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Giuseppe Lomonaco, prete sociale

Giuseppe Lomonaco, prete sociale
Un libro di suor Nunzietta D’Amico sulla figura del sacerdote amico di don Sturzo

Valguarnera. C’è un libro scritto da una religiosa francescana, suor Nunzietta D’Amico, che trae fuori dall’oblio la figura di Giuseppe Lomonaco, un sacerdote divenuto protagonista sociale e politico nei primi tre lustri del novecento.
L’uomo, avendo vissuto il sommovimento dei “Fasci siciliani” e conscio delle condizioni di sfruttamento ed emarginazione cui erano sottoposti i ceti rurali ed operai del tempo, si persuase che l’attuazione del suo ministero non poteva limitarsi all’esercizio della cura delle anime. Decise, quindi, in armonia con il dettato della Rerum novarum, pubblicata nel 1891 da papa Leone XIII, di uscire “fuori dalla sacrestia” per schierarsi decisamente dalla parte dei “proletari” rivendicando a favore di questi le condizioni indispensabili per un’esistenza che si potesse definire umana.
I suoi modelli furono Mario e Luigi Sturzo. Il primo, vescovo della diocesi, ne appoggiò e condivise l’impegno. Il secondo, ne guidò l’azione politica intrattenendo col Lomonaco un intenso rapporto, testimoniato dal carteggio inedito proposto nel suo libro dalla D’Amico a beneficio degli studiosi. L’epistolario, custodito in Roma presso l’istituto denominato “Archivio Luigi Sturzo”, dà conto del cattolicesimo sociale nella Sicilia di quegli anni e delle iniziative di don Giuseppe che fecero di Valguarnera un centro tra i più dinamici sul piano socioeconomico.
Tra queste iniziative, il 14 giugno 1900, la fondazione della “Società rurale democratica cristiana”, associazione con una cassa depositi e prestiti che tendeva ad ottenere, oltre al miglioramento morale e sociale dei propri soci, il fitto collettivo delle terre. La Società riuscì nell’affitto del feudo Gresti, consentendo ai contadini di scavalcare le intermediazioni capestro praticate dai gabellotti che lucravano sui contratti agrari. Nello stesso anno costituì la “Lega degli zolfatari democratici cristiani” per sostenere gli operai delle miniere del circondario. Nel 1907 fondò la “Società operaia San Giuseppe”, con lo scopo di aiutare economicamente gli artigiani in difficoltà ed i giovani che volevano avviare un’attività.
Il parroco Lomonaco morì nel 1916 all’età di 67 anni. Ma negli ultimi anni della sua vita ebbe il tempo di impegnarsi con passione nelle competizioni politiche municipali, accrescendo il ruolo della rappresentanza cattolica che andava liberandosi dai condizionamenti liberal-massonici, allora molto presenti in Valguarnera. Preziosi furono in questo campo i consigli di Luigi Sturzo, come è possibile arguirli dalla citata corrispondenza tra i due “preti sociali”. Di particolare interesse, il pressante invito di Sturzo a “preparare il terreno per l’avvenire” e a non confondere l’esperienza e il voto dei cattolici in alleanze equivoche con gruppi che miravano al controllo del municipio ed alla perpetuazione del potere in capo a loro stessi.
Salvatore Di Vita

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