sabato , Gennaio 22 2022

‘LICENZA DI MORIRE’ di Pino Grimaldi

Che il cosmo e con esso l‘uomo (maschi e femmine s’intende) sia ciclico non ha bisogno di ulteriori chiose esplicative. E dunque che ciclicamente vengano alla ribalta argomenti che appassionano in maniera viscerale la pubblica opinione globalmente o, più spesso, in una singola regione del mondo non stupisce. E’ la volta dell’Italia e dell’eutanasia. Che non é cosa da poco: ma vecchia e decrepita tanto quanto è la presenza del bipede umano sulla terra.

Culture, religioni, filosofie se ne sono sempre interessate: logico. Fa rabbia a tutti che uno venga al mondo e poi se ne debba andare dopo che si è ritenuto principe o re dell’universo. E soprattutto oggi tempo nel quale ci si illude, e non troppo a torto in apparenza, di potere gestire(dominare) la natura che pare tuttavia non abbia molta voglia di farsi addomesticare. Lotta titanica nata all’alba del bipede e che finirà con l’implosione del pianeta che un giorno altri, da parti lontane del cosmo, vedranno come un buchino nero: meglio non pensarci.

Ma se è giusto non pensar molto a quando la morte planetaria avverrà (domani, tra mille, un milione di anni?) appare politically correct far pensierini personali dato che se nati -ad oggi- sembra ineludibile morire. Non entro sulla ineluttabilità, ma sulla modalità che a prescindere da quella casuale appare come un diritto naturale dell’individuo a cui è stato imposto nascere(bene) ma non si può imporre come e quando morire secundum naturam.
Il cattolico non ha dubbi. E bene fa la Chiesa di Roma ad essere inamovibile sul tema dell’eutanasia tabù ovvio sul quale chi crede non ha manco da pensare. Ma anche il non credente non ha molti dubbi, perché tranne chi si trovi in una fase di profonda depressione-melanconica- nessuno pensa a cuor sereno che altri gli possano dare “la buona morte”-eutanasia-.
Ma tutti sapendo che manco a pagamento si posa eludere il trapasso, giustamente vogliono (indicativo presente, sic) morire senza soffrire.

Perchè è questo il problema: pagare lo scotto per una vita più o meno bella con la sofferenza (che può sublimare l’anima – i santi e non solo quelli da calendario ma i tanti che nessuno immagina e conosce) non è nella accezione comune ed anzi ha un rigetto istintivo ed anche giusto se si vuole. E’ materia non semplice nè facile e nel caso italiano premesso che uccidere è un delitto e suicidarsi non lo è, de iure il problema non dovrebbe porsi.

Ma dinanzi a casi drammatici che prima dello avvento di tante tecnologie e farmaci (ma ne verranno ancora,ovvio!) non esistevano, il problema si pone e come!
E si presenta soprattutto per chi arriva ad un punto in cui non può gestire l’atto finale del percorso terreno:cioè per quelle persone che non possono più stoppare gli stakanovisti della vita altrui (accanimento terapeutico od accanimento affettivo per crearsi alibi morali) e sono in balia dei terzi così come lo furono al momento della nascita.

Il testamento biologico appare di certo l’unica via giusta non lesiva di alcuno -manco di se stesso, anzi – per fare si che ciascuno goda del “habeas corpus”, principio giuridico vigente dal 1892 e riferito a quell’”Act” di Carlo II d’Inghilterra del 1679,secondo il quale “ciascuno è padrone della propria persona”.

Negli Usa esso è ampiamente praticato e lasciato a futura memoria, così come in Svizzera ed altri paesi. L’essenziale è che nel testamento non si dica che si vuole essere uccisi,volontà questa inaccettabile perché induttrice di un delitto da parte di terzi.

Occorre da noi una legge in tal senso?
Possibile, posto che si legifera anche sul cosmetico da usare. Ma una legge che dica solo che “in Italia è ammesso il testamento biologico” e nient’altro.
Perchè se si comincia, come si sta facendo, a parlare di “tutor” o fiduciari che debbano interpretare e fare applicare il testamento, esso è già modo per togliere al detentore del potere di volontà il diritto naturale inalienabile.

E la Chiesa è – sembra capire – aperta su tanto, ché rispetta il principio essenziale del cristianesimo (vita = dono di Dio) e non umilia la persona umana.

UNA MEDAGLIETTA DA PORTARE AL COLLO CON INSERITA UN “CHIP” CON TUTTO DETTO BELLO E CHIARO.

Troppo semplice?
Lo deve essere.
Certo non piacerà al legislatore che ama licenziare leggi chilometriche.
Ma, penso, possa piacere a noi poveri cristi (non si offendano gli altri, per carità!) che se lo vogliamo possiamo star certi che la nostra volontà non sarà manipolata da alcuno: medici, giudici, parenti e affini.

Forse la volta buona per avere una licenza (di morte) esentasse.

grimliondr@libero.it

 

PUBBLICATO IL 29 SETT 2006

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