domenica , Settembre 26 2021

IN MORTE DEL CARDINAL MARTINI

Gesuita doc si ricongiunge felicemente al Padre del quale è stato testimone sulla Terra per 85 anni.
Avrei scritto solo questo se avessi dovuto fare il necrologio di Padre Carlo Maria Martini del quale domani in Duomo a Milano, di già sua cattedra episcopale, si terranno i funerali augurabilmente senza troppo sfarzo che di certo mai aveva ne amato ne voluto.
Stranamente fui tra i primi (il primo?) che incidentalmente gli diagnosticò il morbo di Parkinson nel marzo del 1995. Una vista ufficiale, per ciò che a quel momento ero, nel suo Episcopio come amava chiamare la sede vescovile protrattasi per un tempo non protocollare – più di mezzora – con una conversazione ispirata dalla sua curiosità di sapere e dalla mia ansia di inzupparmi di fede illuminata quale era la sua!
Accettò la cattedra di Sant’Ambrogio controvoglia ricordando al Papa che i Gesuiti hanno l’obbedienza di non rivestire cariche gerarchiche nella chiesa, ma obbedendo a Giovanni Paolo II che lo stimava al punto da averlo voluto predicatore in Polonia per il clero di quella Nazione quando nessuno dei due pensava che un giorno – ed accadde – sarebbero stati considerati eleggibili nei conclavi. E quando nel 2002 lascio il vescovado al Cardinal Tettamanzi, corse a Gerusalemme, la terra del suo Dio, e riprese gli studi biblici dal punto in cui li aveva lasciati entrando a piedi a Milano con il Vangelo in mano quasi a far capire che era il nuovo Testamento che voleva proclamare alla sua gente pur convinto che senza il Vecchio – oggetto del suo amore -nulla poteva essere compreso.
Fece scandalo quando disse che Dio non era “cattolico” quasi con spinoziano intento per dare al suo “Verbo e Tutto” la dimensione del non inquadrabile perché esso stesso quadrato e dunque armonia.
Umanamente mancheranno le due divagazioni e comunicazioni semplici e chiare, mai apodittiche. Per chi crede grande gioia nel pensare che ha raggiunto il suo Principio senza fine vissuto “ut unum sint”.
Nella gloria del Padre interceda per chi resta.


Pino Grimaldi



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