domenica , Settembre 19 2021

Convegno della Consulta femminile Camera Penale “G. Bellavista” Palermo

Consulta Femminile Camera PenaleLa Consulta Femminile della Camera Penale di Palermo organizza il primo convegno di studi sui “reati culturalmente orientati” che si svolgerà il prossimo 28 marzo presso l’Aula Magna della Corte d’Appello di Palermo.

Durante il convegno sono previsti gli interventi del prefetto di Pa Dr.ssa Francesca Cannizzo, del questore Dr.ssa M.Rosaria Maiorino e del sottosegretario di Stato allo sviluppo economico Sen.Simona Vicari nonché di magistrati e avvocati con specifica competenza in materia. La Consulta Femminile, ideata dal Vice Presidente della Camera Penale “G. Bellavista” di Palermo Avv. Vincenzo Zummo, e dagli avvocati Barbara Giampino, Teresa Re e Angela Lo Curzio, è stata istituita con lo scopo di promuovere e rinnovare lo statuto giuridico della donna avvocato e delle problematiche connesse all’esercizio della professione forense nonché promuovere incontri, seminari, conferenze e pubblicazioni, anche in collaborazione con altre Istituzioni, sulla condizione e sui diritti della donna con riferimento alle emergenze sociali più attuali.

La Consulta è costituita da una Responsabile nella persona dell’ Avv. Angela Lo Curzio e dal Consiglio Direttivo formato dagli Avvocati Teresa Re, Barbara Giampino, Antonella Tamburello, Fulvia Castronovo, Concetta Stefania Rubino, Barbara Randisi, Maria Rita Limata, Rosa Angelone, Laura Piras, Maria Giovanna Oliveri, Francesca Cellura, Valentina Clementi, Anna Maria Militello e dalle dr.sse Silvia Barbaro, Maria Anna La Rocca, Antonina Pipitone, Angela Ajello e Sara Taravella.

Il presente convegno cercherà di mettere in evidenza il significato e la rilevanza della motivazione culturale nell’ambito dei “reati culturalmente orientati” ed in particolare nei delitti aventi come vittime le donne, valutare l’incidenza pratica della motivazione culturale all’interno del sistema penale, soprattutto in prospettiva di una eventuale “giustificazione” o “scusa” degli atti compiuti dall’imputato e cioè se può “attenuare” o addirittura escludere la responsabilità penale un comportamento che, pur trovando giustificazione nel gruppo sociale di appartenenza del reo, configura per il nostro sistema un illecito penale. Posto che il reato “culturale” si configura sul presupposto che il retroterra culturale dell’agente abbia avuto un ruolo decisivo nella realizzazione della condotta criminosa, nel nostro sistema penale “fatti culturalmente orientati”, cioè motivati da ragioni di appartenenza sociale, possono trovare legittimo riconoscimento? Queste le tematiche oggetto del convegno.

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