lunedì , Agosto 15 2022

Tonino Palma: Stanno cercando di dividerci, di farci del male… di farci annegare

I giornali in questi giorni stanno diffondendo informazioni statistiche che mettono in luce il fatto che gli imprenditori guadagnano meno dei loro dipendenti. Lo scopo non è quello di far luce su un dramma sociale ma è quello di dividere il mondo del lavoro. Far serpeggiare nell’immaginario collettivo che gli imprenditori ancora una volta sono “ladri” e i dipendenti, poveri diavoli, costretti a pagare tutto tramite il meccanismo del sostituto d’imposta che detrae alla fonte le tasse e i contributi.
A parte il fatto che, nel dato medio usato per dimensionare il reddito di un lavoratore dipendente, sono stati inseriti anche quelli percepiti dai magistrati, dai manager pubblici, dai dirigenti statali, dai professori universitari. Se si confrontasse il dato reddituale di un imprenditore artigiano rispetto a quello di un suo dipendente, l’imprenditore mediamente, a livello nazionale, guadagnerebbe il 21% in più.
Ma non è questa la questione, perché se si va più a fondo e si tiene conto che il reddito medio di un imprenditore del Nord supera del 50% circa quello di un collega del Sud, che il 70% degli artigiani e dei commercianti lavora da solo, che il dato reddituale medio è abbassato dalla nati/mortalità delle imprese e dallo splitting familiare (la divisione del reddito tra i familiari), non è assolutamente uno scandalo, vista la crisi in atto, che un imprenditore del mezzogiorno dichiari meno dei propri dipendenti.
E ancora, se nel Nord stesso, si escludessero dalla statistica i grandi imprenditori che fanno alzare la media, anche lì riscontreremmo sicuramente un’ampia fascia di piccoli imprenditori che guadagnano meno dei loro dipendenti, altrimenti non si giustificherebbero i numerosi suicidi registrati nel Nord Est.
Come si può vedere le statistiche possono portare a diverse conclusioni o essere lette da diverse prospettive, la cosa importante è l’uso che se ne vuole fare!
Una cosa è certa, ci sono imprenditori che guadagnano più dei loro dipendenti ma è altrettanto vero che è aumentato il numero di imprenditori che non riescono a raggiungere il livello reddituale dei loro dipendenti. Molti di questi cercano sino alle estreme conseguenze di non licenziare, sperando che il vento della crisi cambi direzione e alcuni di questi vengono presi dalla disperazione più totale.
Così come è vero che ci sono imprenditori che evadono per arricchirsi ed imprenditori che evadono per sopravvivere.
Così come ci sono lavoratori dipendenti che fanno il doppio lavoro in nero, dipendenti pubblici che fanno concorrenza sleale agli imprenditori, insegnanti che fanno corsi di recupero, pompieri che fanno gli idraulici, ecc.
E allora che facciamo alimentiamo le divisioni e le fratture sociali piuttosto che confrontarci ed adoperarci per studiare misure in grado di combattere i grandi evasori e aiutare i piccoli imprenditori, per favorire l’occupazione e la crescita dei redditi?
Il modo in cui stanno diffondendo le statistiche ed alcune interviste rilasciate anche da leaders politici alla fine non fanno altro che assecondare la logica del “dividi et impera”.
Si sta cercando di mettere ancora una volta gli imprenditori contro i dipendenti, i sindacati contro le associazioni datoriali e l’opinione pubblica nella confusione sarà dalla parte del Governo. Tutto ciò per distogliere l’attenzione e far digerire le pillole amare dell’aumento dell’Irpef, delle addizionali, dell’energia e dei carburanti e le riduzioni delle esenzioni e delle detrazioni che erodono sempre più i redditi.
Perché non ci si chiede seriamente il motivo per cui sono dilagati i contratti ”atipici”, quelli a termine, i part time, le partite IVA con monocommittenza, ecc.
Forse perché semplicisticamente gli imprenditori intendono sfruttare i loro dipendenti e trarne il massimo profitto o forse perché la rigidità del mercato del lavoro, la eccessiva forbice tra guadagno netto del dipendente e costo a carico del datore, l’ulteriore imposta aggiuntiva sul lavoro, l’IRAP, hanno reso quasi impossibile il normale e corretto utilizzo del contratto a tempo indeterminato?
Posto che i dipendenti sono una parte essenziale e non trascurabile dell’impresa, che molto spesso ne rappresentano la vera ed unica risorsa e che quindi sono indissolubilmente legati al suo stesso destino, non si capisce perché continuare ad alimentare divisioni e sospetti.
Se la scelta del Governo continuerà ad essere quella di aumentare il costo del lavoro per combattere le forme “anomale” di contratto, l’effetto sarà un ulteriore impoverimento delle imprese, una conseguente riduzione delle risorse da destinare all’innovazione e agli investimenti, la perdita di competitività, la crisi e la morte di molte imprese con il conseguente aumento della disoccupazione.
Se questa è la prospettiva di sviluppo del nuovo Governo allora ci aspettano ulteriori tempi bui.
La lotta all’evasione, la dissuasione dell’utilizzo dei contratti atipici, non si può fare solo con i mezzi di repressione e l’aumento dei contributi, è necessaria una progressiva riduzione della pressione fiscale e misure incentivanti per l’occupazione, solo così è possibile immaginare una ripresa.
Il resto è ipocrisia e fumo negli occhi.

Tonino Palma



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