giovedì , Gennaio 20 2022

Le chiese di Sutera

Sutera7Il percorso all’interno della realtà ambientale di Sutera prende le mosse da piazzaSutera8 Sant’Agata, alla quale agevolmente si perviene da piazza della Rinascita; ed è in piazza Sant’Agata (Ex piazza Umberto I), che il visitatore consegue la prima accogliente immagine di uno scenario urbano dalle articolate prospettive: da un lato l’aereo belvedere apre la visuale sull’ampio panorama della Valle; impone sull’altro lato della piazza la propria solida volumetria la quattrocentesca chiesa di S. Agata in stridente contrasto con la geometrica razionalità del Municipio (rifacimento di un antico convento di Benedettine), con esso dominando l’ambiente urbano nel sito in cui la piccola quotidianità si celebra come su un palcoscenico negli incontri e nei fatti della vita di relazione.
Sutera9All’interno della chiesa Sant’Agata, a triplice nave, l’impianto architettonico si esalta nei vibrati ritmi delle grandi arcate innalzate su eleganti colonne.
Nel coro si osservano pregevoli stalli lignei scolpiti appartenuti alle Benedettine, quivi insediatesi al tempo del loro trasferimento nel 1727 nel vicino convento; le grandi tele alle pareti raffiguranti S. Onofrio anacoreta e la Madonna degli Agonizzanti si attribuiscono a Pietro d’Asaro; conserva la cappella del Sacramento una insolita tela della Madonna degli Innocenti di un giovane Mariano Rossi (metà XVIII sec.); nell’aula si segnalano le seicentesche tele della Madonna degli Angeli e della Madonna della Catena e una aurata statua marmorea della Madonna delle Grazie, fascinoso prodotto di maestri lombardi operanti nel ‘400 in Sicilia.
Sutera10Più avanti, da un recesso della piazza, sorgeva la chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti, ricostruita verso il 1840 dall’omonima confraternita e da pochi anni ristrutturata è diventata sede di un centro polivalente e sede del Consiglio Comunale.
All’interno si possono ammirare, al piano inferiore, delle “cripte” della Chiesa preesistente. E suggestivi pure nella loro maestosa fragilità si offrono, a chi vi perviene percorrendo la via Roma, i ruderi del quattrocentesco palazzo della nobile famiglia Salomone, grandioso edificio in pietrame informe nel quale ebbe i natali Francesco Salomone (1478-1569) uomo d’arme, eroe della Disfida di Barletta. Una lapide sul lato est del castello datata febbraio 1903, ricorda i festeggiamenti del quattrocentenario della disfida di Barletta, festeggiamenti che ebbero la presenza di più di 5.000 persone.
Percorsa la breve via F. Salamone e la via Carmine si giunge sulla destra ad un piazzale belvedere “cuzzu San Roccu”, diventato ora Piazzetta “Dillingen”, dove all’estremità di essa vi è la statua di San Pio.
Sutera11Sutera12Più avanti, la piazza Carmine, conclusa in funzione di quinta prospettica dalla lineare compostezza della chiesa di Maria SS. del Carmelo, ricostruita quasi interamente negli anni 1934/36 su un organismo del 1185 derivato a sua volta dall’ampliamento di una più remota chiesetta dell’Annunziata esistente nel sito. Affiancato da una rubescente torre campanaria con cupolino a bulbo, il glabro prospetto incorpora un esiguo porticato a triplice fornice, all’interno del quale il portalino d’accesso si orna di piedritti provenienti dalla moschea del Ràbato; alla destra dell’edificio, la facciata del conventino edificato nel 1664 dai PP. Gerosolimitani Carmelitani in ristrutturazione e sede futura di un museo. Nel candido interno a tre navate si apprezzano: un’acquasantiera marmorea del 1562, una tela del 1514 raffigurante la Madonna del Carmine con S. Angelo e Sant’ Alberto, nella cappella a sinistra del presbiterio un antichissimo gruppo statuario in legno policromo dell’Annunciazione, animato e ingenuo prodotto della cultura popolare.
Capolavoro assoluto è la Madonna del Soccorso, marmoreo simulacro collocato nella cappelletta a destra del coro, ornata dei sarcofagi della famiglia Salomone: vigilata testimonianza dell’arte del carrarese Bartolomeo Berrettaro, la statua fu scolpita nel 1503 per committenza dei Salomone, di cui nella predella risalta a rilievo fra due angeli l’araldica insegna.
Sutera13Sutera14Proseguendo per via Carmine si giunge al Ràbato, irrequieto assembramento di casette affastellate su tortuose e anguste viuzze segnate dalle orme dei secoli.
Qui è la sede naturale del presepe vivente che ogni anno fa rivivere il mistero della natività con gli antichi mestieri degli inizi del novecento.
Nella parte più elevata, la compatta massa della matrice di Maria SS. Assunta, edificata nel 1370 da Giovanni Chiaramonte sui resti della moschea del IX secolo ma soggetta a sostanziali interventi ricostruttivi nel 1585, ha squisite reminiscenze rinascimentali nel portale trabeato sul vano arcuato affiancato da piatte lesene, mentre il mistilineo portalino laterale innesta elementi architettonici della moschea.
Nella Chiesa Maria SS. Assunta (Chiesa Madre) l’interno a tre navate si illegiadrisce di geometrici ornati in stucco e sobrie indorature, culminando nella raffinatissima cappella del SS. Sacramento, doviziosa di delicati decori; all’ingresso è un marmoreo fonte battesimale del 1495; alle pareti, animata tela dell’Assunta di Pietro D’Asaro (circa 1640) e una devozionale Madonna della Cintura (1756) di artista locale; in sacrestia, un teso S. Francesco in estasi è ispirata tela forse dello stesso Pietro d’Asaro.
Sutera16Si ritorni verso piazza Carmine per salire (per un’ampia strada a scalini che fende le lussureggianti balze del monte S. Paolino, assestato a parco urbano) all’ampio terrazzo sulla cima, su cui posa l’oblunga massa del Santuario Diocesano di San Paolino, eretto nel 1374 da Giovanni III Chiaramonte sulle strutture dell’antico castello. Più volte oggetto d’interventi nell’ultimo secolo, laSutera15chiesa è affiancata da un ex conventino del primo ‘700 dei PP. Filippini, adesso ristrutturato; nella disadorna aula a tre navate è una notevole tela della Madonna in trono fra i SS. Cosma e Damiano di Filippo Tancredi (1700). Il ricco tesoro del santuario si custodisce all’interno di un protetto stipo ligneo del 1903, scolpita opera di ebanisteria a decori simbolici rinserrata alla destra del presbiterio: sono due urne-reliquiario, opere d’arte mirabili, espressioni fra le più cospicue dell’antica oreficeria siciliana; raffinato prodotto del 1498 a forma di grande cofano con coperchio a schiena d’asino, la prima, sbalzata in una ricamata lamina d’argento con delicate figure a rilievo e fiffi decori a racemi e palmette, contiene le ossa di San Paolino, Sant’Archileone, San Damiano e San Pietro Martire; l’altra, eseguita nel 1649 dal palermitano Francesco Rivelo, è sfarzoso documento plasticamente scultoreo dell’arte barocca, nel quale si alloggiano le ossa di Sant’Onofrio, re di Persia.
 

Check Also

Caltanissetta: cripta della Chiesa di San Domenico

L’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, a Caltanissetta, insieme alla Soprintendente dei …