mercoledì , Settembre 22 2021

“Addio vita mia” il doloroso episodio del suicidio

Lunedì mattina si sono svolti nella chiesa madre di Leonforte i funerali della cinquantatreenne che gettandosi dalle scale dell’ospedale Ferro/Branciforti/Capra ha scosso l’intera comunità paesana. Di qualche giorno fa è pure la notizia di un’altra morte che gli inquirenti attribuiscono a suicidio, un leonfortese da tempo trasferitosi nel bolognese. A Roma intanto un quattordicenne si getta dal terrazzo di casa perché deriso e emarginato dal gruppo. E’ la morte di chi prova, improvvisamente, l’irruenza dell’assurdo che travolge il normale procedere della quotidianità. Indagare o anche soffermarsi troppo sul significato di questi gesti risulterebbe irrispettoso, ma interrogarsi sulla carenza di reti di assistenza, necessari a chi vive un momento di difficoltà o di travaglio interiore ci pare necessario. Sottovoce certo, ma con determinazione dobbiamo pretendere dallo Stato, troppo spesso assente o vessatorio, una presenza forte nell’assistenza sociale. Sempre e senza sosta.
Esiste poi un suicidio a cui nessuno può porre un margine. E’ il suicidio filosofico. Condannarsi a esso è cosa assai peggiore che uccidersi. Il suicidio filosofico è il suicidio del pensiero, della critica, dell’abbandono della Ragione. E’ il suicidio filosofico che permette a dogmi e superstizioni di prevaricare ogni forma di pensiero logico. E’ il suicidio filosofico che provoca violenze, guerre e conflitti chi si suicida filosoficamente non scenderà mai a patti con l’altra parte, non si lascerà mai convincere, vedendo nell’altro esclusivamente un rivale, che deve soccombere, perché è lo sbagliato dinanzi al giusto che esso rappresenta.
Quanti lo hanno già praticato senza averne avuto coscienza?

Gabriella Grasso

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