martedì , Settembre 21 2021

Da “bamboccione” a “choosy”: considerazioni su uno (stra)ordinario paradosso

Partiamo da un presupposto: questo governo “tecnico” così farcito di forestierismi non mi sta granché simpatico. Per mille e più motivi! A sentirsi dare dei “choosy” da “lacrima-facile-per-gli-amici-Elsa-Fornero” la tentazione di rimpiangere quell’incartapecorito di Padoa- Schioppa è forte. Vi ricordate? Quando l’illustre Ministro dell’Economia esortava a “mandare i bamboccioni fuori di casa”, durante l’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Sembra sia trascorso molto tempo, in realtà mi riferisco a dichiarazioni di appena cinque (cinque!) anni fa, quando già i prodromi di quel che stiamo vivendo oggi c’erano eccome! Poi ci ha pensato Brunetta: “andate a raccogliere le cassette della frutta!”. Questo, più che un invito a darsi da fare, suonava come un invito alla rassegnazione. Ci vogliamo pure mettere il ministro Cancellieri? Con parole di padoaschioppana memoria, si è limitata a definirci “mammoni”, perché non ci spostiamo da casa. Se solo avesse preso in mano uno degli infiniti rapporti sull’emigrazione giovanile in Italia e in Europa!
Per scelta o per necessità, i tanto vituperati “bamboccioni” sono aumentati di numero, conseguenza naturale della crisi, ovvio. Ma dove sono finiti quei rapporti Istat che già nel 2010 (due anni fa!) denunciavano il dilagare del triste fenomeno dei figli a carico genitoriale a causa della crisi? In questo angosciante crescendo di precariato, incertezza e individualismo, impresso come un marchio a fuoco nelle speranze di tanti che hanno osato investire sul proprio futuro, non si può certo dire ci sia stato un sano interventismo volto a sanare certe falle. A correggere il tiro quantomeno! L’unico aspetto aumentato a dismisura durante questi anni è una incresciosa impopolarità che ha investito la nostra generazione. Da bamboccioni che eravamo, tocca poi sentirci le filippiche montiane sulla noia del posto fisso. Quindi, tirando le somme, siamo mammoni e noiosi. E sfigati! Se vi siete laureati a 28 anni, magari perché durante l’università avete sentito la necessità di lavorare per mantenervi gli studi (che ci volete fare? Non tutti nascono col bunga bunga), poco importa: siete sfigati e basta, parola del viceministro Michel Martone. Tutto qui? No! Lacrima Fornero ci invita a non essere “Choosy” (che poi, non sarebbe nemmeno stato così sbagliato ad attingere alla nostra ricca lingua: schizzinosi sarebbe stato più che sufficiente! Forse Elsa ci teneva tanto a far capire che loro sono sì, una squadra di tecnici, ma di tecnici Choosy, onde scemare ogni dubbio sugli standard qualitativi). Ma dov’è finito quel binomio “giovane= futuro”? Non eravamo noi quella forza lavoro, pilastro fondante di qualsiasi sistema economico? Il rischio che si sta correndo adesso è quello di lottare per qualcosa che non c’è già più. Eppure, gli scontri nelle piazze, le urla, le manifestazioni da parte di studenti, lavoratori, esodati, sono un chiaro sintomo di malessere che forse non è stato attenzionato con dovizia di particolari. Già dallo scorso inverno i NEET (not in education, employment or training), ossia chi non studia e non lavora, erano oltre 2 milioni e 200 mila. In questo destabilizzante limbo, quello spicchio di autonomia e indipendenza diventa l’unica meta ambita. Forse Elsa, nelle sue infelici esternazioni, non avrebbe dovuto pensare all’instancabile operosità della figlia, Silvia Deaglio, peraltro per niente choosy, solo tra i due monotoni posti fissi, docente nell’ateneo in cui insegnano mamma e papà e responsabile unità di ricerca della HuGeF, fondazione creata dalla Compagnia San Paolo. Un momento! Ma non era proprio Elsa che sedeva nel consiglio di sorveglianza di Banca Intesa (alias compagnia di cui sopra?). Il fratello, più artista, fa solo il regista. Costanza Profumo, la “pargola” di chi ha consigliato l’uso di bastone e carota con gli studenti, (già, avete capito: il ministro Profumo), lavora nello studio di Daniel Libeskind (che non è il proprietario di un banco frutta al mercato, ma una delle firme del progetto Ground Zero). Questi sono solo alcuni esempi della saga “The Forneros”. Forse Elsa avrebbe dovuto considerare che i trentenni oggi non sono choosy, ma Hopeless: senza speranza. Non reputo choosy una psicoterapeuta che la domenica prepara caffè dietro il bancone di un bar, né il giovane padre di famiglia che per meno di mille euro al mese sceglie di viaggiare per tutta Italia, di fatto abdicando al suo ruolo di padre. Non è choosy l’invalido al 100% che desidera lavorare senza ottenere nulla perché non ha “padrini politici”. Non è choosy il collega giornalista che viene rifiutato in pizzeria, perché non ha mai servito ai tavoli. Peraltro, non dimentichiamoci, siamo nella patria dello stage non retribuito. Con tutto il rispetto, ma anche per preparare una tazzina di caffè ti propinano contratti di fantomatici apprendistati che, se non accetti, vanno al fortunato che si prostra al posto tuo, quello in fila subito dopo di te, alla ricerca di un posto qualsiasi pur di non essere choosy. Nel dubbio conviene fare quattro calcoli, perché ogni giorno trascorso tra dibattiti e dichiarazioni infelici è sonante denaro: i neet italiani (di cui un 20% laureato) costano all’Unione Europea circa 32 miliardi di euro. Viene da chiedersi: non era forse il caso di dare la massima priorità a questo aspetto? Non siamo noi la generazione con un debito sulle spalle che altri ci hanno messo, quelli che non vedranno mai la pensione? Non è stato lo stesso premier Monti, poco più di un mese fa, a dichiarare di non poter fare nulla per noi? (“generazione perduta”, questa la sua definizione). Ma dove sono finite le dichiarazioni d’intenti di inizio mandato? Eppure le statistiche parlano di una generazione che non si arrende, nonostante il nostro paese non ci ami granché (parliamo dei tanti giovani cervelli “snobbati” in casa ed apprezzati all’estero; parliamo della sequela infinita di tagli alla ricerca). E, tornando ad Elsa Fornero, le dichiarazioni di ieri? “Riforme, riforme, riforme: di questo ha bisogno il Paese”, queste le sue parole ai giovani imprenditori di Confindustria. “Credo che per il lavoro dobbiamo guardare a chi oggi ha poche speranze, e sono soprattutto i giovani e le donne delle regioni meridionali. Dobbiamo guardare a tutto il Paese, ma soprattutto a queste categorie alle quali dobbiamo restituire speranza”. Visti i pregressi, queste dichiarazioni puzzano non poco di retorica. Abbiamo capito che la strada ce la dobbiamo spianare da soli, bistrattati e senza illusioni o false promesse. Quantomeno su questo siamo d’accordo: la dignità della nostra intelligenza ci impone di rifiutare ogni epiteto e di prendere le distanze da chi ci offende. Mi piace pensare a Steve Jobs, come modello di sopravvivenza di ogni aspirazione. Per questo riprendo le sue parole, riadattandole: “Stay hungry, stay choosy!”
Alessandra Maria

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