venerdì , Luglio 30 2021

Comune di San Piero Patti

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San Piero Patti1Viene spesso definita la cittadina dai tesori nascosti. Prima della attuale denominazione i Greci la chiamarono Petra” ed i Romani “Petrus”, poi il Cristianesimo nell’anno mille aggiunse “Sanctus Petrus” e poi “Sanctus Petrus Super Pactas”. Ma il quadro interessante è il susseguirsi di dominazioni. La fusione della lingua con quella dei soldati stranieri che aiutarono il Conte Ruggero a scacciare gli Arabi diede vita al dialetto Gallo-Italico ancora parlato anche a Novara di Sicilia, a San Fratello ed in altre realtà dell’isola.

Immense ricchezze si troverebbero, sotterrate dai briganti, nelle caverne di Malopasso, murate da enormi rocce di marmo rosso smosse dai terremoti.

L’origine di San Piero Patti è antichissima. Le ricerche sono state in gran parte curate dal preside Giuseppe Argeri, le cui cronache riferiscono che fin dalla più remota antichità, nel luogo in cui sorge la cittadina che oggi conta circa 3600 abitanti, sui Nebrodi, una folta vegetazione copriva il territorio e li è ancora, in mezzo, una immensa e grandiosa montagna di roccia di granito rosso.

Gli antichi coloni greci lo chiamavano “Petra”, mentre molti operai della antica Tindari, città fondata nel IV secolo a.c., e molti altri della antica Abacena, fondata anteriormente alla stessa Tindari, si recavano a San Piero Patti per ricavare armi, trarre legna e carbone.

Pure tutti i condannati all’esilio per colpa di gravi reati, trovavano rifugio nel territorio boscoso.

Che fosse abitato nel IV secolo a.c. è confermato da uno scritto del notaio Benfatta, conservato ancora nella curia parrocchiale, oltre che dal ritrovamento di vecchie caverne e di tombe, con vasi greci, nelle contrade Frassinello e Ospizio.

Nell’827 sbarcarono gli Arabi in Sicilia e dopo l’occupazione di molte città, giunsero anche nella valle del Timeto, il fiume che scorre nel territorio di San Piero Patti. Secondo quanto riferisce Fazzello, si stabilirono alla periferia del paese in una località che ancora oggi porta il nome di Arabite.

San Piero Patti2Qui vissero come agricoltori, integrandosi con la popolazione ma anche scontrandosi per la diversità della lingua, dei costumi e della religione.

Fu il conte Ruggero, nell’XI secolo a liberare la Sicilia e San Piero Patti dai saraceni.

Tra le numerose battaglie, quelle combattute nel territorio di San Piero Patti nelle località Capitan d’armi, fra i territorio di Librizzi e quello di Piano Campi e pure nella contrada Vinciguerra, dove il conte guerriero riportò una strepitosa vittoria.

Fu celebrata per ringraziamento una messa solenne su di un gran sasso a forma di altare che ancora esiste, ed è stato chiamato pietra dell’altare.

Il conte, compiuta l’impresa di liberazione, edificò a San Piero Patti fondando tra l’altro il vicino comune di Raccuja e ad un chilometro da questo eresse, nella località di San Nicolò del fico, un grandioso monastero affidandolo al culto dei monaci di rito greco dell’ordine di San Basilio.

Ruggero, che ebbe l’aiuto oltre che dal fratello Roberto il Guiscardo anche del marchese del Monferrato, diede sistemazione agli uomini inviati da quest’ultimo, assegnandoli alle comunità di San Piero Patti, Novara di Sicilia, San Fratello e Randazzo.

Fu dopo la liberazione della Sicilia che San Piero Patti divenne di dominio regio, passando dopo qualche tempo al dominio feudale, trasformandosi in un piccolo stato così come era avvenuto in gran parte dell’Europa per opera di Carlo Magno.

Così, si susseguirono quattro importanti dominazioni: quella degli eredi del giudice Giovanni De Manna, dei baroni Orioles (ancora oggi esistono eredi), dei baroni Caccamo imparentati con gli stessi Orioles e, infine, dei principi Corvino.

Dopo la dominazione degli eredi del giudice De Manna, il re Federico II di Aragona, con privilegio emesso a Milazzo l’8 maggio 1297, dichiarò di regio demanio il Casale di San Piero con tutto il suo territorio e l’assegnò a Berengario Orioles, dando origine ad una dinastia che si chiude con Francesco Paolo Corvino Filingeri, morto nel 1832 e possessore anche, oltre che di San Piero Patti, delle terre di Mezzojuso.

Nel 1356 si inserisce nella storia delle dinastie la venuta a San Piero Patti di re Federico III d’Aragona e l’episodio viene ancora oggi ricordato dalla cittadina in maniera solenne.

Qualche anno prima gli abitanti si erano ribellati ai baroni Manfredo e Giovanni Orioles per le angherie subite ed avevano ucciso Giovanni mentre Manfredo si trovava fuori dal castello preso d’assalto perché era andato a visitare il feudo di Raccuja.

Il re pensava di trovare un paese ostile ancora in rivolta con l’uso delle armi. Trovò invece un paese in festa che gli giurò fedeltà.

Il re rimase tre giorni nel castello cittadino e da lì emise tutta una serie di editti indirizzati alla gestione della intera provincia messinese.

Debiti e ipoteche estinsero le varie dinastie baronali, mentre l’avvento del periodo borbonico diede tranquillità economica e i prodotti della terra cominciarono a diventare di proprietà di chi effettivamente la lavorava.

La tranquillità di questo periodo storico veniva spesso interrotta dalle scorrerie del brigantaggio che aveva preso posto nelle caverne della zona appunto denominata “Malopasso” e divenute deposito di refurtiva.

Si dice che in quella zona vi siano nascosti grandi tesori ma che non possano essere prelevati perché coperti da gigantesche rocce crollate a seguito dei terremoti.

Il periodo garibaldino reclutò a San Piero Patti tanti volontari tra cui anche lo scienziato Giovanni Gorgone, pure fondatore della clinica chirurgica e del gabinetto anatomico-patologico presso l’Università di Palermo, che con tutta la sua scuola scuola istituì e diresse un ospedale da campo a Milazzo per soccorrere i soldati che parteciparono a quella impresa.

Dopo la cacciata dei Borboni e l’annessione all’Italia comincia la tremenda crisi per il sud, mentre Palermo chiude le sue industrie (per non riaprirle mai più).

San Piero Patti si spopola con flussi continui d’emigrazione soprattutto verso l’America. La violenza per domare le sommosse nell’isola sono tramandate anche nei “Ricchi e poveri” di Luigi Pirandello.

La miseria perdurò fino al periodo del fascismo facendo scrivere a San Piero Patti altre tremende storie di terrore tra cui la morte dei comunisti Mamorio e Lauria, assassinati nella piazza San Pietro dalle squadre nere.

Con l’epurazione e l’invio al confino dei fratelli Romano, alcuni di essi mai più tornati, dei fratelli Mastrantonio e di tanti sui quali la storia, impietosa, non ha ancora scritto e narrato.

Una resistenza viva e vera contro la miopia dei gerarchi cittadini, non condotta all’ombra dei carri armati angloamericani, manifestata attraverso una guerriglia in pieno regime e conclusasi, ad opera di giovani come Giuseppe Gorgone, Emilio Fede, Giuseppe Albana, Peppino D’Amico, Pietro De Luca e tanti altri, in un plebiscito a favore della Repubblica e contro la monarchia.

Nelle teorie referendarie veniva portato avanti il discorso di un auspicato partito unico dei lavoratori in cui si sarebbero dovuti identificare le grandi forze progressiste del tempo e il tutto dopo la soluzione della questione referendaria.

Per i più sarebbe dovuto nascere dunque non una sinistra divisa, ma una grande forza che ricalcasse le orme del laburismo inglese.

Vinse allora il partito repubblicano con uno scarto di circa mille voti.

Fu proporzionalmente il primo paese della Sicilia, mentre si indicavano al classismo dominante della San Piero Patti proletaria, che insieme sarebbero potute coesistere, le teorie gobettiane, gramsciane e mazziniane nel sogno politico che avrebbe unito una classe operaia fino allora umiliata e con tanta sete di riforme.

Gorgone poi militò nel PCI e divenne Sindaco nel 1952, rifiutò di celebrare Stalin, mentre l’Italia comunista alzava le bandiere rosse. Fu poi Girolamo Li Causi a decretare la conclusione della esperienza politica del Sindaco nato dalla rivolta repubblicana. Gorgone in un memorabile comizio pubblico venne poi definito “come una foglia che si stacca dall’albero: la foglia muore ma l’albero continua a vivere”.

Escursioni

Dal piccolo centro nebroideo possono cominciare le escursioni per spaziare dal verde sampietrino fino alle vallate più alte che dominano l’immensità sul Tirreno. Un primo itinerario a piedi può cominciare per la Valle del Timeto. Tra le bellezze e le tipicità paesaggistiche di San Piero Patti e dei suoi dintorni. Dal quartiere Arabite, imboccando la via Merletta, si prosegue lungo una strada asfaltata e in discesa per circa 500 metri. Lungo il percorso si incontra, a sinistra, un vecchio mulino e a circa duecento metri dal mulino il ponte di Santa Caterina, sotto il quale scorre il Timeto. Poi, dopo poche decine di metri, si arriva nel punto medio dell’escursione per ammirare “u puntittu”. Questo ponte ha resistito alle piene del torrente Urgeri per secoli e si trova attualmente vincolato dagli organi preposti alla salvaguardia dei beni culturali. Il ponte è stato realizzato in pietra da maestri locali del tempo.

Poco prima del ponte, a sinistra, sorge un vecchio frantoio oleario, funzionante fino alla fine degli anni ’50. Ritornando al ponte di Santa Caterina, sulla destra si imbocca una vecchia mulattiera che in ripida salita conduce alla provinciale. Nelle vicinanze è possibile ammirare il cavolo selvatico “brassica”, miracoloso contro tante malattie. Una volta giunti sulla provinciale, si svolta a sinistra, e dopo circa duecento metri si imbocca a destra una vecchia strada comunale che risale lungo una vallata di noccioleti. Senza possibilità di errori si arriva in località Sciardi. Qui l’occhio dell’escursionista può spaziare verso la valle del Timeto e ammirare le distese degli ulivi, noccioleti e agrumeti. La tranquillità dei luoghi pone in un universo verde di silenzio. Da questo percorso si arriva presso l’agriturismo “Le Rocche” posto al centro della omonima Azienda Agricola a conduzione biologica. La struttura ricettiva è ricavata da tre casali risalenti al 1784, immessi in un parco con alberi secolari, popolati da animali ornamentali come cervi e pavoni. Qui vi si possono gustare ottime specialità nel panoramico ristorante ricavato da una torre di guardia e rilassarsi utilizzando le strutture sportive presenti: piscine, tennis, calcetto, maneggio e percorsi ippoturistici che sfruttano le vecchie trazzere regie di epoca normanna.

Ma dal centro abitato di San Piero Patti è un piacere raggiungere anche in macchina i posti più belli del circondario. Per ammirare da vicino gli animali e le bellezze sulle alture. Imboccando la strada provinciale che da San Piero Patti conduce fino a Randazzo, dopo circa quattro chilometri dal centro abitato, si arriva in località Manganelli, presso l’azienda agricola ed agrituristica «Il Daino», dove è possibile ammirare i meravigliosi daini che vivono liberamente in natura, nonché pescare nel laghetto artificiale, ammirare la millenaria quercia ed assaporare i prodotti caseari più gustosi.

Da sogno la prossima tappa del percorso in macchina. Proseguendo ancora lungo la provinciale, dopo circa 8 chilometri, si giunge tranquillamente nella località Rinazzo-Taffuri: si rimane incantati per la splendida vista sulle Isole Eolie e sull’intero Golfo di Milazzo.

Da ammirare, inoltre, i numerosi “tolos”, ovvero piccole costruzioni in pietra che venivano adibite a ricovero di pastori, che ancora oggi si trovano perfettamente conservati e stimolano la curiosità di quanti amano gli accampamenti.

Ai piedi del monte Taffuri, adiacente la strada provinciale, è possibile dissetarsi con la pura e fresca acqua di una sorgente naturale, cui attingono tante famiglie anche per il fabbisogno quotidiano. Del resto, trovandosi sui Nebrodi, basta girarsi intorno per scoprire natura incontaminata che può offrire dolci emozioni forti. Diverse le aziende agrituristiche che si stanno organizzando sul territorio sampietrino. Le aziende possono anche fungere da “base” per quanti trovano ricettività gradevole a San Piero Patti, ma durante le giornate è possibile spingersi facilmente fino alla vicina Tindari e verso gli altri interessanti centri limitrofi.

Chiesa di Santa Maria

San Piero Patti3E’ una delle più artistiche Chiese della provincia di Messina, secondo vari documenti, sembra che risalga alla prima metà del ‘400.

La costruzione della Chiesa avvenne in diverse epoche successive, ed il portale esterno della porta centrale, che fu portato a compimento fra le ultime rifiniture della grande costruzione, porta la data del 1581. br> E’ a pianta basilicale a tre navate, e vi si accede tramite una doppia scalinata in pietra arenaria, con bellissima cancellata e ringhiera in ghisa e ferro battuto (1877).

La facciata costituisce un importante esempio di architettura tardo rinascimentale, eccezionale il portale d’ingresso in pietra arenaria locale, che reca una variegata figurazione di simboli, santi e allegorie, in particolare le tre statue che sormontano la trabeazione del portale.

La Chiesa è di una bellezza veramente singolare, basti notare all’interno di essa il magnifico soffitto in legno di cipresso scolpito in stile barocco, le colonne, le arcate, il grande cornicione che chiude le medesime e i finestroni, oggetti tutti costruite in pietra da taglio finemente lavorata.

San Piero Patti4Nell’interno della Chiesa è ancora da notarsi l’antico portale della sacrestia, scolpito anch’ esso in pietra da taglio; la cupola, il cui interno è adorno di meravigliosi lavori in stucco; il cappellone dell’altare maggiore, su cui si vedono dei grandi rosoni e fiori stilizzati; l’altare del crocifisso, costruito in marmo locale; l’altare di San Biagio, anch’esso costruito in marmo e la statua del santo è uno dei capolavori della Scuola del Gagini; il meraviglioso pulpito; l’antico fonte battesimale, tutte opere in marmo meravigliosamente scolpite

Fuori, accanto all’artistica chiesa, si nota il maestoso campanile che supera i trenta metri e le cui finestre sono anch’esse costruite in stile barocco.

Chiesa della Madonna del Carmine

San Piero Patti5La Chiesa della Madonna del Carmine di San Piero sorse nel 1566. Dopo la Chiesa di Santa Maria, essa è una delle più belle Chiese della Provincia; tempio di media grandezza, con un magnifico e ben proporzionato campanile che, visto anche da lontano, dà il senso della bellezza e della serenità interiore.

Un antico Portale accresce esternamente la eleganza della Chiesa, nonostante esso, attraverso i secoli, sia stato quasi rovinato dai tempi.

Coloro che entrano in questo sacro edificio, non possono non rimanere affascinati di fronte a quegli affreschi di mirabile fattura e, specialmente, di fronte all’Altare della Madonna e della Sua Statua in Marmo, nonché di fronte a tutti quanti gli altri capolavori.

San Piero Patti6Fra gli affreschi colpisce l’animo del visitatore un grandioso Dipinto in stile Barocco, sito al centro della volta del soffitto, che raffigura la Madonna del Carmine circondata da una miriade di Angeli e da una schiera di anime purganti, nel momento in cui molte di esse stanno per liberasi dalle loro pene e stanno per essere avviate verso il Regno Divino.

Tra queste anime vi si vedono quelle che in questa vita furono lavoratori di ogni genere, fra l’altro poi, vi si vedono monache con i rispettivi veli, sacerdoti in cappa magna, donne del popolo, giovani vecchi che anelano tutti di vedere Iddio, gli Angeli, i Beati e i Santi del Cielo.

Nel suo complesso, questo affresco si presenta con colori vivaci diversamente sfumati.

Il tutto poi è racchiuso in una straordinaria cornice in istucco, di motivi floreali variamente intrecciati.

L’Autore fu un tal Spanò da San Piero Patti, che giovinetto era stato l’alunno della Scuola di Pittura del Convento, e che poi era divenuto uno dei Maestri.

Il dipinto porta il la data del 1772 e, ben a ragione può considerarsi fra i migliori dipinti del genere che si vedono nelle Chiese dell’isola.

I visitatori non possono non ammirare gli altri tre affreschi che si trovano in alto, uno al centro e due lateralmente della Grande Cappella dell’Altare della Madonna.

San Piero Patti7L’Altare Maggiore, grandiosa costruzione in legno, è veramente eccezionale; è composto di varie colonne finemente lavorate e sormontate da capitelli corinzi; in mezzo ai quali si scorge l Eterno Padre, nell’atto della creazione del mondo, nonché due statue di Sante Carmelitane che ammirano commosse la Madre di Dio. Tale opera fu portata a compimento da insigni Maestri di Scultura, che allora insegnavano anch’essi nell’ambito del grande Convento.

In mezzo all’Altare, si vede una meravigliosa nicchia, nel cui fondo azzurro, tempestato da numerosissime stelle, troneggia una Statua di bianchissimo marmo raffigurante la Madonna del Carmelo.

Questa Statua, proveniente dalla Scuola del Gagini, fu scolpita nel 1629 a Palermo. Per la lavorazione fu impiegato un blocco di marmo speciale e, si direbbe quasi eccezionale, per la natura dei marmi che ordinariamente si adoperano per tali lavorazioni.

Coloro che si fermano ancora in Chiesa non possono non contemplare un meraviglioso dipinto su tela di un San Francesco di Paola, che incanta ed attrae gli ammiratori, mentre egli sta accanto all’immenso azzurro del mare per oltrepassare lo stretto di Messina.

Vi è poi un Crocifisso Secentesco, e poi ancora un altro dipinto in tela rappresentante il Carmelitano Sant’Alberto con la raffigurazione di numerosi miracoli intorno alla Immagine, miracoli che egli compi durante il periodo della sua vita terrena.

Sulla parete destra della Chiesa vi si vede una statua Secentesca di Sant’Elia, e poi un altro altare, su cui in alto trovasi una artistica ed antica Immagine della Madonna ell’Idria, posta in una straordinaria cornice secentesca d’inestimabile valore.

Mentre sulla parte più bassa dell’altare si vede la scultura di un piccolo « Ecce Homo » in legno, che non può non far versare una lacrima per l’espressione del viso che esprime i suoi tormenti, per le ferite, la corona di spine, ed il sangue che sgorga dal suo corpo.

Infine, vi si vede una elegantissima statua della Madonna del Carmelo costruita con materiali dell’industria moderna, che si usa nelle processioni.

Vicino alla porta di entrata si vede la cantoria, su cui ancora si scorgono diversi stalli costruiti in legno di noce, ed un Organo settecentesco con alcune sculture dorate e intagliate in stile barocco:

La Chiesa, fu restaurata una prima volta nel 1916 a cura del Canonico Cav. Don Giuseppe Forzano a spese dei Fedeli.

In seguito è stata restaurata per ben tre volte a cura di Mons. Decano Luigi Lo Sardo: le prime due volte, a spese dei Fedeli, l’ultima, a spese dello Stato. Durante l’ultima restaurazione oltre alla revisione completa del tetto, il rifacimento del pavimento e di diverse altre cose, fu ricostruita ex novo in cemento armato la cantoria e fu rimesso anche a nuovo l’interno del campanile, in cui fu costruita una scala con relativa ringhiera in ferro per poter salire sulla cella campanaria. In quest’ultima si trovano due bellissime campane, di cui una più piccola e l’altra più grande.

Sulla piccola si legge: «Pater Angelus Caffarellus Prior 1630». Sulla grande si legge: « Hoc opus fieri fecit Pater FEI Sumptibus propriis, tempore suo ». Padre FEI fece fare quest’opera a proprie spese, mentre egli ancora viveva.

Concludendo non possiamo non dire che tutte quante le cose che si vedono in questa Chiesa presentano una proporzione straordinaria, un’armonia ed una bellezza indicibile, per cui, entrando in essa, si ha senz’altro l’impressione di entrare in un angolo di Paradiso.

Convento dei Carmelitani Calzanti

San Piero Patti8I lavori del Convento dei Carmelitani Calzati di San Piero, nonché quelli del Chiostro e della Chiesa omonima ebbero inizio nel 1566, per interessamento e cura di Padre Girolamo da Patti, previo consenso di S. E. Mons. Antonio Cancellario, Arcivescovo di Messina, nella cui diocesi allora era compreso San Piero, e, previo consenso del Barone Don Cesare Orioles Gaetani, che, in quel tempo, era il Signore del Paese. (Vedi atti dell’Archivio della Curia Provincializia dei Padri Carmelitani Calzati – Carmine Maggiore – Messina).

Secondo Padre Mariano Ventimiglia dell’Ordine dei Carmelitani, autore del libro « Il Carmelo », pubblicato in Napoli nel 1779, a pag. 4 del primo volume, dice che, il Convento fu fondato nel 1572, mentre altri scrittori, giustamente, spiegano che i lavori iniziati nel 1566 ebbero termine nel 1572, data in cui fu abitato da numerosi Sacerdoti e Fratelli laici che, da quell’anno iniziarono la propria missione nella « Terra » di San Piero.

Comunque, da tali periodi il Convento ebbe vita fino al 1866, data in cui, in virtù della non mai abbastanza deprecata legge del 7 luglio del medesimo anno, furono confiscati i Beni Ecclesiastici e furono soppressi numerosi Conventi dei vari Ordini Religiosi, che erano stati fonti di civiltà e di progresso culturale, spirituale e morale in numerosissimi centri abitati della Sicilia e dell’Italia tutta.

Nel Convento esiste tutt’oggi un Chiostro Rinascimentale, composto da sei colonne per ciascuna ala di esso, che dà l’impressione al visitatore di un antico tempio greco esastilo periptero, costituendo nel suo insieme un’opera meravigliosa e incantevole, che, per la sua singolare bellezza, è stato preso sotto la protezione speciale dalla Soprintendenza ai Monumenti per la Sicilia Orientale. Le colonne sono monolitiche, costruite in pietre da taglio, finemente lavorate, le quali sostengono le varie arcate edificate in istile romanico con conci di pietre che presentano una lavorazione artisticamente rifinita.

San Piero Patti9In questo Convento esisteva una Scuola secondaria per la preparazione dei Chierici Regolari, che avrebbero voluto abbracciare il sacerdozio, e vi era una Cattedra di Filosofia e Teologia. Molti giovani accorrevano dai paesi vicini per frequentare quelle Scuole e pregare la Madonna che trovasi nella bellissima Chiesa che sorge unita allo stesso Convento, circondato da una magnifica e verdeggiante pineta (Vedi Padre Carmelo Nicotra: Il Carmelo Siciliano nella Storia).

Famosa, inoltre, era la Biblioteca del grandioso Monastero, la quale conteneva numerosi volumi e svariati manoscritti di gran pregio, alcuni dei quali, fortunatamente, dopo la chiusura di quel luogo sacro, andarono a finire nelle più importanti Biblioteche delle tre più grandi città siciliane, ad esse inviati da seri Sacerdoti e Professionisti dell’epoca.

Sino a pochi anni or sono, in un salone del Convento si potevano vedere i resti di antichi scaffali sgangherati, che nei periodi in cui il Monastero aveva avuto vita, avevano contenuto e custodito tante opere letterarie e di scienze filosofiche e teologiche.

E quando, in ottemperanza alla legge, di cui sopra accennata, i Monaci furono costretti di abbandonare definitivamente l’antico Monastero, sul davanzale di esso si videro mucchi di libri, gettati alla rinfusa sul terreno, per cui alcuni di essi furono raccolti e portati via da diverse persone di una certa cultura, mentre la maggior parte andò, inesorabilmente, distrutta, per opera di ragazzi, che per diverse sere si divertivano ad incendiare quelle pagine e quelle opere, che erano costate tanti anni di sacrifici e di lavoro a numerosi Padri, pazienti e laboriosi, che avevano insegnato in Convento e avevano esplicata la loro missione religiosa in Paese.

Presso lo stesso Monastero, nel Seicento e nel Settecento fu anche famosa una Scuola di Pittura, la quale fu frequentata da molti giovani di San Piero, nonché da altri che provenivano da diversi centri della provincia, e, talvolta, da qualche paese fuori dell’Isola.

Accanto a tale Scuola di Pittura, prosperò anche una Scuola di Scultura, nonché un apprendistato per la falegnameria e l’ebanisteria, diretto ed animato da valentissimi Monaci.

Si devono, proprio, a queste famose Scuole le costruzioni delle pale degli Altari della Chiesa di San Benedetto (Badia), che dopo l’espulsione dei Religiosi del 1866, per essere conservate, furono trasportate nella Chiesa del Carmine, e poste dinanzi agli Altari laterali della stessa. Si devono del pari alle medesime Scuole le costruzioni di numerosi mobili delle persone più facoltose del paese, nonché il fantastico Altare della Madonna del Carmine, il bellissimo armadio che si vede ancora in Sagre­stia, e un numero immenso di oggetti sparsi in numerosi centri abitati, e in numerose Chiese vicine e lontane.

Si fa presente, infine, che il Convento sotto il titolo di « Monastero di San Nicolo dei Soini » appartenne alla Provincia Carmelitana di Santo Alberto, con sede del Padre Provinciale in Messina.

Il monastero è stato restaurato di recente, i lavori completati nel luglio 2003, sono stati eseguiti dalla ditta Ediltecnica Restauri dell’ing. Vincenzina Messina e progettati e diretti dall’arch. Rosanna Galletta.

Chiesa Madre Parrocchia di San Pancrazio

San Piero Patti10Non si conosce con precisione la data di fondazione della Chiesa Madre di San Piero; molti affermano che le origini di essa debbano ricercarsi negli ultimi anni della fine del Trecento, o tutto al più nei primis-simi anni dell’inizio del Quattrocento, e queste date non sono improbabili, in quanto si sa di certo che essa esisteva nella prima metà del Quattrocento, epoca in cui, per come si apprende dal Wadding, per opera del Beato Matteo di Agrigento, veniva costruito il Convento e la Chiesa dei Minori Osservanti, nelle immediate vicinanze della Chiesa Madre.

Tale Chiesa, nei primi anni del Settecento, presentava molte lesioni e minacciava addirittura di crollare, cosicché, nel 1721 veniva completamente demolita e ricostruita a nuovo, molto più grande e più bella di prima.

In seguito, veniva fortemente danneggiata dal terribile terremoto di Messina e Catania del 1783, ma questa volta, anche con l’aiuto dello Stato, veniva ad essere riparata e riaperta al culto.

Negli ultimi anni del 1800, a causa di una lenta e invisibile frana, i muri non reggevano più; quella Chiesa che era stata vanto del popolo Sampietrino, e la sede più bella, in cui avevano avuto luogo le più fervide preghiere ed il più devoto culto in onore di Maria Santissima della Catena, minacciava di crollare per sempre.

A tale sciagura volle porre rimedio il non mai abbastanza compianto Canonico Giovanni Paleologo, che fu poi Decano e Arciprete della predetta Chiesa, il quale con la sua instancabile attività e solerzia, e con l’aiuto della cittadinanza tutta, e il più delle volte con i propri mezzi, riuscì a ricostruirla con criteri moderni e a rimetterla in funzione.

Ancora oggi, sotto il grandioso organo, generosamente donato dallo Arciprete dott. Gioacchino Scaglione, può leggersi l’iscrizione seguente, incisa su di una lapide in marmo:

D. O. M.

A SPESE DEI FEDELI

CON DILIGENZA DEL CANONICO PALEOLOGO

QUESTA CHIESA RIEDIFICATA QUASI A NUOVO

CONSACRATA IL 18 GIUGNO 1907

DA MONS. TRAINA

VENNE RIAPERTA AL CULTO

DOPO DODICI ANNI DI LAVORO

La Chiesa Madre fino al 1607 fu l’unica Parrocchia esistente in San Piero, da tale epoca in poi, le Parrocchie divennero due, in quanto Mons. Secusio, Arcivescovo di Messina e Patriarca di Costantinopoli, elevò a Parrocchia l’artistica Chiesa di Santa Maria.

Nel 1742 Benedetto XIV, accogliendo l’istanza, già inoltrata da circa un secolo da parte di Bartolomeo Caccamo e del figlio Vincenzo, e riconoscendo, nel contempo, la grandiosità e la bellezza della Chiesa, la eleva ad « Insigne Collegiata », per cui, il popolo di San Piero, giornalmente poteva ascoltare la Messa Collegiale e il Divino Ufficio recitato e cantato da dodici Canonici, fra i quali si notavano tre Dignitari, e cioè il Decano che ne era il Capo, l’Arcidiacono ed il Tesoriere.

San Piero Patti11Fra le opere più belle della Chiesa notiamo le seguenti:

1.Un artistico sarcofago in marmo, sostenuto da due leoni, e sormontato da una statua di Gesù Redentore in mezzo a due Angeli. Questo sarcofago, costruito in parte in marmo locale, e in parte in marmo da Carrara, è una scultura veramente fine e singolare e di incomparabile bellezza; in esso riposano le ossa del Nobile Domenico Natoli, sposo di Caterina Scaglione, a spese della quale fu costruita l’opera che porta la data del 1608.

2.Una statua in marmo di Maria Santissima dell’Idria, opera della Scuola del Gagini, lavoro veramente meraviglioso e di straordinaria fattura, giudicato fra i più bei lavori del genere che si trovano in tutte le Chiese della Provincia di Messina e di molti altri capoluoghi della Sicilia.

3.Una statua in marmo di Santa Caterina di Alessandria, opera bella e grandiosa, sia per la sua espressione, sia per le pieghe del suo vestiario e sia per la ruota del martirio. Opera della Scuola del Gagini.

4.Una statua in marmo della Santissima Annunziata, anch’essa opera della Scuola Gagini, lavoro sublime e meraviglioso, sia per l’espressione umile della Madonna e sia per la bellezza celestiale dell’Angelo, che in atto solenne Le manifesta i Voleri Eterni di Dio.

5.Tre celebri portali, costruiti in pietra da taglio; di cui uno Secentesco collocato dinanzi alla Cappella di Maria Santissima della Catena, e gli altri due Cinquecenteschi posti uno dinanzi alla Cappella della Santissima Annunziata, e l’altro dinanzi all’altare di San Francesco di Assisi.

Il portale che trovasi dinanzi alla Cappella di Maria Santissima della Catena presenta due colonne monolitiche artisticamente lavorate con bassorilievi in istile barocco e con capitelli in istile corinzio; mentre gli altri due che sono di uguale grandezza, presentano quattro lesene, due per ciascuno, lavorate con bassorilievi nella parte più bassa, con scanalature nella parte più alta, e, infine, sono sormontate da capitelli corinzi.

Come è ovvio, tutti e tre i portali presentano, quali elementi soprastanti ad essi, le rispettive trabeazioni, i relativi fregi e le rispettive cornici. Tali portali si trovano lungo una buona parte della parete destra della Chiesa, e sono cosi ben disposti, e cosi sfarzosamente ed armonicamente costruiti che, nel loro insieme, non possono non dare al visitatore una sensazione straordinaria di magnificenza e di bellezza.

6. L’altare della Madonna del Rosario e l’altare di San Pancrazio, meravigliosamente costruiti in marmo locale, intarsiato con marmi policromi.

7. Il coro estivo, collocato dietro l’altare maggiore, scultura veramente bella e meravigliosa, in legno di noce e sormontata da pregiate statuette tra l’uno e l’altro stallo.

8. Un tronetto di marmo policromo con elegantissime colonnine, per il Santissimo Sacramento, sormontato anch’esso da un’artistica Immagine dell’Eterno Padre, in mezzo ad una miriade di Angeli.

9. Un grandioso dipinto della Scuola del Novelli raffigurante Gesù nell’atto in cui consegna le Chiavi all’Apostolo Pietro. Quadro di una bellezza eccezionale, per la vivacità e l’armonia dei colori, che non solo fa rivivere al vivo la scena che intende rappresentare, ma che lascia nell’animo del contemplatore una impressione di qualche cosa di sublime, di misterioso e di grandezza. (Nel 1982 è stato restaurato a cura e a spese dell’Assessorato Regionale ).

10. Un eccellente dipinto del Thomasius del 1671, raffigurante la Deposizione di nostro Signore Gesù e le Anime Sante del Purgatorio. Opera singolare a nessuna altra seconda. Dinanzi a questo capolavoro numerosissimi fedeli usano far celebrare le « Messe Gregoriane » in suffragio ai propri cari.

11. Un bellissimo quadro di Sant’Agata e di Santa Lucia di Autore ignoto.

12. Alcune statue in legno, fra cui, quella di San Pancrazio, della Madonna della Catena e di Sant’Antonio Abate.

Infine, all’occhio del visitatore, il campanile di tale Chiesa si presenta alquanto basso e tozzo. Esso, in origine, era un campanile pendente e di considerevole altezza, sormontato da una elegantissima cella campanaria, costituita da quattro gruppi di tre colonne monolitiche in marmo locale, lavoro unico in tutta la Sicilia e forse in tutta l’Italia Meridionale. Tale pendenza, però, era apparente anziché reale, giusta per come risulta dalla base del campanile e dai cornicioni in pietra della base medesima; però, tale lavoro, nella prima metà del secolo scorso, per l’incompetenza di coloro che reggevano le sorti del nostro paese, col pretesto che, a causa di eventuali scosse sismiche, cadesse sul palazzo degli Orioles, veniva in gran parte demolito e ricostruito nella forma attuale.

Su tale campanile, fra le altre campane, si nota un grandioso campanone, costruito nell’« anno del Signore Milleseicento », su cui vi si vedono due bassorilievi della Madonna della Catena sotto i cui piedi vi si legge: «AVE MARIA, GRATIA PLENA », cioè a dire « Ave Maria piena di grazie »; e, intorno all’orlo dello stesso, vi si nota la frase che qui si trascrive:

«DEFUNCTOS PLANGO, VIVOS VOGO, FULGURA FELLO, VENTORUM RABIEM MITIGO, FESTA CANO »,

che nel nostro idioma si potrebbe volgere con le parole seguenti:

« Piango i Morti, invito i Vivi alla preghiera, allontanando i fulmini, mitigo la furia dei viventi, celebro con il mio suono le feste ».

Fonte: /sanpieropatti

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