venerdì , Agosto 19 2022

23 settembre: San Pio da Pietrelcina

Chi vive senza stima – vive con vergogna

Intorno alla sua figura in questi anni si sono versati molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri : si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento; fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant’Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a S. Francesco d’Assisi. Il padre Grazio Maria, nato nel 1860, e la madre Maria Giuseppa De Nunzio, nata nel 1859, erano poveri contadini sposati da sei anni ed avevano già avuto tre figli, di cui due già morti, alla nascita di Francesco. Il 27 settembre 1899 riceve la Comunione e la Cresima dall’allora arcivescovo di Benevento Donato Maria dell’Olio. Il desiderio di diventare sacerdote si manifestò molto presto e fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra Camillo da S. Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l’entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Francesco aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell’autunno del 1902 arrivò l’assenso. Francesco raccontò di aver avuto una visione, il 1° gennaio del 1903 dopo la Comunione, che gli confermava e chiariva la sua vocazione alla continua lotta con satana. La notte del 5 gennaio, l’ultima che passava con la sua famiglia, disse di aver avuto un’altra visione in cui Dio e Maria lo incoraggiavano e lo assicuravano della loro predilezione. La mattina del 6 gennaio, dopo aver assistito alla messa nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina, accompagnato dal suo maestro Angelo Caccavo e dal sacerdote don Nicola Caruso, Francesco venne ricevuto al noviziato dei Cappuccini della provincia religiosa di Foggia, a Morcone (Benevento). Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, Francesco vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò fra Pio. Concluso l’anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità ed obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Tre giorni dopo si recò a S. Elia a Pianisi per intraprendere gli studi ginnasiali. Il 27 gennaio 1907 emise la professione dei voti solenni. Seguì studi classici e di filosofia e nel novembre del 1908 raggiunse Montefusco, dove proseguì i suoi studi di teologia. Il 18 luglio del 1909, ricevette l’ordine del diaconato, nel noviziato di Morcone. Fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento, da mons. Paolo Schinosi; nell’immagine ricordo della sua prima messa aveva scritto “Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d’amore, con Te io sia per il mondo Via,Verità e Vita e per Te sacerdote santo, vittima perfetta”. I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a S. Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio.
Il 20 settembre 1918 riceve le stigmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti, per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la Casa Sollievo della Sofferenza, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con più di 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo. Negli anni ’40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la Casa Sollievo della Sofferenza essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine. Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti. “Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose,“è la Madonna”. “Essa-diceva il frate di Pietrelcina- è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e ad imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà, la pazienza, il silenzio, la purezza, la carità. “Vorrei avere una voce così forte – diceva – per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”. Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano; lo recitava incessantemente, per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”. Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”. Tra i segni miracolosi del santo frate ci sono, oltre alle stigmate, il dono della bilocazione e della capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone. Padre Pio morì, all’età di 81 anni, il 23 settembre 1968; ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d’Italia. Il 20 marzo 1983 iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione. Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile; fu beatificato il 2 maggio 1999 e proclamato santo il 16 giugno 2002 dal Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Il vostro servitore, che ha preparato questa composizione agiografica, ha conosciuto Padre Pio (a l’occasione di una visita fatta a S. Giovanni Rotondo col Seminario Arcivescovile di Napoli) e messo fuori dalla sacrestia, dallo stesso Padre Pio, insieme ad un altro seminarista, divenuto poi prete (Don Luigi Graziuso), per aver scattato due foto di nascosto (la pellicola, stranamente, risultò nera).
Nella chiesa del citato amico, fine 1998, si impresse indelebilmente, su un pezzo di marmo di Carrara, di uno dei pilastri della parte destra della navata centrale, l’effigie di Padre Pio, tuttora visibile.
Per la cronaca: ci fu il prelievo e sequestro del marmo in questione, da parte della Curia, e restituito dopo diversi mesi di accurati controlli per verificare, come era il caso, che non ci fossero artifizi.

Oggi si celebrano anche:

B. Pietro Acotanto, Monaco († cc 1187)
SS. Zaccaria ed Elisabetta, Genitori di S. Giovanni Battista
S. LINO, Papa (67-76)
S. Sossio di Miseno in Campania (205-305), Diacono e martire
SS. Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, Martiri in Africa († dopo l’881)
B. Elena Duglioli Dall’Olio (Bologna 1472-1520), Vedova
BB. Cristoforo, Antonio e Giovanni, Adolescenti, protomartiri del Messico († 1527-1529)
B. Émilie Tavernier Gamelin (1800-1851), religiosa, fondatrice
B. Guglielmo Way, Presbitero e martire († 1588)
B. Vincenzo Ballester Far (1888-1936), Presbitero e martire
BB. Sofia Ximenez, Maria della Purificazione di S. Giuseppe Ximenez e Maria Giuseppina del Rio Messa
B. Bernardina (Maria Jablonska) (1878-1940), cofondatrice della Congregazione delle Suore Albertine
B. Giuseppe (Jozef) Stanek (1916-1944), Sacerdote e martire
B. Ascensione di S. Giuseppe Calasanz Lloret Marco (1879-1936), Vergine e martire

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Jesus Christus, heri et hodie, ipse est in saecula!

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1998, Primo trapianto di braccia. I medici Dubernard ed Owen compiono all’ospedale Eduard Herriot di Lione, in Francia, il primo trapianto di braccia su un essere umano. Il trapianto è consistito nel collegare le ossa delle braccia allo scheletro del paziente e di connettere vasi sanguigni, fibre nervose, fibre muscolari e cartilagini

compleanni
1930 Ray Charles
1938 Romy Schneider
1943 Julio Iglesias
1949 Bruce Springsteen

proverbio
Quando il padrone non sa quel che si fa, la casa va in rovina

accadde oggi
1930 viene brevettato il flash per le macchine fotografiche

frase celebre
“Si deve scegliere per moglie la donna che si sceglierebbe per amico se fosse un uomo”
Joseph Joubert, Pensieri

consiglio
Le posate d’argento
Per lucidarle potete usare del latte inacidito o anche la cenere di sigaretta. Per pulirle usate una soluzione di acido borico (4 cucchiai per litro).

cosa vuol dire
Dare i numeri
Parlare a vanvera, sembrare fuori di sé
Prima questo modo di dire si riferiva alle persone che suggerivano i numeri da giocare al lotto, promettendo ai clienti fortuna e successo. Siccome i suggerimenti degli indovini andavano a vuoto, questa locuzione prese il significato di parlare a vuoto, a vanvera

consiglio per terrazzo orto e giardino
La potatura
Si recide immediatamente sopra una gemma, e non in posizione intermedia, perchè il moncherino che rimane, oltre a nuocere all’estetica della chioma, è destinato a seccare o a marcire dopo aver inutilmente sottratto nutrimento alla pianta.

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