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Comune di Pace del Mela

Logo Pace_del_MelaIl Territorio

Il territorio di Pace del Mela si estende dal mare Tirreno fino alle propaggini collinari dei Peloritani, innalzandosi gradatamente dalla quota zero della costa fino ad un’altitudine di 288 metri sul livello del mare. Su questo suolo dolcemente acclive è distribuito l’insediamento abitativo, il cui maggiore incremento ha avuto luogo negli ultimi quarant’anni.

Prevalgono, quindi, i fabbricati di nuova costruzione, le strade ampie e comode, le strutture pubbliche d’avanguardia. La popolazione (6000 ab. circa) è distribuita in massima parte fra il centro urbano (114 mt.s.l.m.) e la frazione di Giammoro, sede di numerosi esercizi commerciali, di studi professionali e di strutture pubbliche a destinazione sovracomunale (tra cui un Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato, un consultorio familiare, un dipartimento per la salute mentale, un centro terapia assistito). La presenza nel territori di grandi arterie di comunicazione (autostrada A20, ferrovia, strada statale 113) rende agevoli gli spostamenti e gli scambi con il capoluogo di provincia (distante appena 35 Km) e con le vicine cittadine di Milazzo e Barcellona P.G..

Dal punto di vista delle attività umane Pace del Mela ha una doppia anima: da una parte le tradizionali occupazioni agricole (coltivazione dell’olivo, della vite, degli agrumi), limitate oggi quasi esclusivamente alla zona collinare, dall’altra le più recenti attività artigianali e industriali che negli ultimi decenni hanno trovato collocazione lungo la fascia litoranea, soprattutto nell’area gestita dal consorzio ASI. Notevolmente sviluppata è anche l’attività commerciale, in particolare nella zona di Giammoro. Sono inoltre presenti tre istituti di credito, due uffici postali, due farmacie, un’emittente radiofonica, un periodico parrocchiale, un’associazione di volontariato a respiro regionale.

Cenni Storici

Pace del Mela1L’abitato di Pace del Mela si adagia su una dorsale che dalle pendici del Serro Finata (un’altura rocciosa e solitaria) declina verso la vallata di Giammoro. Ha un’altitudine di 130 metri s. m. e dista 2,5 km. dalla statale 113, fiancheggiata dalla moderna autostrada Palermo- Messina. Alle sue spalle si estende la catena montuosa dei Peloritani, a sinistra si scorge proteso sul mare, lo sperone di Tindari, di fronte la penisoletta di Milazzo, le Eolie, e la fascia costiera verso Capo Faro. Il centro di Pace del Mela si distingue in Pace Superiore(151m.) e Pace inferiore(114m.),in passato in accanito antagonismo, in quanto il quartiere alto ostentava un’antica nobiltà, e quello basso, un maggior benessere economico.

Pace del Mela è un Comune giovane. Conquistò la sua autonomia il 18 luglio 1926, in attuazione della legge, 14 aprile 1921 n. 498. Ma solo con il 1 gennaio 1928, divenne autonomo a tutti gli effetti e con tutti i relativi uffici. Precedentemente era una frazione del Comune di S. Lucia del Mela. Nonostante l’autonomia, tuttavia, fino al 1982 non era ancora definita la delimitazione territoriale tra i due comuni e la relativa divisione del patrimonio.

L’elevazione a Comune per Pace del Mela, rappresentò una vera conquista, perché permise un sorprendente sviluppo in ogni campo: edilizio, industriale e commerciale. Nel corso del tempo, vennero erette svariate opere pubbliche ad esempio, l’edificio scolastico delle elementari di Pace centro, la scuola materna di Pace centro e di Giammoro, la sede Municipale, la rete interna ed esterna dell’acquedotto civico, il mattatoio comunale, gli impianti sportivi, la scuola media statale ecc.

Il territorio del Comune, coincide in gran parte con l’antico feudo di Trinisi, ed ha un’estensione di ha 1210. Andando più indietro nel tempo, alcuni ritrovamenti archeologici lasciano intravedere un passato che affonda le sue radici nel periodo classico. Interessante e suggestiva è la tesi avanzata dallo storico Padre Giovanni Parisi che colloca nel territorio di Pace del Mela, l’antico Nauloco, il vasto bacino navale di fronte al quale il 36 A.C. ebbe luogo lo scontro tra le flotte di Cesare Ottaviano e di Sesto Pompeo. Tuttavia questa ipotesi non è stata pienamente accettata da alcuni studiosi(vedi ad esempio il noto archeologo Claudio Saporetti).

I Benedettini e Trinisi

Il Feudo di Trinisi era di proprietà della famiglia Bonifacio, che ne era venuta in possesso probabilmente al tempo degli Svevi e forse anche dei Normanni (ma non si potè stabilirlo con precisione). Successivamente due terzi del feudo passarono per disposizione testamentaria ai Benedettini di S. Placido di Calonerò, e il rimanente all’ospedale S. Leonardo, fino a quando venne emanata da Alfonso d’Aragona, una nuova regia Costituzione con la quale venne proibito che la Chiesa e altri enti Ecclesiastici fossero destinatari di beni feudali.

Nel 1423 il feudo passò così ad un certo Giovanni Bonfiglio e ai suoi discendenti diretti. Pochi anni dopo, tuttavia, nel 1435,i Benedettini riuscirono a riottenere il feudo da Re Alfonso, mediante uno speciale Privilegio, fatta eccezione per un breve tratto di terra litoranea , per il cui sfruttamento i Benedettini versavano al pubblico erario, un tributo annuo; tale tratto di terreno, venne riservato al regio Demanio probabilmente per mantenere ai Bonfiglio il titolo e i diritti feudali per quanto ridotti alla gabella sul vino. Seguì un lungo strascico di non poche liti e controversie che i Benedettini ebbero tra l’altro con l’Ospedale S. Leonardo che si sentiva depredato dei suoi diritti sulla terza parte del feudo.

Quando i Benedettini ne presero possesso, il feudo aveva vari agglomerati urbani, sia nella parte marittima, sia, più consistenti, nella parte più a monte, nucleo quest’ultimo, che con l’andare del tempo, venne designato con il nome di Pace. Il feudo veniva chiamato oltre che Trinisi anche Trisino, ma non sappiamo quale dei due nomi è il più antico.

Il termine “Trinisi” deriva dal greco “Tri-nesos” che significa tre isole e richiama la configurazione topografica del territorio, che vede una zona bassa, a livello marittimo, del Pantano e della zona di Giammoro, quella mediana di Pace bassa, comprendente il pianoro che si allarga al di sopra dell’attuale cimitero del paese, e quella alta comprendente l’attuale centro abitato di Pace Superiore. Ogni zona aveva anche in passato caratteristiche sue proprie: quella dell’attuale Giammoro, si era andata sviluppando intorno al primitivo nucleo centrale del “Fondaco di lo Muto”; la parte mediana aveva il suo punto di riferimento e il suo piccolo centro vitale nel Baglio feudale, cortile interno chiuso da costruzioni per lo più magazzini, con l’ingresso munito di un pesante portone di legno; la terza zona, l’attuale Pace Superiore faceva probabilmente capo ad una torre, della cui esistenza si era perduta la memoria tra gli abitanti, ma che viene citata in alcuni libri Benedettini.

Questa torre fu probabilmente eretta ai primordi del periodo feudale molto prima che il feudo passasse ai Benedettini, e forse aveva funzione di difesa e vigilanza di questa parte della costa tirrenica.

I Benedettini la restaurarono adattandola a casa monastica per il personale incaricato della gestione del feudo. Essa servì anche da rifugio durante la rivoluzione di Messina (1674/78). Nei libri di amministrazione, questa casa monastica viene spesso designata col termine di “casina della torre”. Anche durante i moti politici del 1848 la casina monastica della torre divenne rifugio di profughi (religiosi e rivoluzionari).

Nel 1866, con la legge di soppressione delle Corporazioni religiose e dei loro beni, il feudo di Trinisi venne incamerato dal Demanio dello Stato; e venne messo all’asta in diverse riprese, quanto ancora apparteneva al soppresso Ordine Religioso. Dal Demanio, la casina della torre passò a Rosario Crimi e poi alla famiglia Pugliatti, divenendo Palazzo Pugliatti, che oggi profondamente trasformato, conserva tuttavia caratteristiche e strutture monastiche e tratti di muro della vecchia torre.

Il nome di Pace, fu attribuito al feudo di Trinisi e successivamente in modo esclusivo al suo casale e al paesino che si andava sviluppando, dagli stessi Benedettini, il cui ordine monastico ha come stemma il monogramma Pax.

L’economia

Quando nel 1388 i Benedettini entrarono in possesso del feudo di Trinisi, questa era una delle zone più depresse e malsane della Piana di Milazzo. Non conosciamo, in quanto manca la documentazione contabile, ciò che i Benedettini fecero nei primi tre secoli del loro possesso, ma lo si può intuire dalle dispendiose opere di bonifica e di risanamento delle contrade paludose, che essi compirono negli ultimi due secoli della loro gestione e di cui ci sono giunti poderosi e minuziosi libri di amministrazione.

L’economia della zona era basata principalmente sull’agricoltura e sulla pastorizia. Vi era anche una fiorente industria del baco da seta. Si coltivava anche la vite, l’ulivo e gli agrumi. Si allevavano pecore e capre. Nella zona paludosa del “Pantano” coperta in gran parte da canneti, si coltivava il lino e la canapa, la cui fibra macerata in vasche, battuta e filata dava lavoro ai cordari e alle tessitrici. Con i cascami del lino si riempivano materassi, mentre la lana era riservata ai più agiati. Gli scambi commerciali con i vicini centri urbani di Milazzo e Messina erano pressochè inesistenti perché fino ai primi decenni del secolo scorso non esistevano che mulattiere per le comunicazioni. Solo nel 1837 iniziò la realizzazione della strada provinciale Messina-Palermo, diventata poi nazionale, per collegare al capoluogo tramite corriere a cavallo, i vari centri della fascia costiera (solo nel 1926 Pace ottenne un servizio di autocorriere).

Le comunicazioni con Milazzo avvenivano tramite la scorciatoia di Malapezza, perché la mulattiera che collegava Giammoro a Pace era troppo ripida e malsicura, infestata spesso da malviventi. Sempre per mancanza di strade rotabili il carico via mare delle merci, anziché al porto di Milazzo veniva avviato con carri trainati da buoi lungo il letto del torrente Muto. La linea ferroviaria Messina-Palermo fu completata intorno al 1889.

Attualmente, l’abitato di Pace del Mela, è caratterizzato da fabbricati di nuova costruzione, strade comode ed ampie strutture pubbliche d’avanguardia. La popolazione che è di circa 6000 abitanti è distribuita in massima parte tra Pace e la frazione di Giammoro, sede quest’utima di numerosi esercizi commerciali, di studi professionali, e di un polo industriale di discrete dimensioni. A questo proposito negli ultimi anni si è passati da un’economia prevalentemente agricola,(coltivazione dell’ulivo, della vite, degli agrumi) ad un’economia basata sul terziario e sull’industria e quest’ultima ha avuto purtroppo un impatto ambientale notevole sul territorio con effetti tutt’altro che positivi.

Arte

Pace del Mela2Oggi non rimane più alcuna traccia della chiesa di S. Pietro di Drìsino nè di quelle diS. Maria e di S. Nicola. Doveva, comunque, trattarsi di chiesuole adibite alle occasionali necessità di culto dei possessori del feudo che normalmente risiedevano a Messina. Le più antiche strutture architettoniche esistenti sono ubicate a Camastrà (il vetusto palazzo baronale dei Gordone, ristrutturato nel 1706 ed oggi ormai cadente, e la chiesetta dellaMadonna dell’Abbondanza, costruita nel 1720 ed ancora adibita a luogo di culto).

Pace del Mela3Più numerose, ovviamente, sono le testimonianze della lunga presenza benedettina, a cominciare dalla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Visitazione (1763), al cui interno sono custodite diverse tele di autori ignoti della seconda metà del Settecento. Nella sacrestia si possono ammirare due dipinti, anch’essi databili alla seconda metà del XVIII secolo. Il primo costituisce l’unico ritratto su tela esistente dell’arcivescovo di Messina monsignor Gabriele Maria Di Blasi (1712-1767), l’altro raffigura il priore benedettino Don Giacomo Crisafi, cellerario e decano del Monastero di S. Placido Calonerò all’epoca della costruzione della chiesa stessa.

Pace del Mela6Fanno da corona all’edificio sacro il Palazzo Pugliatti, antico cenobio dei frati Cassinesi, l’artistica fontana ottagonale del Cavalluccio marino (XVIII sec.) che adorna la parte più elevata della Piazza Visitazione ed il Palazzo Caprì, oggi sede della Biblioteca Comunale, il cui patrimonio librario ammonta ad oltre 5000 volumi. Altre strutture collegate alla presenza benedettina sono il vecchio complesso rurale denominato “Case Monaci”, al confine con Soccorso ed il caratteristico “Baglio” (dietro il Municipio), vasto cortile rettangolare, un tempo circondato da magazzini, frantoi e palmenti, punto di riferimento di tutta l’attività agricola del “feudo”.

Pace del Mela8Appartengono agli ultimi decenni dell’Ottocento alcuni palazzi signorili, ancora discretamente conservati: ilPalazzo Lo Sciotto, nei pressi della Piazza Municipio; i due villini delle famiglie Certo e Crimi, in stile Liberty, sulla via Statale a Giammoro; la Villa Sturiale in contrada Catenella. Degli inizi del ‘900 sono altri due edifici sacri: laChiesa del Redentore a Pace Centro e la vecchia Chiesa Parrocchiale della Madonna del Rosario a Giammoro.

In passato il territorio comunale era disseminato di strutture legate alle attività agricole degli abitanti: frantoi, palmenti, mulini ad acqua, “senie” (norie).

Pace del Mela9Oggi rimangono soltanto poche tracce qua e là: una masseria in contrada Liparano, una “senia” e un mulino in contrada Laino, la “Villa Lo Sciotto” in contrada Don Gaspano. Conserva ancora la sua originale conformazione il caratteristico “borgo” diFinata II, gruppetto di case tipicamente agricole, adagiato alla base del Serro Finata. All’industria dei laterizi, un tempo fiorente, è legata la presenza di diversi stabilimenti dismessi, tra i quali va segnalato l’opificio Presto, in contrada Catenella, raro esempio di fornace tipo Hoffmann. Di quando in quando, nel corso di sbancamenti, affiorano dal terreno testimonianze più antiche che fanno pensare ad insediamneti di epoca greco-romana: l’esempio più tangibile è rappresentato da un serbatoio idrico di forma rettangolare, in contrada Don Gaspano, databile al I sec. a.C.

La Tradizione

Pace del Mela10La manifestazione religiosa più importante di Pace del Mela è sicuramente la festa in onore della Patrona, la Madonna della Visitazione, che si tiene ogni anno il 2 luglio e che risale al 1706. Furono i Benedettini, finchè risiedettero nel territorio, a curarne l’organizzazione. Intervenivano religiosi da Messina e dai paesi vicini, il che rendeva sontuosa la celebrazione liturgica. Davanti alla Chiesa Maria Santissima della Visitazione, nella piazza antistante, venivano approntati i festoni floreali, il palco, la banda musicale, e i fuochi d’artificio. Bancarelle di giocattoli, dolciumi e calia venivano poste in luoghi di transito e attiravano persone anche dai paesi vicini.

Pace del Mela11Oggi viene portato in processione per le vie del paese il gruppo ligneo della Visitazione realizzato nel 1870 dallo scultore messinese Michele Cangeri. Nella frazione di Giammoro si tiene la festa della Madonna del Rosarioche si celebra la penultima domenica d’agosto. Altre ricorrenze sono la festa delSS. Redentore che si celebra la terza domenica di luglio e quella di S. Giuseppeche si tiene la seconda domenica d’agosto.

Nella contrada di Camastrà ogni tre anni il 24 agosto si porta in processione il simulacro della Madonna dell’Abbondanza.

 

 

Fonte: www.comune.pace-del-mela.me.it

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