domenica , Maggio 9 2021

Comune di Brolo

Logo BroloQui nel Borgo, il Medioevo continua nel “quotidiano” di ogni giorno, fatto di riti e consuetudini che si portano dietro, quale colonna sonora millenaria, l’infrangersi del mare sullo scoglio che storie di un tempo chiamarono “plorau” (del pianto). All’orizzonte, le isole dell’arcipelago Eoliano che incantano e rapiscono chi le osserva dai “belvedere” che si aprono lungo la via Manzoni, mentre ad oriente si staglia Capo Calavà, contrapposto, ad ovest a quello di Capo d’Orlando. Al centro di questo pezzo di Sicilia, Brolo con il suo Castello dai merli ghibellini con il profilo a code di rondine che lo coronano, che i geografi arabi già chiamavano “Marsa Daliah” il “porto delle vite” e poi, nel 1094 conosciuta come “Voab”. Il Castello fu voluto dai Lancia di Brolo, venuti dal Piemonte in Sicilia ai tempi degli Svevi e discendenti da Galeotto e Cubitosa d’Aquino, nipote dell’imperatore Federico II e sorella del filosofo San Tommaso d’Aquino. Da qui la dicitura sull’arenaria della porta d’ingresso: “Imperium Rexit Blanca – Hoc e Stipite Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit”. Sulla porta di accesso al Castello ancora capeggia, a ricordo di Corrado III che nel 1404 veniva dichiarato “maior ac principalior de domo Lancea”, la dicitura, sul marmo bianco scudo dello scudo “Principalior Omnium”. Nel borgo si rivive ancora la tragica leggenda di “Maria la Bella” ed il suo spirito aleggia sulle acque, apparendo ancora nelle rotte ai pescatori augurando “junta e vinuta, bona piscata” e se il tempo è inclemente avverte “Isati li riti! Viniti, turnati!”. Il centro storico brolese mantiene quella tipologia radiocentrica polifocale il cui percorso irregolare segnato da grosse stecche edilizie denuncia, nei tracciati a fuso, retaggi medievali che lo rendono simile ad una piccola kasba. Brolo quindi mantiene memoria visiva del Medioevo consentendo al visitatore, in un tutt’uno, di assaporare la delizia dei luoghi, il gusto della leggenda, il sapore della storia, dei fasti nobiliari e della sapienza popolare.

Cenni storici

…Cinto di bastioni merlati, il pianoro diventa “un arrovellarsi di minuscoli abituri la cui edificazione secolare spesso riesce a celare antiche strutture fortificate o diventare con esse un tutt’uno”.

Qui il Medioevo continua nella vita di ogni giorno, nell’allegro vociare dei bimbi, nel severo discutere dei grandi, nei panni stesi al sole e da qui si vede la spiaggia, assolata e resa viva dai villeggianti, e poi il mare, il Tirreno, che si infrange sullo scoglio bianco, che le storie di un tempo chiamarono “plorau” o del pianto, e dove, all’orizzonte, le sette sorelle, le isole dell’arcipelago Eoliano, incantano chi si spinge a guardarle dai “belvedere” del castello, da dove domina, ad oriente Capo Calavà, ad occidente Capo D’Orlando ed in fondo, Milazzo e Cefalù, che nelle belle giornate mostrano i loro profili.

L’attenzione quindi di chi arriva al Castello poi si posa sui merli ghibellini, che con il loro profilo a code di rondine coronano l’alto e maestoso torrione. E’ la torre conosciuta già come “Voab” nel 1904 ed ancora prima, “Marsa Daliah” il “porto della vite” dai geografi arabi che ne indicavanoil “caricatoio” nelle loro mappe.

Basata su forte scarpa da due lati e aperta ad un terrapieno dagli altri, la torre è affiancata, e caratterizzata, da un torrino scalare cilindrico che intersecandosi alle mura consente l’accesso alle varie elevazioni e al terrazzo, punto di vedetta privilegiato per la difesa dalle incursioni dei “mori”. All’interno della torre una splendida sala di rappresentanza si chiude in un’ardita volta che ostenta lo stemma nobiliare dei Lancia di Brolo, venuti dal Piemonte in Sicilia al tempo degli Svevi e discendenti da Galeotto e Cubitosa d’Aquino, nipote dell’imperatore Federico II e sorella del filosofo San Tommaso d’Aquino.

Con l’imperatore il legame dei Lancia si stringe con il matrimonio di Bianca Lancia, prossima alla morte, dalla quale aveva prima avuto Manfredi divenuto poi “Re di Cicilia”, come ama definirlo Guidotto da Bologna nel suo “Fior di Retorica. Di questo legame, sulla porta della cinta muraria di Brolo, trova fondamento la scritta “Imperium Rexit Blanca – Hoc e Stipite Manfredus Siculus Regia Sceptra Tulit”. Sulla seconda porta invece c’è , a ricordo di Corrado III che nel 1404 veniva dichiarato “maior ac principalior de domo Lancia”, il marmoreo bianco scudo dove si legge ancora “Principalior Omnium”.

Tra le mura del Castello non c’è più la chiesetta di S. Girolamo, ma nel parco fa bella mostra l’elegante esagona del pozzo che la leggenda vuole collegato con alcune grotte sottostanti, per assicurare una sorta di via di fuga, anche se questa è da ricercarsi tra le “timpe” della “porta fausa “.

I muri del castello risentono delle trasformazioni del tempo ed appaiono come una struttura feudale costruita nei primi del ‘400 probabilmente ai tempi di Pietro o Corrado Lancia, secondo tipologie già attivate alla fine del ‘300, ma fortemente rimaneggiate nel ‘600 quando l’uso delle armi da fuoco necessitarono la costruzione anche della “scarpa fortificata”.

Anche se inserita nel sistema delle torri costiere, la rocca di Brolo sorge soprattutto a controllo e difesa di un sottostante porto-caricatoio, nodo portuale dei traffici per l’entroterra o per le Eolie fino al XVII secolo, insabbiato dalle piene dei torrenti avvenute nel 1953 e nel 1682. Il centro storico è tutto da scoprire, e mantiene inalterata quella tipologia radiocentrica polifocale, il cui percorso irregolare segnato da grosse stecche edilizie, denuncia, nei tracciati a fuso, retaggi medievali.

L’espansione di Brolo avviene gradualmente; nel XVII secolo nella breve pianura sottostante la rocca si sviluppa il centro abitato con la Chiesa Madre fatta costruire da Ignazio Vincenzo Abate, marchese di Longarino e Signore di Brolo, nel 1764, ed infine l’edificazione, lungo la strada regia, di alcuni palazzetti ottocenteschi definiscono il profilo urbano del paese.

Brolo quindi senza privarsi degli agi della modernità, mantiene memoria visiva del Medioevo consentendo al visitatore, in un tutt’uno, di assaporare la delizia dei luoghi, il gusto della leggenda, il sapore della storia, dei fasti nobiliari e della sapienza popolare.

I Principi Lancia

Brolo2La storia di Brolo è legata a quelle della fortezza che si erge sul mare a difesa del tratto di costa tra Capo d’Orlando e Capo Calavà. Sempre di dominio feudale, che fu tenuta dai Lancia dal sec. XIII° alla metà del sec. XIV°.

“IMPERIUM REXIT BLANCA – HOC E STIPITE NATUS MANFREDUS SICULUS REGIA SCEPTRA TULIT”

 

 

Antiche Leggende

…i vecchi pescatori di Brolo narrano ancora la patetica leggenda, che con molta probabilità sarebbe legata alla famiglia Lancia. Principessa bellissima, s’affacciava sovente alle finestre dell’antico castello circondato dal mare, sospirando l’arrivo del suo spasimante. Egli veniva con piccola barca fin sotto le mura che custodivano il suo biondo tesoro, poi si aggrappava alle sue lunghe trecce per raggiungere a lei segretamente. Di ciò si avvide una volta il principe fratello e, geloso adirato, decise di uccidere chi gli aveva insidiato la bella Maria. Così per i due amanti venne l’ultimo incontro d’amore, una notte buia e senza stelle. Il principe azzurro ridiscese per l’ultima volta lungo la murata del castello, calato sul mare dalle trecce bionde di Maria la bella: il fratello di lei era appoggiato allo scoglio antistante, che forse per questo è detto “del pianto”, “ploratu”; gli sopravvenne lo ferì rabbiosamente, lo finì, lo mise in un sacco e, legato ad un masso lo calò a fondo. Attese a lungo invano Maria la bella, sospirando e piangendo, disfacendosi sino a morire. Spirito innammorato, incercato nelle mura del castello, appare ancora nella notte ai pescatori: “Juta e vinuta! Bona piscata!” augura a chi si allontana verso largo; e se il tempo minaccia, richiama a riva i lavoratori del mare gestendo ed invocando: “Isati li riti! Viniti! Turnati!”.

…la leggenda della bella castellana è del soldato murati vivi nella cisterna, per il troppo ardire del loro amore. Ma non è la sola storia avventurosa che aleggia attorno a questa torre. Così narra Drago Beltrandi, di Girolamo Lancia Gaetani, IXX Marchese di Brolo: mentre, dilettandosi di pesca, si trovava con la sua barca molto lontano dal castello , venne attorniato dalle galere di …Kaier-ed-din, detto Barbarossa per la folta barba rossiccia. Catturato da Oruccio (fratello di Barbarossa) e condotto in Berberia, vi rimase prigioniero per circa tre anni affinchè, secondo le leggi feudali dell’epoca, i suoi vassalli pagarono il prezzo di diecimila scudi per il riscatto. Il Lancia, umiliato da questa avventura, avido di vendetta, armate due galere drizzò le prore verso la costa nemica . Ivi giunto, camuffato da ricco mercante e truccandosi il volto con barba posticcia, imitando in tutto la foggia barbaresca, con sottile astuzia riuscì a persuadere la moglie e la figlia a recarsi sulle navi per visitare le sue mercanzie; avutele a bordo spiegò le vele , conducendole prigioniere al Castello di Brolo, dove esse vennero ospitate con gran galanteria. Narrasi che la fanciulla , ricevuto il battesimo, si sia innammorata del giovane Lancia ed abbia avuto da lui diversi figli i quali , in seguito, avrebbero costituito un altro ramo della famiglia Lancia che, per distinguerlo da quello di Brolo, fu detto delle lance rotte o spezzate” o ” delle barberosse”.

La storia Se poi dal leggendario volessimo risalire per i meandri della storia, ci pare di potere trovare un riscontro fondato in Maria Lancia, figlia di Francesco I e di Francesca Settimo, sorella di Fabrizio. Non presumiam; ma i dati del racconto possono benissimo riferirsi a tale personaggio del secolo XVII, già educanda del Monastero della Badia Nuova, e , l’unica tra le lancia di tal nome, morta “innube” dopo le sorelle Laura e Antonia, dalle quali era stata lasciata erede di ogni spettanza. La Torre di Brolo fu venduta da Ferdinando Lancia a Michele Spatafora, marchese di Roccella, recuperata dopo quasi trent’anni da Fabrizio Lancia Alliata , divenne proprietà di Ignazio Francesco Abate, marchese di Longarini e della Signoria di Brolo. In seguito fu acquistata dalla famiglia Milio e poi rivenduta alla famiglia Germanà che ne hanno curato il restauro delle parti fatiscenti e dei danni subiti a causa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

Fonte: www.brolo.it

Check Also

Messina. Filarmonica Laudamo: appuntamento con il jazz del Raffaele Genovese Trio

Raffinato appuntamento con il jazz, giovedì 21 novembre 2019 alle ore 19, con il Raffaele Genovese …