi perduti per la scala mobile. Le poche opere appena finite sono oggetto di discussioni infinite prima ancora della loro inaugurazione (vedi liceo classico di Nicosia) e un sottile tremore si avverte quando si parla del ritorno della Venere, perché il primo atto è stato troppo breve per aver svelato la pochezza delle risorse economiche e strategiche messe in campo.
L’anno che verrà porterà una trasformazione? Tutti quanti stiamo già aspettando che la “real politic” palermitana convinca il Presidente Monaco a lasciare la via vecchia per la nuova; e visto che chi lascia la vecchia per la nuova male si trova, tanto vale lasciare e basta. Con tanti auguri di ritrovata serenità al dottor Giuseppe Monaco, stimato primario di chirurgia e libero cittadino.
Quanto a me e al mio innato scetticismo, non ci sono auguri che bastino. Se bastasse una vecchia canzone, con un improbabile mix Ramazzotti-Dalla, mi accontenterei di sapere che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà, io mi sto preparando è questa la novità.

Q – Giorgio L. Borghese


Q è la quindicesima lettera dell’alfabeto italiano e la diciassettesima di quello latino ed è l’unica lettera che nella nostra lingua non si può leggere da sola, se non accompagnata dalla “u”.
In questa ottica Q è una lettera “singolare”, nel senso di particolare, unica, e “plurale” nel senso che non può stare da sola.
Q è pure il titolo di un romanzo scritto da quattro autori sotto lo pseudonimo multiplo di Luther Blisset, e che si definiscono “nucleo di destabilizzatori del senso comune”.
Q è dunque “plurale” anche in un senso più ampio. Lascerà di volta in volta a voi lettori informatici il compito di completare ed interpretare, secondo la vostra libera scelta o inclinazione politica, le provocazioni che vi verranno proposte dall’autore, un ennese che da lontano ma puntualmente segue, attraverso internet, gli eventi che travagliano questa terra.

 

PUBBLICATO IL 31 DIC 2009

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