domenica , Maggio 9 2021

Savarese per Enna Enna per Savarese

Savarese per Enna Enna per Savarese: i vent’anni di un premio. Questo il titolo di  una pubblicazione stampata nel 1995 a cura dell’Amministrazione Comunale e  dedicata allo scrittore ennese in occasione della XX edizione del premio “Savarese”. Il volume di 108 pagine è diviso in due parti, la prima parte intitolata: Savarese per Enna offre un percorso biografico dell’autore dalla nascita alla morte, inframmezzata da brani antologici, testimonianze di critici letterari e una raccolta di fotografie di vita quotidiana. La seconda parte: Enna per Savarese inizia descrivendo la nascita dell’interesse attorno alla figura di Savarese e alla valorizzazione della sua opera letteraria attraverso l’istituzione del “Premio Letterario Nino Savarese” il tutto  commentato da una raccolta di giudizi letterari dei più autorevoli saggisti e scrittori  contemporanei, tra i quali Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, Enrico Falqui, Elio Vittorini, Emilio Cecchi, Carlo Bo, Giuseppe Raimondi, Francesco Lanza e tanti altri non meno quotati esperti letterari. Anche la seconda parte è arricchita da una serie di fotografie che illustrano il paesaggio cittadino degli anni trenta e da una testimonianza fotografica della XX edizione del Premio  Savarese.

L’importanza della conoscenza delle opere di Savarese è un punto fermo ormai acquisito a livello nazionale, me è soprattutto a livello locale che potrebbe  rappresentare una occasione per prendere coscienza dell’importanza della cultura  dell’entroterra siciliano, riappropriandosi della memoria storica di una città sconosciuta ai suoi stessi abitanti. Per questo motivo ripropongo di seguito uno stralcio del testo a pagina 10, che è a sua volta tratto da un brano del giornale da lui fondato il Lunario Siciliano Anno I, num. 1  dic. 1927 pag. 4…proprio in questi giorni Castrogiovanni torna a chiamarsi Enna … Ma questo soprattutto per noi significa che Enna deve restare quel che fu ed è: un paese di sapore classico e rurale, con le sue badie centenarie, le stradette confidenziali, le famose fiere e le feste agricole del calendario e l’aria fina; senza pretendere assolutamente a diventare  una  delle  solite città, rumorosa, meccanica e barocca, piena di montatura e specchietti per le allodole di passa. Per fortuna siamo sulla rocca e manco a farlo apposta non ci si può allargare né di quà né di là. Dove e come siamo si resta e buongiorno a chi viene a trovarci.

Credo che avrebbe di che lagnarsi se potesse vedere oggi come è stata deturpata la struttura urbanistica del suo paesello.

Ma forse la sua e la nostra amarezza sarebbe alleviata da una visione che dall’alto della rocca nella quale siamo appollaiati, induce alla contemplazione e probabilmente  citerebbe una delle sue ultime composizioni dal titolo Siamo un fiume lento riportata a pagina 25 del testo e a sua volta ripresa da Nuova Antologia, febbraio 1945:

“… Siamo in un fiume lento che porta alla foce confusi ricordi. E tutte le cose che ci circondano muovono con noi, e sembran ferme solo per il lento fluire. Protesi al destino imploriamo che la corrente si fermi. I nostri sensi ci illudono e ci mostrano ovunque una maestosa stabilità . Ma noi sentiamo nel fondo del cuore l’oscuro moto che incessantemente trasporta tutte le cose e le spinge lontano”.


Nino Savarese. Nato ad Enna, allora Castrogiovanni, l’11 settembre 1882, Nino Savarese narratore e saggista fu influenzato da un clima culturale che mirava a rinnovare la cultura italiana, reagendo al positivismo in filosofia e al dannunzianesimo in letteratura.
Visse la sua fanciullezza tra il podere di San Benedetto e la città di Enna Tra il 1905 e il 1908 si trasferì a Palermo e scrisse il suo primo dramma in dialetto siciliano “Massaru riccu”,
Nel 1909 decise di trasferirsi a Roma assecondando la sua sete di cultura, il riacutizzarsi delle sua ambizioni di scrittore ed il bisogno sempre più pressante di vivere lontano dalla famiglia da cui non si era mai sentito compreso.
Tra il 1909 e il 1915 Savarese visse la sua prima esperienza romana, interrotta da continui ritorni ad Enna, dovuti a problemi finanziari.

Durante uno di questi viaggi incontra Maria Savoca, discendente da una delle famiglie più ricche della borghesia commerciale siciliana sua futura moglie.
Nel 1927 fonda il periodico “Lunario Siciliano” a cui collaborarono autorevoli firme dell’epoca quali Aurelio Navarria, Arcangelo Blandini, Emilio Cecchi, Telesio Interlandi.

Nonostante l’ottimo avvio la sede del periodico venne trasferita a Roma nel 1928 e vide la collaborazione dei più grandi nomi della letteratura italiana dell’epoca, quali quelli di Giuseppe Ungaretti, Vitaliano Brancati, Elio Vittorini, Silvio D’Amico.

Il suo contributo al cinema risale al 1940.
Egli intendeva realizzare un film sull’opera di frazionamento del latifondo, l’appoderamento e la creazione di borghi o centri rurali di servizi pubblici che il regime aveva avviato in tutta l’isola.

Il testo intitolato “Motivi per un film sulla Sicilia di ieri e di oggi” costituisce la testimonianza del lavoro svolto da Savarese in cui sono evidenti i primi segni della sua posizione nettamente antifascista, che si evince dalla descrizione della povertà e del dramma sociale dei contadini siciliani e della loro diffidenza innata nei confronti dello stato.

Il soggetto “Giornate di Lavoro” trovò la disapprovazione dei dirigenti fascisti, rimasti delusi nelle loro aspettative di leggere nel testo una sorta di propaganda del regime.

Le sue migliori sperimentazioni in ambito teatrale risalgono al 1943, spicca tra tutti “Il Figlio della Pace”, dove espresse il suo amore per la campagna, qui insito nel suo rimpianto di una vita sana di un mondo naturale, semplice, di una comunione ideale tra uomo, terra, animale e cielo in cui al valore del ritorno alla natura e di un distacco dalla vita di città e dalla scienza, si coniuga la rappresentazione idealistica di una società senza servitù né povertà e che sconosce parole quali «avarizia, invidia o furto» .
Morì a Roma l’8 Gennaio del 1945 a soli 63 anni.

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