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Comune di Castel di Lucio

Cenni Storici

Logo Castel di LucioCastLucio1Tra i molti omonimi chiamati Castelluccio ed elencati nel Dizionario Topografico della Sicilia, quello che al tempo dell’edizione di Vito Amico (1757) rientra nella diocesi di Cefalù, e che nell’edizione di Gioacchino di Marzo (1855) fa parte della comarca di Mistretta, è sicuramente quello di Castelluzzo (Castellutium) posto lungo la valle dell’Aleso, affacciato verso oriente.

Nel “Dizionario” di Vito Amico è pure detto che siede nei Monti Sori dei quali parla il Fazello, mettendo in evidenza l’antico rapporto fra Castelluzzo e quei luoghi, di fatto gli immensi boschi che ricoprono i crinali dei Nebrodi fra Caronia, San Fratello, Capizzi e Cerami. Nei pressi dell’abitato si snodava il tracciato delle strade che collegavano la costa all’entroterra, ed in particolare quelle che, provenendo dalle marine fra il capo di Raisigerbi, presso la foce del Monalo, e quello di Calamione, alla foce dell’Aleso, superato il passo del Contrasto, si dirigevano verso Cerami e Troina. Il Fazello (1498-1570), che percorreva l’isola a cavallo, a seguito di un’osservazione diretta, colloca San Mauro e Castelluzzo a pari distanza dal mare, mettendo quest’ultima in relazione con il castello rurale di Migaido, ambedue ugualmente affacciati dal versante occidentale nella valle dell’Aleso. Non essendo stati effettuati, ad oggi, scavi archeologici non si ha comunque una data precisa della nascita dell’insediamento e della sua espansione nel corso dei secoli.

Prescindendo dall’identificazione ipotetica con una non meglio precisata Kasteliasa del nono secolo, Castelluzzo non figura fra i siti urbani che nel 1087 vengono attribuiti alla diocesi di Troina, nella quale, verso l’entroterra rientrano Ceranum, Nicossinum, Gerax, e verso occidente Calatabutor e Sclafa, così come non figurano Gangi e Santo Mauro. Si potrebbe pertanto ipotizzare così come per Castelluzzo come per Gangi e Santo Mauro, per la quale ultima si hanno notizie, che facciano parte della nuova organizzazione territoriale promossa dai Normanni, in funzione dello Stato da essi voluto con determinazione, mentre tra le tappe più significative di quell’organizzazione, nonchè introduttive delle scelte che connettono il territorio al feudalismo, sembra che la battaglia di Cerami del 1063 consente di inquadrare, motivandoli, personaggi e fatti in grado di far luce sulla consistenza storica di queste contrade.

La prima citazione dell’esistenza di Castelluzzo risale al 1271 quando è detto che faccia parte della contea di Geraci; del 1282 è invece la qualificazione di entità autonoma, prima testimonianza nota di un assetto esistenziale pari a quello di altre comunità ufficialmente riconosciute.

Si può quindi ipotizzare che la collettività di Castelluzzo abbia raggiunto entro tale decennio un equilibrio giuridico amministrativo in direzione del ruolo di universitas.

Il 23 gennaio 1271 Carlo d’Anjou (Re di Sicilia dal 6 gennaio 1266) comunica al secreto di Sicilia di aver concesso a Jean de Montfort “terras Giraci, Gangij et Castellucij..qua de demanio in demanium, et qua de servitio in servitium… concedendum investientes ipsum per vexillum nostrum.. in annuo redditu unciarum auri quinquagint…”.

CastLucio2In tale epoca , ciascun feudatario era obbligato a fornire un miles per ogni feudo integrato, dal reddito cioè di 20 onze l’anno. Castelluzzo nel 1270

Nel giugno 1280 si apprende, da notizie di età Angioina, della successione di Pierre de Lamanon a Jean de Montfort nelle terre di Castelluccio e Casoli della contea di Geraci.

è del settembre del 1282, nell’immediato dopo Vespro, la notizia che identifica Castelluzzo col ruolo di universitas, insieme a Mistretta, Pettineo, Sparto, nonchè Gangi, Geraci, Ypsigro, Santo Mauro e Tusa; mentre nel 1283, conseguenza di una ipotetica diaspora, Ruggero ed Enrico de Vaccaria vengono arruolati a Randazzo con ruolo di militi a cavallo, e Guglielmo de Vaccaria, insieme ad Oddone Ventimiglia e Palmiero Abate vengono arruolato a Trapani. Sono gli anni in cui Pietro d’Aragona fa leva sull’elemento cittadino che tanta parte sostiene nella rivolta in nome dell’aspirazione autonomistica dei singoli centri; aspirazione che si era manifestata con evidenza sin dalla morte di Federico II, e che conduce all’evoluzione delle strutture municipali, ed a cui può farsi risalire il vincolo pattizio che sta alla base della chiamata al trono di Sicilia di Pietro d’Aragona.

Si può pertanto confermare l’ipotesi del consolidamento di una entità civica, coerente con un indirizzo di governo inteso a favorire fenomeni di sinecismo in atto, nonchè la conseguente formazione del centro abitato di Castelluzzo.

Il 27 settembre 1282 Castelluzzo, i cui delegati non si erano presentati al campo Randazzo indetto per il 22 dello stesso mese, è in grado di fornire sei arcieri, quando Geraci ne forniva dieci, Sparto cinque, Ypsicro quattro, Fisauli e Tusa due; mentre Mistretta, Capizzi, Cerami e Caronia, che rientravano nella zona dei boschi, ne fornivano rispettivamente trenta, venti, quindici e dieci.

In quest’occasione il sito affacciato lungo il versante occidentale dell’Aleso, nella parte più alta della valle, è annoverato fra i casali, ma la sua connotazione onomastica avallerebbe la tradizione di talune antiche strutture di presidio; il sito Castelluzzo ed il suo castello sono posti infatti a guardia delle strade, da e verso l’approdo alesino/tusano bagnato dalla costa tirrena, e dirette agli scavalcamenti: del Contrasto , da e verso Nicosia e Cerami, del Maloppassetto da e verso Gangi, di Calagioie da e verso Santo Mauro.

CastLucio3A riprova, dal castello, affacciato verso la valle dell’Aleso, lo sguardo spazia sullo sbocco a mare della fiumara omonima, a sua volta denominata dal colle su cui sorgeva Halaesa, sul castello di Motta d’Affermo, sito a vista col casale di Sparto, sulla Chiesa di Santa Croce, sito a vista con il Castello di Mistretta, sul nodo stradale al Passo del Contrasto, sulla Torre della Macera, sito a vista dei tracciati di Maloppassetto e di Calagioie, sulle creste boscose di San Giovanni, sito a vista di Santo Mauro, sul Castello di Tusa e, ai margini del suo territorio, sul colle dell’Halaesa; di fatto le frange orientali del vasto territorio nebrode-madonita su cui si estenderà il potere feudale dei Ventimiglia, conti, poi marchesi, di Geraci.

Fra il 1308 ed il 1310 Castelluzzo, è specificatamente detto che rientra nella diocesi di Cefalù; la presenza di due presbiteri ed il pagamento di cinque tari di decima farebbero ipotizzare la presenza di un centinaio di abitanti, probabili discendenti di quanti qui si raggrupparono per sfuggire al pagamento di tributi onerosi imposti nei luoghi d’origine, ed invogliati da condizioni favorevoli proposte da iniziative di rifondazione feudale. Di fatto un fenomeno di sinecismo promosso anche da disagi provocati dalle operazioni militari della lunga guerra del Vespro, seguite da conseguente sconvolgimento degli equilibri produttivi, o da fenomeni epidemici col depauperamento del contingente umano, ciò che induce le popolazioni residue a concentrarsi entro abitati protetti e difese da mura, anche in siti naturalmente elevati, garantiti da un castello, concreta struttura di rifugio, suggerita, se non promossa dal feudalismo.

Nell’anno 1320-1321, Castelluzzo è in potere di Francesco Ventimiglia, al quale rende 33.6.5,5 onze.

CastLucio4Nel 1480 dal conte Enrico Ventimiglia la signoria di Castelluzzo fu venduta a Matteo Speciale, e poscia da costui, a Nicolò Siragusa.

Nel brevissimo periodo di 18 anni Castelluzzo vede succedersi tre dinastie di signori. I ventimiglia, però, potenti per le varie risorse, ormai rifatti in dovizia riscattavano le terre vendute: Il conte Simone, figlio di Enrico, ricomprò Castelluzzo da Nicolò Siragusa, e nel 1499 si trova in possesso di Antonio Ventimiglia, figlio di Simone.

CastLucio5Nel 1536 i Ventimiglia vendettero nuovamente la signoria ai Lercano o Larean, con il diritto di ricompra. Da questi passò, sempre con il diritto di ricompra, al casato degli Anzalone e successivamente ai Timpanaro, che all’inizio del XVII secolo dicevansi signori di Castelluzzo.

CastLucio6Nel 1634 l’ottenne Erasmo Cannizzaro, a cui succedette la figlia Raffaella, ed a questa la sua primogenita Luigia Bottone Cannizzaro. Luigia passò l’eredità alla figlia Agata. Castelluzzo a metà del XVII secolo

Castelluzzo divenne possedimento degli Agraz. Agata, infatti, sposò Alfonso Agraz, marchese dell’Unia, che fu barone di Castelluzzo. La signoria di Castelluzzo fu trasmessa da Agata al figlio Francesco che, con imperiale privilegio di Enrico VI del 6 ottobre 1726, divenne duca di Castelluzzo.

Castelluzzo tra il XVII e il XX secoloFrancesco Agraz sposò Eleonora Parisi, figlia di Francesco, Marchese dell’Ogliastro.

Giuseppe Agraz, figlio di Eleonora e Francesco, divenne sposo di una nobile dama, D. Elisabetta Moscati, figlia del conte Navarro di Malta.

CastLucio7Il 27 giugno 1787, fu riconosciuto duca di Castelluzzo, Francesco Agraz Navarro, figlio di Giuseppe ed Elisabetta, che sposò Giuseppa Marassi Cottone, figlia del duca di Pietratagliata.

Casa AgrazNel 1832 era duca Don Emanuele Francesco Agraz. Nell’aprile del 1862, Castelluzzo, in seguito al nuovo assetto politico nazionale e a causa di omonimie con altri comuni italiani, cambiò nome in Castel di Lucio e passò in successione al figlio Ignazio.

CastLucio8CastLucio9La famiglia Agraz governò il paese con la piena autorità di padrone, circondata da brillante aristocrazia. Delle nobili famiglie residenti a Castel di Lucio solo quella dei Ferrara non si piegò alle aristocratiche esigenze degli Agraz.

Per le speciali vicissitudini che esordivano dalla legge del feudalismo, molte famiglie nobili emigrarono da Castel di Lucio, impotenti a far fronte alla prepotenza baronale. La Famiglia Ferrara tenne ferma il suo posto, costantemente restando in urto e a volte venendo a vie di fatto col signorotto.

La Famiglia Ferraro ebbe successivamente residenza in altri comuni, ma restano segni della loro presenza, su archi di porte, lo stemma di loro proprietà: tre monti sottostanti ad un compasso contornato da tre stelle. Castel di Lucio all’inizio del 1900

Con la caduta del feudalismo i baroni siciliani, perduta ogni autorità, abbandonarono quasi tutti le loro munite fortezze per ritirarsi a Palermo. Anche il duca d’Agraz seguì questo esempio lasciando un governatore ad amministrare i suoi beni.

Il Territorio

CastLucio10“All’estremo di una poetica ed amena convalle, sormontata dalla catena dei monti Sori, prolungandosi all’occidente insino all’antica Tusa, ad a tramontana sul picco vi è Motta d’Affermo, sorge un colle quasi tutto formato, come scheletro, da una formidabile antica fortezza, dando all’irto colle il fantastico ideale di un grazioso panorama. Ad oriente gli sta a bieco la nuda e deserta montagna del Campanito, e verso mezzogiorno si presenta gigante l’oscuro e tetro bosco Spataro e Giumenta, e la quasi parallela schiena dei Sori, che prolungandosi da una parte e dall’altra insino alla costa marittima settentrionale dell’isola, ove par che si stanno come a sentinella della pittoresca convalle, Tusa e Motta d’Affermo. Quel colle porta il nome di Castel di Lucio! Bello invero è il sito, e, malgrado che il suo orizzonte è circoscritto dei monti Sori, pure presenta varietà tali da rapire l’intelletto alla poesia.”

Questa poetica descrizione di Francesco Nicotra del 1907 nel suo “Dizionario illustrato dei Comuni di Sicilia”, dà l’idea di come ci si senta quando si arriva a Castel di Lucio.

Percorrendo le strette viuzze del paese, si giunge fino alla sommità sovrastata dalla torre di ciò che rimane dell’antico Castello normanno. Da qui, il paese sembra raccogliersi nello spazio di uno sguardo: le due alture di Cartel di Lucio si fronteggiano per confluire là dove la Chiesa Madre mitiga le asperità geologiche e umane.

La vista è mozzafiato, spaziando da i monti Nebrodi, verdi lussureggianti fin sulle cime, fino al filar Tirreno. Nonostante ci si trovi a soli 780 metri sul livello del mare, si ha la sensazione di stare in cima al mondo.

Ricco di bellezze paesaggistiche e immerso nel pieno rispetto ambientale (il comune è inserito nel parco eolico, di recentissima costruzione), offre suggestivi panorami e moltissime possibilità di passeggiate in mezzo alla natura.

I boschi, le valli, i torrenti e tutto quello che circonda il paese fanno si che il viandante perda la concezione del tempo e si fermi per ore a guardare, camminare, a respirare quell’aria che, a secondo delle stagioni, cambiando il suo profumo, infonde sensazioni sempre diverse. Il cinguettio degli uccelli, il belare delle pecore, il gracidare delle rane sono la cornice a quello che è uno dei posti più incantevoli che la natura possa offrire.

Bosco San Giovanni / Montagna

Si raggiunge da una deviazione della Strada Provinciale 176 in direzione Pettineo. Dopo circa 2 chilometri dal paese l’indicazione segna una strada secondaria in salita che porta in un’area attrezzata gestita dal Corpo Forestale. Prima di raggiungerla si attraversa un territorio ricco di pascoli e antiche masserie lungo una strada non asfaltata.

Sentiero calvario

Proseguendo la via Durante, alle spalle del Convento dei frati Minori, si raggiunse la vecchia strada che collegava Castel di Lucio a San Mauro Castelverde. Dopo qualche chilometro si raggiunge un altopiano. detto “Calvario”. che rappresenta una terrazza naturale che guarda la Sicilia dal Mar Tirreno, ai Nebrodi alle Madonie.

Sentiero Spirito Santo

Si tratta di un itinerario che unisce due elementi che, nelle località di montagna,; spesso si completano a vicenda: il sacro e la natura. Percorrendo la vecchia strada di collegamento che univa Castel di Lucio a Mistretta si raggiunge la chiesetta dello Spirito Santo. tipico esempio di architettura rurale. Poco più in là si può raggiungere il Fiume Tusa, dove troviamo oltre a un ambiente naturale incontaminato i resti dell’antico ponte di Mistretta e di un vecchio mulino ad acqua.

Monte Grillo

Conosciuto in dialetto castelluccese come “Timpa d’ariddu”, è il punto più alto di tutto il territorio. è raggiungibile dalla strada per Mistretta e una volta in cima si può ammirare uno spettacolo unico in tutta la Sicilia: da qui, infatti, è possibile scorgere ben 24 paesi delle provincie di Messina, Enna, Palermo e Catania.

I Beni Culturali

CastLucio11Ad oggi sul territorio di Castel di Lucio non sono stati effettuati scavi archeologici che possano ricercare opere di valore diverse da quelle datate all’inizio del 1200.

Gli unici pezzi, mai studiati, per motivi che non staremo a trattare riguardano blocchi di pietre scavati, che sembrerebbero essere risalenti ad epoca saracena, abbandonati alle intemperie del tempo in una contrada denominata Scarano.

Altri siti di interesse, soprattutto per la speleologia, e contenenti forse qualcosa di interesse storico, non sono mai state nè studiate nè visitate.

Il primo monumento di interesse storico, in ordine cronologico, è il Castello. Su di esso il Nicotra (Dizionario illustrato dei Comuni di Sicilia) scrive:

foto storica”Sorge in sito elevato, sovrasta il paese, e che il suo fondatore pare abbia un doppio scopo di avere un sicuro punto strategico, e un bel vedere. Il vasto e forte baluardo presenta tutte le forme di una vera e propria fortezza, le cui torri resistono (ora solo una), ancorchè fesse, all’azione istruttrice dei secoli, ed in parte dirute stanni, tuttavia, come monumento del caduto dispotismo. è l’unico indizio notevole del paese, sebbene gran parte vandalicamente distrutto da ignoranti avidi, non del tesoro di arte muraria che offriva, ma delle pietre dei laterizi che furono utilizzate altrove”.

Altra torre, non meno importante, è quella di Migaito, anch’essa costruita intorno al 1200, casale dei Ventimiglia e posta come avamposto di avvistamento tra Motta d’Affermo e Castel di Lucio.

Opere di interessante lavorazione sono da ricercare all’interno delle varie chiese si tratta di dipinti, statue, opere lignee e tessuti risalenti a partire dal XV secolo.

Altre interessanti costruzioni del XIX secolo, sono le chiavi sopra gli archi delle case, veri capolavori di mastri scalpellini.

Nonostante manchino opere antiche, Castel di Lucio, trovandosi immerso nella Fiumara d’arte, offre ai visitatori l’opportunità di apprezzare le bellezze dell’arte contemporanea, immerse in un suggestivo ambiente naturale.

Il Castello

CastLucio12Il castello è stato edificato nel XII secolo dai Ventimiglia, signori incontrastati di tutta la dorsale dei Nebrodi e delle Madonie. La struttura dei ruderi dell’antico fortilizio, lascia intendere che quella torre doveva proteggere le case sottostanti che, a ridosso, si accucciano nelle loro strette e brevi vie.

In una suggestiva descrizione storica, il Nicotra dà notizia che il castello “era composto di due torri riunite i due mura, uno a tramontana l’altro a mezzodì: l’entrata era a lato della torre posta ad oriente, mentre da quella a ponente partiva un altro muro e quando l’ombra della torre terminava di proiettarsi sopra di esso era precisamente mezzogiorno e perciò serviva di meridiana in ogni stagione. Da questo muro se ne staccava un altro, che girava attorno allo spazio del castello e serviva oltre che da difesa anche da cautela perchè nessuno precipitasse dal lato boreale. Dentro la piazza del castello vi era la cisterna”.

Di tutto ciò, ma anche di altro, oggi rimane ben poco: dei resti delle opere murarie e quasi intatta solo la torre posta a oriente. Il motivo di questa “morte” va ricercato una sorta di svendita – di pietre intagliate, tegole, ferramenta, laterizi e quant’altro potesse essere venduto e usato in altre costruzioni -, praticata nell’Ottocento dai duchi d’Agraz, ultimi proprietari del castello. è di un mastro dell’epoca, impiegato a demolire la struttura, che si hanno altre notizie sulla costruzione. Egli riferisce che le volte erano solidissime, costruite a laterizi di piatto, della lunghezza di circa un palmo, larghezza di mezzo palmo e spessore di un terzo di palmo, e che, egli, aveva molto stentato a farli saltare col piccone e col martello. Anche l’intonaco, era così forte che da solo era capace a sostenere un grave peso.

La chiesa Madre

CastLucio13La vita sociale ed economica di Castel di Lucio ha senza dubbio il suo centro in piazza Umberto, dove è ubicata la Chiesa Madre e dove si dipartono le vie cittadine.

La chiesa sorge là dove esistevano già un tempio mariano dedicato a Santa Maria dell’Odigitria, e una chiesa dedicata ai santi Luca e Biagio.

Nella seconda metà del Seicento le due chiese furono accorpate e fu edificato un tempio a tre navate a croce latina, successivamente arricchito da una cupola ottagonale e dal campanile squadrato. Delle due antiche chiese ci sono i resti delle strutture murarie ancora visibili accanto al portone d’ingresso della navata principale e nella navata laterale di destra.

La chiesa è a tre navate. Entrando, a sinistra dell`altare maggiore, troviamo la Cappella del Santissimo Sacramento, dove è collocato un ciborio in pietra, in bassorilievo, attribuito al Gagini e scolpito in un unico pezzo. In esso si può notare un rilievo raffigurante in alto la statuetta della Madonna, alla sua destra S. Paolo e alla sinistra S. Pietro e sotto gli apostoli una dicitura in latino.

A ridosso della Cappella, non passa inosservato il trittico ligneo del Cinquecento figurante il Cristo alla colonna e i suoi fustigatori.

A destra dell’altare maggiore c’è la Cappella di San Placido, Santo patrono di Castel di Lucio. La statua, di autore ignoto, è del Seicento e probabilmente è stata commissionata e realizzata per l’occasione della proclamazione del martire benedettino a patrono del paese.

Alla devozione al Santo, ma anche al profondo attaccamento al paese, sono legate le opere di Nicolò Campo fine artista del legno castelluccese. Nel 1897, Campo realizzò la monumentale vara sulla quale il Santo viene portato in processione. Sono opera di Nicolò Campo anche il rivestimento della nicchia della Madonna Immacolata e il Pulpito.

Di grande pregio è la volta della nicchia, composta da riquadri con all’interno un fiore. II pulpito, invece, realizzato su commissione degli emigrati argentini, oltre a impressionare per le dimensioni, è particolarmente rilevante per la precisione dei suoi intagli.

Restando in tema di capolavori lignei, nelle pareti laterali dell’abside si conserva un settecentesco Coro che presenta una peculiarità forse insolita per l’arte sacra: i separatori dei vari scanni sono finemente intagliati con figure di draghi.

Altre opere della Chiesa sono: un fonte battesimale in marmo, realizzato nel 1565 per commissione di D. Domenico Torchevia, gentiluomo di Castel di Lucio, una statua lignea secentesca della Madonna del Rosario e due tele del Seicento raffiguranti le Anime del Purgatorio e la Madonna delle Grazie, alla quale la chiesa è dedicata.

Opera cinquecentesca è una statua rappresentante la flagellazione di Cristo.

Vi sono altresì opere di valore molto relativo quali un San Pietro dipinto a olio su tela, presumibilmente del XV secolo e una statua di San Luca di ignoto autore.

Chiesa di Santa Maria del Soccorso e Convento dei frati Minori

CastLucio14Notizie tramandate, mai realmente confermate, raccontano che il convento sorgeva in altro luogo, a ridosso del montagna sovrastante. Una frana portò via 1’antico convento e per questo fu successivamente ricostruito nel punto dove adesso si trova. Il Convento è stato abbandonato dai frati, nella chiesa, invece, si è continua a celebrare messa. Al suo interno sono molto interessanti gli affreschi settecenteschi della volta, che richiamano quelli della chiesa di San Carlo, affrescati, dallo stesso artista (Salvatore de Caro).

Anche qui raffigurano episodi biblici, fatta eccezione dell’affresco centrale che illustra il momento in cui San Francesco offre Castel di Lucio alla Madonna del Soccorso. Gli affreschi della volta del presbiterio, invece, sono dedicati a San Francesco d’Assisi. Meritano anche attenzione: una statua lignea cinquecentesca, di scuola napoletana, raffigurante la Madonna del Soccorso, un crocefisso ligneo del Settecento; una Annunciazione, anch’essa in legno, realizzata agli inizi del Novecento da Noè Marullo; un pregevole tabernacolo intarsiato; una grande tela del 1871 di Michelangelo Salvo da Gangi raffigurante l’Ascensione di San Francesco; e due opere di Nicolò Campo, un Pulpito ligneo e una nicchia in legno intarsiato per la statua di San Francesco di Paola.

La chiesa di San Carlo Borromeo

CastLucio15La Chiesa di San Carlo, sede dell’omonima Confraternita istituita nel XVII secolo per volontà di alcune famiglie dell’aristocrazia castelluccese, è stata costruita agli inizi del Seicento e riedificata nel 1750. Al suo interno troviamo una grande tela del Seicento raffigurante San Carlo in atto penitenziale mentre a Milano (sullo sfondo) imperversa la peste. In questa tela, di autore ignoto, colpisce il piede del Santo troppo sproporzionato e tozzo rispetto al resto della figura. Oltre a una interpretazione prospettica, si potrebbe anche pensare che quel piede così appariscente voglia mettere in risalto lo stemma gentilizio posto sotto di esso, appartenente forse alla famiglia dei Cannizzaro, allora signori delle Terre di Castelluccio.

Molto suggestiva è la volta a botte con gli affreschi (1808) di Salvatore de Caro. Di notevole bellezza ed effetto cromatico, gli affreschi raffigurano alcune scene bibliche, ognuna separata da cornici di stucco.

Nella Chiesa di San Carlo troviamo opere dei maestri ebanisti di Castel di Lucio: l’Altare dello Spirito Santo di Antonino Stimolo e un Pulpito ottagonale di Nicolò Campo. Inoltre, vi si trova l’unico paliotto ancora esistente nella cittadina: dipinto a olio nel Seicento raffigura volute floreali che fanno da cornice a una cesta stracolma di frutta.

Vengono qui conservate, inoltre, i gonfaloni delle confraternite e l’antichissimo elenco degli iscritti alla confraternita di San Carlo.

L’oratorio del SS. Sacramento, già chiesa di San Vincenzo Chiesa SS. Sacramento

CastLucio16Poco distante dalla Chiesa di San Carlo, e più precisamente alle spalle del vecchio municipio, si trova l’Oratorio del SS. Sacramento, edificato nel XVI secolo.

La caratteristica architettonica di questa costruzione è una cupola decorata con affreschi, unica a Castel di Lucio, che fa da tetto all’abside. Al cui interno sono apprezzabili un grande e prezioso quadro del messinese Scilla, rappresentante Cristo sotto la Croce, con l’addolorata e la Veronica, alcuni affreschi del XVIII secolo e un crocifisso processionale del 1700.

Chiesa del SS. Salvatore

CastLucio17E’ una delle chiese più caratteristiche di Castel di Lucio, poichè, oltre a sorgere sul promontorio che si affaccia sull’Halaesa, dominando tutta la vallata, ha la caratteristica di essere notata, nelle notti buie, da molto lontano, facendola sembrare come sospesa in cielo e non su un monte.

è situata nelle vicinanze di una delle opere appartenenti alla Fiumara d’arte e più precisamente al Labirinto di Arianna.

Anticamente, in tempi di calamità e di malattie, vi si portava in processione la statua di Gesù flagellato al fine di ottenere la cessazione dei mali.

La chiesa è stata restaurata da non molto tempo dopo un lungo periodo di abbandono, per cui l’unica opera di particolare rilievo è una moderna statua del Salvatore dell’artista mistrettese Noè Marullo.

Nonostante non vi sono presenti internamente opere come nelle altre chiese di Castel di Lucio, la bellezza del panorama e la pace che si riesce a godere in quel particolare luogo sono difficilmente descrivibili.

A ridosso della chiesetta è stato costruito, tutto in pietra, una sorta di giardinetto con una meridiana centrale, luogo ideale per chi volesse fare un pic-nic.

Chiesa di Santa Lucia

CastLucio18Sorge sull’omonimo promontorio alla periferia sud ovest del paese. Un tempo chiesa rurale, conserva al suo interno una preziosa statua lignea dedicata alla santa ad opera di Noè Marullo.

La chiesa, ad una sola navata, è caratterizzata dalla particolare costruzione che è stata adottata; la falsa prospettiva, infatti, dà la sensazione all’osservatore di trovarsi in una posizione diversa da quella frontale poiché la chiesa ha la pianta a forma di parallelogramma.

Chiesa di Sant’Antonio da Padova

CastLucio19La chiesetta, posta ai piedi del paese, è risalente al 1300, commissionata da una nobile famiglia castelluccese. Si narra che, Sant’Antonio, inviato dall’abate di Cefalù per visitare tutti i paesi della diocesi, arrivando a Castel di Lucio si sedesse a riposare nel luogo ove ora sorge la chiesa.. Al suo interno, si conserva uno dei lavori più significativi della genialità e della maestria dell’artista Nicolò Campo. Si tratta infatti del grandioso e magnifico altare in legno, con relativo tabernacolo per il Sacramento con un particolare meccanismo di apertura automatico . Alla sommità dell’altare è posta una statua in legno raffigurante Sant’Antonio.

Chiesa di San Nicola

CastLucio20Ai piedi dell’antico castello normanno si trova una delle più antiche chiese di Castel di Lucio, costruita quasi in contemporanea con il primo nucleo cittadino, dedicata a San Nicola di Bari.

è una struttura ad una sola navata e con due altari, una centrale dove vi è la Madonna di fatima e l’altro laterale con la statua di San Nicolò.

La chiesa possiede un piccolo campanile alto circa 15 metri dotato di due campane costruite con il bronzo proveniente da altre campane di chiese non più esistenti.

Chiesa di Santa Maria li Raccomandati

La chiesa era sede nel 1700 della congregazione delle Figlie di Sant’Anna. Il suo interno, ad una sola navata e tre altari, conserva una piccola statua lignea, di autore ignoto, raffigurante il martirio di San Sebastiano, probabilmente del XV secolo. Nella sagrestia si conserva una piccola tela, risalente forse al 1700, racchiusa da una cornice di stucco raffigurante San Francesco di Paola.

Chiesa di San Pietro.

Non più esistente. Era la chiesa più antica di Castel di Lucio. Posta in prossimità del castello, oggi si trova, in ricordo, solo una croce in ferro collocata sopra una pietra intagliata.

Chiesa dello Spirito Santo.

Ad una sola navata, è posta distante dal centro abitato, sull’antica via che congiungeva Castel di Lucio a Mistretta.

Chiesa Macera

A una sola navata, piccola e con un solo altare, si trova in prossimità della torre che anticamente era postazione per le comunicazioni verso l’intero della Sicilia. La sua esistenza risale alle famiglie baronali proprietarie del feudo.

Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa fu chiusa al culto circa due secoli fa. Per le difficoltà economiche in cui si trovava la diocesi, impossibilitata alla ristrutturazione, fu venduta al’asta.

Chiesa di San Sebastiano

Con la stessa sorte della chiesa di San Michele, anche questa chiesa fu venduta a privati che la adibirono a dimora.

Chiesa Santa Maria delle Grazie

Fu fabbricata nel quartiere di San Sebastiano. Prima della variazione toponomastica delle strade, la via presso cui sorgeva la chiesa era nominata Via Santa Maria delle Grazie.

Fonte: www.casteldilucio.eu

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