sabato , Novembre 26 2022

On.Elio Galvagno: “I primi cento giorni del governo Monti”

Ho sempre diffidato dei facili entusiasmi e dei bilanci sui “primi cento giorni” (tranne, permettetemi di dirlo, per i miei primi cento giorni alla guida della Provincia regionale di Enna!). Le lune di miele finiscono sempre, le novità invecchiano, la realtà ha molti più spigoli di come, a volte, la si racconta.
Eppure non posso fare a meno di rilevare come, dopo poco più di tre mesi dall’insediamento del nuovo Governo, si avverta la sensazione netta di un cambiamento in atto, vero e profondo, nella vita del nostro Paese.
Non penso solo e tanto ai provvedimenti. Mi riferisco ad un mutamento più impalpabile che riguarda l’umore, lo stato d’animo dei nostri concittadini. Nonostante il peso ancora enorme della crisi economica e sociale, che tocca le vite di tanti lavoratori, famiglie, imprese, la fiducia verso il Governo Monti è molto alta. Non solo: sembra che essa sia più legata alla missione di medio periodo che l’esecutivo si è assegnato che non, come dicevo, ai singoli provvedimenti. Quando il Presidente del Consiglio ha dichiarato di voler “cambiare la mentalità degli Italiani” a qualcuno è sembrato un azzardo. Eppure è un po’ questo che sta succedendo: l’indignazione per le chiusure corporative con cui sono state accolte le liberalizzazioni, le campagne sul web contro l’evasione fiscale diffusa, l’irrompere nel dibattito pubblico di temi concreti e veri, dal lavoro all’Europa.
Certo, questo cambiamento di clima generale è anche il frutto dell’uscita di scena di Berlusconi. Tutto ciò che lo ha riguardato, dagli scandali ai processi, è rimasto sullo sfondo. Le macerie sono ancora tutte lì, ma ora finalmente il confronto politico si è liberato di quel paradigma, pro/contro Berlusconi, entro cui è rimasto imprigionato per troppi anni. Però c’è qualcosa di più e quel qualcosa è appunto dovuto al Governo Monti, all’inedita condizione che è venuta a crearsi in Parlamento, di fronte all’emergenza drammatica dello scorso novembre quando l’Italia ha vissuto il rischio concreto di precipitare nel baratro. Ora siamo un passo indietro rispetto all’orlo del baratro ma l’emergenza non è finita.
Monti ha ridato credibilità all’Italia ma la sfida della crescita e del risanamento non è ancora vinta. Il Pd, che ha voluto questo Governo con forte senso di responsabilità, ora ha la possibilità di dimostrare di essere un grande partito riformista moderno. Non aderendo acriticamente a quanto il Governo propone, come qualche commentatore ci chiederebbe per dimostrare di essere dei “veri riformisti”. Piuttosto mettendo in campo le nostre proposte, sul fisco, il lavoro, la crescita. Dobbiamo sostenere il Governo nello sforzo di rendere l’Italia un Paese migliore, più giusto e più dinamico: e lo dobbiamo fare senza mitizzare “i tecnici ” e senza demonizzarli, senza subalternità e senza pregiudizi. Finito il “collante Berlusconi” ora l’identità del centrosinistra deve misurarsi sui contenuti, sui valori, sulla capacità di rappresentare la società italiana indicando una visione, un progetto. Una discussione sul merito dei problemi che dobbiamo affrontare è utile e fisiologica, una divisione su schemi del passato o sul tema politica/antipolitica è fuorviante e pericolosa. Rispondendo alla crisi dei partiti in atto con l’apertura, la trasparenza, la valorizzazione delle competenze, la ricerca strenua di soluzioni e di risposte ai bisogni dei cittadini.
Altrimenti la competizione con i “tecnici”, dobbiamo averlo chiaro, è persa in partenza.

Elio Galvagno

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