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Comune di Riesi

Logo RiesiRiesi è un comune italiano di 11.666 abitanti della provincia di Caltanissetta in Sicilia.
È situato nella Sicilia centrale vicino alla valle del fiume Salso, a sud della provincia.
Si trova 20 km a sud di Caltanissetta, 73 km da Agrigento, 63 km da Enna, 104 km da Ragusa. Si estende su una superficie di 6.667 ettari ed è situato a 330 metri sul livello del mare. Sorge alle falde del Monte Santa Veronica. Riesi era attraversata dalla Strada statale 190 delle Solfare, oggi in variante con due bivi di accesso in città: Riesi Nord e Riesi Sud. A circa 5 km dalla città la SS190 incrocia la SS626 della Valle del Salso (Caltanissetta-Gela) Uscita Iudeca.
Cenni Storici
Riesi1Riesi è stata fondata nel XIII secolo. Il nome deriva da una parola araba che significa “luogo abbandonato, incolto”.
La circoscrizione territoriale di Riesi fu occupata dalle popolazioni già dal III-II millennio a.C., dove, successivamente vi si insediarono Sicani e Siculi. I sepolcri e loculi rinvenuti in contrada “Costa di Mandorle” risalgono all’epoca dei sicani. Altri cenotafi sono stati ritrovati nelle contrade “Porco Spino” e “Birriggiolo”. Con l’avvento dei greci provenienti da Agrigento il territorio fu ellenizzato infatti dai ritrovamenti archeologici sono emersi alla luce elementi appartenenti a cascine dell’età ellenica. I Romani prima e i Bizantini poi vi approdarono cosicché le fattorie si immiserirono per cui i popoli si diradarono e quando la sicilia fu conquistata dagli arabi, questi si imbatterono in un luogo disabitato e trascurato perciò lo chiamarono Rahal-Met cioè “casale abbandonato”. Dopo che i Normanni conquistarono la terra siciliana, essa venne spartita e donata dal Gran Conte Ruggero a discendenti e a quei cavalieri distintisi in battaglia. A Piazza Armerina, insieme a Butera e ai casali di Mazzarino e Garsiliato, fu conferita la potestà territoriale su Riesi, poi concessa a Enrico Aleramico.
Nel 1296 Giacomo II di Aragona concesse i feudi di Riesi e Cipolla a Federico di Moac, per poi affidare nel 1300 la loro proprietà a Francesco I Ventimiglia, seguito da Ludovico d’Aragona, Palmerio de Caro, per ritornare nuovamente al Casato dei Ventimiglia. Il 12 febbraio 1392, Filippo I Ventimiglia – Maresciallo perpetuo del Regno di Sicilia – nel suo testamento dettato a Catania, divide i suoi beni fra i figli Filippo II, Antonio, Nicola, Ilaria e Preziosa, beneficiando la moglie Costanza Abbate di una rendita di 60 once d’oro annue. Coinvolti nella ribellione del cugino Antonio I Ventimiglia, conte di Collesano, i figli e la moglie di Filippo I sono privati dei beni nel 1397. Nel 1453 Riesi e Cipolla ritornano in possesso dei Ventimiglia, con l’investitura a Filippo III Ventimiglia, Barone di Pettineo, Riesi e Cipolla, nipote di Filippo I, figlio del detto Francesco I conte di Geraci e Collesano. Da Andrea Ventimiglia – figlio di Antonio di Riesi – eredita la baronia di Riesi, nel 1474, il nipote Francesco Gastone Castellar, probabilmente figlio di Ilaria II Ventimiglia, sorella di Andrea, morto senza eredi. Giovanni Ruiz de Calcena,cancelliere di re Ferdinando, che aveva ottenuto il territorio di Riesi e Cipolla dalla moglie Giovanna Eleonora Castellar e Ventimiglia nel 1513, acquisì la “licentia populandi” dal sovrano assieme al “mero e misto impero”. Anche se egli non rivendicò mai questo diritto, poiché mai si recò in Sicilia ad assumere possesso delle sue terre.
Riesi, pertanto, rimase inalterata, continuò ad essere quel piccolo borgo di contadini, per la maggior parte stagionali, e coloni che si insediarono tra i piedi del “Monte Veronica” e la “Capreria”. Tuttavia, questo tentativo di popolare Riesi da parte dei coloni si rivelò fallimentare perché i terreni erano paludosi e inoltre mancava la presenza di un castello che provvedesse a difendere il villaggio dai continui saccheggi dei briganti. Il paese rimase quindi disabitato per circa un secolo finché, tramite una molteplicità di passaggi il feudo, a Pietro sopraggiunse Altariva il quale decise di farlo riabitare. Questa decisione era suggerita dai privilegi politici che un nobile acquisiva nel momento in cui faceva nascere un nuovo paese con più di ottanta famiglie. Risiedendo in Spagna, Altariva gestì le sue terre siciliane attraverso un amministratore e un sostituto. Il curatore Pietro Gil stabilitosi a Caltanissetta, rimase al servizio di Altariva solo un biennio; nello stesso tempo Cristoforo Benenati, in un primo momento colui che faceva le veci del Gil per la stipula di contratti, successivamente fu designato procuratore generale ed è grazie a lui e al suo spirito di iniziativa se il signore di Riesi riuscì a deliberare nel 1647 la licenza di popolamento del feudo concessa a Giovanni Ruiz de Calcena 134 anni prima, rendendola esecutiva. Il nuovo casale non sorse nello stesso punto dove era nato nel 1513 perché l’insediamento colonico si distanziò dalla palude. Le prime case furono costruite al “canale” e si estesero di fronte il Monte veronica fino a un punto chiamato “Pietra-piatta”. Da quel momento in poi diversi contadini, artigiani e burocrati dei vicini paesi di Butera, Mazzarino e Pietraperzia cominciarono a trasferirsi nel nascente paese. Ad appena due anni dalla sua fondazione, nel 1649 Riesi passò di proprietà a Beatrice, figlia di Pietro Altariva e consorte di Diego Moncajo. Il paese assunse un nuovo nome: Altariva, per volontà di Beatrice, in onore del padre, nome che detense fino al 1700, anno in cui prese di nuovo l’antico nome. Nel 1700 in Sicilia si verificarono una serie di tristi avvenimenti bellici che però non si fecero sentire a riesi che continuò la sua regolare crescita. Nel 1714 Riesi passò al demanio del re; invece nel 1777 si trovò sotto il dominio della signoria di Luigi Maria Pignatelli e Consaga. L’ultimo barone ad essere investito del territorio di Riesi fu Giovanni Ermando. Nel 1812, con la nuova costituzione, venne abolito il sistema feudale in Sicilia. Nel 1819 comparve per la prima volta la figura del sindaco aiutato nell’amministrazione del paese dai primi due eletti.
Riesi2I moti rivoluzionari del 1820 e del 1848, che recarono gravi danni alla Sicilia, incocciarono i cittadini riesini preparati a lottare per la causa siciliana e parteciparono alla lotta antiborbonica seguendo gli ideali del risorgimento italiano. Il XIX secolo, portò non solo alle rivoluzioni, ma anche malattie quali colera, tifo, carestie, febbre petecchiale che determinarono la morte di parecchi cittadini. A queste piaghe si aggiunsero anche la disoccupazione e la fame. I generi alimentari diminuirono e il carovita aumentò vertiginosamente, tanto che fu necessario istituire nel 1886 il monte frumentario per attenuare le sofferenze dei cittadini più bisognosi.
Nel 1879 la fillossera devastò per intero i vigneti causando nuovi inconvenienti alla già debole economia riesina. La situazione parse peggiorata per quegli agricoltori che, non potendo adempiere al pagamento delle tasse, furono privati dei loro terreni, confiscati dallo Stato, e per gli zolfatai che con il loro stipendio esiguo non erano in grado di sfamare le famiglie; gli animi esasperati erano pronti a tutto. Nel 1893 vennero fondati i Fasci siciliani a cui presero parte contadini, braccianti, zolfatai che riuscirono a reclamare i loro diritti ottenendo condizioni di lavoro più umane e retribuzioni adeguate. Gli inizi del secolo XX furono pervasi da altri gravi episodi: nel luglio del 1914 un assembramento di fanatici mise in atto un tentativo di ribellione e proclamarono la “Repubblica di Riesi” che però terminò nel giro di un paio di giorni poiché l’ordine pubblico fu tempestivamente ripristinato.
L’8 ottobre 1919 accadde un altro triste fatto, quando i contadini, stufi dei soprusi, si radunarono per scioperare occupando le terre dei latifondi e gridando: “la terra ai contadini“, però pure questa rivolta, culminata con la morte di dodici riesini, fu presto repressa. Anni dopo il paese fu travolto dall’avvento del fascismoe dalla seconda guerra mondiale, mentre dal 1946 fu istituito il concorso del sindaco, valido ancora oggi.
Fino agli anni ottanta molti degli abitanti della città lavoravano nelle vicine miniere di zolfo di Trabbia e Tallarita. I proprietari sfruttarono molto la popolazione impoverita. Molte famiglie per sopravvivere furono costrette a mandare i loro figli a lavorare in miniera, che era ad un’ora di cammino dal paese. Entrando nella città si vede un grande monumento che ricorda la sofferenza dei minatori.
Nel 1961 il pastore valdese Tullio Vinay fondò il Servizio Cristiano per combattere la povertà. All’inizio, lo scopo principale era promuovere l’alfabetizzazione tra bambini e adolescenti, poi si aggiunse quello di favorire l’agricoltura e la formazione. Oggi la Chiesa Valdese gestisce un asilo nido, una scuola elementare, una pensione, un consultorio familiare e una piccola fattoria.
Lo zolfo di Riesi
Riesi3L’attività mineraria è quella che più di altre ha segnato il passato di Riesi, nel cui territorio sergevano grandi miniere dalle quali ogni giorno venivano estratte tonnellate di roccia solfifera. Dopo gli anni cinquanta la concorrenza americana sbaragliò la produzione solfifera della provincia Nissena per cui la stragrande maggioranza delle miniere, di lì a poco, fu costretta a chiudere i battenti.
Superato il centro abitato di Riesi, verso il confine con il comune di Sommatino, dopo circa 15 minuti di strada, in corrispondenza del ponte Muntina, sulla destra sorgono gli impianti delle miniere di Trabia e Tallarita, una delle più grandi solfare siciliane, dove in passato si estraevano fino a 10.000 tonnellate per cantiere di minerale solfifero ogni anno. Il grande bacino minerario, sito tra Riesi e Sommatino è attraversato dal fiume Imera Meridionale alla cui sinistra si trova la Tallarita e alla destra la Trabia. Le miniere sfruttavano un giacimento solfifero incassato fra i sedimenti della cosiddetta Formazione Gessoso-Solfifera del Miocene superiore, molto conosciuta e studiata dai geologi di tutto il mondo. Nella miniera Trabia, conosciuta in passato anche come la Sulfara ranni (Solfara grande) i primi lavori estrattivi risalgono intorno al 1730; il minerale, a causa della poca profondità, era così abbondante da essere visibile senza bisogno di scavare per cui bastavano una pala ed un piccone per raccoglierne grandi quantità. A partire dal 1830 però, grazie all’introduzione di nuovi mezzi meccanici l’attività assunse una maggiore rilevanza. Attorno alle miniere fu edificato pure un villaggio presso il quale vi erano una stazione dei carabinieri, un ufficio postale, una cappella, uno spaccio e gli alloggi per 300 dipendenti e relative famiglie. Gli impianti consistevano esternamente di una torre (o castelletto) sulla quale era sistemato un argano che garantiva il movimento verticale dei vagoncini che, riempiti di minerale nei cantieri sotterranei, venivano trasportati all’esterno. Il minerale estratto veniva di seguito arricchito in stabilimenti che spesso erano attigui alla miniera, dove, all’interno di forni speciali, si procedeva alla separazione dello zolfo dalla roccia calcarea. All’interno della miniera, nelle viscere della terra, i minatori scavavano incessantemente per tutto il giorno e a causa della temperatura elevata erano costretti a lavorare seminudi. Nel 1904 oltre all’introduzione di metodi meccanici venne costruita anche una teleferica lunga 10 km che collegava la stazione ferroviaria di Campobello di Licata, della linea Canicattì-Licata con il bacino minerario Trabia-Tallarita. Negli anni venti, nel pieno dell’attività estrattiva, queste miniere davano lavoro a poco meno di 3.000 minatori. Nel 1957, in conseguenza di una esplosione di grisou, franò un pozzo (Scordia) che causò molte perdite umane. La miniera fu chiusa nel 1975. Oggi gli antichi edifici nei quali un tempo lavoravano migliaia di minatori siciliani rappresentano soltanto ottimi esempi archeologico-industriali, dove particolarmente suggestivi sono i resti delle infrastrutture di lavorazione, tra i quali l’interminabile sequenza dei forni Gill (sistema più moderno di fornaci per la fusione). Spentasi l’industria mineraria ai giorni nostri Riesi è una cittadina che fa dell’agricoltura la sua principale fonte di sostentamento. Dal 2010 nell’area mineraria è presente un Museo delle Solfare di Trabia Tallarita, un’esposizione multimediale permanente dedicata all’epopea dello zolfo nisseno.
Chiesa della Madonna SS. della Catena
La Basilica-Santuario della Madonna della Catena, la Chiesa Madre cittadina edificata intorno il 1700. Nella sua semplice facciata si può ammirare lo stemma settecentesco di Don Bartolomeo Moncajo. Il suo interno presenta stucchi ed affreschi settecenteschi, a partire dagli affreschi della volta e a quelli raffiguranti Sant’Eligio e Santa Sabina. Al suo interno si fa notare anche la Cappella del Santissimo Crocifisso che preserva un seicentesco Crocifisso ligneo.
Chiesa del SS. Crocifisso
Costruita nel 1744. La settecentesca Chiesa del Santissimo Crocifisso si fa ricordare per un superbo, seicentesco Crocifisso nero realizzato da un autore ignoto.
Chiesa Maria SS. del Rosario
Costruita nel XVIII secolo e portata a termine nel 1775, presenta un prospetto barocco affiancato da un campanile arabeggiante con cupola e un vano per le campane. L’interno, a navata unica coperta da volta a cassettoni, conserva un quadro raffigurante la Madonna del Rosario e il simulacro della Vergine utilizzato nelle funzioni pasquali. Altre sculture di autore ignoto decorano le cappelle laterali; tra esse spiccano il S. Michele Arcangelo, S. Lucia col Cuore di Gesù e il più recente Cristo Glorioso, realizzato nel 1975 da Vincenzo Mussner di Ortisei.
Chiesa di San Giuseppe
Edificata nel XIX secolo. Si trova su di un’altura e si ricorda per la statua rappresentante il Santo titolare e per l’affresco raffigurante “Lo Sposalizio di Maria Vergine e Giuseppe”.
Chiesa evangelico-valdese
Fondata nel 1898.
Chiesa di San Giovanni Bosco
Eretta nel 1962.
Il Monte degli Ulivi
Complesso architettonico del Servizio Cristiano. Di proprietà della Chiesa Valdese, fu costruito tra il 1961 ed il 1966 dall’architetto Leonardo Ricci ed è uno dei massimi esempi di architettura italiana del XX secolo. Il 16 gennaio del 2009 sulla GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n° 3 del 2009) con decreto del 22 dicembre 2008 il complesso architettonico del Servizio Cristiano ha ottenuto la “Dichiarazione di importante interesse artistico”.
Fonte: www.comune.riesi.cl.it – it.wikipedia.org/wiki/Riesi

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