venerdì , Maggio 7 2021

‘Il cretino non è intelligente’ by Paolo Coppola

Fare di una tautologia un libro. È successo a “Il cretino non è intelligente” di Paolo Coppola, scritto e dato alle stampe ormai nel 1983, una frase pleonastica all’apparenza banale dietro cui si nasconde la seconda fatica letteraria dell’autore ennese.
Un viaggio semiserio a ritroso nel tempo, condotto con la verve ironica di chi, a distanza di anni, ama rivangare i bei tempi di una volta, quando la vita trascorreva tranquilla alle pendici di una città al centro della Sicilia.
Il giovane lettore viene così catapultato nell’Enna dell’immediato dopoguerra, a fare i conti con una maturità classica sudata ma irrisa, con il passaggio, poi, all’età adulta, lo sradicamento, la carriera, i ritorni a casa per le vacanze estive, gli incontri coi vecchi amici e le conseguenti elucubrazioni sepolcrali.
Un pout-pourri di temi, dunque, come capita quando si scrivono ricordi: un inizio alla libro Cuore riletto possibilmente come farebbe un Monicelli sornione di Amici Miei, alla ricerca obbligata della gag e della risata, spesso forzatamente amara, in uno stile concettoso, vecchio stampo, che rispecchia la formazione culturale (e giuridica) del nostro scrittore. Un agrodolce non spontaneo che si dilunga, nella seconda parte, in un’infinita catilinaria su una morale che fu, ed è proprio il caso di dire così visto che viene alla ribalta la consueta, scontata e ritrita metafora sepolcrale: una Spoon River nostrana, insomma, che, alle lunghe, stanca il lettore.
Scuola, società allo sbando, politica altrettanto decadente e corrotta, morte e redenzione. Il tutto condito da un unico leit-motiv: la cretinaggine o cretineria che dir si voglia. Uno sfogo letterario divertito e a tratti divertente, non privo, comunque di qualche spunto interessante e ancora attuale (come, ad esempio, il discorso del prof. Caputo a difesa della scuola e dell’intelligenza), che, se da un lato allontana il giovane lettore, dall’altro diventa una buona compagnia per quella Enna che si ritroverà descritta tra le pagine del racconto, cosa che ha trovato riscontro nel bel gesto degli amici di Paolo Coppola che hanno affrontato le spese dell’edizione del libro.
….e chissà che tra questi non ci sia proprio il Katà, cretino patentato, motore della storia?


Per assoluta mancanza di pillole e per un deprecabile errore del mio povero genitore venni al mondo. Vissi per un buon quarto di secolo in Enna, piccolo paese di montagna sito nei cuore della Sicilia. Ignaro del fatto che il paese è stato promosso ed è divenuto Capoluogo e, che quindi è piene di impiegati e privo di agricoltori, talune guide turistiche si ostinano a chiamarlo: “centro agricolo”.
Tanto che, rifacendosi ad epoche più remote, lo chiamano: “Ombelicus Sicilae” forse per acclararne la sua inutilità poiché, secondo quanto mi è dato di sapere, l’ombelico è un buco davvero inutile.
Non avendo stabile occupazione studiai per lunghi anni. Fu così che mi ritrova; dottore in legge. Ebbi l’ardire di pretendere e di esercitare la libera professione, mia madre acquistò una toga quando trovai la nuova targhetta, che avevo applicato alla porta, ridotta ad un colabrodo. Senza l’ausilio della polizia scientifica constatai che i buchi erano stati prodotti da pallini di piombo fuorusciti da una lupara.
Preso atto della perentorietà del foglio di via me ne venni a Milano deve potei riattaccare la targhetta sforacchiata.

Paolo Coppola

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