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Comune di Milena

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Con il nome storico di Milocca (dall’arabo Mulok che significa ciliegio o grande proprietà), il comune nasce nel 1924, con il decreto regio n°3032, per volontà di Vittorio Emanuele III di Savoia. A dare impulso all’attività cooperativistica dell’unica Cassa Rurale della provincia nissena, fu Salvatore Angilella. Egli riempirà la storia di Milocca e delle sue istituzioni adoperandosi alla sua rinascita sociale, politica ed economica per quasi un sessantennio e cioè fino al suo decesso avvenuto nel 1966.
A partire dal 1933, in omaggio alla regina Milena del Montenegro, madre della regina Elena, sposa di Vittorio Emanuele III, la città fu rinominata “Milena”.
Dal 1924 al 1946, a Milena si sono succeduti ben 13 Commissari prefettizi e potestà e 10 sindaci di cui i primi due di nomina prefettizia. In seguito, nel 1946, si fecero le prime elezioni amministrative, e si ebbe finalmente la prima amministrazione comunale eletta democraticamente.
Dal 1954, il Dott. Luparelli Giuseppe prende le redini del paese per circa 40 anni. Uomo influente e capace cambia radicalmente il paese, infatti essendo Milena suddiviso in villaggi molto distanti tra loro, cerca di accentrare la popolazione con lottizzazione di terreni per i più degenti e con la costruzione di case popolari.
La geografia
Milena sorge in una zona collinare a 423 metri sul livello del mare. Si trova nella parte occidentale della provincia a est del fiume Platani, nellaSicilia centrale. Confina con i comuni di Bompensiere, Campofranco, Grotte, Racalmuto e Sutera. Dista 36 km da Agrigento, 45 km da Caltanissetta e 86 km da Enna.
Chiesa Madre, intitolata all’Immacolata Concezione, si trova in Piazza Garibaldi, risale al 1881 e fu portata a compimento nel 1877, per l’esigenza di avere una chiesa più grande di quella di San Martino, piccola e pericolante, che accogliesse tutta la popolazione. L’architettura dalle linee semplici ed eleganti, proprie del neocIassicismo siciliano, è arricchita all’interno con quadri e sculture di Francesco Biangardi, mentre successiva è la costruzione della torre dell’orologio; un recente restauro ha messo in luce la muratura a faccia vista.
Fattoria di San Martino, risalente al XVII secolo.
“A Cruci”, sita in via Nazionale, è un capitello votivo realizzato nella prima metà del Novecento, in sostituzione di una vecchia cappella in gesso a forma di “cubuluni”, che era stata realizzata per contenere lo croce in legno donata e portata a spalla a Milena da Padre Gioacchino La Lomia, frate cappuccino proveniente da Canicattì, al quale la popolazione, riconosce grazie e miracoli.
Feste
La prima festa dell’anno coincide con il Carnevale, che intercorre tra febbraio e marzo; la festa è caratterizzata da ricchi carri allegorici, che sfilano attorno ad una cornice di maschere, ammirati dai turisti che sempre più numerosi arrivano per questa occasione. Il martedì, del periodo carnevalesco, è divenuta consuetudine l’allegra sfilata di tutte le scolaresche, mentre il giovedì grasso è animato dall’evento culinario dedicato alla sagra de ‘li purpetta cu lu sucu’, polpette al sugo condite con pane grattugiato, formaggio e aromi tra cui un particolare tipo di mentuccia detta “sambriglia’, accompagnate dalla degustazione gratuita di altri prodotti tipici locali tra cui il pane detto ‘scanatu’ condito con olio e formaggio e il buon vino locale.
Durante l’estate per circa trenta giorni, spettacoli teatrali, proiezioni di film, cabaret, giochi ed animazioni per bambini si svolgono in Piazza e nel Parco Urbano, allietando le vacanze milenesi, in una splendida cornice naturalistica, con un meraviglioso panorama sulla città, e immersi tra essenze e piante rare e tra innumerevoli specie di fiori.

Festa di San Giuseppe
Per la festa di San Giuseppe, patrono del paese, il 19 marzo, viene imbandita la ‘tavulata di li vecchiariddi’ in occasione della quale, diverse famiglie per ex voto, preparano un ricco pranzo una volta per tutti i poveri del paese, adesso si invitano i conoscenti, di solito una ‘tavulata a 13 persone che raffigurano tutti gli apostoli, Giuseppe, Maria e Gesù. Il pranzo è allestito con diversi piatti e con prodotti di stagione; a fine pranzo a tutti è offerta la cosiddetta “truscitedda’ o ‘rizzimedda’ composta di pane benedetto, finocchi, arance, dolci, mandorle e ceci tostati. Dopo la ‘tavulata nel pomeriggio vi è la messa seguita dalla processione.

Venerdì Santo
In occasione del Venerdì Santo, in processione per le vie del paese, vengono portati dalle donne i simulacri di Cristo Morto e dell’Addolorata, accompagnati da un gruppo canoro ‘i lamentatori’ che cantano antichi canti popolari in forma di lamenti che raccontano la Passione nelle 15 stazioni effettuate durante il percorso.

Festa di Sant’Antonio
Il giorno successivo, la seconda domenica di agosto, è dedicato alla festa religiosa di Sant’Antonio Abate; la giornata è scandita dalla celebrazione di solenni liturgie ed è conclusa dalla processione del simulacro del Santo che attraversa le vie della città.
Seconda domenica di maggio
La seconda domenica di maggio, nel Villaggio Vittorio Veneto, per tradizione si organizza l’albero della cuccagna detto presa della ‘ntinna, caratteristico gioco consistente nel salire in cima ad un palo di circa otto metri trattato con sapone, per raggiungere il premio, aiutandosi solo con una particolare corda (pastura), realizzata con peli di criniera e coda di cavallo.

Sagre
Il secondo sabato di agosto è il giorno dedicato alla sagra della “mbriulata’, piatto tipico locale, che anticamente le massaie preparavano come pasto unico per i contadini da mangiare in campagna durante il lavoro nei campi, preparato con pasta sfoglia arrotolata, olive, patate, formaggio e tritato di maiale, che attualmente sostituisce la ‘frittola’.
Fonte: it.wikipedia.org

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