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L’avvocato troinese Carlo Di Napoli del Settecento: il Carlo Marx ante litteram dell’aristocrazia siciliana

Troina. Nei libri di storia della Sicilia dell’età moderna si parla dell’avvocato troinese Carlo Di Napoli che nel 1740 difese il barone Pietro Gaetani nella causa intentata dalla città di Sortino per riscattarsi, pagando un prezzo al barone, e divenire città demaniale. L’abile avvocato troinese convinse il tribunale del Regio Patrimonio a dare ragione al barone e torto alla città di Sortino. I baroni siciliani colsero l’importanza ideologica e politica della decisione della sentenza del tribunale e decisero di stampare e pubblicare nel 1744 a loro spese quello che aveva scritto Carlo Di Napoli in difesa del barone Gaetani. Il libro dal titolo “Concordia tra i diritti demaniali e baronali” fu il manifesto del baronaggio siciliano contro la monarchia che tentava di estendere il suo potere anche sui baroni. Quel libro di Carlo Di Napoli fu il manifesto dell’aristocrazia siciliana, come nell’800 il “Manifesto del Partito comunista” di Carlo Marx e Federico Engels lo fu per il movimento operaio e nella prima metà del ‘900 “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber fu il manifesto della borghesia. Tutti gli studiosi di storia e di diritto concordano che, a sostegno della causa del barone Gaetani, l’avv Carlo Di Napoli impostò una difesa di vasto respiro per dottrina giuridica e per l’approfondita ricerca di precedenti storici. Partendo dalle origini del Regno di Sicilia, l’avvocato troinese attribuiva ai diritti feudali dei baroni siciliani, nati con la monarchia normanna, lo stesso carattere dei diritti del re. L’argomento determinante usato da Carlo di Napoli a sostegno della causa dei baroni siciliani fu che i baroni erano gli eredi dei baroni normanni. Questi ultimi non erano in senso stretto dei feudatari del conte Ruggero, ma piuttosto i suoi commilitoni che, avendo aiutato conquistare la Sicilia nell’XI secolo, avevano sui loro feudi la stessa sovranità che il conte Ruggero aveva sui propri domini. I diritti feudali dei baroni, come quelli della monarchia, duravano per l’eternità e non si potevano vendere. Pertanto, i cittadini di Sortino dovevano mettersi il cuore in pace perché non avevano alcun diritto di chiedere di riscattarsi dal dominio feudale del barone Pietro Gaetani. La gratitudine dei baroni siciliani per Carlo Di Napoli giunse al punto che il Senato di Palermo nel 1759, dopo un anno la sua morte, ne fece collocare il busto nel palazzo comunale. Nel 1787 il busto di Carlo Di Napoli fu rimosso dal palazzo municipale e portato nella tenuta con casa di villeggiatura fuori città. “Con il busto del mio antenato ci giocavamo io ed i miei fratelli e sorelle da bambini”, ci ha detto tempo fa il pittore Quintino Di Napoli – Alliata, pronipote di Carlo Di Napoli, in occasione del convegno sulla famiglia Di Napoli organizzato dal Comune di Troina nel 1998 (nella foto). Per la sua preparazione giuridica e l’abilità con la quale difendeva gli interessi di classe dell’aristocrazia, alla quale si sentiva di appartenere pur non avendo titoli nobiliari, Carlo di Napoli alternava la professione di avvocato con cariche nella magistratura. Carlo Di Napoli era nato a Troina nel 1700 e morì a Palermo nel 1758.

Silvano Privitera

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