mercoledì , Settembre 22 2021

‘Aidone: Dal dopoguerra al III Millennio’ by Renzo Evola

Aidone paese di sconforto, o piove o fa nebbia o tira vento o campane a morto. Così sentenziò l’avv. Lucio Gensabella. Questa espressione per diversi decenni è rimasta celebre.
Per quanto riguarda la tipologia degli aidonesi, i peccati degli abitanti dicono le malelingue sono sette come i peccati capitali: arroganti, presuntuosi, ignoranti, invidiosi, infami, indolenti e senza parola, cosa che il buon Gioacchino Mazzola anticipava nel 1913 in “Storia di Aidone” sostenendo che tra quei pochi abitanti che sono rimasti, per lo più indifferenti a qualunque evento, ognuno vuole essere qualcuno.
E un noto avvocato definì gli aidonesi “poveri, gretti e meschini”. Ma tolta una piccola minoranza, la stragrande maggioranza è gente intelligente, laboriosa e che con la massima serietà, moralità cerca di svolgere una vita tranquilla, lontana da beghe stupide e vuote da inflazionistici movimenti pseudo-politici. E’ gente meritevole di camminare a testa alta ed, in qualsiasi momento, essere sempre dalla
parte della ragione quando i comportamenti della vita sociale glielo consentono.
Parlare di Aidone è facile ma, scrivere di Aidone e soprattutto degli aidonesi non è facile ne semplice sia per la tipologia sociale degli abitanti, per le intelligenze locali, per le culture, le origini e il modus vivendi, sia per la evidente, nota suscettibilità per la miriade di interpretazioni che danno alle parole che li toccano da vicino.
In questa modesta ed umile opera, oltre che imporrai una fedele ricostruzione di fatti, avvenimenti e cronaca nell’argomentare su personaggi molto originali e simpatici, trattati con un pizzico di ironia, ho cercato di essere quanto più oggettivo possibile, nel descrivere nel bene e nel male, i volti che, come tanti attori, si sono alternati nel corso dei decenni sul palcoscenico della vita aidonese.
Mi sono imposto di non denigrare e di non offendere i vivi o peggio ancora i cari defunti, con l’intento di limitare il mio scritto alla pura descrizione dell’uomo senza la benché minima intenzione di andare oltre in modo da non infastidire la serenità e la tranquillità degli altri. Monellerie e Monelli ve ne sono stati e ve ne sono ovunque, anche in Aidone, e la storia e la cronistoria, con il permesso di tutti, vuole la sua parte.
È mio dovere ed obbligo, comunque, scusarmi in anticipo con chiunque possa intravedere o interpretare qualche parola o qualche commento offensivo per sé, per la sua famiglia e per i suoi avi ma voglio augurarmi che ciò non accada.
Subito dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia, e di decennio in decennio, sino ai nostri giorni ho cercato di descrivere i fatti più salienti verificatisi nel paese e i personaggi che hanno recitato la propria parte nella cultura, nell’arte, nella politica, nella cronaca.
Anticipo che i primi venti-venticinque anni sono densi di avvenimenti orribili, fatti delittuosi si alternano a vicende e personaggi molto “sui generis”; uno dei pochi elementi positivi è il 1955 con l’inizio della campagna di scavi a Morgantina.
Dagli anni Settanta in poi si evidenzia il ripristino della festa della Santa Pasqua (A Giunta), l’apertura del Museo Archeologico, qualche omicidio rimasto impunito ed il continuo e costante depauperamento della popolazione.
I riti della settimana Santa, Morgantina con il suo Museo, il miglioramento dei collegamenti viari e l’inizio del rifacimento della strada di accesso agli scavi sono la storia di ieri, di oggi e… di domani.
Ed infine le tante Associazioni aidonesi sparse in tutto il mondo

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