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Comune di Floresta

Logo FlorestaFloresta è il comune siciliano che vanta la posizione di maggiore altitudine, ubicato a ben 1275 metri sul livello del mare.

Incastonato in un’ottima posizione sui contrafforti dei Nebrodi orientali, ai confini della provincia di Catania, sorge sullo spartiacque tra le alte valli del fiume Alcantara (tributario del mar Ionio) e del torrente Naso (tributario del mar Tirreno), in una sella naturale tra il monte Pistone (1261 m) a sud-ovest e la Serra Baratta (1395 m) a nord-est, distinguendosi per la particolare bellezza della natura incontaminata che lo circonda, immerso in un clima di eccezionale salubrità nella quale lo sguardo spazia perdendosi tra orizzonti infiniti, lussureggianti manti boschivi che si estendono a perdita d’occhio e paesaggi mozzafiato: con simili prerogative Floresta è un comune che valorizza fortemente la produzione di legname e l’allevamento del bestiame ovino e bovino, principale fonte di reddito del paese insieme alla tradizionale lavorazione artigianale dei prodotti lattiero-caseari, tra i quali spiccano sia la ricotta fresca, che le rinomatissime provole (prodotto storico siciliano riconosciuto come tale nel Decreto del 28 Dicembre 1998 dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Sicilia ed inserito nell’Elenco Nazionale dei Prodotti Agro-alimentari Tradizionali dal Ministero delle Politiche Agricole, nonché recente presidio della sempre più accreditata ed importante associazione eno-gastronomica Slow Food) ed i caratteristici cavaddùzzi, provole modellate come piccoli cavalli dagli abili casari locali. Non mancano, tuttavia, le colture agricole, con ottime produzioni di frumento, granturco e patate, ai quali si aggiungono le verdure ed i frutti spontanei che ben si accordano con il suo clima rigido: cicoria, un’ampia varietà di funghi, mele (con l’assai rinomata varietà “Delizia Rossa”), fragole e fragoline di bosco, castagne, noci e nocciole. Di grandissimo interesse, per tutti gli appassionati ed i buongustai, è senz’altro il patrimonio micologico florestano, la cui raccolta, rigorosamente soggetta a norme severamente regolamentate, è il generoso dono naturale di condizioni climatiche particolarmente favorevoli e di una varietà di ambienti nei quali la ricca vegetazione costituisce un requisito fondamentale per la prolifera presenza di numerosissime specie di funghi (ben più di 800 le specie censite fino ad oggi!), alcune delle quali risultano endemiche ed esclusive della zona.

Floresta2Tra le specie più significative vanno senz’altro annoverati, durante i periodi più freddi le invitanti russale (con le varietà Russale virescens e Russale cianoxantha), le tante gustose varietà di ovoli (Amanita cesarea) ed i saporitissimi galletti (Cantharellus cibarius), chiamati localmente ciurìtti; durante il periodo primaverile non è raro rinvenire l’assai rinomato fungo di San Giorgio (Lyophyllum gambosum), mentre durante i periodi più caldi, è facilissimo trovare i prelibati boleti (con le varietà Boletus aedulis, Boletus aestivalis, Boletus aureus, etc.) sempre assai apprezzati in cucina. Merita una menzione particolare anche il riscoperto allevamento allo stato brado del suino nero, razza autoctona presente sui Nebrodi da tempo immemorabile, trascurata per un lungo periodo di tempo e recentemente oggetto di un rinnovato interesse, dalle cui carni si ricavano apprezzabili salumi tipici che riscuotono un sempre maggior interesse tra tutti coloro che sono alla ricerca di sapori autentici e lavorazioni tradizionali.

Le eccellenti caratteristiche territoriali delle quali Floresta è dotata fanno sì che rientri a pieno merito sia nel Parco dei Nebrodi che nel Parco Fluviale del fiume Alcantara, la cui sorgente sgorga dal monte Calarvello (1378 m sul livello del mare) proprio nel comprensorio florestano per sfociare, dopo un percorso di 16 Km durante il quale attraversa canyon formati da spettacolari, alte pareti basaltiche, sulle nere rocce di Giardini Naxos, prima colonia greca in Sicilia. Per la sua elevata altitudine il paese costituisce un rinomato luogo di villeggiatura, con la sua capacità di esaltare le emozioni amplificando la meravigliosa sensazione di armonia che vive eternamente nel rapporto fra l’uomo e la natura, nonché una vera e propria “palestra a cielo aperto” per tutti coloro che amano gli sport invernali e le escursioni a piedi o a cavallo, siano esse spensierate camminate od il ben più impegnativo trekking, con i quali raggiungere i limitrofi monti Castellazzo, Pojummòru (Poggio del Moro), Polverello e Pizzo Inferno, nonché il delizioso, piccolo lago naturale Pisciotto. Al primato di comune più alto della Sicilia, dando un’occhiata ai dati ISTAT, Floresta somma il record di paese con uno tra i più invidiabili tassi di longevità, come si legge in un articolo pubblicato su “La Repubblica” del 25 Aprile 2007.

Questo piccolo comune presenta ancora un impianto urbanistico semplice e razionale, allungato sulla Strada Statale Randazzo-Capo d’Orlando tipico del lontano periodo feudale, caratterizzato da edifici in pietra aventi le medesime forme architettoniche di un tempo, sui quali campeggiano stemmi e blasoni scolpiti che fregiano stipiti riccamente decorati da eleganti motivi fitomorfi e zoomorfi, abbelliti ulteriormente da caratteristici balconi in ferro battuto. Gli amanti delle tradizioni popolari, oltre al rituale pellegrinaggio alla cosiddetta Cappella delle Tre Vergini che si compie ogni prima Domenica di Agosto presso la località denominata “Acqua Santa” (nella quale esiste un pozzo naturale di acqua sulfurea che, come si tramanda da generazioni, vanterebbe proprietà miracolose), non mancheranno certo di appassionarsi alle manifestazioni che si svolgono durante i festeggiamenti dedicati a Sant’Anna, patrona di Floresta, tra le quali spiccano la tipica “asta dei doni” e l’ancor più caratteristico “albero della cuccagna”, chiamato affettuosamente dai florestani a ‘ntìnna, ovvero “l’antenna” con le sue quattro tradizionali prove di abilità fisica, nonché il grande mercato che vede il corso principale di Floresta, in parallelo con lo svolgersi della grande fiera del bestiame, animarsi di ricchi, coloratissimi ed interessanti banconi carichi di attrezzi e manufatti legati al mondo della pastorizia che non mancano di attirare anche coloro che, pur non appartenendo alla realtà agreste, si appassionano comunque all’artigianato locale ed agli oggetti di ispirazione rustica: riscuotono sempre un certo successo gli oggetti in metallo legati alla tradizione contadina come gli utensili in rame sbalzato, in ferro battuto o in ottone lavorato, nonché dei piccoli capolavori di artigianato, quali i grandi campanacci ornamentali per bovini, in metallo cesellato corredati da collari in cuoio finemente lavorato a mano, che hanno sempre il loro pubblico di estimatori; non mancano neppure gli attrezzi specificatamente legati al mondo bucolico: utensili per tosare, per mungere, per lavorare il latte e molti altri ancora.

Cenni Storici

Floresta1Il toponimo Floresta, conosciuta fino a poco tempo addietro come Casal Floresta, sembrerebbe risalire al periodo romano di colonizzazione della Sicilia, quando l’attuale sito urbano era originariamente occupato da una fitta foresta (in latino, appunto, floresta), i cui alberi ad alto fusto erano assai richiesti dai romani per impiegarne il legname nella costruzione delle loro navi ed imbarcazioni. Il dotto parere di Monsignor Antonio Gimmillaro, coltissimo ed eccellente umanista nativo di Floresta, autore di pregevoli pubblicazioni dal contenuto agiografico, analizza, scomponendolo, il toponimo Floresta nei due sostantivi latini floris (ossia, fiori) ed aestas (ovvero, estate), attribuendo il poetico significato di “Fiore d’Estate” ad una località che, sita ad una elevata altitudine, dona il meglio di sé principalmente durante la stagione estiva, l’unica ad offrire ottime condizioni di vita se confrontata con gli altri periodi dell’anno, durante i quali il freddo intenso attanaglia l’abitato. Radicatissime voci popolari, tuttavia, farebbero discendere la fondazione di Casal Floresta da un esiguo gruppo di banditi e fuggiaschi i quali, nel XVII secolo, pur di scampare alle truppe di polizia spagnola stanziate in Sicilia, non esitarono ad inoltrarsi tra gli intricati boschi del luogo, dove formarono una comunità di rifugiati in grado di sopravvivere solo con le proprie forze, ubicata nel luogo corrispondente all’attuale Rocca di San Giorgio, distante circa un chilometro dall’attuale centro abitato florestano.

Assai incerte, per quanto relativamente recenti, risultano essere le origini di Floresta, la cui storia è stata faticosamente ricostruita consultando attentamente vetusti e polverosi archivi parrocchiali e notarili per essere rivista più volte, all’inizio del XX secolo, dallo storico Giuseppe Giunta e dal professor Giuseppe Di Vita, entrambi nativi di Floresta, con l’intento di diffondere una più corretta cultura storica sul paese che diede loro i natali, pubblicando il frutto delle proprie appassionate ricerche nel 1902, su una storica rivista, corredandole con l’importante precisazione che le fonti di informazione da loro citate potrebbero essere basate su tradizioni tramandatesi oralmente e, per tale motivo, assai difficili da verificare e da opinare. Le uniche notizie delle quali si è certi sono legate all’immemorabile conoscenza dell’attuale comprensorio florestano da parte di pastori e mandriani, soprattutto catanesi, i quali, in ogni epoca, hanno sempre frequentato questi luoghi a partire già dalla tarda primavera, abbandonando gli ormai sfruttati e magri pascoli della piana di Catania e del fiume Simeto per trasferirsi, insieme ai propri armenti, sui freschi e verdeggianti alpeggi già privi di neve, percorrendo le antiche vie della transumanza in giorni di lento e faticoso cammino (quelle stesse piste che oggi, trasformate in neri nastri d’asfalto, divoriamo rapidamente in poche ore).

La colonizzazione siciliana da parte di Roma, intrapresa nel 264 a.C. da Appio Claudio, vide l’attuale sito urbano di Floresta quale originario luogo d’esilio romano: un primordiale insediamento popolato principalmente da condannati a lunghe pene detentive e da schiavi, i quali, vivendo con la sola compagnia dei loro custodi in un tetro edificio appositamente costruito, svolsero il durissimo compito di abbattere e trasportare ingenti quantità di tronchi d’albero ad alto fusto delle superbe foreste circostanti, costituenti una importantissima e fondamentale risorsa per la fabbricazione di navi ed imbarcazioni.

L’elevata altitudine (1275 metri sul livello del mare) ed i rigori degli innevati periodi invernali, durante i quali l’intero territorio florestano si copre di una candida coltre (un bianco mantello che, ancora oggi, anche nell’abitato, supera spesso i due metri d’altezza!), imposero un duro e totale stato di isolamento al quale seguirono grandi difficoltà di comunicazione e, soprattutto, di approvvigionamenti, facendo sì che Floresta venisse abbandonata sempre più nel corso dei secoli, fino a giungere al medioevo, ormai totalmente disabitata.

Unica mèta di pastori e mandriani durante il periodo che va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, Floresta, ubicata nel luogo corrispondente all’attuale Rocca di San Giorgio, distante circa un chilometro dall’attuale centro abitato, era costituita solo da un piccolo agglomerato di essenziali cùbburi (dal latino cùbitus, ossia giaciglio, i tradizionali e semplici ripari semicircolari in pietra edificati a secco, ricoperti di frasche e lastre di pietra, con un foro al centro per consentire l’uscita del fumo del fuoco che i pastori vi accendevano all’interno per riscaldarsi), chiamati localmente pagghiàri ‘mpètra (ovvero “pagliai in pietra”), silenti testimoni della presenza dell’uomo nel territorio naturale, perfettamente inseriti nel paesaggio sia per rapporti volumetrici, che per i materiali di costruzione utilizzati. I pagghiàri ‘mpètra assumono agli occhi dello spettatore una presenza sfumata ed indeterminata nell’ambiente circostante, quasi fossero il risultato di un rapporto simbiotico o di un desiderio di mimetismo con la natura, rimanendo tuttora visibili tra il fogliame delle radure nei boschi e riportando la memoria ai tempi passati quando, all’inizio del XIV secolo, in seguito ai sempre più numerosi flussi migratori alla ricerca di terreni coltivabili verso i territori marginali (quale ovvia conseguenza dell’aumento demografico registratosi in quel preciso periodo storico), Floresta venne reclamata da Federico III d’Aragona dopo essere stato incoronato secondo Re di Sicilia ed affidata, in qualità di feudo, al nobile Peregrino De Pactis, che già ricopriva le alte cariche di Maestro Giustiziere e Protonotaro del regno.

Nei secoli successivi, in seguito a successioni e ad atti dotali, il feudo di Floresta pervenne al nobile spagnolo Antonio Quintanas Duegna il quale, grazie al privilegio concessogli da Filippo III (figlio di Filippo II di Spagna, primo Re di Sicilia) incoronato Re di Spagna nel 1598 e proclamato secondo Re di Sicilia nel 1619, fu elevato al rango di “Marchese della Foresta di San Giorgio e Grassetta” in data 11 Gennaio 1619, come citato nelle fonti storiche dell’epoca, che registrarono, peraltro, la figlia Melchiora quale erede diretta dei beni paterni e governatrice dell’abitato Florestano, nel quale il genitore fece erigere una piccola chiesa dedicata a San Giorgio, circondata da poche case. Melchiora, dopo aver sposato Ferdinando De Toledo, erede di una nobile famiglia spagnola (un membro della quale, precisamente Garçia De Toledo, nel 1565 venne nominato Vicerè del Regno di Sicilia da Filippo II di Spagna dopo l’elezione avvenuta nel 1556 a primo Re di Sicilia), visse e morì a Floresta mostrandosi sempre sensibile alle necessità spirituali e materiali dei propri governati, impegnandosi con ogni mezzo del quale disponeva per sollevare le sorti di Floresta e dei suoi abitanti dalle ristrettezze economiche nelle quali versavano, senza dimenticare la diffusione ed il vivo mantenimento del culto cattolico. Il suo sentitissimo ricordo, tramandatosi per generazioni, vive ancora nella memoria degli anziani florestani quale ineguagliabile esempio di benefica munificenza ed accorata sensibilità.

Nel 1675 l’amministrazione del feudo di Floresta, venne affidata dapprima al Principe Paolo Ardoino (nipote della sopra citata Melchiora), poi a Michele Ardoino e, successivamente a Pietro Ardoino, ai cui discendenti rimase fino alla metà del XVIII secolo, per poi passare a Vincenzo Moncada d’Alcontres nel 1762, a Giuseppe Stagno Ardoino nel 1790, a Pietro Stagno Asmundo d’Alcontres nel 1809, ed infine al Barone Baratta nel 1810, il quale ne curò gli interessi fino al 1812, anno nel quale venne sancita la nuova costituzione borbonica che pose fine ai privilegi feudali.

Dopo il 1750 Floresta crebbe espandendosi intorno alla chiesa dedicata a Sant’Anna in un impianto urbanistico semplice e razionale, definito da assi viari che attraversano tuttora il centro dell’abitato da un capo all’altro facendo assumere alla pianta di Floresta la caratteristica forma “a pettine”: la strada nazionale o provinciale, dalla quale si distaccano ad angolo retto le vie secondarie, divenne, in questo modo, la via principale del paese sulla quale cominciarono ad affacciarsi le strutture private e pubbliche più importanti che conservano ancor oggi, nella struttura degli edifici che lo caratterizzano, le medesime forme architettoniche di un tempo, costituite principalmente da fabbricati dalla modesta altezza eseguiti con blocchi perfettamente squadrati nelle antiche pietre locali (con l’interposizione, tra una pietra e l’altra, di pietruzze, parti di tegole e materiali di risulta che conferiscono alla muratura un gradevole, dicromo aspetto “rustico”) sui quali campeggiano stemmi e blasoni scolpiti che fregiano stipiti riccamente decorati. I tempi successivi videro il corso principale arricchirsi di pregevoli edifici ottocenteschi appartenenti alle famiglie più in vista dell’epoca, delineati da pregevoli mensole ed architravi ornati da eleganti motivi fitomorfi e zoomorfi realizzati con grande maestria, abbelliti ulteriormente da caratteristici balconi in ferro battuto.

Nel 1820, la piccola comunità di Floresta divenne un comune autonomo e, tempo dopo, nel 1838, l’Erario Comunale istituì interamente a proprie spese il Monte Agrario: tale fondazione, animata da ideali assai nobili e generosi, si rivelò ben presto fortemente benefica e caritatevole poiché, soprattutto durante i rigidi inverni florestani, prestava o, addirittura distribuiva gratuitamente ai meno abbienti alcune misure di grano che, dopo il successivo raccolto estivo, avrebbero sollecitamente provveduto a restituire al Monte Agrario, ripagando sempre il prestito “in natura” e, proporzionalmente alle proprie possibilità finanziarie, anche mediante un piccolo interesse pecuniario atto a non intaccare eccessivamente sia il patrimonio cerealicolo, che quello monetario della utilissima e filantropica istituzione.

Le durissime condizioni di vita che hanno sempre contraddistinto Floresta si fecero assai più marcate tra la fine del XIX secolo e l’inizio del 1900, quando, soprattutto durante i rigidissimi inverni, una asfittica economia causata dalla grave crisi economica (principalmente nel settore dell’agricoltura) attraversata dall’intera Italia, investì la Sicilia determinando l’abbandono di tante terre e la loro destinazione permanente al pascolo, rendendo ancor più precaria la già difficile sopravvivenza degli abitanti, costretti a ricorrere ad una forzata emigrazione alla ricerca di migliori opportunità in terre lontane.

Ancora vivissimo, nella cronaca locale, il ricordo della maestra di scuola elementare Giuseppina Orlando, la cui audacia caratteriale ed intellettuale furono oggetto di un severo ammonimento da parte della polizia dell’epoca per gli atteggiamenti pacifisti assunti durante il periodo del secondo conflitto bellico mondiale.

I tempi attuali, fortunatamente, grazie alla diffusa motorizzazione ed alla migliore viabilità, hanno contribuito ad aprire nuove opportunità per Floresta (costretta da sempre, causa l’altitudine ed i conseguenti, inclementi inverni, ad un forzato e perenne isolamento), la quale, rientrando pienamente nel comprensorio del Parco dei Nebrodi e nel Parco Fluviale del fiume Alcantara, ha scelto di valorizzare al massimo le proprie risorse naturalistiche ponendole al centro di una strategia di sviluppo turistico assai interessante (assai apprezzata, in particolar modo, da coloro che amano gli sport invernali e le escursioni a piedi o a cavallo), in virtù del rinnovato interesse per l’affermazione di una “coscienza ecologica” che spinge sempre più l’essere umano alla ricerca di valori autentici e di una vita a più stretto contatto con la natura.

Il paese di Floresta si gloria di aver dato i natali a: lo storico Giuseppe Giunta ed al professor Giuseppe Di Vita, ai quali va il merito di aver faticosamente ricostruito (rivedendola più volte), all’inizio del XX secolo, la storia del loro luogo natio, consultando attentamente vetusti e polverosi archivi parrocchiali e notarili con l’intento di diffondere una più corretta cultura storica su Floresta e pubblicando il frutto delle proprie appassionate ricerche nel 1902 su una storica rivista, corredandole con l’importante precisazione che le fonti di informazione da loro citate potrebbero essere basate su tradizioni tramandatesi oralmente e, per tale motivo, assai difficili da verificare e da opinare; Monsignor Antonio Gimmillaro, coltissimo ed eccellente umanista, autore di pregevoli pubblicazioni dal contenuto agiografico, deceduto nel Dicembre 1981 a Patti, dove svolse per lunghi anni la sua intensa attività di religioso come canonico della cattedrale pattese e come insegnante di materie letterarie, filosofiche e teologiche nel Seminario Arcivescovile di Patti. Tra i “personaggi locali”, a Floresta è ancora particolarmente vivo il ricordo di Antonio Casella, soprannominato Malasacchètta dai compaesani che amano ancor oggi tramandare la narrazione delle sue esaltanti abilità di agilissimo ed imbattuto scalatore de l’antìnna innalzata durante i festeggiamenti in onore della patrona Sant’Anna.

Chiesa Madre o di Sant’Anna

Floresta3Nella piccola Piazza Sant’Anna, immersa in un impianto urbanistico corredato da architetture semplici ma belle come, ad esempio, il Palazzo Baronale, sorge la Chiesa Madre intitolata a Sant’Anna, patrona di Floresta. L’edificio venne originariamente fatto erigere e dedicare a San Giorgio da Antonio Quintana Duegnas, nobile spagnolo il quale, grazie al privilegio concessogli da Filippo III (figlio di Filippo II di Spagna, primo Re di Sicilia), incoronato Re di Spagna nel 1598 e proclamato secondo Re di Sicilia nel 1619, fu elevato al rango di “Marchese della Foresta di San Giorgio e Grassetta” in data 11 Gennaio 1619, come citato nelle fonti storiche dell’epoca. La chiesa, pur presentando interventi di restauro avvicendatisi nel corso dei secoli, risale al 1750. Il primo, importante ampliamento del luogo di culto, è datato al 1800, come anche il passaggio da San Giorgio, alla quale venne originariamente intitolata, a Sant’Anna, attuale patrona di Floresta.

Il sacro edificio, affiancato da una semplice e monolitica torre campanaria cuspidata, presenta un interno scandito da tre navate ed impreziosito da decori in stucco sulla volta. Sono altresì presenti una scultura settecentesca rappresentante Sant’Antonio da Padova con il Bambino Gesù una statua in cartapesta effigiante la Madonna Assunta ed un Crocifisso ligneo entrambi di mediocre fattura, oltre ad un gruppo scultoreo in legno risalente al 1929 raffigurante Sant’Anna e la Madonna con il Bambino Gesù, fortemente voluta dal locale sacerdote Don Basilio Capizzi.

Chiesa di Sant’Antonio da Padova

Floresta4La chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova si presenta come una modesta costruzione risalente ai primi anni del 1900, con un “rustico” prospetto in muratura a vista, nel quale spicca il portale d’ingresso intagliato nella pietra arenaria. Il sacro edificio è stato interessato da recenti interventi di restauro.

 

 

 

Fonte: www.comunefloresta.me.it

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