giovedì , Maggio 6 2021

La maleducazione!

Lattine, pacchetti di sigarette, bottiglie di plastica, bicchieri, fazzolettini, sacchetti di plastica e di carta, confezioni di polistirolo e di spugna, interi sacchetti di immondizia sono, nell’ordine di abbondanza, gli ornamenti che ormai addobbano le nostre strade urbane ed extraurbane, ma, mentre le prime qualche volta all’anno si vedono la luce di una ripulita, le altre, le strade periferiche ed extraurbane, statali e provinciali, recano sedimentate le tracce del passaggio di migliaia e migliaia di maleducati, magari figli e mariti di mogli esigentissime che non permettono che si entri in casa con piedi appena sporchi o che si lasci qualcosa fuori posto. I bordi delle nostre strade raccontano di una fauna eterogenea non necessariamente costituita da bulli e cafoni palesi: l’uomo o la donna, il giovane e il vecchio – le marche di sigarette ne denunciano tutte le appartenenze senza eccezioni – che in macchina si accendono l’ultima sigaretta e accartocciano il pacchetto per lanciarlo fuori dal finestrino; i frequentatori delle strade – sportivi (?), pellegrini o i soliti autisti o passeggeri – che disseminano la strada di lattine, bottigliette di acqua, birra e integratori vari e di fazzolettini: si deve capire non possono mica portarseli dietro!
Alla faccia delle battaglie ambientaliste di cui sono magari paladini! Se poi ci spostiamo appena in una qualunque angolo di strada, un “belvedere”, uno slargo, anche in pieno centro, troviamo cumuli di cartoni da pizza e bottiglie di birra ovunque, frutto delle bravate serali dei nostri ragazzi, bravi a risparmiare la tasca ma non altrettanto l’ambiente. E che dire del buon padre di famiglia? Quello a cui la moglie affida l’odiato sacchetto dell’immondizia e che, saltato anche l’ultimo bidone in periferia quando si accorge di averlo ancora in macchina, lo lancia là dove capita prima, sul ciglio della strada o, se ha una buona mira, nella scarpata sottostante. La maleducazione è anche di chi dovrebbe sulle strade sovrintendere alla manutenzione che non si fa più da anni e quella rarissima volta che avviene, come nell’epifanica pulizia per accogliere la Venere in Aidone, si taglia l’erba, la si irrora di una quantità di erbicida, sufficiente a bloccarne la ricrescita per qualche anno, e la si lascia sul posto a coprire i precedenti cumuli di immondizia, come a nascondere la proverbiale polvere sotto il tappeto! La maleducazione comincia presto in famiglia e continua nelle scuole, qualcuno avrà da ridire sul ruolo di quest’ultima ma, a fronte di ore e ore spese ad “educare”, è incontestabile la facilità, proporzionale all’età, con cui i ragazzi abbandonano ovunque l’immondizia prodotta personalmente, dalle confezioni delle merendine alle cicche di sigarette: lo spettacolo è sotto gli occhi di tutti i frequentatori di scuole e dintorni.
E allora? Considerato che, chi istituzionalmente se ne dovrebbe occupare – rispettivamente Ato, Provincia, Anas, Comuni – ormai ha un bel dire che non ci sono soldi e quindi non si riesce a garantire neppure l’ordinaria pulizia e manutenzione, sarebbe finalmente ora che tutti cominciassimo a rimboccarci le maniche e, come si faceva una volta (ho vivo il ricordo di mia nonna e le sue vicine che di buon mattino, ancora prima di cominciare a pulire la propria casa, spazzavano la propria strada, il proprio marciapiede, il proprio cortile…), pulissimo in prossimità delle nostre case (certo però ci piacerebbe non dovere pagare le cifre salatissime che siamo costretti a sborsare agli ATO senza peraltro averne un corrispettivo!). E per ripulire, almeno una volta all’anno, le stradine e le aree comuni fuorimano e dimenticate, quelle fuori le mura, si potrebbe intraprendere una forte azione volontaria, magari prendendo spunto dalla manifestazione PULIAMO IL MONDO, che Legambiente promuove per le giornate del 28, 29 e 30 settembre, coinvolgendo non solo le delegazioni di studenti, come si fa solitamente, ma tutti gli studenti, le loro famiglie, le associazioni, e i giovani, perché imparino che le lattine, le bottiglie di birra, i cartoni delle pizze che hanno lanciato per gioco, dopo avere allegramente consumato, resteranno dove sono atterrati per anni, a volte per decenni.

Franca Ciantia

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