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La Favola di Enna

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Enna 11/12/06 – Riceviamo la seguente lettera, di cui la redazione conosce il mittente, e avendola trovata “simpatica” si è deciso di pubblicarne il contenuto:

“C’era una volta, molti anni fa, un paese incantato, nascosto tra le nuvole, dove la gente viveva felice, un paese pulito, pieno di fiori, dove tutti lavoravano. Il Castellano organizzava delle splendide feste per i suoi sudditi all’interno del castello e la gente arrivava da ogni dove, ammirata da tanta bellezza, partecipando con gioia a tutti gli eventi; gli abitanti erano felici che chiunque arrivasse restava incantato dalle bellezze del loro paese e, si fermava per giorni, durante il periodo estivo, per respirare quell’aria fresca che nella calura circostante rappresentava un’oasi di pace e di serenità.

Ai piedi di questo paese vi era un lago splendido dove si poteva bagnarsi, andare in giro sulle barche e, in autunno, anche cacciare; intorno vi era un anello dove splendide auto potevano correre ed i loro piloti, uomini pieni di fascino, facevano sognare le giovani donne durante lunghe serate in cui si danzava.

Ma tanta bellezza, non poteva essere accettata dagli uomini malvagi che vivevano nascosti nelle grotte intorno al paese; questi, un giorno, si riunirono e decisero distruggere il paese, così cominciarono con l’abbattere i palazzi più belli, costruendo al loro posto fabbricati senza senso dalle forme e dai colori più orribili, le ricche miniere che permettevano agli abitanti di lavorare furono chiuse e (forse) riempite di materiale radioattivo che ha portato morte tra gli uomini.
Non fecero più correre sulla pista del lago quei corridori che tanto avevano fatto sognare tutte le donne. Lo stesso lago decise di ritirarsi perché gli uomini malvagi cominciarono a bere le sue acque e, non ci furono più barche a solcarlo, niente più bagnanti sulle sue spiagge. Intorno fu eretto un grande casermone di cemento per limitarne la splendida vista.
Niente più fiori nel belvedere e lungo le vie del paese, i giardinieri sparirono dalle ville, i turisti indignati dal traffico e dalla sporcizia non si fermarono più ad ammirare i monumenti del paese, così gli uomini malvagi erano sempre più soddisfatti.

Il povero Castellano non riusciva a darsi pace, anche le sue splendide feste furono bloccate ed al posto del palcoscenico dove i migliori artisti si erano esibiti, vi furono soltanto macerie, il bosco all’interno del castello fu invaso da immondizie e solo i cani randagi potevano aggirarsi.

Ma nonostante tanta distruzione, gli uomini malvagi non erano ancora completamente soddisfatti, e così, senza alcuno scrupolo, decisero di spartirsi, terreni, palazzi, alberghi e tutto quanto potevano, impoverendo sempre di più i cittadini.

L’ultimo dei Castellani, cercò di arginare tanto male, controllava tutte le spese per evitare che il suo popolo diventasse sempre più povero, cercò di ricostruire quello che era stato distrutto.

Nel lontano 1999 limitò anche i costi della politica, fissandoli in 219.000 euro e, chi fra i suoi cavalieri osava ribellarsi veniva subito scacciato dal suo castello.

Ma gli uomini malvagi non potevano accettare che vi fosse ancora un castellano innamorato del suo paese e, così lo scacciarono dal castello con la forza, aumentarono tutte le spese ed impoverirono sempre di più il popolo che si ritrovò a non avere più nulla, niente servizi pubblici, niente TELECOM, niente ENEL, niente POSTA, niente più feste, niente teatro, niente cinema, niente di niente. Neanche più l’aria pura !.

Anche il costo della politica, nel giro di pochi anni, aumentò vertiginosamente e raggiunse i 731.000 euro; tutti i nuovi cavalieri al servizio degli uomini malvagi che si erano impossessati del paese, chiedevano sempre di più e sempre di più gli veniva dato per tenerli buoni e permettere agli uomini malvagi di impossessarsi di quanto restava ancora di buono.

I cavalieri costruirono parchi gioco inutili, sotto le rocce dove nessun bambino vi avrebbe mai giocato, ma il cui costo era così elevato da interessarne la realizzazione, rifecero vie e piazze con la sabbia in modo che si distruggessero subito, bloccarono qualsiasi attività dei privati. Realizzarono un’Università che invece di allocarla al centro del paese per farlo rivivere, la ubicarono nei luoghi ove avevano acquistato palazzi e terreni, per arricchirsi sempre di più; ed il CONTROLLO fu TOTALE.

Oggi i cittadini di quel paese, obbligati a viverci, non hanno più niente, gli anziani possono vivere solo di ricordi i giovani neanche di quelli, ma tutti sono costretti a pagare solo TASSE e non avere niente in cambio.

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