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Comune di Alcara Li Fusi

Logo Alcara Li FusiIl paese di Alcara Li Fusi si trova a 398 m s.l.m. sulle pendici dei Nebrodi, che si estendono dalle cime del monte Crasto (circa 1.300 m s.l.m.) a nord est, all’altopiano di Miraglia, con il monte Soro (1.847 m s.l.m.).

Il territorio è ricco di corsi d’acqua; in particolare è percorso dal fiume Rosmarino, una fiumara che ha inciso una profonda valle che divide in due parti distinte e ben diverse il territorio comunale e dai suoi affluenti di destra e di sinistra. Il centro abitato si trova sulla riva destra sottostante a grandiosi rilievi rocciosi di originecalcarea. Il versante sinistro del Rosmarino è invece costituito da rilievi ricchi di vegetazione che arrivano al crinale dei monti Nebrodi ed alla vetta del monte Soro (1847 m s.l.m).

Cenni Storici

Sul versante occidentale della Sicilia, nell’entroterra dei Monti Nebrodi in provincia di Messina, adagiato su di un colle roccioso alle pendici della dolomitica catena montuosa delle Rocche del Crasto nella vallata del torrente Rosmarino ed incastonato in uno scenario paesaggistico molto suggestivo, a 400 m.s.l.m., sorge il piccolo borgo di Alcara Li Fusi.

Antichi origini, ovviamente analoghe ad altri siti dell’isola, testimoniano la storia di questo piccolo centro collinare, le cui radici sembrano intrecciarsi al periodo della distribuzione dell’antica città di Troia in Grecia da cui, secondo una leggenda, discende un certo Patrone Turio, approdato con la sua flotta sulle coste sicule ed inoltratosi nell’entroterra, dove fondò vari fortini, successivamente divenuti veri e propri centri abitati, uno dei quali fu proprio Alcara, che ebbe un rapido e florente sviluppo soprattutto durante il dominio degli Arabi in Sicilia (827/1061) e, da cui ne deriva il nome “Al Qarya”, che singnifica “Il centro urbano”.

Testimonianza delle remote origini della piccola cittadinanza, oltre ad alcuni ritrovamenti archeologici del periodo greco-romano e Bizantino, é l’antico rito pagano del “Muzzuni”, le cui memorie vanno a perdersi nella notte dei tempi ma che sembrano riconducibili alla cultura ellenica, precisamente legate al culto propiziatorio per la fertilità della terra, in onore delle divinità Demtra dea dellaterra, Kore dea dell’oltretomba, Afrodite dea dell’amore, Adone dio della vegetazione e dela fertilità, Dioniso dio dell’euforia.

E`infatti un rito propiziatorio alla fertilità della terra celebrato nella notte del solstizio d’estate ma poi, con l’avvento del Cristianesimo, accorpato al culto di San Giovanni Battista il 24 Giugno.

Le prime notizie certe su Alcara, si hanno però con la dominazione dei Normanni quando, il Conte Ruggero, con un diploma del 1082, concesse al Vescovo di Troina-Messina, l’abitato alcarese con tutto il territorio annesso, il quale era circoscritto in uno dei tre valli della Siclia, ovvero nella Valle di Demena.

E`proprio a partire da questo periodo che la storia del centro nebroideo comincia a concretizzarsi maggormente, anche perchè s’intreccia con la vita ascetica dell’Eremita dell’ordine Basiliano, San Nicolò Politi.

Nato intorno al 1117 ad Adrano, nella provincia di Catania, giunse nel territorio alcarese nel 1137 circa, trovando rifugio in una spelonca rocciosa del Monte Calanna dove, dopo aver trascorso un trentennio fatt di stenti e preghiere, la sua esistenza terrena si concluse il 17 agosto 1167.

Da allora è Protettore acclamatissimo di Alcara che, da ormai quasi 850 anni, gelosamente ne custodisce le venerate spoglie mortali e, grazie al Breve Pontificio di Papa Giulio II del 7 Giugno 1507, ne rinnova ufficialmente la memoria con fervorosae viscerale devozione, celebrando le Solenni Festività in suo onore dall’1 al 3 maggio e dal 15 al 18 agosto.

Il piccolo centro nebroideo, veniva infatti identificato come Alcara Valdemone, denominazione che rimase fino al 1812, quando una legge borbonca, soppresse le vecchie corcoscrizioni siciliane delle tre valli di Noto, Mazzara e Dena, inserendo inserendo cosi l’appellativo “Li Fusi” per la fiorente industria di fusi per filare lana, seta, lino ma, ancheL’Abate Vito Amico nel suo Lexicon del 1760, riporta che già in quell’anno il borgo era denominato “Alcara oppidum de fisus appellatum”.

Alcara vanta dunque di una cospicua storia e tradizione culturale che, soprattutto in passato, per svariati secoli ha fatto di questo centro, uno tra i più rinomati del comprensorio che, in oltre, ha dato i natali ad illustri eruditi locali come poeti, scrittori, musicisti ed artigiani che hanno sempre onorato e portato in alto il buon nome di questo, per molti aspetti sconosciuto, centro urbano dalle antiche vestigia.

I monumenti

ALCARA LI FUSI1Finestra Bifora del XV sec. ubicata lungo la via Don Gusmano.

Quartiere Motta, nucleo d’ impronta medievale più antico del paese, il cui intreccio di vie richiama i quartieri arabi.

Sotto il promontorio roccioso sul quale si erge la Torre del Castel Turio, si trova la monumentale Fontana Abate, costruita dai Turiani, adornata di stemmi, pinnacoli e volute in pietra, dalla quale fuoriescono sette cannoli di acqua freschissima che si versano in una lunga vasca. Nella parete della Fontana si notano tre iscrizioni latine e lo stemma della città: un’aquila coronata ad ali spiegate scolpita in pietra. Accanto alla Fontana si trova una vaschetta con altri due getti d’acqua e nelle vicinanze sorge un grande lavatoio con ampia tettoia comprendente 24 vaschette con altrettanti getti d’acqua, ove le donne lavavano i panni. Sul vicino torrente Stidda si susseguono i mulini ad acqua, uno dei quali perfettamente integro.

Presso il Quartiere Calvario, durante la Settimana Santa, si svolgono parte delle funzioni Pasquali.

In località Grazia, ai piedi di un eccezionale costone roccioso, sorge l’omonima, piccola Chiesa costruita in segno di ringraziamento dopo l’epidemia pestilenziale del 1525 dalla quale Alcara rimase indenne.

Eremo d S.Nicolò Politi costruito verso la fine del XII sec., nel cui interno vi è racchiusa la piccola grotta dove, per trentatre anni, dimorò il Santo eremita e fu rinvenuto esanime. Il luogo è meta di un considerevole turismo religioso.

Si segnalano, inoltre, numerosi palazzetti antichi tra cui il Palazzo Mileti in via Garibaldi, 2, il Palazzo Ridolfo in via della Rinascita, 2 Palazzo Bontempo in via Donadei, 19, la Casa di Natale Donadei, medico ed illustre poeta vissuto nel XVI sec. in via SS. Annunziata, 39.

La Grotta del Lauro costituisce una delle meraviglie naturali del territorio di Alcara Li Fusi e dei Nebrodi. Ubicata in un luogo di particolare richiamo, a 1068 mt di altitudine nel contesto dell’imponente massiccio roccioso calcareo-dolomitico del Crasto, costituisce la principale e più interessante fra le cavità carsiche che si aprono numerose soprattutto nel versante occidentale delle Rocche del Crasto. Con il suo interno, in parte inesplorato, offre un suggestivo spettacolo composto da innunerevoli, grandi stalattiti, stalagmiti, colonne dalle forme più svariate, nonchè concrezioni mammillari formate da spessi strati di calcite che custodiscono una parte interna trasparente. Oltre all’aspetto geo-speleologico riveste grandissima importanza anche la presenza di due specie di troglobie, l’Entotalassinum Nebrodium ed il Beroniscus Marcelli, esemplari di invertebrati miriapodi di alto interesse biologico, costituenti un endenismo tipico ed unico di questa grotta. Dal punto di vista archeologico, la Grotta del Lauro ha fornito non poche testimonianze delle diverse culture e civiltà sopravvissute e succedutesi nel corso dei secoli. Con le sue cavità e ripari densi di resti e tracce del paesaggio dell’evoluzione dell’uomo ha permesso agli studiosi, mediante il rinnovamento di materiali da deposito risalenti al Neolitico ed alla prima età dei metalli, di tracciare un panorama di grandissimo interesse scientifico.

Sulle spettacolari pareti lisce che fanno da cornice alla Grotta del Lauro, trova il suo habitat naturale l’aquila reale, simblo della cittadina, rispettata ed amata dalla comunità alcarese anche per la sua connessione con la storia di S.Nicolò Politi.

L’antico villaggio pastorale “Stidda”, edificato nei pressi dell’ononimo torrente, si rivela un importante sito etno-antropologico sia per il paese di Alcara Li Fusi, che per il Parco dei Nebrodi. L’arcaico agglomerato rurale è costituito da capanni in pietra a secco con coperture in tegole o frasche, affiancati da recinti per il ricovero del bestiame che richiamano gli antichi insediamenti preistorici i quali, un tempo, punteggiavano numerose le montagne, offrendo riparo ai pastori ed alle loro greggi e mandrie.

Le Rocche del Crasto sono una formazione rocciosa di grande bellezza dell’era mesozoica, costituite da rocce cristalline grigie e lucenti e da calcari dolomitici. A ridosso delle Rocche si trova ubicata l’Area dei Grifoni, la quale, oltre ad ospitare le voliere di acclimatamento per i Grifoni che faranno parte del progetto di reintroduzione attuato dal Parco dei Nebrodi, costituisce un’importantissimo punto di osservazione per quelli già liberati.

Sull’omonimo monte, secondo le affermazioni di autorevoli storici (Fazello, Gaetani, Scinà, Flaccomo), sorgeva l’antichissima città Sicana di Krastos, come testimoniano resti e manufatti. Nella città di Krastos ebbe i natali il poeta greco Epicarmo, inventore della Commedia.

Immerso in un insolito ed incantevole scenario evocante paesaggi alpini, il Lago artificiale Maullazzo, sito a 1450 mt di altitudine sulle pendici nord-occidentali del monte Soro (1848 mt, la cima più alta dei Nebrodi), con la sua estensione di circa cinque ettari, costituisce un sito straordinario dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. lo specchio d’acqua è ubicato al centro della superba faggeta Sollazzo Verde, ricadente nel territorio di Alcara Li Fusi. L’area del lago Maullazzo permette l’incontro di vari ambienti di notevole interesse naturalistico sia faunistico che floristico come la presenza nel sottobosco di splendid esemplari di agrifoglio nonchè d zone umide di particolare interesse scientifico.

Le Chiese

Chiesa del Rosario (nucleo originario 1163)

Un bel portico del XV sec., costituisce uno splendido monumento di architettura del Rinascimento. All’interno si custodiscono pregevoli dipinti e statue rinascimentali, tra le quali una pregevole e rara tela raffigurante “La Visitazione della Vergine ad Elisabetta”, datata 1667, opera di G. Tomasi e una statua marmorea di Maria SS. Della Catena di scuole gaginiana.

Monastero delle Vergini Benedettine (1559).

Ospitò, per un lungo periodo, una cospicua comunità monastica femminile aderente alla Regola di San Benedetto. L’intero complesso monastico, sottoposto a lavori di restaurazione, è stato adibito a Museo di Arte Sacra all’inteno del quale sono custoditi pregevoli opere d’arte tra cui sculture lignee, antichi fercoli processionali, paramenti liturgici, argenteria, dipinti ecc. e una pregevolissima collezione di libri antichi tra cui un incunabolo rarissimo del 1487 (Bibbia De Lyra). Al Convento è annessa la Chiesa di S.Andrea che accoglie una grande tela eseguita da Guasto di Ragalbuto raffigurante San Benedetto da Norcia e un antico Hecce Homo.

Chiesa S. Pantalone Martire (sec. XV)

Dal prospetto a capanna, completato, da un campanile cuspidato a pianta quadrata, elevato su tre ordini divisi da due cornicioni. L’altrare maggiore ospita una stupenda tela di Damiano Basile del 1599 raffigurante la Madonna tra Angeli e Santi incorniciata da una splendida cornice barocca. La chiesa custodisce una ricca collezione di pittura di notevole pregio, tra le quali un dipinto su tavola della scuola di Antonello da Messina, una Madonna col Bambino opera del Damiani del 1538, una tela effigiante Sant’Antonio Abate di Filippo Tancredi del 1715, una Sacra Famiglia eseguita da Pietro Castelnovo nel 1681, un quadro raffigurante i Santi Cosma e Damiano, una Deposizione ed un altro dipinto di San Pantaleone di G. Tomasi dotati 1671. L’edificio sacro accoglie inoltre, un pregevole Crocifisso in legno e stucco del XVII sec. e un organo a canne del XVI sec. Una preziosa biblioteca comprendente libri antichi di epoca compresa tra il 1400 ed il 1700 (incunaboli e cinquecentine) proveniente da Convegno dei Cappuccini, testimonia la grande vitalità culturale del piccolo centro di Alcara che in passato faceva parte di un circuito di circolazione di importanti lavori letterari e filosofico-teologici.

La Chiesa Maria SS. Assunta

E’ di epoca Bizantina, con absidi e campanile del XVI sec. Essa custodisce, nella splendda cappella del 1630 decorata con opere di Guasto di Regalbuto e Pietro D’Asaro, anche la statua e le reliquie di S. Nicolò Politi, Santo Protettore di Alcara. Le reliquie sono poste in una pregevolissima urna argentea del 1581, opera di Paolo Guarna che rappresenta una delle più belle opere dell’argenteria Siciliana. Nella chiesa si rileva la presenza di un organo del XVII sec., numerosi dipinti tra cui una settecentesca tela di F.Tancredi raffigurante il “Rinnovamento del corpo di S.Nicolò”, un crocifisso ligneo, un antico pulpito in legno, l’imponente altare centrale, un particolare fonte battesimale in marmo rosso di S.Marco. Gli altari laterali sono sormontati da interessanti tele tra le quali la “Vergine col Bambino e S.Gaetano” e le “anime Purganti”.

La Chiesa della SS.Annunziata

Ubicata nell’antichissimo quartiere Motta fu costruita nel sec. XVI, un tempo era chiamata “Templum Magnum” con riferimento alla sede vescovile di Alcara.

La Chiesa di S.Vincenzo Ferreri

Fu costruita intorno al 1500, al suo interno si ammira un antico e pregevole “Hecce Homo”

Chiesa di S. Michele (1523)

All’interno, si ammirano le statue dell’Immacolata e d S.Michele Arcangelo oltre ad un pregevole soffitto in legno dipinto. La Chiesa un tempo fu la cappella dell’antico Monastero dei Minori Coventuali annesso.

La Chiesa di S.Nicola di Mira

E’ ubicata nel quartiere “Rocca”, fu costituito nel sec. XV prsenta un bel portale ogivale.

Monastero Basiliano di S. Maria del Rogato

Edificato intorno al 1090 per volontà del Gran Conte Ruggero, vi trovò accoglienza per trentatre anni S. Nicolò Politi il quale andava periodicamente a confessarsi presso il Teologo P. Cusmano che ne ha tramandato la vita e le virtù. Il convento crollò nel terremoto del 1490 risparmiando la chiesetta all’interno della quale si trova un raro affresco bizantino che raffigura la “Dormitio Virginis”.

Fonte: www.comune.alcaralifusi.me.it

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