lunedì , Agosto 15 2022

Q – Enna. Cose buone dal mondo

Il Sindaco del capoluogo più alto d’Italia, ex Castrogiovanni, mi ha invitato a parlare bene dell’Amministrazione Comunale. Parafrasando liberamente il suo pensiero direi che la sua tesi è più o meno questa: “è facile parlare male del Comune, prova invece, visto che sei tanto bravo, a parlarne bene”.
In parole povere anche il sindaco Paolo Garofalo ammette che è facile parlar male del Comune di Enna o, che è lo stesso se non peggio, che è difficile parlarne bene.
Prima di accettare la sfida, il dott. Garofalo mi permetterà di chiudere una partita in qualche modo ancora aperta con un suo Assessore. Senza nulla di personale beninteso.
Come qualcuno ricorderà, in uno dei miei sempre più rari articoli, mi ero permesso (appunto) di criticare le esternazioni dei diversi Assessori Comunali nell’assemblea cittadina di sala Cerere del febbraio scorso. (Q – Enna – La Città Normale -12/02/2012). Ma come nelle migliori tradizioni dei film “gotici”, alla fine ne rimase, anzi ne rispose solo uno, l’assessore Di Gangi, che perciò stesso merita tutta la mia stima e considerazione (Q – Enna – Patto di stabilità e dintorni 04/03/2012).
Il fatto che sia corretto e sia perciò un “assessor cortese” come ebbi a scrivere, non vuol dire automaticamente che abbia ragione.
Non ho molto tempo per tenermi aggiornato anche con la stampa regionale e locale ma, anche se con i miei tempi, arrivo anche a quella. Mi è capitata dunque per caso e solo adesso (con la dovuta responsabilità che mi accollo) una copia del Quotidiano di Sicilia del 21 marzo scorso, che a pagina 7 si occupa di “Enti Locali – Le cifre e i numeri dello spreco di denaro pubblico”, con un titolo a tutta pagina che non necessita di commenti: “Investimenti nulli nei Comuni capoluogo, le casse sono divorate dalle spese correnti”.
Mi sono messo a cercare con aria distratta la colonna di Enna tra i bilanci di previsione 2011 dei Comuni capoluogo isolani, senza trovarla. Sono un distratto ma so contare e a guardare bene le colonne erano solo otto e quella di Enna proprio non c’era. Fin qui niente di speciale e non varrebbe il tempo che sto perdendo a digitare, anche se ne ho da vendere. Sono abituato, anzi siamo abituati, a vedere la più piccola provincia dell’isola emarginata e dimenticata, per cui mi preparavo in cuor mio ad una fiera battaglia di principio contro la stampa di regime e simili piacevolezze quando lo sguardo, vagante sulla pagina in cerca di pretesti per la zuffa, mi cade in alto a sinistra; nel cosiddetto “occhiello” la soluzione del problema: “Trasparenza negata. Il Comune di Enna si rifiuta di trasmettere il proprio rendiconto nonostante i nostri numerosi solleciti e le prescrizioni legislative sulla pubblicità degli atti”.
Vorrei prescindere da qualsiasi commento, se non aggiungere la considerazione che il quotidiano economico siciliano inserisce a margine dell’articolo: “I massimali imposti da Monti incidono poco o niente (sugli sprechi negli Enti locali, anche quelli siciliani)”.
Come la mettiamo adesso mio caro Assessore?

Detto questo non voglio sottrarmi alla provocazione del primo cittadino ennese, anche se capirete voi stessi che a parlare bene dell’Amministrazione Comunale le difficoltà aumentano a vista d’occhio.
Cosa posso dire, senza scadere nell’eccessiva ironia che poco si addice ad un momento così tragico per la nostra cittadina come quello che stiamo vivendo da qualche ora?
Posso parlare della squadra di calcio che gioca (male) a porte chiuse perché lo stadio non è agibile? Posso parlare della gestione dei rifiuti in città che sembrava normalizzarsi se non che le delibere continuano ad essere bocciate (ma è così difficile fare un provvedimento giusto?) e la discarica è esaurita e nessuno se ne preoccupa? Posso parlare del traffico a cui non si è più posto mano dopo i tentativi falliti ma comunque meritori dell’A.C. precedente? Posso parlare dei cani randagi che continuano ad assalire le persone prima nella zona dell’ospedale e ora in quella dell’università? Posso parlare dell’attività politica in generale che non ha smosso finora un solo centesimo in favore della città?
A parole, nel senso di enunciazione di principi (meglio che niente), qualcosa il Comune sta cercando di fare nel campo delle “prestazioni” e della “soddisfazione” dell’utenza.
Il Comune di Enna ha, ad esempio, aderito al Progetto “Valutazione delle Performance” realizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblica “finalizzato a favorire l’implementazione di sistemi di pianificazione, misurazione e valutazione dei risultati sul Ciclo di gestione delle performance”.
Il Comune di Enna, ancora, aderendo all’iniziativa promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Funzione Pubblica finalizzata alla promozione della cultura della Customer Satisfaction per la qualità dei servizi pubblici, sta realizzando un sondaggio per valutare la soddisfazione dei suoi cittadini relativamente alla valutazione del Sito Web Istituzionale del Comune.
Già solo a leggerli tutti d’un fiato, questi due programmi rendono perfettamente l’idea del grado di “performance” che ha raggiunto il nostro Comune e danno una valutazione certa del grado di contorsione mentale che regna in quella stanze. Se poi si chiedesse ai cittadini di esprimere la propria soddisfazione non sul sito web (?) ma sui servizi essenziali, credo che anche i meno attenti capirebbero la differenza tra un’amministrazione reale e una virtuale.

Come vedete non riesco proprio a parlare bene del Comune. Certo posso rifugiarmi, da italiano e cattolico, fra le braccia della mamma, o più precisamente della Madonna. In questo caso le attività fervono, le iniziative si moltiplicano, ma non sempre nel verso giusto. Un’occasione di pacificazione e festeggiamenti come questa capita ogni seicento anni o anche solo cento, e forse era il caso di non rovinarla con la “proposta indecente” di spostare la statua di Mazzini ad altro luogo e mettere colà una copia della statua della Vergine. In fin dei conti la scelta, oltre a dare la stura alle proteste della cosiddetta città laica, anche se forse troppo accese e ideologiche, ha dei limiti anche per la tradizione mariana della città: siamo abituati a manifestare il nostro rispetto per la Madonna tenendola chiusa dietro sette porte (anche se solo simbolicamente) e non mi sembra proprio il caso, dopo seicento anni, di metterne una copia addirittura in piazza.
Per le cose positive del Comune? Mi sa che dovrò studiare ancora un pò!.

Q – Giorgio L. Borghese

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Q – Enna. (Patto di stabilità e dintorni)


Q è la quindicesima lettera dell’alfabeto italiano e la diciassettesima di quello latino ed è l’unica lettera che nella nostra lingua non si può leggere da sola, se non accompagnata dalla “u”.
In questa ottica Q è una lettera “singolare”, nel senso di particolare, unica, e “plurale” nel senso che non può stare da sola.
Q è pure il titolo di un romanzo scritto da quattro autori sotto lo pseudonimo multiplo di Luther Blisset, e che si definiscono “nucleo di destabilizzatori del senso comune”.
Q è dunque “plurale” anche in un senso più ampio. Lascerà di volta in volta a voi lettori informatici il compito di completare ed interpretare, secondo la vostra libera scelta o inclinazione politica, le provocazioni che vi verranno proposte dall’autore, un ennese che da lontano ma puntualmente segue, attraverso internet, gli eventi che travagliano questa terra.

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