martedì , Novembre 29 2022

24 dicembre: San Delfino e Giacobbe. Vigilia di Natale

Parla col cuore e anche i sordi sentiranno

Delfino ci è noto dalla Cronaca di Sulpizio Severo, da cinque lettere di Paolino di Nola e da un biglietto di Ambrogio di Milano. Si trovano pure notizie nell’Epitoma Chronicon di Prospero di Aquitania. Dopo Orientale, Delfino è il primo vescovo di Bordeaux attestato con certezza. Egli assisté, nel 380, al concilio di Saragozza, riunito per occuparsi di Priscilliano (vescovo spagnolo fondatore del priscillianesimo –  fu, insieme con altri compagni, il primo eretico affidato dalla Chiesa Cattolica all’autorità civile e in seguito giustiziato) e dei suoi discepoli. L’inizio del suo episcopato fu, in realtà, turbato dalle controversie priscillianiste. L’eresia trovò degli echi a Bordeaux e in tutta l’Aquitania, grazie alla protezione di una grande donna, Eucrozia, e di sua figlia, Procula. Le passioni religiose sembra siano state molto accese in questa città al tempo del passaggio di Priscilliano e dei suoi discepoli Instanzio e Salviano, poiché si segnalano sommosse cruente. Il vescovo Delfino dové presiedere a Bordeaux un concilio (384) davanti al quale i capi del movimento priscillianista e i loro accusatori furono invitati a presentarsi e dove molte memorie furono lette davanti ai vescovi. Instanzio, prelato amico del novatore, fu deposto dall’episcopato; Priscilliano avrebbe avuto, senza dubbio, la stessa sorte se non si fosse appellato al tribunale dell’imperatore Massimo a Treviri. Delfino sembra aver goduto al suo tempo un prestigio assai considerevole e che sorpassava i limiti della sua diocesi. Fu amico intimo del vecchio vescovo Febadio di Agen ed ebbe una corrispondenza regolare con Ambrogio di Milano. Sotto il suo episcopato la cristianizzazione della diocesi di Bordeaux sembra aver fatto progressi importanti poiché a partire dall’anno 400 le iscrizioni ed i monumenti portano quasi tutti formule e simboli cristiani. Egli battezzò Paolino, il futuro vescovo di Nola, un po’ prima del 389, ispirandogli l’amore per l’ascetismo. Quando lasciò Bordeaux, Paolino, che considerava il vescovo come suo padre spirituale, ebbe con lui corrispondenza regolare. Ci restano cinque lettere indirizzate da Paolino a Delfino, scritte dal 393 al 401 e si sa che ve ne furono altre andate perdute. Le lettere del vescovo di Bordeaux disgraziatamente mancano. Nel 404 Delfino era passato fra i santi protettori, come provano i seguenti versi di Paolino: “Ambrosius Latio, Vincentius exstat Hiberis, / Gallia Martinum, Delphinum Aquitania sumpsit”. Questi versi attestano anche il prestigio di cui godeva il vescovo di Bordeaux. Più esattamente sembra che Delfino sia morto tra il 401 e il 403. Fu sostituito da uno dei suoi preti, Amando, anch’egli legato strettamente con Paolino di Nola. Non si trova alcuna menzione di Delfino nei martirologi antichi. Nella diocesi di Bordeaux è attualmente onorato il 30 dicembre. Non esistono sul conto di Delfino leggende antiche. Il Martirologio Romano lo ricorda il 24 dicembre.

San Giacobbe, Patriarca. Figlio del Patriarca Isacco e Rebecca la quale essendo sterile, in virtù delle preghiere rivolte a Dio dal marito Isacco, in età avanzata, rimase incinta di due gemelli : Esaù e Giacobbe che si urtavano nel seno materno, quasi presagio delle lotte fraterne che sarebbero accadute dopo la nascita. Il nome Giacobbe deriva da “ageb” cioè “tallone, calcagno” e più specificamente “afferrare per il calcagno o soppiantare”; fu chiamato così poiché, al momento del parto, «con la mano teneva il calcagno di Esaù » [Genesi 25, 26], nato per primo e quindi destinatario del diritto di primogenitura. A questa interpretazione si allacciano le storie particolareggiate dell’inganno di Giacobbe verso il fratello Esaù : cessione del diritto e della benedizione della primogenitura (Genesi 25,29-34; 27). Ciò suscitò l’ira del fratello che, appreso l’inganno e visto che secondo le ancestrali regole, la benedizione una volta data non poteva essere ritirata, né impartita anche a lui, fece il proposito di ucciderlo. Rebecca allora per salvarlo, inviò Giacobbe presso la sua parentela di origine nella Terra di Paddan-Aram; nella casa di suo padre Betel e di suo fratello Labano. Lo scopo non era solo di allontanarlo dalla vendetta di Esaù, ma anche per fargli trovare una moglie, nella cerchia della sua parentela, secondo la legge della “endogamia”, che prescriveva di non sposare donne di altre tribù al fine di preservare la discendenza del proprio clan; ciò era già avvenuto proprio con Rebecca cugina di Isacco. Una notte, durante il viaggio, Giacobbe fece un sogno: una scala da terra si protendeva sino in cielo, con angeli che salivano e scendevano. Nel sogno Dio gli parlava, promettendogli la terra sulla quale era coricato ed un’immensa discendenza. Giacobbe chiamò il luogo dove era accampato Betel (Bet-el in lingua ebraica significa la “Casa del Padre”). Giunto da Labano si innamorò di sua figlia Rachele. Per concederla in matrimonio a Giacobbe, Labano gli impose di servirlo per sette anni. Al termine dei sette anni, Labano pretese però di dargli in sposa la maggiore, Lia, secondo il costume locale, e per avere anche Rachele dovette servire Labano per altri sette anni. Infine Giacobbe riuscì ad avere Rachele e dalle due mogli e dalle ancelle ebbe complessivamente dodici figli, dalla cui discendenza avranno origine le dodici tribù d’Israele. Giacobbe, infine, decisi di riconciliarsi con Esaù. La notte prima dell’incontro ebbe una misteriosa lotta con un uomo fino all’alba (Genesi 32, 24-34). Vedendo che non riusciva a vincerlo, l’uomo lo colpì al nervo sciatico rendendolo claudicante, ma Giacobbe continuò a lottare, finché l’uomo « disse: “Lasciami andare, perché spunta l’alba”. E Giacobbe: “Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!”» L’altro gli disse: “Qual è il tuo nome?” Ed egli rispose: “Giacobbe”. Quello disse: “Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto”». Da questo episodio nasce il divieto, previsto dalle norme di casherut, di cibarsi di carne (ovviamente di animali permessi) da tagli attraversati dal nervo sciatico. La storia di Giacobbe si intreccia con quella del figlio prediletto Giuseppe. Quando questi, dopo essere stato venduto dai fratelli e creduto morto dal padre, divenne ministro del faraone e negli anni delle vacche magre fece trasferire le Tribù di Israele e Giacobbe stesso in Egitto per sfuggire alla carestia. Prima di morire, all’età di 130 anni, Giacobbe, in una solenne riunione attorno al suo letto, pronunciò le benedizioni sui suoi dodici figli e in estensione ai dodici popoli d’Israele, che da loro sarebbero derivati. I loro nomi (cfr Genesi49) sono: Ruben, Levi, Simeone, Giuda, Issacar, Zàbulon, dalla moglie Lia; Giuseppe e Beniamino dalla moglie Rachele; Dan e Nèftali dalla schiava Bila; Gad ed Aser dalla schiava Zilpa. Fu sepolto, secondo la sua volontà, nella grotta di Macpela (“la grotta delle tombe doppie”) in Canaan, diventata il luogo di sepoltura dei suoi avi Abramo, Sara, Isacco, Rebecca e anche della sua prima moglie Lia. Le numerose rivelazioni divine testimoniano dell’intensità della sua unione mistica con Dio. Come gli altri patriarchi del Vecchio Testamento, Giacobbe è stato sempre ricordato nelle Chiese Cristiane nel periodo dell’Avvento; nel Martirologio Romano della Chiesa Cattolica egli è ricordato insieme agli avi santi e giusti di Gesù, partendo da Adamo, il 24 dicembre vigilia della nascita di Cristo, dai quali discendeva nella sua vita terrena.

Oggi si celebrano anche:
S. PAOLA ELISABETTA (Costanza) Cerioli, Vedova, fondatrice
S. Tarsilla di Roma (zia di Pp Gregorio I Magno), Vergine († prima del 593)
S. Irmina di Treviri (D), Badessa del monastero di Öhren († cc 710)
B. Bartolomeo Maria Dal Monte (1726-1778), Presbitero, fondatore

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Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat.
Padre nostro, fa’ che amiamo questo nostro tempo e vi leggiamo sempre i segni del Tuo Amore.


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1906, 24 dicembre, Reginald Fessenden rtealizza la prima trasmissione radio. L’ingegnere canadese-americano(1866-1932) inventa la tecnica che consiste nel modulare con un segnale elettrico (eventualmente prodotto da un microfono) le onde elettromagnetiche del telegrafo, in modo che queste ultime, propagate dall’antenna, trasferiscano con sè anche le variazioni del segnale di partenza. Fessenden realizza la prima trasmissione radio alla vigilia di Natale nel 1906 trasmettendo da Brant Rock (Massachusetts).

compleanni
1837 Elisabetta di Baviera
1950 Fausto Terenzi
1971 Ricky Martin
1974 Marcelo Salas

proverbio
Chi va a scuola, qualche cosa impara sempre

accadde oggi
1524 il navigatore portoghese Vasco De Gama muore a Cochin (India)
1948 a New York viene trasmessa in televisione per la prima volta la S. Messa natalizia di mezzanotte
1951 dopo il dominio britannico, la Libia si proclama Stato indipendente nel 1951: al trono sale re Idris, sovrano senusso della Cirenaica

frase celebre
“La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata”
Balzac, Le illusioni perdute

consiglio
Fiori freschi più a lungo
Bastano poche gocce (4-5) di candeggina per un litro d’acqua, per far durare molto più a lungo i fiori recisi. L’ossigeno che si sviluppa, ritarda la decomposizione e mantiene l’acqua più pulita.

cosa vuol dire
Fare le cose alla carlona
Fare le cose senza cura
Modo di dire che risale a Carlo Magno, il quale veniva chiamato “re Carlone” per la sua semplicità. Un giorno organizzò una battuta di caccia alla quale invitò il fior fiore della nobiltà, ma vi si presentò con un abito di stoffa rozza tra lo stupore di tutti. Di qui nacque il detto.

consiglio per terrazzo orto e giardino
Essiccare le rose
È bello conservare fiori secchi come le rose. Per farle essiccare appendetele, ancora fresche, per il gambo in un armadio o in una stanza che resterà buia.

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