venerdì , Settembre 24 2021

Comune di Butera

Logo ButeraButera sorge sopra un monte a 402 metri sul livello del mare a 14°,111 di longitudine Est e a 370,157 di latitudine Nord.
Posta su uno sperone roccioso che domina la piana di Gela e poco distante dalla costa meridionale dell’Isola, Butera fu tra le città più importanti della Sicilia del Medioevo. Ricca, popolosa e ben fortificata, la Butirah degli Arabi divenne, con i Normanni, sede di una contea in mano alla più potente famiglia lombarda venuta al seguito della terza moglie di Ruggero. Magnificata da Idrisi, venne distrutta nel 1161 da Guglielmo I per essere stata centro dell’opposizione baronale anti-monarchica. Ripopolata con gli Svevi, fu a lungo contesa fra Angioini e Aragonesi.
Nel 1543, per aver sconfitto il pirata Barbarossa, Ambrogio Santapa,Branciforti fu nominato principe di Butera, che rimase fino all’800 il principale titolo feudale della Sicilia.
Butera1Oggi, l’illustre passato di Butera è testimoniato soprattutto dall’impianto urbanistico medievale, dai cospicui resti dell’antico castello e da chiese e opere d’arte tra XVI e XIX secolo. Si presenta a forma di bisaccia capovolta. Ha un’incantevole posizione con un pittoresco panorama che si estende intorno.
I suoi confini sono: a Nord Mazzarino, ad Est Niscemi e Caltagirone, a Sud Ovest-Nord-Ovest Riesi e Ravanusa. Ha una superficie di circa 30.000 ettari che si estende in 62 contrade: Aguglia, Barretta, Birrinciolo, Cancidderi, Caporale, Cataldo, Chiappara, Cinquegrani, Commenda, Consi, Croce, Donna, Falconara, Finocchiara, Fiume Grande, Fiume di Mallo, Fontana, Fontana Calda, Guallarà, Inviata, Isabella, Iudichella, Lago, Lenza, Mezzomilione, Millitarì, Monaco, Montagna, Monte Gricuzzo, Nostra Donna, Pantano, Passarello, Pergola, Perni, Piano della Fiera, Pispisella, Presa, Priorato, Punturo, Purgatorio, Reccuratolo, Ricolizie, Rizzuto, Rizzuto Gallarà, San Cusumano, San Francesco di Paola, San Giovanni, San Giorgio, Santa Maria dell’Alto, Santa Caterina, San Pietro, Saracena, Seggio, Sgricciolo, Sotto San Rocco Spinello, Talai, Tenutella, Travacca, Turco San Pietro, Vergine Maria, Vespa, Zottomortillo.
Vi scorreva il più importante fiume, il Disueri, ove è la Diga del Disueri; questo fiume nasce da Piazza Armerina e nella pianura geloa assume il nome di Fiume Gela.
Butera2Il Territorio
Il territorio di Butera è ricco di torrenti: Burgio, Carruba, Zai, Comunello. Quest’ultimo serpeggia sinuosamente ai piedi della collina sulla cui cima sorge Butera e la circoscrive dal lato Nord e Nord-Est e sfocia nel Mar Mediterraneo era chiamato da Edrisi “Marsa Buthiro” Porto di Butera. Molte erano le sorgenti di acqua potabile. Esistevano due fonti di acqua minerale una nel feudo di Suor Marchesa, l’altra a Passarello. A queste acque furono attribuite qualità medicamentose, specialmente per la malattia della pelle. Acque solfuree erano le acque della Mukulufa (Makluf = terra contenente silicio), ove esisteva la zolfara di Mukulufa, che produceva 1.680 tonnellate di zolfo annue, (1839). A Mukulufa esistette il Casale omonimo.
Il Castello di Butera
Butera3È stato nei secoli scorsi obiettivo di conquista da parte degli invasori di Sicilia. Originariamente costituito da quattro o cinque torri agli angoli di un’area fortificata. Una roccaforte inespugnabile protagonista della storia. Che fosse inespugnabile lo sperimentò a proprie spese Ruggero il Normanno che dovette assediarlo per 26 anni prima di conquistarlo. Il castello esisteva gia nell’854, quando l’emiro Alaba divenne Signore di Butera. All’interno della rocca vi era un vasto cortile, con stalle e magazzini ed una cisterna ovale all’esterno. Di notevole importanza una delle toni, con sale ricche di sculture fra queste un’aquila a due teste, con catena e spada sguainata, stemma dei signori dell’epoca. Dalla rocca inserita tra le antiche costruzioni che chiudono l’attuale Piazza Castello, si affaccia una bifora; sotto un magnifico sedile di pietra. Anche in questo caso non manca la fantasia popolare, secondo cui un lunghissimo percorso sotterraneo collegava il Castello di Butera a quello di Falconara. In comune i due Castelli hanno un capitolo di storia: entrambi furono concessi da Re Martino I al fedelissimo Ugone Santapau. Il castello di Falconara, quindi, fece parte, per un certo periodo della contea di Butera. Quanto basta perché la fantasia popolare accomunasse il destino dei due castelli uniti da un lungo e sottile sotterraneo invisibile.
Il Castello di Falconara
Butera4Il Castello di Falconara sorge su di un promontorio roccioso a picco sul mare. Risalente al XIV secolo, ampliato e rafforzato nel corso del tempo, mantenne la sua funzione di vigilanza contro le incursioni dei pirati fino a tutto il XVIII secolo.Il quattrocentesco castello è affiancato da un bellissimo ed esotico palmento ed è l’unico tra i manieri della provincia di Caltanissetta ad affacciarsi sul mare. Della primitiva struttura conserva una grande torre quadrata, che i signori dell’epoca adibivano all’allevamento dei falconi, da cui deriva il nome del Castello.A metà dell’800 gli fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica e fu ristrutturato come elegante residenza nobiliare, conservando l’antica struttura aragonese e l’originaria organizzazione spaziale. Falconara, dal XVI secolo fece parte di quella corona di torri che circondò la Sicilia al fine di rendere sicuri i territori costieri soggetti alle improvvise e devastanti incursioni dei Turchi, che infestarono il Mediterraneo dal 1500 al 1700. In quel periodo è probabile che la vecchia struttura della torre sia stata ampliata, rafforzata con muraglie merlate, feritoie, fossati, tali da conferirle l’aspetto severo di fortino inaccessibile, sia da terra, sia dal mare, sul quale si affaccia con uno strapiombo.Quando la pirateria ebbe fine nel secolo XIX, l’edificio fu trasformato in residenza padronale e fu arricchito con scaloni, colonnati, fregi, capitelli, lesene, intonaci e circondato da giardini ornamentali adorni di fontane e sedili di marmo.
Non si conosce con certezza la data di costruzione della torre, ma dai cenni storici si apprende che Ugone di Santapau, discendente della nobile famiglia di Adamara, con diploma del 18 ottobre 1392, la ricevette in dono dal re Martino d’Aragona, quale ricompensa per aver appoggiato il re contro le fazioni avverse.Nel 1540 ne fu Signore Ambrogio di Santapau Branciforte, che fu investito del titolo Principe di Butera. Dopo svariate successioni intorno al 1800 il Castello pervenne al conte Wilding, ufficiale tedesco, quale dote della moglie Caterina Branciforte, figlia dell’ultimo principe di Butera. Alla sua morte fu ereditato dal fratello Ernesto, che durante i moti del 1848 preferì tornare in patria e vendette il Castello al Barone Antonio Chiaramonte Bordonaro, quindi per linea diretta è pervenuto all’attuale proprietario Roberto Chiaramonte Bordonaro.
Parrocchia S. Tommaso – Chiesa Madre
Butera5Nella parte settentrionale della città c’è la Chiesa di San Tommaso, oggi la Matrice, a poca distanza dell’attuale Porta Reale, dalla quale nel 1089 entrò vittorioso il Conte Ruggero. La Chiesa è a croce latina, con cupola e tetto a volta; misura mq. 150 circa ed i suoi lavori di stucco sono di Giovanni Maienza ed i dipinti di Domenico Provenz ano.
I marmi che ornano gli altari, danno alla Chiesa un aspetto importante e la magnificenza di un bel tempio. La principale Chiesa di Butera allora era San Giovanni Battista, mentre prima era Santa Maria del Castello. Nel 1315 ad opera di Fra Tommaso Buttiglieri, buterese, le vennero donati: il capo di Santa Sofia v.m. e quello di Sant’Orsola v.m. il braccio di S. Mauro, S. Callisto, alcune ossa di S. Anastasio, una bibbia antica scritta in carattere gallicano su carta pecorina.
L’epigrafe ancora si può leggere; il marmo è stato collocato sulla parete della Chiesa a sinistra entrando in sacrestia; nell’epigrafe si legge: Anno Domini 1315 Dominus Thomas de Butera Procurator regis Siciliae Federici Romae et in Alemania legatus, Santarum reliquiarum misit arcam pro hac ecclesia Santi Lohannis muneribus ditata et 1542 per illustrissimum Episcopum S yracusarumDominum Hieronum Boninia, aperta et inventis sanctorum reliquiis de sanctis ultra novo transunto illas approbavit.
Butera6Quando fu distrutta la Chiesa di S. Giovanni Battista le reliquie vennero trasportate nella Chiesa di San Tommaso Apostolo, l’attuale Chiesa Madre, dove attualmente esistono la testa di S. Orsola ed il braccio di S. Callisto. Io personalmente, quando era Parroco Mario Scarlata, frequentando la Parrocchia, vedevo due teste e molte altre ossa, la nicchietta era piena, oggi è vuota.
Abbiamo anche una lapide in memoria che porta la seguente iscrizione: …tot per actis annis cum ipsa reliquiarum arca non ea maneret decentia Sacerdos Dominus Antoninus Sfragaro Vicarius ob sui devotionem hanc cappellam cum et superius ex suo struete fecit, in qua trastulit sanctorum reliquias ipsas pro debito onore et Dei maiore gloria (petit ut Deum pro eo et suis rogatis et hic funeraria voluit). Actum XII calendis novembris 1633.
Nella parte settentrionale della città c’è la Chiesa di San Tommaso, oggi la Matrice, a poca distanza dell’attuale Porta Reale, dalla quale nel 1089 entrò vittorioso il Conte Ruggero. La Chiesa è a croce latina, con cupola e tetto a volta; misura mq. 150 circa ed i suoi lavori di stucco sono di Giovanni Maienza ed i dipinti di Domenico Provenz ano.
I marmi che ornano gli altari, danno alla Chiesa un aspetto importante e la magnificenza di un bel tempio. La principale Chiesa di Butera allora era San Giovanni Battista, mentre prima era Santa Maria del Castello. Nel 1315 ad opera di Fra Tommaso Buttiglieri, buterese, le vennero donati: il capo di Santa Sofia v.m. e quello di Sant’Orsola v.m. il braccio di S. Mauro, S. Callisto, alcune ossa di S. Anastasio, una bibbia antica scritta in carattere gallicano su carta pecorina.
L’epigrafe ancora si può leggere; il marmo è stato collocato sulla parete della Chiesa a sinistra entrando in sacrestia; nell’epigrafe si legge: Anno Domini 1315 Dominus Thomas de Butera Procurator regis Siciliae Federici Romae et in Alemania legatus, Santarum reliquiarum misit arcam pro hac ecclesia Santi Lohannis muneribus ditata et 1542 per illustrissimum Episcopum S yracusarumDominum Hieronum Boninia, aperta et inventis sanctorum reliquiis de sanctis ultra novo transunto illas approbavit.
Quando fu distrutta la Chiesa di S. Giovanni Battista le reliquie vennero trasportate nella Chiesa di San Tommaso Apostolo, l’attuale Chiesa Madre, dove attualmente esistono la testa di S. Orsola ed il braccio di S. Callisto. Io personalmente, quando era Parroco Mario Scarlata, frequentando la Parrocchia, vedevo due teste e molte altre ossa, la nicchietta era piena, oggi è vuota.
Abbiamo anche una lapide in memoria che porta la seguente iscrizione: …tot per actis annis cum ipsa reliquiarum arca non ea maneret decentia Sacerdos Dominus Antoninus Sfragaro Vicarius ob sui devotionem hanc cappellam cum et superius ex suo struete fecit, in qua trastulit sanctorum reliquias ipsas pro debito onore et Dei maiore gloria (petit ut Deum pro eo et suis rogatis et hic funeraria voluit). Actum XII calendis novembris 1633.
Nel 1500 la Chiesa di San Tommaso fu scelta come Parrocchia. L’origine della Chiesa però è molto antica come possiamo dedurre da certe epigrafi scolpite su pietra nei muri perimetrali. Il portale centrale della Chiesa porta scolpito l’anno 1195; molti restauri ha subito in passato; in una lapide posta sul muro esterno dell’abside si nota che nel 1684 fu ampliata e ricostruita ad opera dei benefattori: Bar. Carafa Carlo Innocenzo Accardo, Giulia Mallia, Gabriele Giurato, Pietro Angelo Sfragara.
Altri restauri risalgono al 1829 ed in una epigrafe tra il campanile ed il portone d’ingresso è detto che nel 1829 alla ricostruzione della Chiesa contribuirono tutti i fedeli. Nel 1940, per iniziativa del Parroco Mario Scarlata vennero fatti lavori con il contributo dei fedeli, la banconata in marmo per tutto il perimetro interno, ed una lapide, a destra della porticina del campanile, ne porta l’iscrizione.
Butera7Nella Chiesa abbiamo:
1) Una croce bizantina in smalto del VI secolo, sul battisterio;
2) la pala centrale sull’altare maggiore raffigurante l’Assunzione della Madonna, di grande valore artistico del Paladino;
3) il battesimo di Gesù, pittura ad olio di ignoto autore del XVII secolo;
4) un quadro di Santa Maria degli Angeli, del Paladino;
5) un quadro su tela, pregevolissimo, rappresenta la flagellazione di Cristo, nella parte sottostante il quadro sono scritte alcune parole di Isaia, V verso del salmo 411, datato 1630;
6) quadro dipinto su tavola, rappresentante San Tommaso Apostolo del 1311;
7) altro quadro su tavola, rappresentante San Pietro, del 1311;
8) quadro dipinto su tavola rappresentante Maria Santissima delle Grazie;
9) quadro dipinto su tavola rappresentante San Giovanni Evangelista;
10) quadro rappresentante la deposizione dalla croce, dipinto di Rosario Tinnirello, buterese, nel 1765;
11) la statua di Cristo in croce, scolpita da Valentino Riggio di Butera. Durante la Settimana Santa viene portata in processione sul letto di morte a sera inoltrata;
12) la statua della risurrezione di ignoto pittore.

Il Clima
Il clima a Butera non è molto costante e spesso è variabilissimo, rigido nell’inverno e notevolmente caldo in estate. I venti predominanti sono: il greco ed il levante. I prodotti predominanti sono: i cereali, il vino, le mandorle, l’olio, gli agrumi, la frutta. Oggi si è perduto il prodotto della liquirizia.Fonte: www.comunedibutera.it

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