venerdì , Ottobre 22 2021

Comune di Naso

Logo NasoNaso1Sorge su un colle nel primo entroterra dei monti Nebrodi a 495 m di quota sul livello del mare. Fondata nel 1218 a.C. da Agatirno figlio di Eolo, il Dio dei venti, si chiamò Agatirsi e sorgeva in un luogo che presumibilmente si può localizzare nei pressi della contrada S. Martino, vicino Capo d’Orlando. Fu città importante e popolosa, narrano Tito Livio e Plinio, ed intorno all’anno 901 d.C. fu distrutta dai Saraceni. I cittadini scampati alle orde Saracene si ritirarono sulla collina e fondarono l’odierna Naso unitamente ad altri scampati alle incursioni Saracene provenienti da Naxida città situata presumibilmente nei pressi della località S. Antonio – Fiumara nel comune di Naso. Nel corso dei secoli Naso subî le dominazioni di Saraceni, Normanni, Aragonesi e fu prima Baronia e poi, sotto Carlo Ventimiglia, Contea. Fu città fortificata da mura che la circondavano per buona parte del suo perimetro; vi si accedeva attraverso cinque porte delle quali una è ancora visibile nella zona orientale della città mentre nulla più resta dell’antico castello se non il nome dell’omonima passeggiata. Molto esteso è il territorio di Naso che a Nord si spinge fino al mare occupando circa due chilometri di costa ed ancor più vasto era fino al 1925, anno in cui Capo d’Orlando ottenne l’autonomia da Naso trasformandosi da piccolo borgo di pescatori in quella simpatica e laboriosa cittadina che noi tutti oggi conosciamo. Da vedere ancora nel convento dei frati i ruderi del chiostro, il portale d’ingresso in stile gotico del 1475 e l’altare ligneo del 1694. Nel convento è anche conservata una Madonna di grande fattura, attribuita al Gagini. Nella chiesa di San Cono, da vedere i quadri del’600, e nella cripta le reliquie di San Cono, oggetto di culto e di grande pellegrinaggio. Nella chiesa del San Salvatore, al centro dell’antico quartiere cittadino, si esalta la grande facciata barocca con il sagrato in cotto locale, all’interno opere del Gagini e del Camarda. Da visitare oltre la chiesa di SS. Salvatore ed il Tempio di San Cono il centro storico, il Convento MM.OO. ed il Museo d’Arte Sacra.

Cenni Storici

Davanti le Isole Eolie, alle spalle il verde dei Nebrodi: è questo lo splendido scenario naturale che incornicia Naso, antica, ricca di storia, di arte e tradizioni. Secondo le fonti storiche, a fondare il primo nucleo abitato, con il nome di Naxida, sembra sia stato un gruppo di coloni greci provenienti da Tauromenion, l’antica Taormina. Le guerre e i continui saccheggi, spinsero però i coloni a muoversi ancora, alla ricerca di un insediamento più sicuro che trovarono non lontano in un preesistente villaggio denominato Neso ed in seguito, Naso.

La tranquillità del luogo e la posizione favorevole richiamarono una moltitudine di gente, tanto da far crescere notevolmente il primitivo insediamento. Su Naso, si comincia ad avere notizie certe sotto il dominio dei Normanni. Da alcuni documenti si ricava che il conte Ruggero divise il territorio di Naso tra il Vescovato di Patti e Lipari ed il fedele cavaliere Goffredo di Garres. Intanto la presenza normanna favoriva l’insediamento dei frati Basiliani i quali costruirono un grande monastero esercitando un importante ruolo, non solo religioso, ma anche logistico. Si deve a Federico Secondo, nel 1206, la riunificazione del territorio esclusivamente sotto il dominio del Vescovato. Diventato feudo, Naso passò sotto il controllo della nobile famiglia dei Barresi. Dal 1300 e fino alla prima metà del Seicento, la migliore aristocrazia locale si alternò alla guida del feudo. Ai Barresi si sostituirono gli Alagona, ai quali fu concesso il privilegio del “mero e misto imperio”.

Nel 1400, fu re Martino, dopo averla tolta proprio ai Barresi, a concedere ai Vinciguerra la Baronia, intanto diventata di Naso. Altre famiglie che esercitarono il dominio furono i Ventimiglia, i Cardona, i Ponzdeleon e i La Rocca. Con il notevole aumento della popolazione registrato tra il XIV ed il XVI secolo, il paese si sviluppò anche urbanisticamente, inglobando zone distanti dal primo nucleo abitativo. Furono costruite case, chiese e palazzi, ma anche una cinta muraria, a protezione dell’agglomerato urbano, fornita di due porte d’accesso: la porta del Castello e la Marchesana. A restare fuori dalla cinta muraria, il borgo di Bazia anch’esso, come il centro urbano, di antichissima fondazione. Urbanisticamente ebbe grande valenza la realizzazione del Monte di Pietà e del nuovo Ospedale dedicato a Santa Maria della Pietà. La tranquillità del posto richiamò a Naso vari ordini monastici. Nel 1475 arrivarono i frati Minori Osservanti di San Francesco seguiti dai Cappuccini. Le cronache del ‘600 e del ‘700 parlano di frequenti terremoti, l’ultimo dei quali, nel 1786 provocò la distruzione del castello e della cinta muraria, peraltro già gravemente danneggiati. La ricostruzione vide in parte la trasformazione dell’antico centro abitato, Nuovi palazzi, espressione della nuova aristocrazia, si sostituirono alle costruzioni dirute. Nel 1868 il Monte di Pietà diventò circolo ricreativo, mentre il teatro Alfieri, nel 1873, prese il posto del Castello. Nel 1820, abolito il feudalesimo, veniva eletto il primo sindaco.

Intanto la baronia del principe di Roccavaldina che fino al 1800 vantava il dominio sulle terre adicenti a Naso, cominciò a disgregarsi. Il territorio fu frazionato in lotti e venduto: Capo d’ Orlando fu acquistato da Naso, diventandone la più popolosa contrada. Ben presto però, si diffusero le prime pretese autonomiste. Il livello socio-economico raggiunto dalla frazione infatti, introdusse fermenti di libertà e di indipendenza tanto da indurre Naso ad istituire sul luogo una sezione dello stato civile, preludio alla concessione dell’autonomia. Il 25 giugno 1925 con la legge numero 1170 veniva istituito il comune di Capo d’Orlando, mentre Naso perdeva la sua frazione più importante ed una parte cospicua del suo territorio.

Arte

I fasti e la gloria di Naso antica, affiorano sopratutto dal cospicuo patrimonio d’arte che il centro ancora conserva. Di epoche storiche diverse, le testimonianze artistiche ed architettoniche più significative si segnalano sopratutto per la coesistenza e la stratificazione di stili compositi, frutto dell’influenza di varie correnti culturali.

Di grande interesse è la Chiesa Madre, dedicata ai Santi Apostoli Filippo e Giacomo, non solo quale riferimento sacro dei Nasitani, ma sopratutto per la sua valenza storico artistica. A tre navate, in stile rinascimentale, la chiesa conserva innumerevoli opere d’arte, pitture e sculture, in particolare. Caratteristica, la presenza di ben dieci altari laterali dedicati a vari Santi. Molto interessanti un Crocifisso ligneo del ‘600 e un tabernacolo gaginiano. Il campanile adiacente ha apice piramidale, mentre sul prospetto è inserito un antico orologio. A dominio della sottostante vallata è la chiesa di San Cono, protettore del centro nebroideo del quale, in una splendida cripta, autentico capolavoro del barocco siciliano, si custodiscono le spoglie mortali. La chiesa può essere considerata uno straordinario gioiello dell’arte cinquecentesca con i suoi archi in pietra sorretti da colonne e capitelli in stile dorico. Pitture di autori vari ascrivibili temporalmente al ‘600 completano l’arredo dell’edificio chiesastico. Da sempre ammantate di mistero, suscitano curiosità ed interesse le catacombe della chiesa. Di notevole pregio architettonico è il campanile annesso, l’unica struttura dell’edificio originale, di epoca quattrocentesca.

La chiesa del Santissimo Salvatore si distingue per il suo splendido prospetto barocco, il sagrato in cotto nasitano e la doppia torre campanaria. All’interno, completano l’arredo sacro un trittico marmoreo di Antonello Gagini raffigurante le sembianze della Vergine degli Angeli che stringe il Bambino, una statua in legno raffigurante la Madonna col Bambino ed altri capolavori d’arte. Dalla chiesa prende il nome l’omonimo rione. Un’altra importante presenza artistico – architettonica è rappresentata dal Convento dei Frati Minori Osservanti di San Francesco. Ubicato su un poggio a dominio della vallata sottostante, il cenobio ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti.

Museo e Arte Sacra

Naso2Il Museo di Arte Sacra di Naso è tassello che si aggiunge al progetto globale della Diocesi di Patti di costruire nei centri nebroidei una vera e propria rete di realtà museali, collegate organicamente col Museo diocesano e interagenti con le testimonianze del rilevante patrimonio artistico dei singoli paesi. In questo contesto il singolo museo diventa elemento qualificante della cultura locale che si relaziona con gli altri beni culturali presenti nel territorio.

Qui, nella prestigiosa di Naso, la Diocesi, il comune e le Parrocchie con umanità di intenti hanno fortemente voluto e collaborato per tale iniziativa ed oggi sono lieti di presentarla si come proposta culturale e spirituale alla comunità cristiana e alla società civile, sia come bene della memoria, sia come spazio di custodia di opere d’arte, che nei secoli hanno contribuito alla crescita morale e civile delle passate generazioni.

Il museo è ospitato negli ambienti comunemente denominanti “le Catacombe di San Cono”, architettonicamente connessi con il sovrastante omonimo Tempio e recentemente ristrutturati e recuperati dalla condizione di degrado, ridando lustro indiscutibile all’intero contesto urbano.

L’insieme delle opere esposte è essenzialmente costituito da arredi liturgici provenienti dalle antiche Chiese della cittadina e da una serie di altri pezzi interessanti ed eterogenei variamente raccolti da ambiti ecclesiastici.

Da questa collezione di opere d’arte testimoniane visive della fede maturata e consolidata attraverso i tempi, emana il gusto dell’epoca in cui furono realizzate ed esse stesse contribuiscono a dare forma al mosaico della microstoria cittadina proiettando il visitatore in un breve e significativo viaggio tra cultura e spiritualità.

Nel complesso si tratta di opere non semplicemente accostate l’una all’altra, ma impregnate di interessante identità culturale che riconducono a scultori, pittori,maestri e maestranze, che proprio qui evocano momenti di storia unica ed irrepetibile. Non quindi opere di astratta e sterile contemplazione, ma frammenti vivi del passato di una comunità e di documenti indispensabili per ricostruire l’identità civile e religiosa.

Sotto tale profilo sono quindi opere cariche di secoli di fede, storia e tradizione ancora radicate nella vita semplice e dignitosa della gente di Naso ed offrono al visitatore l’opportunità di ripensare e riscoprire un’eredità artistica e spirituale in una terra che è tutt’ora intrisa dalla sanità e dalle orme dell’anacoreta San Cono.

Così con la realizzazione del Museo brilla di nuova luce e si arricchisce di ritrovata vivacità l’antico quartiere cittadino che ruota attorno al maestoso tempio del Santo nasitano e svela all’intelligenza critica un insospettabile patrimonio del quale non si può non essere fieri.

Naso3E’ una rivincita della memoria che diventa attiva, per una riflessione sulla ricchezza della piccola storia lungo i percorsi della grande storia ( M. Freni). Qui ciascuna opera crea osmosi tra passato e presente, è memoria storica della pietà popolare, è memoria del genio e della spiritualità. E’ espressione ideale dell’ineffabile mistero cristiano. L’esposizione museale ovviamente ha limiti di varia natura, dato che ha potuto usufruire di spazi ben delimitati e ha preso in considerazione solo oggetti d’arte meno funzionali alle esigenze attuali del culto. Tuttavia essa si relaziona e rimanda efficacemente al ricco e fecondo patrimonio che è esposto nel suo luogo naturale, cioè nelle suggestive chiese di Naso, la cui visita costituisce un necessario completamento e dà senso di continuità al limitato percorso museale ed aggiunge inoltre ulteriori elementi di conoscenza del fervore religioso e della vitalità artistica di questa nobile terra.

L’aver realizzato con tenacia e rigore il Museo d’ Arte Sacra costituisce una testimonianza sul percorso culturale e sulle spinte spirituali della comunità di Naso, nel cui territorio ben definito la storia civile e religiosa, l’esperienza di fede, il vissuto di tante generazioni hanno via via prodotto questo patrimonio, ricco di capolavori d’arte che costituiscono un messaggio spirituale e religioso, che oggi si consegna alle generazioni nuove per emozioni e tensioni al Sacro, al Bello, al Divino.

Il museo che si sviluppa in un percorso espositivo di circa 260 mq., risulta suddiviso in quattro sezioni. Nella prima sezione sono esposte opere lignee che documentano nella forma plastica l’abilità di anonimi artigiani che operano su committenza della comunità locale a cui sta a cuore l’arredo delle proprie chiese. sono altresì interessanti le maioliche che evocano l’intensa attività dei “maiolicari” attivi a naso dal Quattrocento al Seicento. Proseguendo per il percorso, nella seconda sezione paramenti antichi ed una bronzea campana si offrono nella loro straordinaria bellezza a testimoniare la fecondità di laboratori e di artigiani dell’area nebroidea. Hanno una loro specifica valenza alcuni oggetti che appartenevano a pii sodalizi e confraternite, importanti testimonianze della vitalità religiosa nasense. Nella terza sezione sono raggruppate tele ed opere lapidee. Nell’austera risonanza architettonica delle volte spicca fra tutte la “Madonna con Bambino dormiente”, tavola lignea di estrema raffinatezza, che risale ai primi decenni del Cinquecento e si ascrive alla cerchia di Joos van Cleve (Anversa 1485 ca. – 1540). Interessanti sono i due ovali attribuiti ad Olivio Sozzi (Catania 1690 – Ispica 1765) e la ricostruzione schematica della perduta “porta piazza”. La sezione quarta, costituita da piccoli vani comunicanti, raccoglie arredi argentei (calici, navicelle, turiboli, secchielli, ostensori, pissidi, reliquiari, crocifissi…). È di immediata percezione il loro pregio, poichè in tali arredi si manifesta la capacità creativa di artisti decoratori e maestranze che hanno saputo soddisfare le richieste delle committenze locali illuminate, imprimendo nel sensibile il proprio senso religioso e la devozione della comunità cristiana. In una apposita sezione sono esposti oggetti votivi di particolare valenza antropologica, rimandanti ad una cultura religiosa carica di vibrazioni e di ricorrenza.

Naso4

I Sezione opere lignee e maioliche;

II Sezione paramenti;

III Sezione tele o opere lapidee;

IV Sezione arredi argentei ed ex voto.

 

 

 

 

 

Tradizioni

La prima domenica di agosto, si celebra la festa della Madonna del Buon Consiglio, seguita la seconda domenica, dalla festa di Sant’Antonio Abate. Nostra Signora di Porto Salvo è celebrata per mezzagosto, ma il giorno successivo è ancora festa in onore di Santa Barbara. A concludere questo ricco e variegato universo festivo, che affonda le sue radici nella più autentica cultura popolare, sono i festeggiamenti per il Protettore, preceduti qualche giorno prima dalla fiera annuale del bestiame. Le tradizioni nasitane però non sono soltanto a carattere religioso. Il centro infatti, può vantare antiche pratiche artigianali, altrove scomparse, come la lavorazione della pietra arenaria, del ferro battuto e del lino, o antichi mestieri come il sellaio ed il maniscalco. Molte di queste tradizioni sono state recuperate e riprodotte dal gruppo folkloristico locale “ NESOS”.

Ad ognuna di queste processioni, prendevano parte, fino al 1910, “LE CONFRATERNITE”, Pie associazioni di persone, rispondenti a determinate regole: non dovevano superare il 45° anno di età e dovevano avere compiuto il 16° anno. Doveva essere persona onesta, sobria ed operosa, a frequentare i sacramenti di Santa Romana Chiesa, assistere i confrati ammalati e accompagnarli al cimitero a spalla. I confrati indossavano per l’occasione un costume fatto di una tunica bianca con la mantellina di diverso colore, a seconda della Chiesa di appartenenza, e addobbati con croci e medaglie. Tra le varie tradizioni rientra anche “LA LUMINARIA”. Quest’ultimo è un antico rito propiziatorio di un buon raccolto, di origine pagana, che anticamente alla vigilia delle feste di San Giovanni e dei SS Pietro e Paolo, cioè il 23 ed il 28 giugno, nelle campagne del paese si dava fuoco a mucchi di paglia, e la gente stava intorno a guardarle finchè non si spegneva. Questo antico rito è stato ripreso da alcuni anni nella contrada Grazia, ad opera di alcuni giovani del paese.

Itinerario Paesaggistico

Si può comodamente partire dal Belvedere Grande, e percorrere la via Naxida, giungendo nella piazzetta Cangemi, percorrere quindi via Verdi fino ad arrivare alla via Navacita e sempre su questa via giungere al Belvedere Piccolo, risalire per via Marconi, fino ad arrivare in Piazza Roma ed ammirare il panorama “du toccu” (dal tocco), per poi continuare verso la zona Castello ed ammirare il Borgo Bazia, tuffandosi nell’altra vallata dall’ “URTIMU SIDILI” (ultimo sedile). Questo percorso consente la visione, dal Belvedere Grande, guardando verso nord delle isole Eolie e dall’altro lato dell’Etna. Altra suggestiva immagine dell Eolie si può ammirare dal Belvedere Piccolo, dall’incrocio con via Marconi. Dal “Tocco” invece è l’Etna a rapire l’occhio, unitamente al fiume “Naso o Timeto”, ed alle vallate che lo racchiudono. Dalla zona Castello, l’ex borgo Ebraico di Bazia, si mostra in tutta la sua interezza e costituisce la porta della vallata Giallongo, che circa cento anni or sono, ispirò il poeta locale Francesco Trassari, nella composizione di una delle sue più famose liriche, riportata sulla lapide posta su un sedile che con andamento a semicerchio rappresenta la parte estrema della zona castello.

Itinerario Storico-Artistico

Per seguire per intero, l’itinerario storico-artistico, bisogna essere amanti del mezzofondo.

Questo chiaramente se si vuole esaurire l’esperienza in una sola giornata. L’ubicazione, infatti, delle varie emergenze storico-artistiche, costringe il visitatore a spostamenti, non sempre eseguibili con l’aiuto di mezzi.

La prima tappa è sicuramente la Chiesa di Santa Maria del Gesù, con l’annesso Convento dei Frati Minori Osservanti; non è la Chiesa più antica, ma quella con la più sicura datazione (1475), riportata nel portale d’ingresso, in stile gotico; promotore della costruzione, fu Artale Cadorna, Signore di Naso, verranno qui sepolti, trasformando questo luogo Sacro, in una sorta di Pantheon Nasitano. All’esterno infatti, si possono ammirare i Sarcofagi della Famiglia Piccolo, di Assenzio Lanza, del Conte Pier Maria Cibo, della Famiglia Arcobasso, e quello veramente pregevole del GiureConsulto, Benedetto Calderaro, in cui si può riconoscere la mano di Giuliano Mancino.

Si segnala anche all’interno della Chiesa, una Madonna Gaginesca attribuita a Stefano Di Martino. L’altare ligno, opera del catanese Angelo Caserta, eseguito alla fine del ‘600, non è attualmente visibile perchè smontato e conservato, dopo il terremoto del 1978.

Dalla Chiesa di Santa Maria del Gesù, scendendo sulla SS 116, e percorrendo tutta la via Cibo, si giunge alla Chiesa del SS. Salvatore, passando sotto l’ultima porta di Naso esistente, delle cinque che consentivano in epoca medievale l’accesso alla città, difesa da una solida cinta muraria. Questa Chiesa, la cui costruzione risale al XVI secolo, si segnala per il sagrato in cotto e arenaria, la doppia torre campanaria e la facciata barocca. Al suo interno la Chiesa appare divisa in tre navate sorrette da dodici colonne in pietra cinerina, tratte dalla cava di Billemi (Palermo).

Fonte: www.comune.naso.me.it

Check Also

Messina: i lavori di scavo restituiscono sette tombe di una necropoli del II secolo A.C.

I lavori di scavo per la realizzazione di un edificio di civile abitazione hanno portato …