lunedì , Giugno 14 2021

Comune di Cesarò

Logo CesaròL’origine del nome

Diverse sono state le ipotesi formulate sull’origine del nome Cesarò.

Nessuna di esse tuttavia trova una spiegazione veramente credibile ed esaustiva.

Tra le congetture che sono state avanzate per individuare l’origine del toponimo “Cesarò”, la prima in ordine di tempo è quella formulata dallo Schifani.

Lo Schifani, partendo dal presupposto che il paese sia di origine araba, finisce con il sostenere l’origine araba del toponimo Cesarò.Egli cosଠdice “Sembra molto probabile che costruita la rocca, i Saraceni l’abbiano appellata con il nome comune Kasr (luogo fortificato,castello, donde Kasron palazzo) nome che fu imposto a parecchi altri paesi con castello come Kasr =Cassaro, Kasr Janni = Castrogiovannià.

Il paese invece divenne Chisarò perché dovette essere grecizzata la radicale, giacchè è noto che in Valdemone la lingua greca durò sino a tutto il secolo XII e perciò da Kasr, Kasron donde Keasaros, Kusaros, Chisarò”.

Il termine poi con il passare del tempo, aggiunge lo Schifani, si stabilizzò nella sua moderna dizione di Cesarò dialettalmente detto Risarò.

Contro tale ipotesi si può obiettare quanto segue: il nome di Cesaro non ci è attestato nella geografia di Edrisi, né figura nelle opere dei maggiori geografi arabi del X secolo: difficilmente a questi sarebbe sfuggito un toponimo di origine araba.

E inoltre stando all’interpretazione dello Schifani bisognerebbe ammettere che il catello sia stato costruito dagli Arabi, cosa che non si può accettare in quanto i pochi ma ben visibili ruderi che ci rimangono non presentano nessuna caratteristica architettonica araba e storicamente, com’e’ probabile, la sua costruzione in un secondo tempo, si sviluppò proprio come avamposto

contro gli Arabi.

Lo storico Salvatore Calogero Virzà osservando che nel Registro Vaticano delle Decime il nome Cesarò compare come Cassarum e come Cissarum, sostiene che tale termine è sicuramente la corruzione del latino Castrum (fortezza) e cita a suffragio della sua opinione la denominazione di Cassaro data alla via Vittorio Emanuele di Palermo perché in quella via sorgevano le fortificazioni della città araba. Questa poi per i passaggi del nome fino ad arrivare al termine di Cesarò: Castrum= Cassarum= Cossarum= Chisarum= Cissarò= Cesarò.

Interessante e suggestiva risulta l’ipotesi dello storico locale Gliozzo il quale sulla scorta dell’Itinerario di Guidone che ascrive, tra le citta di Sicilia una certa Cesarea, afferma che tale città si deve identificare con Cesarò e ciò non solo per la quasi identità grafico-fonetica ma anche per un altro ordine di motivi. Cosଠcon documentate argomentazioni, che tendono a dimostrare come la zona di Cesarò fosse stata scelta a sede degli immigrati orientali, in seguito agli sconvolgimenti che nel VII secolo si ebbero in Oriente, sostiene che l’origine del nome sia da collegare a questo particolare contesto storico-religioso. In oriente, prosegue, vi erano diverse Cesaree: Cesarea di Cappadocia, Cesarea di Cilicia.

Esarea di Palestina e quindi dovette accadere che per ” un emblematico retaggio” la nuova comunità denominò “Cesarea dell’Isola”. Si tratterebbe quindi di una denominazione avente un chiaro significato religioso: “Cesarea de Insula” starebbe ad indicare una località che, analogamente alle altre ” Cesaree” orientali,costituiva un punto di riferimento per tutti i cristiani giunti dall’Oriente dal V al VII secolo d.C.

Tuttavia questa congettura storiografica avanzata dallo studioso cesarese non risulta del tutto convincente negli aspetti pi๠strettamente linguistici e precisamente per quanto attiene allo sviluppo Cesarea, Chiaro, Cesarò.

Infatti, posto che Cesarea fosse la denominazione originaria, il passaggio a Chiaro termine attestato dall’Amico e dal Barbieri sarebbe dovuto ad una serie di fattori tra i quali l’influsso arabo. E’ vero che sostiene Gliozzo — la denominazione Cesarea in lingua orientale era “Qaisari”, molto vicino foneticamente a “Chisarò non si può dimostrare, come dovuto ad influsso arabo. E

proprio tal punto l’ipotesi ci pare poco sostenibile, perché priva di adeguato supporto filologico.

Corrado Avolio è dell’opinione che il vocabolo Cesarò sia derivato dal primitivo Cesarium ( e porta ad esempio la villa Cesarea presso Sortino) che poi divenne Cesarionem e con la uccessiva estrizione delle sillabe finali divenne Cesarò cosଠcome dovette accadere per Paternionem, Condronum, Schisonum, Cutodum, i quali oggi sono Paternà², Condrà², Schisà², Cutà², e nei quali l’accettazione dall’accusativo apocopato.

L’opinione dell’Avolio non regge di fronte alle ipotesi ormai certe dell’origine bizantina di Paternà², Condirà², Schisà², Cutà², Frazzanà², . Secondo il Prof. G. Spitaleri bisogna orientarsi verso il periodo greco-bizantino per trovare una soluzione abbastanza soddisfacente. Per questa strada si sono messi glottologi e filologi della fama di Giovanni Alessio e Gherard Rohlfs. Particolarmente quest’ultimo è della convinzione che bisogna riconoscere per greci quei toponimi della provincia di Messina che presentano la caratteristica accentazione bizantina ossitona.

Il toponimo Cesarಠderiverebbe con molta verosimiglianza dal vocabolo greco (ciliegio).Ne deriva che la presenza di questo albero da frutta doveva essere rilevante nel nostro territorio che bene si prestava alla sua coltivazione. Il fatto che oggi la coltivazione di questa pianta sia del tutto scomparsa non esclude minimamente l’ipotesi che prima fosse presente in grande quantità .

Il termine certamente ha subito in seguito il fenomeno della metatesi (cambiamento di posto della consonante s con r) per cui da kerasos si ebbe kesaros oppure ha potuto subire una trasformazione dovuta ad influenze secondarie come per esempio la parlata popolare. Questa ipotesi è confortata dalla presenza vitale dell’elemento greco nella toponomastica cesarese: sia che si tratti di nomi di luoghi sia che si tratti di nomi comuni.

Data quest’ampia rilevanza di voci greco-bizantine si deve necessariamente concludere che il vocabolo “Cesarಔ sia di origine Greco-Bizantina.

Non si pretende tuttavia di avere raggiunto la soluzione dell’annoso problema anche se allo stato attuale degli studi questa opinione, derivante dalle ricerche scientifiche dell’Alessio e dello Rohlfs puಠessere ragionevolmente sostenuta.

Il termine in seguito latinizzato per effetto di una nuova romanizzazione compiutasi gradualmente durante il periodo normanno, e soggetto al comune fenomeno della alatalizzazione della velare K, compare ora Chisaro ora Chisarà². Dal XIX secolo si legge il termine Caesarodum o Caesarodis come rileva dallo stemma nel quale vi compare la scritta “Caesarodis Universitas” e da altri documenti.

Questa forma dovette rimanere inalterata fino a quando in tempi relativamente recenti con il disuso della lingua latina subଠuna evoluzione per ritornare alla primitiva voce greco bizantina.

Cenni Storici

Centro di antica fondazione, le sue origini non godono della presenza odierna di documenti che aiutino a tracciarne l’evoluzione, se non in modo lacunoso. Le scarse notizie storiche, consistenti in nomi di personaggi rilevanti e date, si infoltiscono a partire dal XVII secolo. Anche se il piccolo nucleo urbano indubbiamente esisteva da prima del XIII secolo, essendo stato in origine una probabile fortificazione araba, risalgono a questo periodo i primi nomi di baroni e duchi che ressero l’omonimo Comune feudale, comprendente i territori circostanti, nomi tutti legati alla dinastia dei Colonna Romano, introdotta in Sicilia durante il regno di Federico II di Svevia. Tra i membri di tale casato, Mons. Giovanni, arcivescovo di Messina (1255), Cristoforo, medico di fiducia del re Federico II d’Aragona e Strategoto di Messina (1320 – 1328), Tommaso suo figlio (1420) e molti altri, per un totale di 14 successioni signorili feudali, fino al XVIII secolo.

L’origine del nome di Cesarò è incerta, ma la maggior parte dei filologi spiega la sua etimologia con la parola araba “kaer”, cioè “luogo fortificato”, che sarebbe poi evoluta in Kasr, Kasròn e quindi in Cesarò.

Nel 1768 è nota l’istituzione di un Monte Frumentario a Cesarò, quale supporto per gli agricoltori poveri del Comune. Punto di riferimento fondamentale per lo studio delle origini e della storia del paese di Cesarò è ad oggi una monografia, “Cesarò”, scritta dall’avvocato Francesco Schifani (1887 – 1918) ed edita a Napoli nel 1921. In tempi recenti il Comune di Cesarò ne ha curato una ristampa.

Il comune annovera tra i suoi edifici il Palazzo Zito, un tempo residenza dell’omonima famiglia e dal 2009 aperta, dopo un restauro, in qualità di casa – museo. Contiene ancora affreschi, arredi e pavimenti originali. È l’unico palazzo di notevole dimensioni ubicato in paese.

Geografia

Il territorio di Cesarò si estende parte sul versante settentrionale e parte sul versante meridionale dei Monti Nebrodi. In esso ricade il tratto più suggestivo della dorsale dei Nebrodi, quello comprendente la vetta più alta della catena, Monte Soro, e i laghi Biviere e Maullazzo.

Cucina e produzioni tipiche

L’attività contadina dei paesi dell’isola è alla base della tradizione gastronomica. Anche a Cesarò, come in tanti piccoli centri montani, la cucina fa uso di pochi ingredienti facilmente reperibili, cucinati in modo semplice ma spesso arricchiti da aromi e spezie per esaltarne il sapore. La pasta preparata in casa (“i maccheroni”) nei giorni di festa, è condita con sugo di pomodoro e carne di maiale o di castrato e spolverata con ricotta salata grattugiata. La ricotta non è che uno dei tanti prodotti tipici caseari cesaresi ed insieme a provole, tuma, canestrato e pecorini rappresenta la massima espressione dell’attività tradizionale di trasformazione del latte. Le carni bovine, ovine e suine, sono semplicemente arrostite alla brace e aromatizzate con aglio, origano, limone. Famose le verdure come gli asparagi selvatici che conservano il sapore dei boschi e dei prati. Anche il pane ancora oggi preparato in casa col lievito naturale e cotto nel forno a legna da sapienti mani, ha il sapore della tradizione. Più fantasiosi ed elaborati sono i dolci cui ingredienti sono mandorle, nocciole e pistacchi. Tra i dolci tipici, ricordiamo quelli del periodo pasquale.

La Porta dei Nebrobi

La prima menzione storica veramente attendibile di Cesarò risale ad un documento di infeudazione del 1334, allorquando Federico II d’Aragona, re di Sicilia, lo donò a Cristoforo Romano Colonna, medico di Messina. Da questo documento apprendiamo nel medesimo tempo che esisteva un paese difeso da mura. Dunque è cosa ovvia affermare che il suo sorgere fu un processo di formazione spontanea che si deve assegnare ad un tempo molto anteriore alla data del documento.

Purtroppo, per le vicende che precedettero questa data e quelle ancora più antiche, è quasi impossibile una ricerca accurata e attendibile mancando documenti validi.

Tuttavia pare che il territorio dove sorge ora Cesarò in tempi preistorici fosse abitato da Siculi come si ricava dalle molte sepolture a grotticella scavate nella roccia, di forma non dissimile dal forno dei contadini siciliani, per cui molti archeologi e storici li denominavano tombe a forno.

Queste tombe a forno presenti un po’ ovunque in tutta la Sicilia e rimasero il tipo standard di camera sepolcrale fino all’ellenizzazione più o meno completa della popolazione pre-greca nel corso del V secolo a.C.

Queste, nei secoli dell’alto medioevo, quando ancora il luogo era impervio e coperto di fitti boschi, certamente in periodo bizantino, quando si diffuse il fenomeno eremitico, furono in parte trasformate in abituro solitario di eremiti. Con molta probabilità , durante la dominazione dei Romani (durata in Sicilia da 264 a.C. sino al secolo V d.C.) e nelle successive dei Barbari (Vandali e Ostrogoti 429-533) e dei Greci-Bizantini, il luogo dove si trova Cesarò e il territorio che gli appartiene faceva parte del territorio di Troina, città di origine sicula colonizzata dai Greci, dove aveva sede un santuario di divinità sicule le “Meteres” dee Madri, proprietarie di un vasto latifondo e di migliaia di capi di bestiame, e nella quale si era installato il tiranno Leptines, che controllava già Apollonia (S.Fratello) sulla costa tirrenica della Sicilia. Infatti nel territorio do Cesarò esiste, ancora oggi ben visibile, una strada, una volta mulattiera, che collegava le due cittadine di Troina e di S.Fratello. Si può quindi affermare che in tale epoca il luogo dove ora sorge Cesarò e il suo territorio costituivano l’entroterra della polis Evyuov (Troina) e in parte di Apollonia (S.Fratello).

Infatti la maggior parte delle polis greche non erano costituite solamente da coloro che abitavano in essa, ma anche da coloro che abitavano nelle numerose kwmai sparse per il territorio e di rado si recavano in città : lo facevano o per partecipare al culto o ad un’assemblea.

Il nostro territorio dovette pertanto, in seguito a quella penetrazione greca che dall’VII secolo a.C. fu un fenomeno quasi comune a tutta l’isola, essere popolato dai Bizantini di fede cristiana. Ciò si evince oltre che dalle ricerche di toponomastica, dalle quali si nota la rilevante presenza dell’elemento greco-bizantino, da quanto racconta il Fazello, il quale afferma che “Conte Ruggero per espugnare Troina in cui i Saraceni si erano fortificati, si consigliò con certi cristiani che abitavano certi villaggi sparsi intorno al posto dove poi fu costruito il convento per i frati basiliani”. Infatti,verso il 1080, il Conte Ruggero, a ricordo del consiglio avuto, fondò tra i boschi un convento dedicato a S.Elia e lo affidò ai padri basiliani dotandolo di quella estensione di terreno che va dal monte Ambolà al torrente S.Elia: ed egli stesso gli diede il nome “di Eubolo che nella nostra lingua significa buon consiglio”.

Nel nostro territorio pertanto, fino a quell’epoca, era bensì attestata la presenza di villaggi sparsi ma non di un centro ben definito. Questi villaggi, con l’andar del tempo, per una più facile difesa dagli assalti dei nemici, si riunirono sull’attuale contrafforte del castello, essendo questo da tutte le parti a picco, formando così un unico villaggio, tutt’intorno alla vetta, ritenuta difendibile. Il primo nucleo di popolazione fu costituito dai Greci-Bizantini, alcuni dei quali provenienti dalla città di Troina in seguito alla dominazione araba, ed altri che abitavano lungo le vallate dei fiumi Alcantara e Simeto, costretti a spostarsi verso l’interno per sfuggire alle incursioni degli Arabi non volendo sottomettersi all’Islam. La zona dove sorge Cesarò dovette sembrare a loro adatta in quanto protetta dai boschi.

Prese corpo, così, il quartiere di Santa Caterina che fu il primo nucleo del paese, consistente in quelle case appollaiate nell’aspro pianoro in audace pendio verso il Pizzo della Giannina, sul roccione della quale costruirono il fortilizio, in modo da potere dominare l’ampia vallata e le mura di difesa tra le quali potersi rifugiare in caso d’emergenza. Questo villaggio, durante la dominazione normanna della Sicilia, divenne un Casale.

Durante la dominazione degli Arabi, Cesarò, non subì nessun mutamento dovuto alla loro presenza, come del resto molti altri centri situati nella Val Demone, rimasta prevalentemente Cristiana. Ad un solo episodio è circoscritta la loro presenza nel territorio di Cesarò.Essendo il nostro territorio coperto da foreste fino al fiume di Troina, era facile rifugio per malfattori di ogni genere. Questi per mantenersi, erano costretti a derubare i viandanti che transitavano per l’unica strada regia allora esistente, la quale collegava il al demone con il Val di Ma zara per via interna. L’Emiro del tempo, afferma Michele Amari, per porre fine alle ruberie, ordinò da Troina una spedizione punitiva contro i briganti della zona e si valse del terrore facendo impiccare i banditi catturati nella gola che ancor oggi porta il nome di “Portella Impisi” (degli impiccati), lasciando poi penzolare i loro corpi per diversi giorni. Cade con ciò definitivamente l’ipotesi dell’origine araba di Cesarò.

L’Anzalone parlando della famiglia Da Pozzuoli, riferisce che Giacobino Da Pozzuoli fu signore di Cesarò nei primi tempi dei re Aragonesi (1332). Apprendiamo ancora dal Fazello che la famiglia Da Pozzuoli fu normanna e discendeva da Arisgoto da Pozzuoli, milite di Roberto il Guiscardo e a lui congiunto per sangue. Ma quando i Da Pozzuoli ebbero Cesarò non è precisato.

In conclusione, alla luce delle considerazioni esposte, si deve ritenere con una certa verosimiglianza che il nostro territorio fu oggetto di insediamenti antichissimi di cui abbiamo pochi indizi e riferimenti certi. Con più precisione si può dimostrare che il primo nucleo di popolazione che concorse a fondare il villaggio all’ombra della torre di difesa sul roccione della Giannina furono i Bizantini di fede cristiana, mescolatisi alla popolazione esistente che gravitava intorno alla poleis di Troina, che arrivavano nel nostro territorio per effetto di quella penetrazione che dall’VII secolo in poi li portò ad abbandonare la loro patria per dirigersi nelle zone più interne.

Questo villaggio prese consistenza e cominciò a svilupparsi, divenendo, come abbiamo detto,Casale durante il primo periodo feudale, all’epoca dei Normanni e, probabilmente, dal normanno Ruggero d’Altavilla fu assegnato ad Arisgoto Da Pozzuoli, uno dei suoi condottieri che più di altri aveva contribuito alla conquista normanna della Sicilia, distinguendosi per l’indubbio valore, per la militare accortezza, per la guerriera validità ma anche per la fedeltà e la disciplina nei confronti dei fratelli Altavilla. Questa assegnazione non fu solamente un segno di riconoscenza ma rivestì anche una funzione politica militare.

Avere poco distante da Troina una salda guarnigione militare, nelle mani di un condottiero esperto che costituisse un baluardo contro i Musulmani e nel contempo tenerlo vicino a Troina in modo che potesse accorrere in caso di necessità . Arisgoto fece di Cesarò il suo centro di sorveglianza, fortificò il fortilizio esistente e lo mantenne come vedetta ad est. Fu proprio in questo periodo che il paese si espanse con la nascita dei nuovi quartieri;Stallazzi, Salice e Ramusa e acquistò la tipica struttura medievale. Il primo a sorgere fu il quartiere “Staddazzi”.Il toponimo “Stallazzi” deriv dal greco antico stablos, staulos (latino stabulum), rimasto intatto nel greco moderno e significa stalla, scuderia. Questo significato etimologico del termine si giustifica con il fatto che con la fortificazione del castello colà sorse una vera e propria scuderia. Così intorno alle stalle, incominciò a prendere corpo un vero e proprio quartiere al quale si accedeva da un’impervia strada, che partiva dal “funnucu u locu o della cunsiria” (fino a poco tempo fa erano ben visibili alcuni gradini) e attraversando questo quartiere si giungeva direttamente in via Portavecchia da dove so poteva accedere alla fortezza.

Il quartiere ” Salice” si sviluppò, con una certa attendibilità , sull’altra strada che permetteva di raggiungere da levante il Castello, collegando questo con la trazzera regia. Infatti da tale trazzera, inserendosi nella trazzera di Cosaro e poi in quella di Palmento Piano e salendo dalla Scaletta e via Umberto si giungeva alla via Porticella, altra strada di accesso al Castello. In questo quartiere si trovava la principale arteria di allora, l’attuale via Umberto. Attorno a questi quartieri:S.Caterina, Staddazzi e Salice si articolò, almeno fino a metà del quattordicesimo secolo, la vita del paese con l’espansione verso il quartiere Ramusa dove fu scoperta la prima sorgente d’acqua. Tale territorio rimase in possesso dei Da Pozzuoli fino al 1333 quando il Casale Cesarò fu avocato alla Corona e il re di Sicilia Federico II d’Aragona, fratello del re Giacomo, lo concesse nel 1334 come feudo a Cristoforo Colonna, detto Romano,eccellente medico di Messina.Tale concessione gli fu fatta per  suoi eredi discendenti dal suo corpo “iure francorum”, con l’obbligo di apprestare una balestra.

Da questa data inizia la gloriosa signoria dei Colonna la cui storia nelle sue linee generali, è conosciuta.

Il Parco

Cesaro’, con i suoi 13.861 ettari, inclusi nel territorio del Parco Naturale dei Nebrodi, partecipa in maniera consistente alla realtà di questo Parco che copre in totale 85.587 ettari. Ospita alcuni uffici del Parco con un punto di informazione ed assistenza per l’escursionismo e le visite guidate all’interno del Parco nel territorio di Cesaro’, sono programmate ed espletate dal personale in servizio presso la stessa sede.

Cesaro’ dispone dell’unica struttura ricettiva oggi esistente dentro il Parco: il rifugio “Villa Miraglia”, posto a circa 15 Km dall’abitato di Cesaro’ a 21 da quello di S. Fratello.

Il rifugio dispone di appena dieci posti letto, ma riesce ad assicurare la fruizione del servizio ristorante ai numerosi visitatori che anche nel periodo invernale, amano trascorrere una giornata in montagna: così essi, soddisfatti da tutto il rendiconto e magnifico spettacolo naturale che offre il bosco e pressati dall’aria dolce che stimola i più fragili appetiti, si possono fermare per una piacevole e voluttuosa sosta ristoratrice.

Un’atmosfera davvero magica: nelle notti d’estate, fanno compagnia all’ospite e passi di piccole famigliole di ghiri che da decenni abitano il sottotetto dello chalet.

Un’altra struttura ricettiva è l’albergo Kisar di proprietà del comune, in via di ultimazione, a quota 1750 metri posto nelle immediate vicinanze del bivio della S.S. 289 con la dorsale dei Nebrodi che porta a monte Soro. La ricettività prevista è di 70 posti letto.

Il cuore del Parco dei Nebrodi ricade nel territorio di Cesarò, che offre le aree umide più importanti: quella del Biviere, alle pendici del monte Soro, e dell’Ancipa, a valle di monte Acuto. Mentre la folta presenza nel territorio del cavallo sanfratellano allevato allo stato brado, delle greggi di pecore, delle mandrie di mucche, delle famiglie di suini neri bradi e delle stesse affollate schiere di capre assicura al visitatore incontri di particolare emozione.

Essendo vietata la caccia, nella quiete del bosco e delle radure, non è raro il caso che il visitatore si imbatta nella volpe, nella lepre, nella coturnice, nei colombacci, mentre tutt’intorno è uno sfrecciare di gazze,ghiandaie e cornacchie. Tra gli itinerari escursionistici di maggior interesse paesaggistico e naturalistico consigliamo la visita a monte Soro e al lago Biviere. Per raggiungere la prima meta si deve percorrere la statale 289 in direzione nord per circa 18 Km – quasi sempre nascosti dai bellissimi boschi prima di cero, poi di cerro misto a faggio, quindi di solo faggio – e si arriva al bivio di Portella Femmina Morta. A questo punto, lasciata la strada statale per S. Fratello, si imbocca a destra una strada sempre asfaltata che si percorre per circa 1400 metri, allorchè si incontra un altro bivio. Salendo per quasi 4 Km si raggiunge la cima di monte Soro a quota 1847 metri da qui si offre alla vista uno spettacolo indimenticabile e al cuore sensazione che avvicinano all’infinito.

Trovandosi a monte Soro non può mancare la visita al monumentale Acero montano, uno dei più grandi d’Italia, che raggiunge l’altezza di circa 22 metri e 6.5 di diametro. La pianta è situata sul versante nord del monte a 1800 metri di quota, a pochi metri di distanza dalla strada.

Dal bivio per monte Soro svoltando a sinistra si prosegue lungo la carrabile a fondo naurale per altri 2,5 Km e si giunge al laghetto di Maulazzo, un grandioso invaso artificiale realizzato dall’Amministrazione Regionale delle Foreste. Da qui si va avanti per altro 5 Km (ponendo attenzione a svoltare a destra al primo bivio) e si giunge al Biviere di Cesaro’.

Un altro itinerario di grande valore ambientale a quello che si snoda lungo la dorsale dei Nebrodi che va da Portella Sella Maria al Sambuchello e da Pietra Rossa-Malacosta a Piano Porta. Un percorso suggestivo è inoltre quello che da c.da S.Elia porta a Piano delle Ipoteche percorrendo Piano Porta, Piano Case e Rifugio Rizzo.Percorrendo la strada provinciale 167 per circa 20 Km si raggiunge il lago Ancipa.

Il previsto graduale aumento del flusso di visitatori a destinato a provocare l’espandersi delle applicazioni dell’artigianato e dei prodotti locali, con speciale riferimento a quelli del latte, della carne bovina e suina, alla lavorazione artigiana del tessuto del ricamo, del legno, del ferro, della canna, del giunco e della ferla.

La realtà del Parco ha già dato il via alla programmazione di iniziative che valorizzano il turismo, come la costruzione di un “centro visite” a Piano Cicogna, che sorgerà sulle rovine di un vecchio rudere dell’A.N.A.S., grossa struttura polifunzionale, che sarà sicuramente il fiore all’occhiello dello stesso Parco. Come la realizzazione di una grande area attrezzata che interesserà tutti gli slarghi lungo la statale 289, con particolare riferimento alla zona di Piano Cicogna, con la sistemazione di itinerari naturalistici di straordinaria bellezza.

Il Parco ha da tempo incoraggiato il turismo equestre con la sistemazione della dorsale dei Nebrodi e la realizzazione di numerose ippovie.

Fonte: wikipedia –  www.comune.cesaro.me.it

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