venerdì , Luglio 23 2021

Chiusa Sclafani (PA)

chiusa sclafaniLa storia di Chiusa Sclafani come la storia di tutti i feudi è in gran parte legata a quella delle famiglie nobili che nei secoli ne acquisirono il possesso o attraverso matrimoni o per investitura regia.

Prima di essere concesso da Ruggero II a Giovanni Antonio Sclafani il territorio di Chiusa apparteneva alla Chiesa di Girgenti.

In località Barrere, che corrisponde all’odierno quartiere S. Salvatore, la tradizione riporta la costruzione del primo casale e di una chiesa.

Nella stessa località Giovanni Antonio Sclafani iniziò la costruzione del suo castello il cui volume, completamente rimaneggiato, si erge sul lato Ovest dell’odierna Piazza Castello.

Dal recinto o Chiusa del Castello, da cui secondo alcune ipotesi l’origine del nome del borgo, il Barone di Sclafani allevò cavalli da donare annualmente a Ruggero II.

Matteo Sclafani succedette nel 1320 al padre Giovanni Antonio e continuò la costruzione del Castello intorno al quale cominciarono a sorgere le case dei suoi vassalli, dando origine al primo nucleo abitato di Chiusa.

É a questo primo nucleo abitato che si fa risalire la nascita di Chiusa, sebbene nel 1887 fu scoperta in località oggi chiamata «Chiusa la vecchia», una necropoli che suggerisce la preesistenza di un insediamento risalente ad epoca bizantina.

LE RICORRENZE RELIGIOSE

La presenza a Chiusa Sclafani di un alto numero di edifici religiosi e la sua ricca storia hanno influenzato un movimento culturale e religioso che trova la sua consacrazione in innumerevoli manifestazioni sospese tra sacralità ed il contatto con usanze e tradizioni popolari. Il primo giorno dell’anno inizia questa lunga sequela di manifestazioni a Chiusa con la “Nisciuta du Bamminu”. che, portato a braccia da fedeli, viene fatto entrare in tutte le case del paese, ove viene accolto devotamente ricevendo doni in natura. Il Carnevale è per il paese periodo di grande festa, di riposo per le maestranze e gli artigiani che si preparano alla Quaresima con grande gioia festeggiando nei circoli, uno per ogni ceto professionale, con suoni, canti e balli. Molto sentita è anche la tradizionale festa di San Giuseppe, in occasione della quale oltre alla preparazione dei tipici “Altari”, viene preparato il classico banchetto per i poveri, “denominati Santi”, durante il quale si consumano alcuni dei piatti tipici della gastronomia locale. Il venerdì Santo si svolge una delle manifestazioni più suggestive e partecipate del paese, con la processione dell’urna del Cristo morto seguito dall’Addolorata. Ogni anno, nei tre giorni successivi la Pentecoste, viene celebrata la festa del SS. Crocifisso, pregiata scultura lignea realizzata da Ignazio Marabitti , conservata nella Chiesa di S. Caterina. Nella prima quindicina di Agosto viene festeggiata La Madonna Assunta durante la cui festa vengono preparati altari di canne verdi ricoperti da pregiate stoffe ricamate. Al centro dell’altare è posto il quadro della Madonna del Balzo. L’ultima domenica di agosto viene festeggiata “La Madonna delle Lacrime”, ricorrenza legata alla miracolosa lacrimazione di un quadro della Madonna avvenuta il 7 novembre del 1835. La festa di San Nicola, Patrono del paese, che viene celebrato con una Messa solenne dopo la quale vengono benedetti i panuzzi di San Nicola, tipiche pagnotte che successivamente vengono distribuite ai fedeli. Per Santa Lucia, il 13 dicembre, si svolge il pellegrinaggio dei chiusesi al santuario dedicato alla Santa ed è giorno di digiuno rotto dal solo consumo della cuccia, un piatto a base di frumento e ceci. Tra le manifestazione laiche è da ricordare la Fiera di San Bartolomeo il 24-25 agosto, la Sagra delle ciliegie la prima quindicina di giugno, la Sagra delle pesche alla metà di agosto nella Frazione di San Carlo, e la Sagra dell’olio e dell’oliva da mensa Giarraffa a novembre.

PECULIARITÁ DELLA CUCINA CHIUSESE

Giuseppe Di Giorgio (Chiusa Sclafani, 1915 Roma, 1996) è stato medico condotto ed ufficiale sanitario della sua città natale sino al 1980. Ha coltivato la passione per gli studi municipali scrivendo, fra l’altro, una Storia di Chiusa Sclafani e della frazione di San Carlo (1983), opera priva di unitarietà di carattere ma ricca di notizie talvolta curiose come la pagina che presentiamo relativa alla cultura gastronomica. Sull’argomento l’Autore è ritornato successivamente con un lavoro monografico (Chiusa Sclafani in cucina, 1995), mentre la sua esperienza professionale è confluita nelle Memorie di un medico di campagna (1992).

Come tutti i paesi della Sicilia, Chiusa Sclafani ha avuto usi e costumi propri. Alcuni sono scomparsi, altri sono stati conservati e sono pervenuti a noi con tutta la loro freschezza di originalità e genuinità. La festa di S. Giuseppe ne è il tipico esempio: in onore di tale Santo, e precisamente il 19 marzo di ogni anno, in moltissime case vengono approntati altari sopra i quali sono posti alcuni grossi pani a forma di corona, detti gucciddati, nel cui spazio centrale sono messi piatti ricolmi di pignolata e di sfinge di riso e di pasta. Ai lati del quadro di S. Giuseppe sono sistemati la barba ed il bastone dei Santo, fatti pure di pane, mentre ai lati dell’altare due grossi fasci di alloro ne completano l’ornamento. A mezzogiorno della festa, attorno ad una grande tavola imbandita siedono i poveri, chiamati santuzzi, perché rappresentano S.Giuseppe, la Madonna e il Bambino Gesù, e, se i partecipanti sono numerosi, possono anche rappresentare santi apostoli. Ai convitati vengono serviti pasta asciutta con la mollica abbrustolita e dolcificata con zucchero, fritture di finocchi selvatici impastati con la mollica ed infine dolci, mentre vengono sparati mortaretti inneggianti alla festa. Dopo il pranzo a ciascun partecipante sono offerti gucciddati, sfinge e pignolata. Da ricordare infine la conservazione del pane di S. Giuseppe dopo la festa, che a pezzetti veniva buttato fuori di casa per far cessare i temporali.

Per il Ferragosto un’altra tradizione, purtroppo ora scomparsa, era «l’albero della cuccagna». In quel giorno di festa nella via Mirio, in vicinanza della cappella della Madunnuzza (al Ruzzolone), veniva innalzato un alto albero, ben pulito e levigato, tutto ricoperto di sapone e alla sua estremità era posto un cerchio di ferro e di giunco, carico di galletti, pane, fazzoletti variopinti e un ricco premio in denaro. Poi nel pomeriggio i giovani del paese facevano a gara per raggiungere i doni non senza prima avere logorato i pantaloni insaponati. La partecipazione di tali giovani alla gara avveniva in mezzo all’entusiasmo generale della popolazione come se questa partecipasse pure alla gara. Inoltre corse nei sacchi, rotture di pentole di creta, appese ad una corda e contenenti alcune acqua, alcune ceneri ed altre premi, che allietavano la festa.

Infine l’illuminazione di fanalini di carta variopinta e l’urlo dei venditori di calia e simenza ne completavano il quadro festivo. Poi fino a notte inoltrata orchestrine di violini, chitarre e mandolini giravano per le vie del paese addolcendo con la loro musica melodiosa il sonno degli abitanti.

Come tutti gli altri paesi della Sicilia, Chiusa Sclafani vanta una antica tradizione per la confezione di dolci squisiti e piatti appetitosi: il cannolo, tramandato fin dall’antichità dalla famiglia Giammancheri e precisamente prima a monsù Paolo, poi a monsù Piddu, infine a monsù Paolo, è un dolce preparato con una scorza di farina e sugna, molto croccante, riempita di delicata crema di ricotta infarcita di zuccata e cioccolata, ed è coperto da una spolverata di cannella, che gli dà un particolare gusto e lo fa distinguere dai cannoli degli altri paesi. U confezione di tale cannolo era eseguita su ricetta tenuta sempre segreta e pervenuta ora alla famiglia Cerasa non con quella originalità e genuinità di un tempo. Tale dolce era conosciuto e gustato anche dai forestieri. Inoltre la famiglia Giammancheri preparava altri tipici e squisiti dolci, dei quali sono da ricordare: i mostaccioli di Natale, il gattò di ricotta e la pietra fendola.

Altri dolci vengono confezionati nelle famiglie private sempre con la stessa segretezza tramandata da padre in figlio. Tipica è la «torta di mandorle» preparata dalla signora Ragusa Audenzia, a base di zucchero, conserva di mandorle macinate e di pasta frolla.

Quando erano viventi monsù Piddu e monsù Paolo Giammancheri, da questi venivano preparati meravigliosi gelati di frutta (pesche, ciliegie, ecc.); l’originalità della confezione consisteva in questo: durante la stagione della frutta tali persone con meticolosità certosina preparavano gli sciroppi di pesche, ciliegie, fragole, ecc. in speciali recipienti di rame stagnato e poi conservati fino all’estate prossima in caratteristici vasi di terracotta stagnata, dette burnie; il gelato veniva preparato in speciali cilindri di rame stagnato, che venivano girati a mano in tinozze di legno contenenti neve e sale.

Il ricordo del passato fa pensare alle cose belle di un tempo. Ma andiamo avanti! Altri tipici dolci sono le mustazzole di fichi e di mandorle, le sfinge di pasta e di riso che vengono preparate durante le feste natalizie; le uova di Pasqua, dette anche pupi cu l’ova, confezionati con uova sode e pasta biscottata, mandorle agghiacciate (mandorle rivestite di zucchero).

Piatti tipici sono: la “pasta con sarde” infornata e preparata, a differenza degli altri paesi, con sarde fresche, qualche sarda rosolata e sciolta in concentrato di pomodoro diluito (detto “strattu”), finocchi freschi di montagna e mollica di pane grattugiato e abbrustolita.

Poi sono da ricordare le tagliatelle di farina di grano duro con le frittelle di fave, i maccarruneddi di casa fatti a mano con uno specillo di ferro detto «busa» e conditi con salsa di carne di maiale; gli gnocchi di pasta preparati a mano sullo “scanaturi” (uno speciale legno quadrato) e mangiati conditi con sugo speciale di brusciuluna e formaggio pecorino locale; le melanzane imbottite di aglio, formaggio paesano e cipolla, cotte pure nel sugo.

Infine: le gustose frittate di cardi ammollicati e le frittelle di fave; la tabbisca, dall’arabo tabisc, tipico pane schiacciato con le dita e unto di olio di oliva, che viene cotto prima del pane; la muffuletta, pagnottella calda “cunzata cu l’ogliu e pipi o cu la ricotta frisca”.

stemmaChiusaSclafaniEmblema Araldico del Comune di Chiusa Sclafani

Quale nuovo emblema araldico per il Comune di Chiusa Sclafani si propone uno stemma che risulta composto dalle varie pezze araldiche che si riscontrano negli stemmi delle cinque famiglie nobili siciliane cui nell’epoca feudale si appartenne la baronia di Chiusa e cioè Sclafani (1344), Peralta (1344-1434), Cardona (1434-1595), Gioeni (1616) e Colonna dal 1616 in poi, famiglie tra le più illustri della Sicilia, oggi estinte ma che in Chiusa lasciarono segni indelebili del loro passaggio legando il loro nome a istituzioni di beneficenza e a monumenti insigni.

Composizione dello Stemma

Scudo inquartato

Supporto un’aquila nera coronata d’oro ad ali spiegate.

I° Quarto Partito di nero e d’argento con due grue dell’uno nell’altro.

2° Quarto Diviso d’azzurro o d’argento.

3° Quarto Di rosso con tra cardi fioriti, gambuti e fogliati d’oro.

4° Quarto losangato d’argento e di rosso, col capo cucito d’oro caricato da

un Leone nascente di nero.

Sul tutto (emblema dei Colonna) di rosso con una colonna a capitello

d’argento coronata d’oro.

IL COMUNE IN CIFRE

Estensione del territorio comunale: 69,21 Kmq

Altitudine: 619 metri s.m.

Popolazione residente al 30 settembre 2007: 3201 abitanti

Gemellaggi

Chiclana de Segura, Spagna

Montanaro, provincia di Torino

by http://www.comune.chiusasclafani.pa.it/

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