domenica , Settembre 26 2021

Vincenzo De Simone

Vincenzo De Simone, non è soltanto il maggiore dei poeti villarosani, ma è riconosciuto un maestro ed un animatore della poesia dialettale.
Egli, pur essendo vissuto fuori Villarosa, dove era nato il 19 Novembre 1979, dall’età di dieci anni visse a Catania per studiare e, dopo la laurea in medicina, a Milano, dove esercitò la professione di medico-dentista, mantenne sempre vivo l’amore per la sua terra, che cantò appassionatamente in molte liriche, come quella intitolata «Luntanu e prisenti» in cui esprime la profonda nostalgia per il suo paese.
Notevoli le liriche dei poemetti: «Bellarrosa, terra amurusa, A la riddena, La Funtana, Canzuni a lamentu».
Nell’anno francescano volse in sonetti siciliani “I fioretti di San Francesco”.
Molte sue opere in lingua e in dialetto furono conosciute anche all’estero, dove ebbe ammiratori e traduttori. Del dialetto di Villarosa egli dice che «per merito della poesia è idioma ad ogni altro superiore, perché tale noi lo vediamo con gli occhi del nostro amore».
De Simone pubblicava i suoi libri a sue spese e li regalava ad amici ed ammiratori.
Dopo la sua morte, avvenuta il 12 aprile 1942, i poeti dialettali catanesi offrirono a Villarosa un busto di bronzo, che il Comune fece collocare su una stele di pietra lavica nella Piazza Vittorio Veneto, trasformata in villetta. All’inaugurazione del monumento fatta intorno agli anni ’50, parteciparono numerosi poeti dialettali siciliani.
Oltre alla Scuola Media, a lui è dedicata la via dove si trova la casa in cui nacque e trascorse la sua fanciullezza e sulla facciata della casa una lapide lo ricorda ai passanti.

Vincenzo De Simone – il centenario della nascita
Villarosa ha cercato di onorare il «suo» poeta nel modo migliore. Alcuni anni dopo la sua morte, avvenuta a Milano il 12 aprile 1942, quando i poeti catanesi offrirono al paese natale un busto in bronzo, fu costituito un comitato per stabilire il posto dove collocarlo. Nella Piazza Vittorio Veneto intorno alla base di pietra lavica su cui venne posto il busto, sorse una villetta.
Il 19 novembre 1979, ricorrendo il primo centenario della nascita del poeta, gli alunni della Scuola Media lo ricordarono e, accompagnati dal Capo d’Istituto e dai Profesori si recarono in Piazza Vittorio Veneto per deporre una corona d’alloro davanti al monumento di De Simone.
La manifestazione ufficiale venne rinviata alla primavera successiva, perché si potesse preparare adeguatamente. I ragazzi delle varie classi della Scuola Media, infatti, lesserò e commentarono le liriche più belle e più significative del poeta ed alcuni lavoretti furono pubblicati in un volumetto, che uscì per l’occasione e venne distribuito ai partecipanti alla celebrazione del centenario, che si svolse il 20 aprile 1980 con il patrocinio del Consiglio comunale.
Al cinema «Italia», alla presenza delle autorità provinciali e comunali e ad un folto pubblico, dopo il saluto del Sindaco e la prolusione del Prof. Salvatore Camilleri, si tenne un recital di poesie da parte di alunni delle scuole elementare e media.
Molto apprezzata fu la lirica “Luntanu e prisenti” recitata davanti al poeta Ignazio Buttitta, presente alla manifestazione, a cui era stata indirizzata la poesia.



Bellarrosa
Li donni belli stanno a Bellarrosa, c’havi la stemma di la marcasita; passu di l’ortu e mi cògliu ‘na rosa, ‘mpinciu a la spina, e mi pùnciu li jita.
“Amuri, amuri ti purtai ‘na cosa!” “Chi mi purtasti lu sciàllu di sita?” “l’aceddu va vulannu e s’arriposa,vegnu e ti portu sta povera vita!”
(Bellarrosa: Le belle donne stanne a Villarosa, che ha lo stemma della marcasita; passo dall’orto e mi colgo una rosa dò in una spina e mi pungo le dita. “Amore, amore ti portai una cosa !” “Che mi portasti lo scialle di seta?”
“L’uccello va volando e si riposa, vengo e ti porto questa povera vita!”

A la surfarara

‘Nti sta vanedda tignu ‘na speranza,ca lu me cori a tia sempri penza; si cc’eni ‘nquarcadunu ca s’avanza, vinissi ‘nfacci a mia di presenza; s’è camorrista,cci pìrciu la panza, ‘n galera mi nni vaju a l’accurrenza; ca’nti sta manu cci tignu la lanza, e ‘nti chist’antra, pistola e presenza.
(All’uso degli zolfatai: in questa viuzza tengo una speranza ed è che il mio cuore pensa sempre a te; se c’è qualcuno che s’avanza venga in faccia a me di presenza; s’è camorrista gli buco la pancia, in galera me ne vado all’occorrenza; perché in questa mano ci tengo la lancia ed in quest’altra pistola e presenza.)

La ‘nzinga

Quannu passi di ccà, nun ti firmari, nun trattiniri siddu mi vò beni; li me’ parenti mi fanu trimari, e quannu passi tu, pi mia su peni;si nun t’abbadu, nun ti nni curari all’otta d’oji chistu mi cummeni; ma a ‘na guardata ca ti pozzu fari, chista è la ‘nzinga ca ti vògliu beni.
(Il segnale: quando passi di qua, non ti fermare non trattenere se mi vuoi bene; i miei parenti mi fanno tremare e quando passi tu, per me sono pene; se non ti bado non te ne curare, all’ora d’oggi questo mi conviene, ma ad una guardata che ti posso, questo è il segnale che ti voglio bene)

La fuitina

Quannu mi la purtai era di sira, a lu chiaru di luna la vasai; avia la facci comu forra cira, cci dissi: ” Amuri, a cu’ penzi? chi hai?” ” Penzu ca a st’ura me matri suspira; ah scialarata! comu la lassai!” ” Nun cci pinzari, amuri, ca stasera ti binidici di chiddu ca fai!”
La fuga: Quando la rapii era di sera al chiaro di luna la baciai, aveva la faccia come fosse cera, le dissi: “amore, a che pensi? che hai?” Penso che a st’ora mia madre sospira; ah scellerata! come la lasciai!” ” Non ci pensare amore che stasera ti benedice di quello che fai !”

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