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Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia

Leonardo Sciascia è indubbiamente uno di quegli scrittori che ha lasciato una traccia indelebile nella letteratura non solo per la qualità della sua opera ma anche per l’impegno sociale e l’attenzione prestata ai problemi dell’Italia e della sua Sicilia in particolare. Non è un caso, infatti, che dell’autore racalmutese colpisca la sua attualità disarmante, sia quando si parla di politica, sia quando ci si trova di fronte al quadro socio-culturale della Sicilia e dell’Italia, sia quando si fa, semplicemente, buona letteratura. È il caso proprio di “Candido”.
Con il “Candido”, pubblicato per la prima volta nel 1977 da Einaudi, Sciascia oltre a mettere in rilievo il chiaro riferimento a Voltaire, esprime la sua dichiarata cultura illuminista.
Il romanzo, che narra le vicende e la formazione di Candido Munafò, nato proprio la notte dello sbarco anglo-americano in Sicilia, fu partorito dall’autore racalmutese come riscrittura del capolavoro di Voltaire.
Non è un caso, difatti, che Sciascia venga definito il Voltaire dei nostri tempi. Egli era uno spirito settecentesco, illuministico, tagliente e pungente come una lama che fendeva le oscurità borboniche della sua amata terra, la Sicilia, e di tutto il nostro Paese, da sempre avvolto nelle ambiguità e nei compromessi ideologici.
Nello stesso tempo, però, le ultime pagine del romanzo testimoniano lo scacco della ragione ad opera della storia e il distacco dell’autore da Voltaire, ossia dall’Illuminismo e la crisi dell’utopia, ma anche il protendersi verso un futuro non ancora definibile, nella dimensione della speranza, che segna ancora la nascita di una nuova utopia, ancora imprecisata.

Autore: Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno Pubblicazione: 1990 (1˚ ediz. 1977 per Einaudi)
Pagine: 134

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