venerdì , Luglio 23 2021

Comune di Novara di Sicilia

Logo Novara_di_SiciliaInquadramento geografico e climatico

Il comune di Novara di Sicilia ricade nella Sicilia nord-orientale a settentrione del monte Etna, in una zona montuosa al confine tra la catena dei Peloritani ed i Nebrodi. Il suo territorio presenta un’estensione di 48,62 kmq, con forma ellissoidale caratterizzata da un asse maggiore lungo 11,8 km, sviluppato in direzione NNE-SSW, ed un asse minore, lungo 7,3 Km, sviluppato in direzione WSW-ENE, ed è interamente compreso nelle tavolette “Novara di Sicilia” (F. 254 III SE) e “Rocca Novara” (F. 263 IV NE) entrambe edite in scala 1/25.000 dall’IGM. Esso confina a nord con il territorio di Mazzarrrà Sant’Andrea, a nord-est con Rodì Milici, ad est con Fondachelli-Fantina, a sud con Francavilla di Sicilia e ad ovest con Tripi. Il carattere montuoso dell’area si riflette nella presenza di numerose vette tra le quali si distinguono: Rocca Novara o Salvatesta (m 1340 slm), che rappresenta la cima più elevata; Rocca Leone (m 1222 slm); M. Ritagli di Lecca (m 1209 slm) nella zona orientale del territorio comunale; M. Paulera (m 1205 slm); e M. S. Croce (m 1112 slm) posti lungo il confine sud-occidentale. La quota più bassa è raggiunta nel limite settentrionale e corrisponde alla valle fluviale del torrente Mazzarrà, ad ovest di C. Da Scelia, ed è di 167 m. slm. I principali centri abitati, oltre a Novara di Sicilia che risulta ubicato nella porzione centrale, sono rappresentati dalle frazioni di San Basilio, Vallancazza, Badiavecchia, San Marco e Santa Barbara.

Reticolo idrografico

Il territorio del comune di Novara è contenuto quasi interamente (tranne per una piccolissima parte compresa nell’area di M. Ritagli di Lecca) all’interno del bacino idrografico del Torrente Mazzarrà. I principali sottobacini del T. Mazzarrà sono composti dal T. Tellarita, affluente di sinistra, e dai torrenti di Novara e Brandino, affluenti di destra. Nel territorio comunale di Novara il reticolo idrografico è rappresentato dai bacini del T. di Novara e Corriace, e da una parte del Torrente Brandino.

Caratteristiche climatiche

Il regime termo-pluviometrico del territorio comunale di Novara di Sicilia, seppure influenzato dalle caratteristiche orografiche e morfologiche (esso ricade nel versante settentrionale della catena dei Peloritani, al limite con i monti Nebrodi), dalla copertura vegetale e dall’esposizione dei versanti, mostra, dal punto di vista climatico, caratteristiche di tipo prettamente mediterraneo, con intervalli lunghi di scarse precipitazioni alternati a periodi di intense piogge.

Temperature

Mesi più freddi sono quelli di gennaio e febbraio con temperature medie rispettivamente di 7, 56 e 7,92 gradi, mentre i mesi più caldi corrispondono a luglio ed agosto con temperature di 23,68 e 23,89 gradi. Secondo l’indice di aridità di De Martonne il clima prevalente nel territorio comunale è di tipo temperato umido, variabile a umido nell’estrema zona meridionale più elevata, fino a temperato caldo nel settore settentrionale.

Caratteristiche geologiche

Il territorio di Novara di Sicilia dal punto di vista geologico rappresenta una zona molto complicata, essendo interessato dalle fasce frontali del complesso sistema di unità geologiche, corrugate e sovrapposte, che affiorano lungo tutto il settore nord orientale della Sicilia. Infatti l’odierna configurazione geologica della Sicilia deve la sua origine al fatto di essere collocata lungo la zona di collisione tra i settori crostali delle placche “africana” ed “europea”. La linea di sutura tra i due continenti è rappresentata dall’orogene Appenninico-Maghrebide, una lunga catena montuosa che costituisce l’appennino e che attraversa l’arco Calabro e la Sicilia proseguendo oltre il Canale di Sicilia verso le coste del Maghreb, in Africa settentrionale. L’assetto geologico regionale, modificato in seguito alle deformazioni di età terziaria, risulta così costituito da un sistema catena-avampaese in cui la prima costiuisce la quasi totalità dell’isola, ovvero l’insieme delle aree corrugate, mentre il secondo è composto dalle aree in deformate, rappresentate nella fattispecie dall’altopiano Ibleo, verso cui la catena avanza. Le successioni Iblee, nella Sicilia orientale si immergono alla base della catena e proseguono verso nord fin sotto l’Etna e i Monti Nebrodi. Il sistema appena descritto è ulteriormente complicato dalla cosiddetta “apertura” del bacino Tirrenico, intervenuta nella zona della Sicilia orientale nelle fasi finali dell’orogenesi a compensare il maggior avanzamento delle fasce oro geniche nell’Arco Calabro-Peloritano, ovvero il segmento di orogene comprendente i Monti Peloritani e la Calabria.

Cenni Storici

Novara di Sicilia1Le origini preistoriche di Novara di Sicilia sono documentate sia dai ritrovamenti nella contrada Casalini che dalle rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga presso San Basilio. Uno scritto dl Bernabò Brea del 1948 documenta il ritrovamento di un riparo sotto tale roccia dove è stato rinvenuto un notevole numero di frammenti di ceramica e di vasi, oggi custoditi nel museo di Lipari; il riparo (era mesolitica siciliana) per l’importanza dei reperti rinvenuti costituisce una notevole unità archeologica. Per tale motivo la Soprintendenza ha sottoposto a vincolo archeologico l’intero complesso.

Tra storia e leggenda si ha motivo di ritenere che oltre 2000 anni prima di Cristo, in contrada Grottazzi, tutt’ora esistente, abitassero i Ciclopi. Nella contrada Casalini certamente ebbe origine l’antica Città di Noa, i cui abitanti da Plinio furono chiamati Noeni; la città raggiunse il suo massimo splendore in età greco-romana, ma in seguito è stata danneggiata dal terremoto, che tra il 24 e il 79 d.c. distrusse anche Tindari. Successivamente il territorio fu abitato e fortificato dai Saraceni, che costruirono uno spazioso Castello del quale si possono ancora ammirare i ruderi dell’intero complesso edilizio dichiarato di Interesse Storico ed Architettonico particolarmente importante. Le tracce dell’antico Monastero cistercense (sec. XII) di Vallebona, a 5 chilometri dalla città, sono segni evidenti della notevole importanza che esso ha avuto per la storia di Novara. Dell’intero complesso monastico, primo del genere in tutta la Sicilia, insieme ai ruderi resta la Regia Chiesa Abbaziale di Santa Maria La Noara, fondata col monastero da Ugone Cistercense, mandato in Sicilia, per pace fatta tra il regno di Sicilia e il papato, appositamente da San Bernardo di Chiaravalle del quale era stato discepolo. Il Monastero fu abitato fino al 1659, dopo di che i monaci bianchi si sono trasferiti in un nuovo monastero fondato in Novara Centro. L’area prescelta fu quella su cui oggi insistono l’attuale chiesa abbaziale di S. Ugo e l’Istituto Antoniano del Santo Annibale Maria di Francia, su un piccolo promontorio.

Novara di Sicilia2La Chiesa custodisce insieme al Corpo del Santo anche le reliquie – che Egli aveva portato con se, venendo a Novara – sistemate in un artistico e sontuoso reliquiario ligneo (in via di restauro) che è tra i più pregiati di Sicilia per la bellezza della struttura e per il numero e la preziosità delle reliquie che contiene (se ne contano oltre 100: le più importanti sono quella della Croce di Cristo e le “Arche di S. Ugo”). Il Castello di Novara e l’Abbazia Cistercense di Vallebona costituirono i centri, l’uno civile e l’altro religioso, della Novara Medievale. Il Borgo raggiunse il suo massimo sviluppo nel secolo XVII, periodo in cui fu edificato quasi tutto il tessuto edilizio conservato fino ad oggi. L’antico insediamento dell’attuale Novara ha avuto origine accanto alla rocca del castello, sull’asse del Passitto che collegava la porta Occidentale della fortezza alla quota sottostante (attuale piazza Duomo); in seguito continuò a svilupparsi seguendo l’andamento morfologico del sito, segnato da pendenze e scoscesità. Il tessuto dell’abitato di Novara è caratterizzato da semplici elementi che lo configurano come un tipico insediamento medievale siciliano: le strade, di cui alcune deturpate e altre restaurate, sono per lo più pavimentate con acciottolato stretto tra due file continue longitudinali di pietra arenaria locale; esse contribuiscono a valorizzare l’architettura del centro storico.

La pietra locale, che sul territorio affiora un po’ dovunque, è stata utilizzata nell’architettura civile e con elaborazioni di grande pregio artistico nell’architettura religiosa. La notevole quantità di elementi architettonici realizzati in pietra arenaria o in pietra rossa marmorea (cipollino), anch’essa locale, presenti in tutte le chiese del comune, testimoniano l’importanza a Novara dell’arte dello scalpellino che si tramandava da padre in figlio. Dopo una deplorevole pausa in coincidenza con l’avvento del cemento, “il nobile mestiere” da alcuni anni è stato ripreso e sono apprezzabili i risultati.

Musei

Novara di Sicilia6Percorrendo la SS 185 che sui Monti Peloritani risale lungo il versante idrografico destro del Torrente Novara e congiunge la costa Tirrenica al centro della dorsale, dopo una serie di tornanti che intagliano le ripidi pareti della Valle permettendo di ammirare il decorso articolato del torrente, costellato da bellezze paesaggistiche, al Km 13 lo sguardo del viandante, del pellegrino, del turista, del poeta, del geologo, del naturalista, viene attratto da un particolare sistema montuoso:“la Rocca di Novara”. La Rocca, alta e possente, si erge sullo sfondo e tutto l’intorno sembra coniugarsi in un unico e splendido mosaico, che in ogni attimo del giorno e in ogni stagione riesce a comunicare forza e armonia. Continuando il percorso, poco dopo, si arriva a vedere, incastonato in questo particolare paesaggio geologico, l’antico borgo di Novara di Sicilia: un dedalo di vicoli, stradine e gradinate tra chiese e case che, quasi immutate nel tempo, raccontano ancora la loro bella storia, ricca di cultura e di tradizioni. Queste sono le parole che introducono al Museo Territoriale di Novara di Sicilia…. e continuano con…La prima volta che ebbi il piacere di visitare detto Territorio era primavera inoltrata e rimasi affascinata dalla splendida fioritura dei campi intorno e dalle traboccanti decorazioni floreali che ornavano davanzali, balconi e giardini, i quali, silenziosi e carichi di passato, sembravano prendere vita sotto il sole ridente, nei colori dei petali e nel verde cangiante delle foglie e degli steli. Mi colpì pure il grande silenzio, che parlava di tutto! Raccontava, al flebile fruscio del vento, il lungo tempo vissuto da ogni tegola, ogni camino, ogni muro. A tratti, una colata di cemento irriverente, o un balcone o una finestra di nuova fattura, interrompeva quella sacra armonia, ma non impediva che lo spirito di quei luoghi penetrasse nel sangue, trasmettendo in ogni scorcio emozioni diverse legate alla bellezza di un antico paesaggio montano….nell’antico Borgo la bellezza dei luoghi non sempre si coniuga con il profondo senso dell’abbandono che aleggia in alcuni vicoli, il quale, invece, alimenta, sempre di più nel tempo, la sensazione di mistero. Novara di Sicilia7Novara di Sicilia8Le finestre chiuse, i vetri rotti, i cornicioni distaccati, le spranghe di legno o di ferro nei portoni, le alti siepi incolte e irte di spine, non provocano angoscia ma sviluppano nell’osservatore il desiderio di conoscere il motivo dell’addio. Quelle case, siano esse umili e semplici o borghesi o aristocratiche, sembrano chiedere ancora la vita, quella che hanno gelosamente custodito per tanto e tanto tempo; vogliono continuare a proteggere spose, culle e armenti; essere adorne di fragranti lini e pizzi odorosi di timo; vogliono svegliarsi al primo canto del gallo e addormentarsi al dolce tramonto, dopo la preziosa fatica di un sacro giorno; vogliono la gioia di rivivere le antiche sacre e le più belle feste del paese! Ti colpisce il numero di Chiese presenti, delle quali solo poche conservano traccia del passato, nei loro policromi marmi, negli splendidi mosaici, nelle volte, nelle absidi, nei portali e non meno nelle sculture, nei monumenti, nelle immagini e nei paramenti sacri: ogni cosa è parte integrante di un insieme che testimonia l’evolversi del continuo ed incessante ruolo che la religione ha avuto in questo angolo dei Peloritani. Sono luoghi dove si coglie anche il contributo artistico di pittori e scultori di vari periodi, dove si segue l’alternarsi nel tempo di maestranze diverse e di scalpellini, fabbri ed ebanisti locali. Chiese, quindi, che nei secoli hanno concentrato il ruolo di sede di grande spiritualità e cultura. Novara di Sicilia9Si trovano pure numerosi edifici sacri che, per calamità varie, non hanno potuto conservare la loro memoria: strutture architettoniche vuote, in parte rifatte, ormai orbate di tutto e destinate a luoghi di riunioni o mostre. Chi entra in questi edifici non può non sentire il disagio e l’insofferenza di ritrovarsi in una realtà diversa da quella predestinata, la quale a volte sembra anche dissacrante. Durante il giorno, camminando lungo le pittoresche piccole vie ti aspetti di vedere ancora, ad ogni uscio, suggestive botteghe operose, con le ridenti ed immortali figure del ciabattino, del fornaio, dell’ebanista, del cestaio, del fabbro e, quando è l’ora del vespro, girando lo sguardo verso monti e valli, di vedere ancora i contadini rientrare stanchi ma carichi di ceste, colme di succosi prodotti che Madre Terra aveva fatto nascere nella giusta stagione, trasportati da infaticabili asinelli o da energici muli. Ti aspetti ancora di veder adolescenti dagli splendidi occhi corvini e dalla faccia monella, scendere lungo le stradine ripide, in pantaloni corti o alla zuava, su rudimentali monopattini o spingendo con verghe cerchi, spesso più grandi di loro. Ti aspetti di vedere prospere donne, dietro il davanzale o sedute a cerchio davanti casa, dedite all’arte del ricamo, del tombolo, dell’uncinetto o del chiacchierino. E nei pressi delle belle case padronali non ti manca la fantasia per immaginare ricche carrozze portate da splendidi cavalli, che accompagnano fin sull’uscio di casa eleganti dame e distinti gentiluomini. I grandi portali, i fregi nei balconi, le decorazioni dei soffitti e dei pavimenti, i mobili d’epoca, le porcellane, gli argenti, gli arazzi fanno ricordare tempi più fausti per il paese di Novara! Ma di tutto questo resta ben poco, vestigia che andrebbero curate e custodite gelosamente, insieme alla memoria di tutto quello che fu. Restano eterne, invece, le luminose albe che irrorano di vita i prati e i boschi dintorno, donando speranza a giovani e anziani, e gli splendidi tramonti che indorano il grande cielo, la valle e il lontano mare, aumentando il mistero del futuro di un antico Borgo che il Tempo vuol cancellare, il quale sembra più profondo dall’alto della Rocca, davanti ad uno degli scenari più belli della Sicilia! La Pietra principale utilizzata nel Territorio è una ”arenaria” grigio-rosata, tendenzialmente compatta, che affiora alla base e intorno al paese per un’estensione di un paio di Kmq raggiungendo spessori intorno a 800 m. Tale roccia si presta ad essere ben lavorata e, come è possibile vedere visitando il Borgo, è stata utilizzata nei secoli per monumenti, strutture architettoniche, fontane, palazzi padronali e case, sia come elemento di rivestimento in lastre di differente superficie e spessore, sia come elemento decorativo in blocchi di varie dimensioni finemente intagliati. La delicatezza del colore e la leggiadria della lavorazione di questo materiale litoide contribuiscono in maniera significativa all’armonia dell’insieme architettonico-paesaggistico dei luoghi, il quale si riesce a cogliere sia nelle molteplici visioni panoramiche comprendenti la base della struttura rocciosa, con l’arroccato paese dai tetti rossi e la svettante guglia della Chiesa Madre, sia nei particolari delle opere murarie, partendo da ciò che rimane dalla Torre appartenuta ad una Fortificazione del XIII secolo. Sicuramente in epoche storiche anche la pavimentazione era stata curata nei particolari da abili scalpellini del luogo, come è possibile ricostruire dalle poche testimonianze rimaste. Oggi, in alcune zone, essa rappresenta l’elemento di maggiore disturbo, perché, più volte mal rifatta con litoidi non del luogo, è anche tappezzata da toppe disarmoniche di cemento e catrame. Tra i paesi dell’entroterra Peloritano, Novara di Sicilia ha la posizione più privilegiata. Posto al centro della dorsale e volto a settentrione, l’antico Borgo si raccorda sia con il versante tirrenico sia con quello ionico, poiché si trova in pieno percorso dell’unica strada principale che valica la Catena. La SS 185, infatti, risale la dorsale dal limite sud-orientale dei Monti Peloritani, con andamento N-W fino a Francavilla di Sicilia e prosegue con andamento S-N verso la costa tirrenica, attraversando Novara di Sicilia, posta al centro del percorso. Da Novara, inoltre, si diparte una seconda strada verso il Tirreno, la SP 97. Le due diramazioni, costeggiando rispettivamente le Fiumare di Mazzarrà-Novara-Paratore e Patrì-Fantina-Fondachelli, vanno a digradare verso il mare. Le Valli di Mazzarrà-Novara-Paratore e di Patrì-Fantina-Fondachelli, costituiscono splendidi spaccati naturali che mettono a nudo tutti i terreni della Catena Alpina Peloritana, la cui geometria e composizione, procedendo da nord verso sud, fino a Novara di Sicilia, si segue perfettamente anche percorrendo le strade principali. La Rocca di Novara detta pure Rocca Salvatesta rappresenta un peculiare sedimento (grossi blocchi di dolomie rosate del Malm, con alla base ciottoli di conglomerato rosso del Burdigaliano), voglio ricordare anche la cosiddetta Unità di Fondachelli, i cui fini e grafitosi terreni metamorfici Ercinici, che si estendono dalla costa ionica a quella tirrenica, sono stati riconosciuti per la prima volta proprio nell’area di Fantina-Fondachelli, dove raggiungono pure il massimo spessore. Essi affiorano anche alla base della Rocca, intorno al Borgo e nel T.te Novara, creando, con il loro color nero-perlaceo, un forte contrasto con le altre formazioni rocciose e rendendosi facilmente distinguibili anche dai non addetti ai lavori. Per chi sa leggere le rocce e conosce i caratteri strutturali della Catena Peloritana, risulta estremamente affascinante ritrovare, in questo piccolo Territorio, quasi tutto quanto ricostruito sull’intera Catena, solo facendo semplici percorsi su strada o seguendo i sentieri principali! Ma la bellezza dei luoghi non si esaurisce in quanto finora detto, poiché il Territorio presenta mirabili aspetti paesaggistici, cangianti durante le varie stagioni. La Valle del T.te Novara mostra ancora una flora ricca e varia che preserva numerose specie endemiche. La Valle, nelle dolci primavere, crea paesaggi armoniosi, dai numerosi toni di verde cangiante intercalato dalle policrome infiorescenze, paesaggi che divengono lussureggianti all’inizio della stagione estiva e che mutano profondamente con le calde tinte autunnali o, ancora di più, in inverno, quando la Rocca e la parte alta della Valle di Novara si ammantano di una candida coltre di neve, originando veri e propri paesaggi Alpini. Solo le zone a quota più bassa, coltivate, negli ultimi anni mostrano locali aspetti di abbandono, ancora non particolarmente incisivo nel paesaggio, poiché le condizioni climatiche e i venti favoriscono lo sviluppo spontaneo di specie tipiche della Macchia Mediterranea. La presenza di numerosi habitat, con microclimi particolarmente differenti per la diversa quota (che dal livello del mare arriva fino a 1340 m) e per la diversa esposizione ai venti e ai raggi solari (che nelle strette e profonde incisioni vallive in destra idrografica della Fiumara è fortemente eterogenea anche alle brevi distanze), permette il perfetto sviluppo di una fauna terrestre altrettanto variegata. Non meno ricca è l’avifauna, essendo luoghi di transito e di nidificazione di particolari specie…. Alla luce di quanto detto, il Territorio di Novara è da considerarsi uno dei più privilegiati della Sicilia perché documenta, attraverso la composizione delle rocce e la struttura dei terreni a cui esse appartengono, un pezzo di storia geologica delle Catene Alpine del Mediterraneo Occidentale, inquadrata nel contesto evolutivo del Pianeta Terra. Tale luogo costituisce un GEOSITO di alto valore scientifico-culturale, ulteriormente accresciuto da peculiari caratteri sia biotici, distintivi di una flora e di una fauna marcate da tipicità e endemismi, sia storico-antropologici. Pertanto, il Territorio in oggetto va considerato uno dei potenziali e significativi centri turistici della Sicilia. Novara di Sicilia, per la sua ricchezza di tradizioni, usi e costumi, nel 2006 è stata annoverata tra i Borghi più belli d’Italia. Inoltre, l’intera area presa in considerazione è stata inserita nell’istituendo Parco dei Peloritani, poiché la sommatoria di tutti gli elementi considerati costituisce un sistema di valori di alto pregio ambientale promotore di un qualificato Turismo Naturalistico sostenibile. Il Territorio di Novara di Sicilia ha anche tradizioni antiche soprattutto nelle produzioni di formaggi (Maiorchino), oli d’oliva, vini, etc.. Inoltre, per la posizione privilegiata, si presta ad essere fruito attraverso itinerari geo-turistici, percorribili sia a piedi sia in macchina, e gli stessi percorsi si possono intersecare con sentieri di rilevanza naturalistica, e/o con mete archeologiche e/o folcloristiche. Quale contributo alla conoscenza, conservazione, salvaguardia, recupero, valorizzazione e fruizione del Patrimonio Naturalistico e Storico del Territorio di Novara di Sicilia è stata promossa la realizzazione di un specifico Museo, con itinerari ad esso annessi. Detto Museo ha il compito di raccogliere, ordinare, catalogare, conservare e salvaguardare collezioni di materiale pregevole per interesse culturale, il quale rispecchia, per tipologia e maniera espositiva, le peculiarità territoriali e ambientali, enucleate da un importante e particolare percorso scientifico, che motivano l’istituzione del Museo stesso. Tale esposizione rappresenta la memoria di fenomeni naturali e di fatti storici che si sono distinti nella zona in oggetto ed è realizzata in maniera tale che arrivi lo stesso messaggio a tutti i visitatori, indipendentemente dalla loro età, estrazione sociale e culturale.

Documenta e illustra gli elementi evolutivi di tutta l’Area, partendo da quelli più antichi di natura geologica, fino a quelli storici, dando molto risalto alle peculiarità e alle unicità. Il Museo espone collezioni scientifiche, storiche e artistico-culturali provenienti dal Territorio di Novara di Sicilia, che hanno fatto parte direttamente o indirettamente della storia dello stesso. I reperti scientifici provengono da raccolte di esperti dell’Università degli Studi di Messina finalizzate a detta esposizione. Il resto del materiale è frutto di donazioni o di cessioni temporanee di associazioni o privati, i quali hanno voluto partecipare alla creazione di una struttura capace di ricostruire e tramandare nel tempo la memoria di avvenimenti naturali e storici, accanto alle linee e ai colori, o agli odori e ai sapori, che li hanno accompagnati. Il percorso museale è articolato in 12 sezioni tematiche (Geografia, Geologia, Architettura e Scultura, Paesaggistica, Storia, Arte Sacra, Memorie Familiari, Musica e Teatro, Antica Farmacia, Arte del Cucito e del Ricamo, Focolare Domestico, Quattro Stagioni) che mettono a fuoco il legame inscindibile tra oggetto e tempo, quest’ultimo espresso in Milioni o in Centinaia di anni, documenta l’evolversi delle Ere per i reperti più antichi (minerali, rocce fossili) e dei Secoli (carte tematiche, libri, dipinti, stampe e oggettistica varia). Tale struttura, è stata realizzata con il patrocinio dell’Università di Messina e scientificamente curata da ricercatori dello stesso Ateneo.

Le Chiese

Novara di Sicilia10Novara di Sicilia11Visita la Cripta La costruzione dei muri, la collocazione delle colonne e la messa in opera degli altari è avvenuta lentamente nel sec. XV. Le colone monolitiche con capitelli corinzi sono opera dell’ antico artigianato locale. La parte decorativa è stata completata gradatamente fino al XIX sec. e poi modificata nel 1948, in seguito ai danni dei bombardamenti. La Facciata monumentale, in pietra arenaria locale è in stile tardo rinascimentale, adorna di cappellette in pietra e capitelli marmorei. La struttura edilizia è il risultato di un ampliamento di una precedente chiesa eseguito nel tardo XVI sec. Il Campanile, costruito nel XVIII sec. tozzo a torre, è stato modificato a guglia nel 1948. All’ interno della Chiesa, vi sono dodici altari marmorei di buona fattura.Entrando, a destra, è il Battistero. E’ costituito da un ‘enorme acquasantiera in marmo cipollino rosso, di estrazione locale, sormontata da una cupoletta in legno. Proseguendo si ammirano tre Altari con paliotti marmorei settecenteschi con quadri e statue. Si giuge nella Sagrestia, nella quale si trovano un lavabo marmoreo e mobili lignei del ‘700 ed una Tavola dell’ Annunciazione, opera di F.Stetera, XVI sec. Più in alto è la cappella di S.Anna che fa coppia con quella di fronte del Crocifisso; ambedue sono in marmo cipollino rosso (anno 1709). In quella di S.Anna sono una statua di S.Biagio in marmo bianco ed una tela, rappresentante la Santa, opera del Cardillo (XVII sec). Accanto è la cappella della Madonna, opera marmorea dell’ Ing. Michele Scandurra, risalente agli inizi del secolo. Domina in essa la Statua della Vergine Assunta, opera lignea dello scultore napoletano Colicci, dell’ anno 1767. Il presbiterio, con gradini in marmo cipollino rosso, è sormontato da un Altare marmoreo recante pannelli con bassorilievi che raffigurano simbolici biblici. Novara di Sicilia12Nell’Abside è un Coro ligneo a intagli (XVIII sec.) ed alle pareti le tele di S.Venera, opera del Cardillo padre (XVII sec.), di S.Michele (XIX sec.), della Vergine del Rosario, opera del Cardillo figlio (inizi del XVIII sec.), e della Caduta di Cristo, opera del Catalano (sec. XVII), campeggia un grande tela dell’Assunta, opera di Giuseppe Russo (1805). Davanti all’ altare maggiore vi è l’altare da cui si officia, dove sono collocati mensolari lignei a intarsi del sec. XVII provenienti dalla Chiesa demolita di S.Sebastiano, A fianco è la Cappella del Sacramento (sec. XVIII) in marmo intarsiato a smalto colorato; oltre alle statue di S.Pietro e S.Paolo si ammirano piccoli bassorilievi di buona levatura artistica. Proseguendo, sono altri tre altari con gradini in cipollino e paliotti marmorei settecenteschi. Anche qui, quadri e statue. Di fronte alla Sagrestia è la statua di S.Filippo d’ Agira, opera lignea del 1721.

Sottostante all’abside si trova una Cripta che ospita le mummie di alcuni arcipreti e canonici. La Cripta che ultimamente è stata restaurata a cura della Sovrintendenza è visibile durante i giorni di apertura della Chiesa.

Chiesa di San Francesco

Novara di Sicilia13San Francesco è la Chiesa più piccola e più antica del paese. L’attuale edificio è tutto cio che rimane di un piccolo convento francescano del XIII° secolo. A

ll’ esterno è possibile ammirare due portali, di cui uno murato, e due piccole finestrelle il cui stile e metodo di costruzione non lasciano dubbi sull’ epoca a cui risalgono.

Nell’ unica navata la prima cosa che colpisce è il tetto in legno con le sue molte cariatidi rappresentanti facce umane; sulla destra tre cappellette ospitano rispettivamente: il quadro di S.Pasquale e S.Felice, la statua di S.Lucia scolpita nel 1904 ad opera di Salvatore Buemi, e un antico Crocefisso; sulla sinistra è possibile ammirare altri tre piccoli quadri di vario soggetto, una statua il legno settecentesca, raffiguarante la Madonna della Consolazione, e un grande dipinto raffigurante S.Lucia.

Sul Fondo della navata un grande arco arabo in pietra, forse più antico della chiesa stessa, immette nell’abside che ospita: al centro la statua lignea di S.Francesco e sulla destra un dipinto raffigurante S.Luigi.

Nel 1994 sono stati ultimati i lavori di restauro, che hanno permesso di ammirare un gioiello dell’ arte Medievale e di riscoprire quest’angolo dimenticato di Novara.

Chiesa di San Giorgio

Novara di Sicilia14La Chiesa di San Giorgio sorge, quasi in fondo alla valle, ai piedi della rupe che ancora oggi, conserva i ruderi del Castello dei Normanni, Lunga 28 metri e larga 14, a tre navate, con 12 colonne monolitiche in stile corinzio, sormontata da archi a tutto sesto in pietra arenaria, costituisce un vero modello di architettura. I soffitti sono in legname e quello centrale, rifatto sul modello originale dal maestro artigiano Carmelo Alula di Novara di Sicilia, presenta un bel cassettonato che ben s’intona con l’insieme e lo abbelisce. Nei muri dell’ abside vi sono quattro nicchie con statue in stucco, rappresentanti i Santi Gelasio. Giovanni da Facondo e Tommaso da Villanova, tutti dell’Ordine Agostiniano. Nelle navate laterali si ammirano due sontuosi altari con colonne tortili in stucco lucido, di stile tardo barocco, segno storico di modifiche apportate alla Chiesa nel secolo scorso. La Facciata presenta tre portali in pietra con colonne scolpite, portanti l’architrave sormontata da timpano e finestra. La Chiesa fu fabbricata nel XVII Sec. (diverse date si leggono in punti diversi:(1635-1636-1696), dall’ antica Confraternita di San Giorgio e affidata assieme al Convento retrostante, all’ordine degli Agostiniani Scalzi, presenti in Novara fino all’ incameramento dei beni ecclesiastici. Nel secolo scorso (1854) la struttura interna della Chiesa veniva modificata fino ad assumenre toni baroccheggianti. Le arcate di pietra ed il vecchio tetto ligneo, in parte caduto, venivano coperti con stucchi di poco pregio artistico. Negli anni sessanta la Chiesa, danneggiata per vetustà ed incuria, veniva chiusa al culto e spesso presa di mira da saccheggiatori e da ladri. I lavori di restauro, durati dal 1978 al 1986 ed eseguiti ad opera della Sovrintendenza ai Monumenti di Catania, con finanziamenti regionali le hanno restituito l’ antico splendore. Oggi adibita ad auditorium è il centro della vita culturale Novarese, dove hanno luogo mostre, conferenze e congressi.

Chiesa di San Nicolò

Novara di Sicilia15Fondata nel 1600, come rilevasi dalla iscrizione sul portale principale (diss. chs. Societ. 1600) la Chiesa è ad un’ unica navata. Il Campanile venne edificato nel 1656. Una scala a chiocciola in pietra arenaria locale a 33 gradini, di ammirevole fattura, da l’accesso, internamente alla torre, all’abitacolo ove trovano posto tre campane.

All’ingresso principale della chiesa si perviene dalla Piazza Salvatore Buemi, a mezzo di una monumentale gradinata in pietra che, insieme alle due colonne del portale e alle istoriazioni del prospetto, dà alla costruzione uno slancio elegante ed armonioso. A sinistra di chi entra, una porta interna dà accesso ad un oratorio utilizzato dalla Confraternita dell’ Immacolata, fondata nel 1613 con licenza dell’Arcivescovo di Messina, Pietro Ruis, per opera del Sac. Melchiorre Pluvino e denominata “Sciabica”. La congrega accogliente confrati di diverso ceto e condizione, dalla sua fondazione non ha mai cessato di esistere; addirittura, a cavallo del novecento, contava più di 700 confrati che, comunemente chiamati “Babaluci” per il caratteristico copri capo, ci ricordano i Beati Paoli.

Subito dopo la porta dell’oratorio vi è un altare sul quale si venera S.Rita da Cascia, scultura in legno del novarese L.Prestipino, qui migrata dalla Chiesa di S.Giorgio.Più avanti sempre nella parete sinistra, vi sono altri due altari con le statue di S.Agnese e di S.Espedito. Dallo stesso lato, prima dell’abside, si apre una cappella ove si venera un Crocifisso in legno che si porta in processione la sera del Venerdi Santo. In detta cappella vi erano due affreschi rievocanti il supplizio e l’ascesa di Cristo alla Croce, resistono oltre, barocchi ornamenti in gesso di un certo prestigio artistico. Sull’Altare Maggiore si venera una bella statua in legno dell’Immacolata di cui si sconoscono l’autore e la data, e momentaneamente migrata, alla Matrice, essendo in atto la riparazione della Chiesa.

Novara di Sicilia16In posizione simmetrica alla cappella dell SS. Crocifisso, sul lato destro, si apre la cappella di S.Giuseppe che guida Gesù per la mano. La statua è in legno, di elevato prestigio artistico e fortemente espressiva: le fattezze e il costume del Santo ne sottolineano i tratti orientali. L’opera venne scolpita in Messina nel 1768 dalla stessa mano (quella dell’artista Napolitano Colicci), che ha realizzato la statua della Vergine Assunta (prima patrona della città).

Subito dopo la cappella di S.Giuseppe, scendendo, si incontra un altare sul quale si venera la statua del cuore di Gesù da ultimo, accanto all’ingresso secondario della chiesa, vi è un altare dedicato a S.Nicolò, cui è intitolata la Chiesa: vi troneggia un bel dipinto del S. Vescovo, nell’atto di benedire il popolo. Il dipinto risale all’epoca di costruzione della chiesa (‘600).

Al di sopra dell’ingresso principale vi è la cantoria in legno, dove si conserva un artistio organo anch’esso in legno lavorato, da restaurare. Il pregiato strumento, dalle canne in fine lega metallica, è di epoca settecentesca e in tutto simile a quello della Chiesa Annunziata. Nel piano sottostante l’Oratorio dei Confrati, è ricavata una Cripta le cui pareti sono caratterizzate dalla presenza di sepolcri in pietra “gaitte” dove dovevano trovare posto le salme mummificate, e dove si scoprono ancora i resti di un gocciolatoio.

L’austero luogo sepolcrale, per lungo tempo adibito a forgia artiginale, oggi dopo l’imposizione del vincolo da parte della Sovrintendenza, è stato sottoposto ad opera di restauro.

Chiesa di S.Barbara

A monte della SS. 185, che dal bivio Salicà porta a Giardini ed esattamente al Km. 13, sorge la Chiesa di S.Barbara. La Chiesa e le terre circostanti furono donate nell’anno 1529 dall’allora Signore di Novara Marchione de Gioeni all’ arcipretura di Novara con tutti i diritti, ma l’arciprete del tempo non ne entrò subito in possesso. Tuttavia, nell’anno 1592 l’arciprete Francesco Borghese, in esecuzione della Bolla Pontificia di Clemente VIII, fu immesso nel possesso da Mons. Lombardo Arcivescovo di Messina, delegato ad Hoc dalla S. Sede. L’Arciprete che aveva perduto il titolo di Abate di S.Maria La Noara, ha assunto cosi’ quello di Abate Commendatario e Benificiale di S.Barbara, titolo e dignità ereditati “Ipso Iure” dagli Arcipreti suoi successori, i quali, pertanto, a tutt’oggi godono di insegne e preminenza prelatizie. La Chiese ad unica navata, ospita un quadro di S.Barbara, una statuetta di recente fattura della stessa Santa e una statua di S.Antonio da Padova. Oggi la chiesa, in stato di completo abbandono e in avanzato decadimento delle strutture, è chiusa al culto.

Chiesa del Santissimo Salvatore

Sulla S.P. che dal paese conduce alla frazione S.Basilio, a circa 100 m. dal bivio, si trova la cappelletta del SS. Salvatore. La Cappella costruita nel 1797, ha il frontespizio di pregievole fattura con artistici fregi in pietra arenaria e, ancora oggi, è meta di pellegrinaggi devozionali. Un tempo era punto di arrivo della Via Crucis delineata lungo la vecchia strada, a partire dal civico ospedale, da quattordici cappellette in pietra, oggi in buona parte scomparse. Accanto alla Cappelletta, un poco più in alto, sorgeva la Chiesa del SS.Salvatore, i cui resti insieme a degli affreschi di evidenti tratti bizantini sono stati travolti da una frana negli anni ’80, subito dopo la scoperta. Era tradizione portare colà in processione la statua di S.Filippo d’Agira, venerato nel Duomo.

Chiesa di S.Giovanni

Di rimpetto al Duomo sorge la piccola Chiesa un tempo dedicata a S.Giovanni e oggi sede di un Uficio Turistico. Di modeste dimensioni e di scarso pregio artistico, la chiesetta è stata denominata, nel tempo “dello spasimo”. Oggi resta solo la facciata, nessuna traccia nel suo interno, inesplicabilmente svuotato e distrutto. La chiesetta ad una sola arcata, aveva quattro altari. Vi si celebrava messa fino ai primi del secolo e particolare era la venerazione della Madonna del Tindari, che aveva un proprio altare. Un altro era dedicato a S.Giovanni rappresentato da un dipinto del 1778, da cui il nome (il dipinto ora trovasi nel Duomo); vi era poi l’Altare Maggiore e un altro Altare recante un dipinto che rievoca l’ascesa al Calvario. E’ proprio questo quadro di Catalano il Vecchio, artista Messinese dipinto nel 1598 a dar vita alla Chiesetta. Infatti la scena del quadro è coeva del piccolo tempio sebbene il Borghese sostiene che la Chiesa già funzionava nel 1563, un trentennio prima della data del quadro e di quella incisa sul portale(1592).alcuni chiamarono il quadro dell’ascesa al Calvario, secondo il Borghese, il “quadro del perdono”. Altri, invece, più realisticamnte secondo il Di Pietro, il quadro dello Spasimo da cui deriva il secondo nome della Chiesa. In fondo alla Chiesa era posta un’infermaria con pochi posti, la prima a Novara e progenitrice di quella sorta dopo il 1866 nell’ex Chiesa di S.Gregorio, Chiesa espropriata con i beni della manomorta e ingrandita a ospedale. Di questa infermeria si ha menzione in documenti del 1651 e se ne indica il punto proprio dietro la chiesetta di S.Giovanni.

Chiesa dell’ Abbazia

Novara di Sicilia17La Chiesa sorge nella parte alta del paese, accanto all’Istituto Antoniano Femminile fondato dal Beato Annibale Maria di Francia nel 1927, mesi prima della sua morte. La Chiesa, ad una sola navata oggi cadente, è quanto resta con tutte le trasformazioni subite nel tempo della originaria Abbazia Cistercense, seconda a quella di Vallebona, ovvero di “S.Maria La Noara”. Invero l’Orfanotrofio è stato edificato sulle rovine del monastero Cistercense dei Monaci Bianchi, distrutto dai vandali. Dell’ architettura Cistercense, visibile ancora nella Chiesa di S.Maria La Noara, qui non resta niente. All’interno l’intonaco e la volte sono di fattura moderna per cui, al di là della memoria storica, a testimonianza dell’opera di S.Ugo Abate, secondo patrono della città restano il corpo del Santo, i guanti di lana che Egli indossava nelle cerimonie ufficiali, il fazzoletto di seta a Lui donato dalla sorella, una Giara (Anfora) utilizzata dall’Abate nel Cenobio di Vallebona e moltissime reliquie di Santi portati in Novara dal Beato Ugo. Il 16 Agosto il corpo e le reliquie del Santo vengono portate in processione su un’ artistica Vara in legno che si può ammirare nella stessa Chiesa, sotto la cantoria, laddove viene riposta dopo la processione. Opere di notevole prestigio artistico sono il Reliquiario, un dipinto raffigurante l’Annunciazione, un quadro ritenuto il vero ritratto di S.Ugo e un fonte di bronzo. Il Reliquiario è costituito da un insieme di piccole nicchie praticate nella parete sinistra della Chiesa: i contorni e gli interspazi sono ricchi di artistici abbellimenti, il tutto è incorniciato da due colonne in legno che si innalzano dal livello dell’altare sottostante e da un baldacchino, sempre in legno sul quale cantano la gloria di Dio quattro angioletti dai lineamenti delicati. Nelle nicchie vengono custodite e, al tempo stesso, esposte alla venerazione circa 130 Reliquie di Santi. Quarto Reliquiario in Sicilia, di cui ricordiamo una spina della Corona di Gesù, una Pietra del San Sepolcro e una Pietra del Monte Calvario, nonchè il Cranio, le Osse e i Guanti del Santo. A proposito del quadro ritenuto vero ritratto del Santo patrono và detto che lo stesso è stato nei secoli danneggiato da un incendio e recentemente restaurato. Sulla porta che dalla Chiesa dà l’accesso al Convento trova posto un dipinto ad olio su tavola raffigurante l’Annunciazione, opera di Francesco Stetera, oscuro pittore veneto dell’anno 1570: particolare degno di nota è la perfetta prospettiva dello scenario dell’Annunciazione. Nella Chiesa si conserva anche la Giara di S.Ugo, in terracotta, con tracce di smalti e decori, alla quale i Novaresi attingevano per impetrare grazie e favori dal Santo: l’acqua veniva bevuta per devozione e per ottenere guarigioni. In effetti la Giara è un vaso Arabo, di bellissima forma. La tradizione ci dice che questa Giara apparteneva a S.Ugo, e quindi, si trovava nell’antico Monastero di Badiavecchia da dove, insieme alla reliquie ed ad altri reperti, è stata portata dai monaci, in seguito al trasferimento dell’originaria Abbazia a quella del Centro, dove gli stessi si stabilirono nel 1659. Nella Sagrestia si trova un fonte di bronzo fuso che qui dovette essere trasportato ad opera dei Cistercensi dall’antico Monastero di Vallebona. Il fonte, di elegante fattura si innalza in due piani colonnati di stile gotico, con evidenti segni di epoca Normanna. Alla base, su uno zoccolo di marmo è riportata la data 1714. Lungo 62 cm. e con una circonferenza di 85 cm. questo fonte che in piccolo ha la forma di un campanile gotico a caratteri bizantini reca l’iscrizione “Ave Maria Grazia Plena Dominus Tecum”. Attualmente la Chiesa si trova chiusa al culto a causa di un grave dissesto del tetto. Pertanto, il quadro dell’Annunciazione e il ritratto di S.Ugo sono esposti nella Sacrestia del Duomo, mentre le reliquie sono gelosamente custodite.

Chiesa di Sant’ Antonio Abate

Novara di Sicilia18Questa Chiesa si presenta agli occhi del visitatore come un complesso completamente staccato dagli edifici circostanti, infatti, una viuzza parte dalla piazza antistante la chiesa e gira intorno al complesso permettendo di ammirare i fregi che si trovano ad ogni angolo della chiesa e che riportano date e nomi riferiti, presumibilmente, alla sua costruzione. I lavori furono iniziati intorno al 1538 e portati a termine, probabilmente, intorno al 1766, data scolpita sul cordolo in pietra sottostante la guglia del campanile; lo stesso cordolo presenta una lavorazione particolare con archetti in pietra sormontati da mattoni d’argilla smaltata. Il portale, di bella fattura, richiama lo stile normanno dell’ arco a sesto acuto, e presenta delle figure scolpite sui due capitelli che lo reggono raffiguranti due angeli, S.Antonio e S. Paolo. L’interno è suddiviso in tre navate segnate da dieci colonne in pietra, costituite da un unico blocco, e sormontate da altrettanti capitelli uguali tra loro a due a due. Nella navata destra, si possono ammirare due dipinti: uno molto antico, di autore sconosciuto; l’altro (1834) rappresentante il martirio di S.Bartolomeo, realizzato da Gaetano Bonsignore. Vi sono, inoltre due statue in legno, una rappresentante S.Caterina V.M. di Alessandria e l’altra (1872), rappresentante S.Francesco di Paola, opera del Cardella di Agrigento. Nell’abside è posto un maestoso dipinto rappresentante S.Antonio e S.Paolo; l’opera reca la scritta “Thes. Martino d’Orlando A.D. 1684”. Nella navata sinistra sono quattro statue: una in legno rappresentante S.Antonio Abate datata 1738 e una, sempre in legno, rappresentante S.Marco, una raffigurazione dell’Ecce Homo in carta pesta e una Cristo sulla Croce; vi è, inoltre, un quadro raffigurante la discesa dello Spirito Santo. In Sagrestia, oltre agli artistici mobili in legno, si può ammirare un piccolo fonte del 1586 proveniente dall’antico Monastero dei Cistercensi. La Chiesa ospita, inoltre, un organo a canne del 1848, opera di Antonio Rizzo Messinese. La festa di Sant’Antonio si celebra il 17 Gennaio, accompagnata dalla settena, cioè sette giorni di preparazione, durante la quale si recitano delle preghiere e si cantano gli inni composti in loco. La sera della vigilia si accende “u fogu” al piano terra della torre campanaria: questo gesto viene compiuto per devozione e per chiedere la grazia di essere guariti da una brutta malattia scientificamente chiamata “Herpes Zosther”, intesa comunemente come “fuoco di Sant’Antonio”.Il fuco viene accesocon la legna che i fedeli portano in dono, andano a fare “u viaggiu”, cioè una visita di devonozione al Santo. Il fuoco con le sue fiamme nei secoli ha annerito e consumato i gradini della rudimentali scala in pietra che porta in cima al campanile. Di questi danni causati dalle fiamme tutti si rendono conto, ma nessuno vuole rinunciare alla tradizione del fuoco. L’ inno di S.Antonio, e le litanie ripetono antiche melodie paesane al suono di un vecchio organoa a canne che viene azionato a mano, per mezzo di un mantice sdrucito. S,Anotnio dopo 1700 anni ancora continua a trasmettere il fascino della contemplazione di Dio. Una strofa dell’ inno cosi recita: “Umiltà fu tua corona – povertà tu sempre amasti – virtù questa pel Signor. – Deh Concedi a mia speranza – tue virtù nell’ esultanza.” Una volta nel pomeriggio della vigilia vi era la sfilata “dei cavalli e dei giumenti”, parati a festa con nastri colorati. Gli animali con in groppa i loro padroni percorrevano alcune vie del paese, quindi giungevano nel quartiere di S.Antonio, dove, dopo aver girato nel suggestivo vicolo intorno alla chiesa, si fermavano nel piazzale per ricevere la benedizione. Talvolta i cavalli tornarono nella piazza il giorno della festa, per prendere parte alla processione.Oggi ogni 17 Gennaio la piazza si riempe di animali. capre,cani,cavalli,porcellini, che vengono portati prevalentemente dai bambini per ricevere la santa protezione del Santo.La sera della vigilia della festa viene celebrata una funzione molto particolare, che viene chiamata “u du uri”. La mattina della festa si celebra la benedizione degli animali.

Chiesa di Santa Maria La Noara

Novara di Sicilia20Edificata nel sec. XII ed originariamente dedicata all’ Annunziata, sorge a 2 Km. dal centro, sulla strada verso S.Basilio. Faceva parte dell’antico Monastero Cistercense, iniziato a costruire nel 1137 per volontà di Ruggero II ed eretto canonicamente da S.Ugo, nel 1171, nel sito ove ora sorge il villaggio. Oggi la chiesetta mostra due volti: quello originario, nello stile sobrio dell’ordine di Citeaux, esibisce finestre strette ad arco, quasi feritoie, ed archi gotici a sesto acuto alla porta minore e a quelle chiuse in muratura; quello del rifacimento, nel secolo scorso, ha strutture quasi quadrangolari. All’interno sono visibili grandi archi scarni e, accanto all’attuale altare, una porta in pietra, alta, con la base prominente a scivolo, segno della presenza di un antico torrione arabo. Ove è l’ingresso pricipale era l’antica abside, oggi sagrato tondeggiante, in pietra arenaria. Guidato per il villaggio, il visitatore potrà notare i segni dell’antico Monastero.

Chiesa dell’ Annunziata

Novara di Sicilia19La Chiesa è grande a tre navate e con sette altari, Sul frontone della porta maggiore è riportata la data del 1697, ma la Chiesa, invero, è più antica, dal momento che atti testimoniano che nel ‘500 vi funzionava una Congrega. Sul frontespizio, oltre ai fregi in pietra arenaria scolpita, si può ammirare un bassorilievo raffigurante l’ Annunciazione. Due ordini di colonne quadrate in pietra locale disegnano le navate: purtroppo, oggi, non si possono ammirare perchè nell’ ‘800 sono state coperte con stucchi in occasione della costruzione dell’attuale volta in gesso, dopo la barbara demolizione dell’ originario soffitto in legno. Nella torre Campanaria si snoda una scala a chiocciola di 48 gradini, tutti in pietra, che merita l’attenzione del visitatore. La scala, inerpicandosi, da l’accesso alla Cantaria, ove si conserva un artistico organo del ‘600-‘700 da restaurare, e raggiunge in sommità l’abitacolo ove trovano posto tre campane di bronzo. L’altare Maggiore è dedicata alla Vergine Annunziata. Nella nicchia sovrastante si pùo ammirare il gruppo gaginesco dell’ Annunciazione im marmo pario con stelle dorate, scolpito nell’ anno 1531 da Giovambattista Mazzola. La Madonna e l’Angelo Gabriele sono di dolcissima espressione. Bellissima la raffiguarazione del Celeste Messaggero nell’ atto di annunziare alla Vergine il mistero dell’ incarnazione. Il gruppo viene completato dal Padre Eterno, anch’esso in marmo, di identica fattura, murato al di sopra della Cappella. A destra di chi guarda l’Altare Maggiore, vi è quello del Santissimo Sacramento, ove oggi trovano posto anche un bel Crocefisso in legno e l’Addolorata, sempre in legno, migrati dalla Chiesa di S.Sebastiano,demolita; a sinistra l’ altare è dedicato a S. Antonio da Padova, con una statua del Santo che risale al ‘700. A destra di chi entra vi è un altare dedicato a S.Ignazio Martire nell’atto di ammirare il Redentore che gli appare dall’alto. E’ opera di Filippo Ianellia (1661). Più sopra vi è un altro altare, ove si venera un quadro della Madonna di Pompei. A sinistra di chi entra il primo altare presenta un quadro che raffigura la Strage degli Innocenti: opera di qualche pregio artistico, per il contrasto, per la scena e per la molteplicità dei personaggi. Si ignora l’autore. Ha molta rassomiglianza col Giudizio Universale del Velasquez. Nell’ angolo, prima dell’altare dedicato alla Strage degli Innocenti, vi è una nicchia che ospita la Statua di S.Rosalia, esguita a Palermo. Ancora oltre, su un altro altare, si venera la statua di S.Sebastiano Martire, qui migrata dopo la demolizione del tempio a lui dedicato. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale una bomba ha quasi distrutto il tetto della Chiesa che la pietà dei fedeli ha subito ricostruito. Nella chiesa opra una confraternita detta di Sant’Antonio Di Padova. Le bellezze che si trovano in questa chiesa non si possono purtroppo ammirare, perchè le piaghe della distruzione sono sempre più evidenti. Nel mese di dicembre, a Natale è usanza fare un presepe gigante di struttura napoletana, curata nei minimi particolari, molto caratteristico e suggestivo.

Novara di pietra

Novara di Sicilia4Novara, nel tempo, ha evidenziato sempre la genialità artistica dei suoi figli, perfino attraverso l’esercizio di attività non propriamente definite nobili ma che, comunque, lo sono diventate grazie all’abilità degli artigiani esecutori. Fra costoro, in particolar modo, si annoverano gli Scalpellini, artisti del taglio e della lavorazione della Pietra, le cui origini affondano nel passato.

Essi, non solo diedero vita ad una delle più riverite maestranze apprezzata in tutta la Sicilia, al Nord Italia e perfino all’estero, ma contribuirono soprattutto, a dare un notevole impulso allo sviluppo artistico del paese, si’ da farlo distinguere pricipalmente come il Paese di Pietra. Gli Scalpellini provetti nell’intaglio della pietra, con l’ ‘800 e i primi del’900, raggiunsero una perfetta espressione d’arte, grazie anche all’apporto dato dalla scuola di Buemi, entrambi scultori Novaresi conosciuti in campo Internazionale. Si ebbe, infatti, in questo periodo un rinnovamento della società Novarese. Sorgeva la Società operaia già fondata il 29/06/1881 e ricostituita l’ 8/05/1903, sulla cui scia giungono le correnti nuove con l’amministrazione dell’ Ing. Scandurra.

Lo sviluppo edilizio del centro si incrementò notevolmente, soprattutto per le rimesse degli emigranti. Il fenomeno dell’emigrazione Novarese è stato del massimo rilievo e i valorosi artigiani Novaresi si spersero nel mondo, ovunque portando la loro perizia e serietà. Con la Novara di Pietra sorgono i palazzi privati e le case Signorili.

Ma l’opera di questi artisti della pietra è testimoniata principalmente dai bellissimi portali delle chiese di S.Nicoloò, S.Antonio, S.Giorgio, della madre Chiesa, dalle colonne monolitiche e dai sovrastanti capitelli all’interno di molte chiese, nonchè dalle cornici dei balconi, e dalle mensole e dai supporti sottostanti chiamati “Cagnò” degli antichi palazzi: tutte queste opere di rilievo realizzate dal ‘500 al ‘700, ovviamente, precedono l’affinamento dei maestri verificatosi nell’ ‘800.

L’immagine del paese di pietra viene data soprattutto dalle tante strade (un tempo tutte quelle del centro storico e alcune dei villaggi) in basole di pietra “Chiappe o Ciappe” o in basole e acciottolato, tutte pregievoli opere degli Scalpellini.Nell’ultimo trentennio il cemento, l’asfalto e la pietra lavica hanno deturpato molte di quelle strade, ma da alcuni anni l’ insipienza si è attenuata e si va riformando la cultura di quest’arte, tant’è che qualche strada è stata recuperata, come la Via S.Francesco, o restaurata come la Via Duomo e la Piazza Crispi.

Le decine di scalpellini vanto di Novara, che per oltre quattro secoli avevano costituito una gloriosa corporazione artigiana, tramandandosi il mestiere di padre in figlio come si fa con bene prezioso, oggi sono del tutto scomparsi molti di essi passarono, agli inizi del secolo, a fare i minatori e gli scavatori di galleria in ogni parte del mondo. Invero, però, col riformarsi della cultura della pietra, si nota una ripresa dell’antica attività: l’arte dello scalpellino che il Novarese si porta nel sangue è cominciata a riaffiorare in quanti si dedicano al restauro delle strade o alla costruzione di qualche villa stile ‘800.

Gli scalpellini lavoravano maggiormante la pietra arenaria che prelevavano dal Torrente Chiappera e la pietra rossa marmorea “Cipollino” che estraevano dalla Rocca “o sgricciu”. Dopo aver scelto il blocco di pietra a loro occorrente, i tagliatori lo spaccavano in punti precisi con mazze di ferro e “Cugni”. Il blocco veniva poi poggiato su travi unte con grasso o, in mancanza, con pale di fichi d’india schiacciate, al fine di facilitarne la scorrevolezza. Si arriva cosi’ sino alla strada rotabile ove il blocco veniva trasportato fino al luogo dove si effettuava la lavorazione vera e propria.

La pietra sia grezza che manufatta, veniva esportata ovunque nell’isola e fuori di essa. Negli ultimi decenni l’artigianato ha subito a Novara come del resto altrove, profonde trasformazioni legate al progressivo scomparire di tutto un mondo culturale, per cui molti antichi mestieri compreso quello degli scalpellini, poco saggiamente, si sono perduti insieme a quelli che, per il loro contenuto servile, andavano giustamente abbandonati.

Il Maiorchino

Novara di Sicilia5Ancora loro, Mario Bertolami, Renato Buemi e Michele Truscello, si sono aggiudicati il 13° torneo di maiorchino, vero campionato mondiale, organizzato dal Circolo Olimpia di Novara di Sicilia e sponsorizzato dal GAL Alcantara e dal Comune di Novara di Sicilia. La manifestazione giunta alla 13^ edizione, iniziata il 4 febbraio, si è conclusa il martedì 27 con la rituale “sagra del maiorchino” organizzata, in modo impeccabile, dal Circolo Olimpia nell’artistica piazza M. Bertolami con degustazione di ricotta, tuma, maiorchino e, dulcis in fundo, con una mega maccheronata al sugo di carne di maiale imbiancata da abbondante maiorchino, tipico formaggio pecorino del posto.Quest’anno al torneo hanno partecipato sedici squadre, ognuna formata da tre componenti, le quali si sono date battaglia lungo il percorso cittadino che va dall’inizio della via Duomo al traguardo del piano don Michele (da cantuèa da chiazza a sarva du chièu don Michèri).Le gare sono state caratterizzate da numerosi colpi di scena, da recuperi impossibili, da tiri che in alcune gare hanno rasentato la perfezione, da lanci mirati a raggiungere i posti più strategici per effettuare quelli successivi e da . tanta, ma tanta fortuna.

“I ghemmi, guardèmmu, boru tiràu, a cattafuccàu, si cuglìu, si ni niscìu i to lazzu, mèttici du giri i lazzàda, mèttici u strittu p’a cariètta, portimìlla a chiappa i Garbadu, . sarvàu”. Quante imprecazioni, quanti momenti di esaltazione!Infine, la finalissima fra le due squadre che dopo i gironi eliminatori erano giunte all’ultimo confronto. Le squadre “du Billìcchiu” (Bartolotta Salvatore – Bartolotta Giuseppe – Bertolami Sergio) e “di Lièzza” (Bertolami Mario – Buemi Renato -Truscello Michele) non sono venute meno alla tradizione. Amici tra di loro ma acerrimi nemici nello scontro finale, si sono dati battaglia fino . all’urtimu corpu (ultimo lancio). E così è stato. In una cornice di pubblico delle grandi occasioni, festante e rumoroso, tifoso e curioso, la gara si è conclusa proprio all’ultimo lancio, sul fino di lama . e la grande esperienza di Mario Bertolami, aiutata dalla dea bendata, ha avuto ancora una volta la meglio. 27 febbraio 2001.

La preparazione e la stagionatura: Munto il latte dalle pecore, si filtra e si versa in un grosso recipiente di rame (codàra), si pone sul fuoco a legna e si porta alla temperatura di circa 60° C. Raggiunta questa temperatura si toglie dal fuoco e si versa il “caglio”, precedentemente sciolto in acqua tiepida e colato, si mesce il tutto e si copre il recipiente con una pelle di pecora. Dopo circa un’ora, tempo necessario per coagulare, si scopre il recipiente e con un arnese di legno dalla forma caratteristica detto “brocca”, si mescola la sostanza coagulata, detta “quagliata”, fino a ridurla a finissime particelle. Quindi si mette sul fuoco e, sempre mescolando, si porta alla temperatura di circa 100° C.Fatto ciò, si toglie nuovamente dal fuoco, si poggia il recipiente inclinato leggermente su un lato e si aspetta per circa venti minuti affinché avvenga la decantazione della particelle e si abbassi un po’ la temperatura per poter effettuare le successive fasi della lavorazione. Scesa la temperatura intorno ai 50° C., si introducono le mani nel contenuto del recipiente e con movimenti opportuni si forma un unico corpo di tutte le sostanze coagulate.

Quindi si estrae il tutto, ponendolo in una forma circolare di legno, non di giunco, detta “gàrbua”, poggiata su un piano di legno orizzontale detto “mastrello”, si plasma la forma con le mani, con l’accorgimento di non creare crepe o pieghe, contemporaneamente bucherellando il prodotto con una sottile asta di legno e premendo con le mani, si fa uscire gran parte del liquido detto “acciada”. Il prodotto così lavorato è pronto per essere portato nei magazzini per la stagionatura. Dopo ventiquattro ore circa il “formaggio”, ancora tenero, viene tolto dalla forma e posto su ripiani di legno usando tutte le precauzioni per non deformarlo.

Dopo un paio di giorni, quando il formaggio è lievitato, si cosparge da un lato con sale “marino” grosso, ogni tre giorni circa si ribalta e si cosparge dall’altro lato, per un periodo che va dai 20 ai 30 giorni a secondo della dimensione della “forma”.Superata questa fase, si passa alla pulitura e strofinatura periodica del “formaggio” per circa due mesi, usando l’accortezza di non poggiarlo sempre dallo stesso lato. Dal terzo mese si effettua periodicamente “l’oliatura” spalmando dolcemente, con la mano, piccole quantità di olio di oliva su tutta la forma. Una buona “maiorchina” si ottiene dopo circa otto mesi di stagionatura. Il peso medio della “classica maiorchina” deve essere dai 10 kg. ai 12 kg., con uno spessore di 10 – 12 cm. e con un diametro intorno ai 35 cm. Al taglio il prodotto si presenta compatto e omogeneo ma, allo stesso tempo, morbido con un suo colore caratteristico che va sul giallo.

Fonte: www.comune.novara-di-sicilia.me.it

Check Also

Messina: i lavori di scavo restituiscono sette tombe di una necropoli del II secolo A.C.

I lavori di scavo per la realizzazione di un edificio di civile abitazione hanno portato …