martedì , Novembre 30 2021

Comune di Longi

Logo LongiPaese di origine antichissima e di remote tradizioni. Greci, bizantini e arabi hanno cercato di colonizzarlo nei secoli addietro. Da Castrum Longum a  Longum, poi ad Alongi, fino all’attuale Longi, piccola perla dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina. Il caratteristico comune, poco più di 1.600 abitanti,  situato a 620 sul livello del mare, in un territorio dove le bellezze naturalistiche si amalgamano con quelle paesaggistiche. Dominato a nord dalla Rocche del Castro, Longi è posizionato in un terrazzo naturale nella suggestiva vallata del fiume Fitalia. Un’ ubicazione strategica, a pochi chilometri dal mar Tirreno e a distanza limitata dalle vette più alte, spesso innevate, dei Nebrodi.

Il borgo cittadino si sviluppa intorno al Castello, bellissimo edificio del XII secolo conservato in ottimo stato. Longi, infatti, ha mantenuto il tocco medievale con le sue viuzze strette, le scalinate in pietra e le ripide discese. Da visitare la Chiesa Madre, con la sua torre campanaria del Quattrocento, una cantoria, un prezioso organo del XVII secolo e alcune tele del Novelli. Poi la Chiesa della S. Annunziata dov’è custodita la statua della omonima madonna modellata nel XVI secolo da Giacomo e Antonio Gagini. Interessante anche la zona archeologia delle rocche del Castro, con i resti di cinta muraria. Inoltre, il territorio di Longi presenta ambienti paesaggistici rari: il bosco di Mangalavite, la Stretta dove le montagne sembrano toccarsi, il lago Biviere e tanto ancora.

Le festività più caratteristiche sono quelle della settimana Santa e di Pasqua. I riti sono antichi e curati con i costumi dell’epoca. Ogni giorno è scandito da particolari cerimonie che culmino domenica con U “Scontru” nella principale pizza del paese con la statua della Madonna e quella del Cristo risorto. E’ forte anche la devozione al patrono, S. Leone, che viene festeggiato tre volte l’anno (20 febbraio, I domenica di maggio, il 23 agosto insieme al S.S. Crocifisso).

Il paese è attento a conservare integre e a tramandare le proprie tradizioni: dal pane fatto in casa, ai dolci, alle specialità  culinarie, ai salumi preparati con le carni pregiate del suino nero dei Nebrodi. Famosissima in tutta la Sicilia è diventata proprio la sagra del suino nero, ormai decennale, preparata e allestita ogni 5 gennaio. Prelibate anche le pietanze a base di funghi. Bizzarro è, infatti, l’appellativo di Longi : è uno di li quattru paesi di li funci.

Tante, poi, le attività  artigianali  e commerciali che vengono tramandate da padre in figlio, piccole realtà  che permettono al paese di crescere. Col tempo, infatti, sono state realizzate una serie di iniziative che hanno permesso la nascita di un circuito turistico non indifferente, che copre il paese ma soprattutto la montagna e tutto il parco dei Nebrodi. Il comune adesso dispone di agriturismo , case vacanze, ristoranti, musei, esposizioni.

Cenni storici

Longi1L’ insediamento antropico a Longi è antico e potrebbe risalire all’epoca dei greci, come testimoniano i nomi di origine ellenica di alcune località : “Gazzana”, Muely, Scafi, Scinà, Scagliò e Passo Zita. Ma la storia del piccolo comune nebroideo è al centro di vari dibattiti, manca una verifica concreta delle diverse ipotesi dalle quali scaturire una tesi univoca. Secondo alcuni studiosi, nel territorio longese sarebbe esistita una roccaforte imponente dal nome Kastros, di matrice greca, facente parte di una città di origine sicana. Per altri storici, Krastos era ubicata, invece, nella Sicilia meridionale, nella zona dell’agrigentino. Il toponimo delle rocche del Crasto deriverebbe, invece, dal greco antico , erba o formaggio fresco, più specificatamente zona adatta al pascolo. Secondo questi studi, alcuni abitanti del Peloponeso, i Demenniti, vennero cacciati dalla propria terre e si rifugiarono nel territorio nebroideo fondando nel VI secolo d.C. Demenna, tra Longi e Alcara li Fusi, precisamente in contrada Lemina. Inoltre, un sopralluogo di alcuni archeologici ha riportato alla luce i muri di un’antica struttura militare, probabilmente una torre di avvistamento. Pare che i Demenniti costruirono questa roccaforte sulle rocche del Crasto per difendersi dai nemici. Nel 856 sbarcarono in Sicilia gli arabi e solo Demenna, insieme a Taormina e Rometta, resistette all’invasione, fu l’ultima a cadere. Lo scontro tra le due popolazioni avvenne, appunto, in questa fortezza. Ancora oggi il posto viene ricordato come cimitero dei Saraceni. Inoltre, tempo fa è stato rinvenuto uno scheletro con a lato una scimitarra, testimonianza e segno di un scontro. Dopo la caduta, i demenniti si sparsero dando vita a Frazzanò, Alcara li Fusi e Longi.

Quindi, il comune di Longi risale a epoca lontana, quando in tutta la Sicilia erano poche le comunità esistenti in quanto la maggior parte dei paesi sorsero nel secolo XVII per autorizzazione di principi e baroni dell’epoca.

Le prime documentazioni scritte sul paese risalgono al 1277: forniscono dei dati sulla consistenza della popolazione. In una tabella di tasse, riportata nel saggio Terre e uomini del Medio Evo di Francesco D’Angelo all’interno di una rivista medioevale n. 6, Longi figura, assieme a Galati, per il pagamento di onze 41. E’ possibile ipotizzare, quindi, la presenza di circa 100 famiglie.

Altra testimonianza è la biografia del 1408 del barone Blasco Lancia: in questo documento si parla delle feste di S. Leone, patrono di Longi, e di una grande fiera. Ci farebbe ipotizzare l’esistenza della chiesa madre, costruita sicuramente alla fine del 1300. Della stessa epoca doveva essere la chiesa dell’Annunziata che sorgeva nei pressi del rione Borgo. Un altro edificio importante venne eretto nel 1438 in contrada Bonaiunta, probabilmente una residenza estiva dei signori locali, con una chiesetta vicina. Il barone di quel periodo Corrado Lancia.

I decenni successivi furono contraddistinti da turbolente rivolte contro il vice Re e i baroni, da carestie e siccità . In questo contesto anche la comunità di Longi si trova coinvolta in alcuni episodi. Lo storico e illustre archivista Carmelo Traselli ci dà uno spaccato significativo ed esauriente. Riporta queste vicende in alcuni capitoli, dove ci sono precisi riferimenti a Longi : una siccità grave era intervenuta tra il 1491 e nel 1515 mancava il grano a Patti, Tortorici, Enna, Caltagirone, Ucria, Longi ed altri centri. La povertà si estendeva a macchia d’olio, colpendo i più grossi proprietari. Nel 1516 una rivolta politica scoppierà per il gravissimo malessere economico avvertito dagli agricoltori e di riflesso dagli artigiani, dai mercanti ed dai feudatari. Sembra quasi certo che una siccità , protrattasi per molti anni, rovina i raccolti e provoca stragi di bestiame.

Per i decenni a seguire non si hanno informazioni certe e per notizie più accurate dobbiamo passare a documenti più recenti. In particolare nel dizionario corografico dell’Italia, a cura di Amato, si riporta: Longi conta nel 1861, 1510 abitanti, nel 1864, 1583, la sua superficie è di 2666 ettari. Con decreto reale del 1865 furono staccate da questo comune gli ex feudi Botti e Mangalaviti (ab.218) e aggiunti al comune di Alcara ( tali feudi furono poi restituiti a Longi). La guardia nazionale Longese contava su una compagnia di 60 militi attivi e 60 di riserva. La mobilizzabile era di sette militi. Gli elettori politici erano iscritti nelle liste elettorali del collegio di Naso, nel 1863 erano 9. L’ufficio Postale era a S. Agata Militello. Longi apparteneva alla diocesi di Patti e il suo territorio era feracissimo in cereali, castagne, viti e gelsi, prodotti che venivano esportati. Possedeva un pio istituto per istruzione gratuita maschile ed un istituto per la somministrazione di pane ai poveri , fondato nel 1664.

Dal dizionario geografico statistico e biografico della Sicilia di Antonio Busacca, del 1858 , ricaviamo le seguenti documentazioni : Longi è nel Valdemone, intendenza di Messina distretto e diocesi di Patti, da cui dista 31 miglia, 75 da Messina e 105 da Palermo. Esporta seta, lino, e castagne. Territorio salme 994. Il colera fece la sua apparizione svariate volte nel 1800. Una epidemia che molti ricordano quella del 1818 che causò numerose vittime. Nel 1827 una spaventosa alluvione colpì Longi. Seguirà nel 1851 una frana che segnerà inesorabilmente il destino del piccolo paese. Si apri, agli inizi di marzo, una preoccupante fenditura lungo tutto il costone della montagna che sovrastava Longi. Un’enorme massa di terra mista a enormi massi si staccò dalla montagna e cominciò a scendere a valle investendo tutto il centro urbano. Il primo ad essere travolto fu quanto era rimasto dell’antico convento Basiliano, sito in contrada S. Maria, poi alberi, isolate case rurali e via via casolari, rifugi per armenti fino a quando la frana non investi le case del quartiere “Cittatedda”. Vennero travolte anche la chiesa del SS. Salvatore ( che in seguito verrà ricostruita ma lasciata incompiuta) e la chiesa dell’Annunziata che, già scossa e danneggiata da precedenti terremoti, ricevette il colpo di grazia (in seguito ricostruita nell’attuale piazza Generale Moriondo dove ancora si trova). Secondo la leggenda, la frana venne fermata dall’intervento provvidenziale del protettore S.Leone , che venne portato in processione nei luoghi in cui la frana incombeva.

Nel secolo XX, gran parte del popolo di Longi dovette emigrare in altri paesi. Infatti tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, una crisi di una certa consistenza, investì i centri della provincia di Messina e della Val Demone in generale, provocando l’emigrazione della gente in altre zone in cerca di lavoro. I motivi che spinsero ad emigrare i Siciliani, e quindi molti degli abitanti di Longi, furono le condizioni fiscali, la crisi agricola e la mancanza di lavoro. Più del 93 % degli emigranti erano diretti in paesi oltre oceano, soprattutto negli Stati Uniti, dove, come è noto, si costituirono fiorenti colonie, specie nelle grandi città . Un fenomeno analogo si è ripetuto dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale.

Attualmente il paese conta poco più di 1600 abitanti, vive ancora di forti tradizioni artigianali ed eno-gastronomiche. Il settore di traino dell’economia locale è il turismo, incoraggiato dall’amministrazione comunale, in collaborazione con l’imprenditoria locale. Sono state realizzate una serie di iniziative che hanno permesso la nascita di un circuito turistico non indifferente, che copre il paese ma soprattutto la montagna e tutto il parco dei Nebrodi. Longi adesso dispone di agriturismo , case vacanze, ristoranti, musei, esposizioni. Progetti che fino a qualche anno fa sembravano impensabili. Ma non solo. Il marchio longese, ormai esportato anche all’estero, non si ferma ai servizi di alloggi e ristorazione. Diverse connubi vengono promossi con varie Università italiane e straniere. Gli studenti hanno la possibilità di effettuare dei tirocini aziendali, affiancati da esperti del settore. Non solo turismo, quindi, ma anche studio e lavoro. Gli stage si estendono anche al settore naturalistico, con studi approfonditi del territorio. Ecco perchè alcune attività sono state intraprese in collaborazione con il Club Alpino Italiano.

Arte e Cultura

Il paese conserva delle importanti opere artistiche a testimonianza della sua lunga storia. Alcuni in versione originale, altri restaurati nel corso del tempo, questi monumenti danno al piccolo centro un tocco caratteristico, rendendolo interessante, non solo dal punto di vista naturale-paesaggistico, ma anche a livello storico e culturale.

Il Castello Medievale

Longi2La storia del castello medievale ha inizio con il rafforzamento delle strutture militari del territorio, che si verificò intorno al secolo VIII.

L’ edificio non ha avuto una funzione prevalentemente di sorveglianza, è testimoniata dalla cerchia muraria difensiva.

Il castello oggi non presenta alcun particolare stilistico al quale si potrebbe far riferimento. Solo i resti di una finestra monofora, con arco acuto e strombato profondamente, mettono in evidenza un elemento strutturale tipico dei Normanni. La struttura, che sovrasta tutto l’abitato, appare sopraelevata da una parte rispetto al livello della strada. Ma, della lettura esterna e dalla planimetria, sembra solo un palazzo che nel tempo è stato fortificato per ragioni difensive e reso autosufficiente grazie alle varie parti che lo componevano: il cortile, la cisterna, le stalle, i magazzini, le cucine, le camere, ecc.

La parte più antica è quella a nord-est, più vicina al passo del fiume. Al 1600 risale, invece, la parte del piano terra che si protrae verso la piazza. Il portale d’ingresso, che sulla chiave dell’arco porta lo stemma in pietra dei Lancia (un leone rampante coronato), è seguito dal cortile che lega le due parti. Gli ultimi ampliamenti e i miglioramenti apportati all’intera struttura furono eseguiti tra l’700 e l’800 con la costruzione del piano sopraelevato o cosiddetto nobile, al quale si accede da uno scalone esterno in pietra che costeggia un breve incamminamento ricavato nello spessore della cortina muraria esterna. All’interno, la parte più interessante artisticamente è quella settecentesca, abitata fino alla morte dalla Duchessa Zumbo, vedova di Vincenzo Loffredo, Duca D’ Ossada. Dalla lettura iconografica delle pitture esistenti in alcune stanze, dalle decorazioni, dai mobili e dalle porte si possono dedurre gli ultimi interventi, avvenuti nel secolo scorso dei quali alcuni portati a termine, altri mai ultimati.

Sono due le camere di rilevanza storico storico-artistica: la prima ha un soffitto a crociera delimitato da una cornice dipinta aggettante che forma quattro medaglioni angolari. Al centro vi e raffigurata, entro schemi architettonici, arricchiti da un drappeggio movimentato e di grande effetto plastico, S.Caterina prostata al cospetto di un re su un trono attorniato da soldati e cortigiani. Nell’altra camera vi sono rappresentate, sempre con tecnica con “affresco”, soggetti naturalistici e archeologici molto usati dagli artisti del 700, in riferimento al fatto che l’Italia stava vivendo con i primi scavi archeologici in recupero dell’antichità classica greco-romana.

Attualmente il castello e di proprietà della ” banca di credito cooperativo della valle del Fitalia ” in cui, in alcune ale dell’edificio, sono situati gli uffici principali. Ciò nonostante le aree del castello di rilevanza artistica e archeologica sono visitabili.

Il Monumento ai caduti

Longi3Nell’ esposizione di ogni storia municipale, vi è un compito profondamente doveroso: quello di ricordare, oltre le persone illustri nella fede, nell’arte e nel lavoro, anche, e principalmente, gli uomini fedeli ai valori della Patria, i combattenti, gli eroi ed i reduci che, in ogni nazione del mondo, hanno avuto sempre testimonianze di riconoscenza sentita. Per adempiere a questo fine, anche Longi ha dedicato un monumento ai suoi uomini più valorosi. Al centro della Piazza degli Eroi sorse una statua: raffigura la Vittoria e solleva in una mano un ramoscello di ulivo, simbolo della pace, con l’altra mano regge uno scudo su cui c’è scritto “Longi”.

L’opera è dello scultore Messina. Il monumento, secondo alcune informazioni , è uno dei primissimi in Italia, eretto nel 1920 . Di questa ricerca si occupò La Domenica del Corriere negli anni ‘70. Il monumento trovò originariamente collocazione nello spazio occupato un tempo dall’antica Chiesa dell’Annunziata. Alle spese di costruzione partecipò per metà il Duca di Longi, Goffredo Vincenzo Duca d’Ossada. Infatti, sui lati si leggono queste parole: il comitato, la cittadinanza, il Duca d’Ossada nell’anno di grazia 1920.

Si legge: “Questi nomi dei nostri Eroi, scolpiti nel bronzo dalla gratitudine cittadina, mandino ai posteri la memoria, l’esempio di sacrificio sublime”. E ancora:  “Restino questi nomi dei nostri Eroi nel cuore dei superstiti e dei nipoti a perenne Ricordo – Religione – Ammonimento. Ascoltate la voce dei nostri Eroi, fratelli, amatevi come noi vi amiamo, amate la Patria di un amore grande come il nostro amore”. Chiudono le dediche queste parole: “Per amore di Patria dettero la vita. Il nostro amore e la nostra riconoscenza vadano oltre la morte”.

Natura e Ambiente

Longi4Monti Nebrodi, assieme alle Madonie ad ovest ed ai Peloritani ad est, costituiscono l’Appennino siculo. Essi si affacciano, a nord, direttamente sul Mar Tirreno, mentre il loro limite meridionale è segnato dall’Etna. Gli elementi principali che più fortemente caratterizzano il paesaggio naturale dei Nebrodi sono la dissimmetria dei vari versanti, la diversità di modellazione dei rilievi, la ricchissima vegetazione e gli ambienti umidi. Connotazione essenziale dell’andamento orografico è la dolcezza dei rilievi, dovuta alla presenza di estesi banchi di rocce argilloso-arenacee: le cime, che raggiungono con Monte Soro la quota massima di 1847 metri s.l.m., hanno fianchi arrotondati e si aprono in ampie vallate solcate da numerose fiumare che sfociano nel Mar Tirreno. Dove, però, predominano i calcari, il paesaggio assume aspetti dolomitici, con profili irregolari e forme aspre e fessurate (Rocche del Crasto a 1315 metri s.l.m.). Importante, infine, sottolineare il diffuso processo di progressivo acculturamento del territorio del parco che ha portato, durante i secoli, ad una trasformazione dei Nebrodi da paesaggio naturale in paesaggio culturale. Da altri i Nebrodi sono considerati simili all’Appennino settentrionale non solo per il grande sviluppo verso le sommità ,  ma anche per le linee morbide e continue e per i tratti assai vasti con cui i rilievi si succedono. Gli ammanti selvosi (faggi in alto e querce più in basso) sono estesi più che altrove in Sicilia.

Il territorio di Longi con i suoi 42,1 Kmq è per estensione il settimo di tutta la Sicilia e ricade nell’aria dei Monti Nebrodi (da un’antica voce attica “Nebros” = cerbiatto). L’origine di tale denominazione evoca subito l’immagine di vaste aree boschive, tra le quali spicca quella di Mangalaviti. In esso ai querceti tipici delle zone più basse, si alternano resti di leccete, faggi, cerri, olmi, frassini e rarità  come “l’abies nebrodenis” e il “tasso baccato”, che, insieme al sottobosco e alla conseguente presenza di una fauna tipica, rendono tale bosco unico nel suo genere in tutta Europa. I pendii dei Nebrodi, che fanno da cornice al centro abitato sono solcate da corsi di acqua a carattere torrentizio che confluiscono nel letto ghiaioso del fiume Fitalia. Tale fiume, che nella sua parte iniziale prende il nome Milè, si origina dalle alte cime nebroidee e scorrendo nella tortuosa ed omonima vallata, raggiunge il Tirreno con il nome di Fiumara di Zappulla. Suggestivo il suo passaggio nella gola rocciosa del Passo Zita, la famosa “Stretta di Longi”. Nel tempo l’azione lenta ed implacabile delle acque ha scavato un varco roccioso creando due pareti di straordinario fascino: il verde lussureggiante, la limpidezza delle acque, l’inusitata quiete creano un angolo di incontaminata bellezza.

Da notare ancora che il territorio di Longi è anche importante dal punto di vista geologico. Illustri studiosi e scienziati del settore si sono occupati e si occupano della geologia con varie pubblicazioni, convegni e visite sul posto. Il lavoro di Lentini, che figura nel bollettino della Società  Paleontologica Italiana (Vol. 12, n. 1, 1983, pp.23-75)è  intitolato: “I Molluschi del Lias inferiore di Longi”. In questo frammento dell’ opera viene esaminata la fauna proveniente dai livelli basali della serie sedimentaria che affiora lungo il margine esterno del massiccio calabro-peloritano nella zona di Longi. La successione stratigrafica, appartenente alla Falda di Longi è sinteticamente la seguente (dal basso verso l’alto): arenarie di Longi, formate da argille, marmerie e conglomerati di colore rosso, calcari neri o grigio bluastri, calcari massicci grigio-biancastri, calcari marmosi con selce grigia o colore avano, nettamente stratificati in sottili livelli. Nella fauna esaminata, proveniente da “calcari neri” affioranti nei dintorni di Longi sono state riconosciute 62 specie di Molluschi. La fauna del Lias inferiore di Longi mostra maggiori analogie con i coevi depositi dell’Europa centrale e settentrionale, piuttosto che con quelli infraliassici della Sicilia occidentale.

Longi5Troviamo, poi, una particolare descrizione del territorio di Longi in una pubblicazione dell’ archivio storico messinese dell’anno 1903, a cura di Carmelo Testi, come preambolo alla illustrazione dei CAPITOLI DI CONCORDIA tra l’Università di Longi ed il barone Francesco Lanza nel 1570. Riportiamo alcuni brani: “La realtà superà di molto ogni mia immaginazione, poichè la natura ha riunito in quei luoghi accortamente mirabile maestà  e bellezza. Ricorderà sempre con intensa emozione le balze scoscese che levano al cielo punte arditissime, i pascoli sterminati che vestono di verde ogni colle, i boschi folti di querce e di cerri giganteschi, che stendono, colle verdi criniere squassate dal ponente, dense e quasi impenetrabili ombre piene di fantasie e di visioni. Nelle vicine caverne, profonde e misteriose, aleggia tuttora l’antico genio di nostre genti negli avanzi preistorico-archeolitici, nei frammenti di ossa spaccate, nelle schegge di pietra, rozzissimi fittili, o nelle recenti asce bronzee.”

Turismo

Longi6Il piccolo centro  montano ricade all’interno di un patrimonio naturalistico e paesaggistico non indifferente, con peculiarità  che gli permettono di distinguersi per numero di specie animali e vegetali da altri territori. Passando da una latitudine minima di 250 metri s.l.m. fino alla massima di 1727, si capisce bene la ricchezza e la diversificazione naturalistica e ambientale. Longi può vantare ancora spazi incontaminati e area pulita, bellezze territoriali dove il tempo sembra essersi fermato. Un ecosistema ancora ricco, meta di chi ha voglia di ritrovare la natura e i luoghi sani e tranquilli.

Longi è adagiato su un terrazzo naturale, dominato a nord dalle Rocche del Castro, massiccio spesso innevato durante i mesi invernali. La composizione rocciosa di natura calcarea risale all’era mesozoica, una particolarità  all’interno del tessuto montuoso siciliano. Questi rilievi, infatti, si differenziano rispetto a quelli delle Madonie, dei Sicani, dei monti del palermitano e a quelli del trapanesi. I calcari di queste rocce sono un mistero e un anomalia per tutti i geologi. Oggi sono il rifugio naturale dell’aquila reale e del grifone, reintrodotto di recente all’interno del Parco dopo la sua estinzione. Il nome del monte è ancora oggetto di tesi diverse e contrapposte. Alcuni studiosi ipotizzano origini sicane, altri sicule o greche, una risoluzione unilaterale è ancora lontana. Ma la storia millenaria delle rocche è testimoniata dai resti di un’ antica fortezza, una torre di avvistamento, simbolo di un insediamento del VI secolo dopo Cristo. Natura e cultura si fondono in un sito che può essere visitato percorrendo una stradina che parte da Portella Gazzana, nonostante la strada sia sterrata. Tragitto alternativo per gli appassionati di trekking passa attraverso la contrada comunale di Filipelli, che può essere raggiunta in macchina. A nord della piccola frazione si dirama una strada che condurrà in località  Migghino, uno dei posti più belli delle Rocche del Crasto, teatro d’estate di diverse manifestazioni. Da lì è possibile vedere il mare e il profilo delle isole Eolie.

Invece, ai piedi di Longi, nella zona più bassa, in direzione del vicino paese di Frazzanò, troviamo la Stretta, ’stritta’, punto dove le montagne sembrano toccarsi. L’affluente del Fitalia, il torrente Milè, divide i rilievi montuosi, creando una gola naturale. Nel corso del tempo l’acqua ha scavato questo varco roccioso, che non ha simili in tutta la zona nebroidea. Si trova a pochi minuti dal centro abitato, raggiungibile parzialmente in macchina, poi si continua a piedi ed è consigliabile rivolgersi ai tour operator locali o alla sezione del Cai, che periodicamente organizzano delle escursioni.

Lasciando i siti più vicini al centro abitato e proseguendo per le contrada di Crocetta, Stazzone e Pado, si arriva a Portella Gazzana, che conserva ancora le rovine del ‘Casino’, la residenza estiva del duca. L’albero che domina il posto è il nocciolo, un tempo, insieme alla coltura del grano, risorsa economica di grande rilievo per il paese. Nei paraggi, in contrada Petrusa, è stata costruita un’area attrezzata per tutti i visitatori. Lasciando Portella Gazzana, dopo qualche chilometro, si arriva al secolare bosco di Mangalaviti. La strada di collegamento è stata recentemente oggetto di lavori di riqualificazione e quindi si può tranquillamente transitare in macchina. Il percorso presenta profonde curve, ma è immerso nel verde, lontano dal intervento dell’uomo, e permette quindi di godere del panorama e dei colori del bosco. Da un paesaggio piuttosto arido di vegetazione si passa a un bosco fitto, costituito da antichi faggi, aceri, frassini e nel sottobosco trova posto il pungitopo, la rosa canina e l’ agrifoglio, specie ormai considerata a rischio estinzione. Ci sono anche degli esemplari di ‘abies nebrodenis’ e di ‘ tasso baccato ‘, che fanno del bosco una rarità  in tutta Europa. Una vera perla per gli appassionati, soprattutto per i botanici, il bosco racchiude anche diversi piccoli corsi d’acqua. Il luogo è ricco di biodiversità , conserva e custodisce differenti specie animali, di grandi e piccole dimensioni. Dalla martora, alla donnola, al gatto selvatico. Ma anche ghiri e diversi uccelli: merli, cornacchie, scriccioli. Di recente sono stati creati dei percorsi didattici, distinguibili per la presenza di staccionate in legno, che permettono escursioni e passeggiate sicure fin dentro il bosco. Arrivati a una certa altezza, in uno spiazzo naturale che offre uno scenario indimenticabile, si trovano le ‘ case di Mangalavite ‘, restaurate da poco dall’amministrazione comunale che vuole farne un centro d’accoglienza turistica. Proseguendo, delle tappe obbligatorie sono i rilievi della Serra del Re e Monte Soro, vetta che oltrepassa i 1840 metri d’altezza. Alle pendici nord-orientale del monte si estende il Lago Maulazzo, invaso artificiale creato intorno ai primi anni Ottanta. Proseguendo per altri 6 km,troviamo il secondo lago, il Biviere, ricadente nel territorio del comune di Cesarò. La particolare flora che cresce lungo il suo perimetro varia a seconda del livello delle acque del lago, si possono distinguere 6 fasce di vegetazione, in base alla specie dominante. Ma è d’estate che il lago regala uno spettacolo meraviglioso: si colora di rosso per la fioritura della euglena sanguinea, una migro alga. Il posto offre zone ideali per il campeggio e per escursioni a piedi. Per raggiungere questi siti è consigliabile l’uso di un fuoristrada, la strada asfaltata si interrompe dopo le case di Mangalaviti lasciando il posto a quella a terra.

Longi7Un altro sito naturale di estrema bellezza, che ricade però nella contrada mamertina di San Basilio, è la cascata del Catafurco. Percorrendo la S.P. 157 in direzione di Galati Mamertino, oltrepassando il ponte Milè, circondato da vecchie abitazioni che ricordano l’antico borgo contadino, si sale verso la frazione e dopo circa 5 km si giunge a destinazione. La strettoia rocciosa nei mesi invernali e primaverili regala una piccola cascata, con un salto di trenta metri. La cavità  creata dal torrente Sanbasilio ha creato una bellissima cavità  denominata la ‘marmitta dei giganti’.

Più vicino a Longi, invece, è la contrada Liazzo. Lo scorso inverno è stata creata una parete di arrampicata. Una delle poche della zona, presenta diversi gradi di difficoltà , scalate pensate per i bambini ma anche per gli adulti. Le bellissime montagne si prestano armoniosamente a questo tipo di sport che conta sempre più appassionati. Sarà  anche possibile effettuare escursioni e  trekking, attraverso i sentieri naturalistici guidati.

Fonte: www.comunelongi.it

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