giovedì , Maggio 6 2021

Comune di Sant’Angelo di Brolo

Logo Sant'Angelo_di_BroloS.Angelo di Brolo1Cenni storici

Storia, arte, architettura sacra, tradizioni popolari, ma anche scorci paesaggistici di incantevole bellezza, e soprattutto la cordialità della sua gente, fanno di Sant’Angelo una terra suggestiva, in grado di regalare forti emozioni e ricordi indelebili nella mente e nel cuore del visitatore che voglia scoprire il paese attraverso i vicoli e le scalinate del centro storico o le antiche “trazzere” delle sue verdi borgate.

Adagiato su una lussureggiante vallata ricoperta di ulivi, aranci e noccioli a 314 metri dal livello del mare, Sant’Angelo è una gemma dei Nebrodi, ricco di storia, arte e cultura.

La fondazione dell’attuale centro urbano si colloca storicamente in epoca normanna, attorno al monastero basiliano di S. Michele Arcangelo, di epoca bizantina. Nel 1084 il Conte Ruggero, dopo aver debellato i Saraceni, concesse in feudo gran parte dell’attuale territorio, compresi i casali greci di Lisycon (l’attuale contrada Lisicò, posta dirimpetto al paese) Anzan e Tondonconòn.

L’abate fu quindi il primo e l’unico signore feudale della Terra di S. Angelo, sino all’abolizione del feudalesimo in Sicilia con l’emanazione del Regio Decreto del 1812. La nobiltà che ne improntò la storia nei secoli successivi fu legata all’Abbazia ed amministrò o godette in “gabella” le terre di essa, come del contiguo feudo di S. Papino, in potere della mensa vescovile di Patti. Tra questi nobili si distinsero gli Angotta e gli Amato, di origine spagnola, le cui insegne araldiche fregiano la torre di Piano Croce, la quale nel 1614 risultava in proprietà di don Grandonio Angotta Amato, essendo stata ricostruita dopo i terremoti del sec. XV sulla base di un’altra, preesistente alla dominazione araba, donde il toponimo Calabrò (da qal’at = rocca, castello) contrada in prossimità della quale essa si erge, sulla vecchia strada provinciale che conduceva al paese.

Il fortilizio presenta gli elementi costitutivi del castello medioevale: cinta, mastio e palazzo. Medioevali sono pure le caratteristiche architettoniche della torre o mastio, munita di ponte levatoio, cioè la merlatura, le piombatoie o caditoie, destinate al getto verticale di proiettili di ogni sorta, e le saettiere, che servivano agli arcieri.

La presenza a Sant’Angelo dei monaci della regola di San Basilio e di numerosi altri ordini monastici, richiamati dalla presenza dei basiliani, favorì un notevole svilippo dell’architettura religiosa. A partire dalla prima metà del 1500, vi eressero dei cenobi, i domenicani nel 1546, i minimi nel 1582, i minori osservanti nel 1596 e le clarisse nel 1640. Oltre ai resti della chiesa conventuale dell’Abbazia basiliana, infatti, sono ancora tante le presenze artistiche e architettoniche che Sant’Angelo conserva a testimonianza di una storia millenaria.

S.Angelo di Brolo2Nel cuore del paese, nella piazzetta S. Maria, al termine della via Umberto I, sorge la Chiesa Madre. A croce latina, con tre navate, fu ricostruita nel 1534 al posto di una di stile romanico, testimoniato da una cappella, venuta alla luce durante lavori di restauro, viene definita dallo storico Vito Amico “la prima e la più antica, bella di magnificenza non volgare e di elegante fabbrica”.

All’interno pregevoli opere d’arte, tra cui un organo settecentesco di Annibale Lo Bianco, un quadro dell’Addolorata di ispirazione caravaggesca, dei paliotti del XVIII sec., ricamati in seta e fili d’argento e d’oro.

Nell’abside si può ammirare un grande altare maggiore barocco in marmo con intarsi e fregi, nella cripta veviva custodito il tesoro, cioè paramenti finemente ricamati, provenienti in gran parte dalla dotazione dell’Abbazia, e arredi, tra cui, preziosissimi, un incensiere e una navetta d’argento, cesellati nel 1601 da Vincenzo d’Angioia. II “tesoro” dei monaci basiliani e delle altre parrocchie e chiese conventuali del paese attualmente è in esposizione nella chiesa del SS. Salvatore, sede del Museo diocesano di Arte Sacra.

Nella prima cappella a destra della Chiesa di S.Maria, tra l’ altro, si notano due sarcofaghi marmorei, uno degli Angotta-Amato e l’altro dei Natoli, da cui discende il Marchese Vincenzo, quivi nato nel 1690, giudice di Gran Corte Criminale dal 1731 al 1742 e presidente del Tribunale del Real Patrimonio nel 1758.

Sotto il transetto si apre un arco a sesto acuto (cosiddetto Cappelluni), che consente il collegamento tra la via Principessa di Piemonte e la via Vittorio Emanuele.

Da qui, lungo vecchie vie e vicoli suggestivi, tra case con anditi e giardini che odorano d’antico, si perviene alla seicentesca Chiesa di S. Filippo e Giacomo, nella parte bassa del paese, attualmente chiusa per restauro.

Un bel selciato policromo, con pietra locale cavata dalla contrada Vetriolo, introduce al tempio di stile barocco, ove si trovavano numerosi quadri, in particolare quello della Pentecoste, e sculture, tra cui un Ecce Homo in alabastro e il gruppo marmoreo dell’Annunciazione, di scuola gaginiana, alla quale è attribuita pure la statua in marmo di Nostra Donna, venerata nella Chiesa di S. Maria del Giardino. Di rilievo anche l’organo e il pergamo del ‘700.La Cappella dell’Annunciazione conteneva anche due sarcofaghi della nobile famiglia Amato, cui appartenne don Filippo, Principe di Galati, quivi nato nel 1590 da Bernardo e da Costanza Angotta. Contro di lui, tra i più potenti e facoltosi del suo tempo (senatore di Palermo e capitano di giustizia della stessa città) si rivoltarono nel 1647 i naturali di S. Angelo, angariati dalla tassa sulla seta. A lui si deve verosimilmente la costruzione della Chiesa in oggetto e la fondazione dell’Ospedale, oggi Opera Pia – Casa di Riposo per Anziani -“Cortese-Capizzi -Basile” con l’annessa chiesetta dell’Addolorata (pregevole il soffitto in legno, di stile barocco).

Vi sono ancora tracce di quel tempo fastoso, oltre che nelle costumanze gentili, anche nell’edilizia del centro storico.

Sulla piazza Vittorio Emanuele, alberata attorno al monumento ai caduti, prospettano i palazzi gentilizi con portali scolpiti in arenaria e ringhiere in ferro battuto, testimonianza dell’esercizio di arti e mestieri, ancora fiorenti. Vi si affaccia anche la prestigiosa sede del Circolo “Il Sole”, fondato nel 1860.

Sono resistite all’incuria del tempo le chiese conventuali, ad eccezione di quella di S. Chiara, adibita a teatro, con un bellissimo soffitto a cassettoni in legno scolpito. La vicina Chiesa di S. Domenico (il convento è stato destinato a palazzo municipale) è impreziosita, nell’abside, dagli stucchi di Aloisio Piscott (1779), della scuola del Serpotta e da affreschi. Ai lati dell’altare maggiore, su cui campeggia una statua in bronzo di S. Domenico, si notano due sarcofaghi della famiglia Angotta.

Gli Angotta, primeggiarono nella Terra di S. Angelo, ricoprendo le cariche di proconservatore e di giurato. I loro sarcofaghi barocchi arricchiscono anche la Chiesa di S. Francesco, cui si perviene arrampicandosi lungo la salita omonima. Vi si accede da un prostilo con colonne monolitiche in arenaria, posto alla sommità di una gradinata acciottolata. All’interno si ammira, oltre all’antica famosa pittura raffigurante S. Maria degli Angeli, opera di Antonio Catalano il Vecchio, la meravigliosa scultura lignea del Crocifisso, eseguita nel 1644 da Frà Innocenzo da Petralia. L’annesso chiostro, semidiruto e in parte incorporato in un fabbricato civile, è oggetto di lavori di restauro e nel breve termine sarà fruibile dalla comunità santangiolese.

Di grande importanza architettonica è la settecentesca chiesa del SS.Salvatore, recuperata dopo circa ottant’anni, a tre navate, con colonne corinzie, cui si accedeva da una sontuosa scalea con balaustra in pietra. All’interno una preziosa statua in marmo di S.Maria del Lume con bassorilievi, del sec.XV, attribuibile ad un seguace di Francesco Laurana.

Nel centro urbano si trovano anche la chiesa S. Nicolò, con facciata rinascimentale e arredi preziosi, chiusa al culto e allo stato in fase di restauro, e quella conventuale di S. Francesco di Paola, anch’essa inagibile, ad unica navata, con portale in stile rinascimentale.

Alla sommità del paese è possibile ammirare i resti dell’Abbazia basiliana, oggi cimitero comunale a seguito delle leggi eversive. Di essa avanzano solo il campanile ed il chiostro, in cui sono state purtroppo allogate le cappelle gentilizie. Sul posto è stata riportata l’antichissima statua di S. Michele, di scuola veneziana.

Pare che il cenobio esistesse sin dal VI sec. d.C., tanto vero che il privilegio del Conte Ruggero del 15 aprile 1092, confermativo di quello del 1084, nel concedere il territorio di S. Angelo in feudo all’Abate, si riferisce ad un dominio preesistente, di data antica (secundum quod ab antiquo tempore tenebat et possidebat).

Il convento, di rito greco, faro di cultura e di civiltà, custodiva una preziosa biblioteca e fu, verso la metà del 1700, sede di una Dieta basiliana. Il rito greco rivive annualmente nella suggestiva funzione del Battesimo di Gesù con la benedizione dell’alloro, che si celebra il 6 gennaio nella ricorrenza dell’Epifania.

Itinerari

Parcheggiando l’auto in Piazza San Salvatore, dal nome dell’omonima chiesa lì ubicata, proprio all’ingresso del paese, ci si avvia per la via Umberto I.

Qui sulla sinistra, si staglia il primo dei luoghi di culto, che caratterizzano il centro del paese.

a chiesa del SS. Salvatore – del XVII sec – è stata tra le più importanti del centro, infatti, con le chiese dei Santi Filippo e Giacomo, di San Nicolò e di S. Maria aveva il potere e la dignità di Matrice. Oggi il tempio del SS. Salvatore, recuperato e riaperto al culto dopo circa ottanta anni, è sede del Museo diocesano di Arte Sacra, costituito da preziosi pezzi in argento, paramenti e arredi sacri, provenienti dal convento basiliano e dalle altre chiese conventuali del paese.

Proseguendo tra i ritrovi storici del paese, degustando granite e i classici «buccunetti» e «nzuddi»,si arriva in piazza S.Maria, così denominata perchè qui è stata costruita la chiesa di S. Maria, che lo storico Vito Amico definisce, anche per la sua austera bellezza , «la prima e la più antica, bella di magnificenza non volgare e di elegante fabbrica». La pianta della chiesa a croce latina, a tre navate, fu ricostruita nel 1534. All’interno, nell’ultimo archivolto laterale sinistro, vicino al transetto, c’è un’epigrafe “O MATER DEI MEMENTO MEI”, proveniente da una chiesa più antica, danneggiata dal sisma del 1450.

Dietro la chiesa, a ovest, troviamo il sottopassaggio detto «U Cappelluni» – XVI sec – ricavato mediante un arco a sesto acuto del 1755, come riportato dall’incisione nella chiave della sua volta. All’interno della chiesa si possono ammirare il magnifico organo del 1700 di Annibale Lo Bianco, dei paliotti del XVII- XVIII sec. ricamati a mano su seta con fili d’oro e d’argento, e numerose opere d’arte, tra cui la statua lignea del patrono “San Michele Arcangelo”, la cui festività ricorre il 29 settembre.

Varcando «U cappelluni» si percorre la via Piave, dove sulla destra è sito l’ex carcere borbonico e da dove non si può fare a meno di volgere lo sguardo verso l’alto su uno scorcio suggestivo del prospetto principale della chiesa del SS. Salvatore. Via Piave permette di immettersi sulla via Garibaldi, sulla quale si affaccia con un imponente prospetto, la bellissima chiesa dei Santi Filippo e Giacomo – XVII sec -. Anche questa è a croce latina, a tre navate, con la splendida facciata di stile barocco che ripropone figure di animali e grandi cornicioni. Sulla destra si erge la torre campanaria eretta nel 1650. La chiesa era in passato nota anche per la tradizionale cerimonia, con gli antichi riti del battesimo greco con la benedizione dei lauri, celebrata tutt’oggi a Sant’Angelo.

Ritornando indietro, percorrendo via Garibaldi, quasi un viaggio a ritroso nel tempo tra vicoli ed antiche case, si passa davanti “u bagghiu” , un antico cortile arricchito da un portale in legno, prima di arrivare in P.zza Vittorio Emanuele, fulcro della vita pubblica del paese, dove si svolgono le manifestazioni d’intrattenimento turistico del luogo.

Caratterizzata dal monumento ai Caduti della Grande Guerra, sulla piazza alberata si affacciano alcune case gentilizie con portali scolpiti in pietra arenaria. Da qui una scalinata in pietra porta all’ex Convento delle Clarisse e all’ex chiesa di S.Chiara, – XVII sec – oggi Teatro Comunale. All’interno del sito si può ammirare un prezioso soffitto a cassettoni in legno scolpito.

A fianco l’ex asilo d’infanzia -XVII sec-, retto dalle suore di nostra Signora al Monte Calvario, fondato da Teresa Basile, consorte del senatore Emanuele Basile, il cui mezzo busto è situato nell’atrio dello stesso, oggi Palazzo della Cultura. Proseguendo la visita del paese, lungo la via Vittorio Emanuele si ammira la chiesa di S. Domenico – XVI sec-, ex Convento dei Domenicani, fatta erigere nella prima metà del ‘500 dalla nobile famiglia Angotta. La chiesa ad una navata, è ornata nelle pareti laterali da archi a tutto sesto, raccordati da un’ampia cornice soprastante, la volta e le pareti dell’ampia abside, sono decorate con stucchi di scuola “serpottiana” (Giacomo Serpotta – palermitano celebre per la bellezza dei suoi “putti” e di statue modellate con uno speciale stucco marmoreo – è considerato uno dei più grandi scultori siciliani del ‘700) di pregevole bellezza, anche per la magistrale modellazione del fogliame e dei motivi raffigurati. Fa blocco unico con la chiesa il Convento, oggi adibito a Palazzo Municipale.

Risalendo la via Cadorna, a conclusione dell’itinerario, rimane da vedere la chiesa di S. Nicolo – XVI sec -. Costruita nel 1566, ha pianta a croce latina a tre navate con transetto, il prospetto simmetrico e una superficie semplice, sulla quale si collocano tre portali decorati in arenaria sovrastati da finestre. Il portale principale è di dimensioni più imponenti rispetto ai laterali e con maggiori elementi decorativi.

Posta più in alto vi è la chiesetta dell’Addolorata -XVII sec- di stile settecentesco e arricchita da un soffitto in stile barocco con riporti in legno a motivi geometrici e floreali. Voluta dagli Amato, fu posta al servizio dell’ospedale (oggi casa di riposo per anziani). All’interno di quest’ultima chiesa si trova la statua della Madonna dell’Addolorata, venerata con la tradizionale e suggestiva processione del Venerdì Santo.

Da qui attraverso il vicolo I S.Nicolo si giunge in via A.Diaz, quasi all’altezza della piazza S.Maria, a pochi passi dal parcheggio.

Il Monastero di S.Michele Arcangelo

S.Angelo di Brolo3Monumento fondamentale della storia del paese, fu ricostruito nel 1084 dal conte Ruggero di Altavilla, su una superficie di tremila metri quadrati.

Distrutto nel 1450 dalle fondamenta, a causa di un violentissimo terremoto, fu riedificato subito dopo per intero, sulla base del preesistente, ad iniziativa dell’arcivescovo Giovanni Burgio, che nel 1449 l’abate Cardinale Bessarione aveva costituito luogotenente e governatore generale di tutte le chiese di cui egli era titolare.

Dell’originario complesso, destinato nel 1879 a cimitero, avanzano solo il chiostro, nelle cui arcate sono state allogate le cappelle gentilizie, e il campanile della chiesa con la guglia ottagonale, rivestita da piastrelle maiolicate, che reca in cima l’immagine di S.Michele, forgiata in lamiera di ferro.

Residuano anche tratti della cinta muraria e dell’arco d’ingresso alla chiesa, lato nord; su quest’ultimo si legge la data del 1556. A sud sono ancora visibili lo stipite e l’architrave di un portale di accesso al chiostro, nonchè, nei paraggi, una vasca di irrigazione al servizio del giardino ed un antico frantoio. Reperti di capitelli, colonne e fregi sono sparsi qua e la.

La chiesa è crollata nel 1923. Nella cripta sotto l’abside esiste ancora un pregevole affresco d’epoca, delle dimensioni di cm 50-70 circa, in ottimo stato di conservazione, effigiante il Crocifisso.

Si sono perduti invece, dopo il loro trasferimento nella Chiesa del SS.Salvatore, i due dipinti, che raffiguravano, l’uno, la Deposizione della Croce, e, l’altro, S.Basilio, nell’atto di dettare le sue regole monastiche.

Sono andati dispersi pure i libri della ricca biblioteca, contenente preziose pergamene.

Il Monumento ai caduti-Piazza V. Emanuele

S.Angelo di Brolo4Risale ai primi del 1900 la Statua della Libertà, eretta al centro della Piazza Vittorio Emanuele, per ricordare i caduti della Prima Guerra Mondiale.

Il Museo di Arte Sacra

S.Angelo di Brolo5Realizzato nell’agosto 2007 dalla Parrocchia Santa Maria e dalla Diocesi di Patti, ha sede nella splendida Chiesa del Santissimo Salvatore, luogo insigne per le memorie della comunità e la celebrazione dei sacri misteri, eretto nel XVI secolo, che ha contribuito significativamente all’educazione nella fede delle diverse generazioni di Sant’Angelo di Brolo che lo hanno avuto sempre carissimo.

Il Teatro Comunale

S.Angelo di Brolo6Sorse nel settembre del 1901 sui resti della Chiesa di Santa Chiara, annessa all’omonimo Monastero(adibito oggi a palazzo della cultura e ancor prima ad asilo e scuola elementare, retti dalle suore di Nostra Signora al Monte Calvario).

Sulla parte frontale campeggia la scritta “L’arte plasma l’anima del popolo e ne ricrea lo spirito”. Dell’originaria fabbrica seicentesca si conserva il meraviglioso soffitto a cassettoni, in legno scolpito, mentre è andato perduto il coro. Allorchè si impresse la congiunta destinazione a cinema furono distrutti i palchi in legno lavorato che cingevano la platea per far posto a disadorni palchetti in cemento armato. Nel Teatro, prima della sua ristrutturazione, si avvicendavano le compagnie di giro di maggiore notorietà e si cimentavano le filodrammatiche locali con un repertorio a volte impegnativo. In epoca precedente e per circa un secolo pare che a teatro fosse destinato un magazzino sito nel quartiere di S.Filippo, demolito nel 1903 per allargare la via Garibaldi.

Adiacente al Teatro,merita di essere segnalato il portale di ingresso dell’ex convento di S.Chiara, costruito nel 1640, oggi destinato a Palazzo della cultura.

Gli stipiti sono in pietra arenaria e sull’architrave è scolpito il solito stemma francescano(braccio del povero incrociato con quello del ricco).L’edificio conserva le caratteristiche architettoniche d’epoca. Nell’atrio è situato il mezzo busto dell’illustre santangiolese Emanuele Basile, opera del noto scultore concittadino Gabriele Merenda.Teresa Basile, consorte del predettto senatore, fu la fondatrice dell’asilo di infanzia, ubicato nei locali del monastero.

La Chiesa S.Francesco di Paola

S.Angelo di Brolo7Fu ultimata nel 1582. Vi era annesso il Convento dei Minimi, un ordine monastico di vocazione mendicante, senza tradizioni culturali. Il portale è in stile rinascimentale: due colonne sorreggono una trabeazione scolpita e sovrastata dal bassorilievo del Santo. All’interno dell’unica navata con piedritti aggettanti ed arcate in arenaria si notano un Crocifisso del 1700 e, nell’abside, un sarcofago in marmo di Giovanni Domenico Ceraolo “uomo di preclara virtù e fondatore del sacro cenobio”. La nicchia sopra l’altare maggiore contiene una Statua di S.Francesco di Paola, in legno scolpito e dipinto della fine del sec. XVIII.

La Chiesa di S.Filippo e Giacomo

S.Angelo di Brolo2Ricca di sculture e di dipinti, rappresenta uno dei più bei monumenti del patrimonio artistico di Sant’Angelo. Oggi è chiusa al culto e aspetta di essere restaurata per tornare al suo antico splendore.

Essa, di stile seicentesco (all’esterno sulle torre campanaria porta la data del 1651), fu costruita (o meglio ricostruita) verosimilmente ad iniziativa di Don Filippo Amato Angotta, Principe di Galati e duca di Asti, che a Sant’Angelo aveva avuto i natali.

Il tempio disposto a croce latina, a tre navate, ha una facciata baroccheggiante, ravvivata da figure, animali e grandi cornicioni. Il sagrato è selciato con pietra policroma, cavata dalla locale contrada Vetriolo.

All’interno , superata un’antiporta dorata del 1500, colonne monolitiche, con capitelli di vario stile(ionico, corinzio,rinascimentale) dividono le navate.

L’abside della navata laterale sinistra racchiude l’altare del sacramento, in marmo policromo ad intarsi, sormontato da un dipinto su tavole, di epoca seicentesca e di notevole valore artistico che raffigura la Pentecoste.

Nell’abside della navata laterale destra si trova un simulacro processionale della Madonna del Carmelo, che risale al 1700, e un quadro del Martirio di S.Sebastiano.

In una vetrinetta è custodito un bellissimo Ecce Homo in alabastro, proveniente da Monastero basiliano.

Durante i lavori di restauro , eseguiti nel 19345, dal pavimento della cappella venne rimossa la lapide del sepolcro di una nobile santangiolese, morta in odore di santità nel sec.XVII, Rosa dei Martines, dei baroni di S.Giorgio, il cui corpo intatto si disfece acontato con l’aria.

Alla stessa famiglia apparteneva il barone Ippolito, dedicatario di un’altra lapide sepolcrale apposta balla parete della cappella e datata 1722

Nell’abside della navata centrale, quattro oli di formato ridotto, tutti della seconda metà del sec.XVII, raffigurano La Visitazione, La Sacra Famiglia, La Trinità e L’Adorazione dei Magi. Sull’altare maggiore troneggia un gruppo liggneo dorato che risale al 1600, la Madonna che appare a S.Simone . Il gruppo, opera di un abile scultore siciliano, rivela alte qualità stilistiche ed espressive, specie nella riproduzione ritrattistica della vergine e del santo.

Dietro l’altare si nota il maestoso organo del 1700. della stessa età è il pergamo, addossato alla penultima colonna di destra, eseguito dalla stessa bottega di intagliatori cui si deve il pulpito della chiesa di S.Francesco.

Alla parete destra del transetto un dipinto , di ignoto del sec. XVIII, raffigura i SS.Filippo e Giacomo, titolari della chiesa, mentre sulla parete sinistra è affrescato il Martirio di S.Stefano, databile intorno alla fine del sec. XVI.

La cappella che si apre nella navata destra ospita il gruppo marmoreo dell’Annunciazione, di scuola gaginiana, sensibile ai richiami del manierismo fiorentino del tardo Cinquesento, le statuette in legno di S.Papino e di S.Rosalia, entrambe del sec. XVII, nonchè il quadro di S.Cosma e Damiano, attribuibile al pittore Giuseppe Tommasi, che raffigura i due santi medici in atto di curare un ammalato.Vi spiccano inoltre due sontuosi monumenti funebri di marmo con fregi policromi della famiglia Amato, contenentile spoglie , l’uno di Tommaso, Bernardo e Geronimo(1593), e l’altro, quelle di Gregorio(1612).

Alla parete della terza arcata della navata destra pende il dipinto di Joseph La Greca(1689), che raffigura la Lapidazione di S.Stefano. Tra i persecutori è visibile S.Paolo, che tiene le vesti tolte al martire.

Nelle arcate della navata sinistra vi sono una statua in legno del Crocifisso e un dipinto dell’Adorazione dei pastori, opera di un discreto pittore palermitano della fine del Cinquecento.

La chiesa è arricchita da un fercolo barocco con colonne a tortiglione e baldacchino e da una splendida coppia di consoles barocche in legno scolpito e dorato.

Nella sagrestia sono custoditi due calici di buona fattura, uno del 1719, di produzione palermitana e , l’altro , del 1726, eseguito da argentieri messinesi.

La datazione dell’arredo, in parte rinascimentale, sorregge l’ipotesi che il tempio non sia stato costruito ex novo intorno alla metà del 1600, ma riedificato sulla base di uno preesistente. D’altronde il campanile, a pianta quadrata e privo di cupola, è di epoca precedente alla riedificazione della chiesa, presentando un elemento caratteristico dell’architattura rinascimentale, che lo riprese da quella gotica: il rosone che decora il lato prospiciente il sagrato. La riprova è offerta dalla data delle campane(1525).

In questa chiesa, nella ricorrenza dell’Epifania, si celebrava il rito greco del Battesimo di Gesù. I fedeli portavano ramoscelli o mazzi di alloro e un bambino di circa tre anni, vestito da angioletto, veniva condotto sull’altare e poi in processione per tutta la chiesa mentre il celebrante benediceva i rami di alloro.

La Chiesa di S. Nicola

S.Angelo di Brolo8Fu costruita nel 1566. In pianta basilicale, ha una facciata rinascimentale.Otto colonne monolitiche delimitano le tre navate.

Pure questa è chiusa al culto. Il portale è inserito tra piedritti fregiati e sulla trabeazione poggiano bassorilievi con antiche iscrizioni. Due altari in marmo ad intarsio arricchiscono le absidi laterali.

La Chiesa di S.Francesco o anche detta Santa Maria degli Angeli

S.Angelo di Brolo9Fu costruita, giusta la data scolpita sul portale, nel 1596, anno in cui sorse l’annesso convento di S.Francesco o dei Minori osservanti.

La Chiesa Madre

S.Angelo di Brolo10Consacrata a Santa Maria, la Chiesa fu costruita in un periodo antecedente al sedicesimo secolo.

Col tempo essa fu oggetto di diverse opere di restauro che ne mutarono gradualmente l’aspetto originario.

Di più recente fattura sono il prospetto del diciassettesimo secolo, un elegante portale intagliato, la torre campanaria degli inizi del sedicesimo secolo e la grande volta ogivale del 1555 che regge la parte posteriore dell’edificio.

L’interno presenta una struttura a tre navate che ha conservato nel tempo gran parte degli arredi originali.

Tra questi degna di particolare attenzione è una piccola cappella, posta nella navata destra sotto al campanile, che presenta una volta costolonata appartenente a una precedente costruzione del quindicesimo secolo.

In direzione della prima cappella della navata destra è possibile ammirare una pregevole statua in marmo del sedicesimo secolo, raffigurante la Madonna del Lume.

All’altare maggiore, infine, di notevole interesse artistico è un’altra statua in marmo del sedicesimo secolo raffigurante la Madonna col Bambino.

La Chiesa S.Domenico

S.Angelo di Brolo11Ad unica navata, originariamente dedicata a S.Antonio, risale alla prima metà del 1500.

Nel 1563, sotto il pontificato di Pio IV, essa fu concessa dall’abate basiliano Bologna ai PP.Domenicani(i Frati Predicatori), che vi annessero il convento(adibito ora a Palazzo Municipale), destinandolo allo studio dei novizi.

I piedritti del bellissimo portale in pietra grigia sono lavorati a tortiglione, al pari di quelli che sorreggono l’arco trionfale dell’abside.

Sulla trabeazione del portale si nota una statuina di S.Domenico, di marmo bianco, custodita in una nicchia, e l’iscrizione della data, 1701, coincidente con quella in cui, durante il priorato di frate Bonavia, furono affrescati e arabescati in oro i pilastri, le arcate i muri e la volta dell’arco trionfale.

Le decorazioni furono ricoperte di calce viva (forse durante la peste del 1743) es ono state , in parte , riportate alla luce nei lavori di restauro del 1960, allorchè fu rifatto anche il soffitto a cassettoni, ad imitazione di quello antico.

La Chiesa SS.Salvatore

S.Angelo di Brolo12Riaperta al culto nel 2007. In pianta basilicale, ha una bella facciata in stile rinascimentale. Otto colonne monolitiche con capitelli corinzio-rinascimentali delimitano le tre navate. Vi si accede da una sontuosa scala a doppia voluta ornata da colonnine e balaustra in pietra. In un acroterio, sopra il portale principale, è scolpita la data (1701) di ristrutturazione dell’edificio. Oggi vi si trova il Museo d’Arte sacra.

U Cappelluni

S.Angelo di Brolo13Sotto il transetto della Chiesa di Santa Maria, si apre un arco a sesto acuto (il cosiddetto Cappelluni), che presumibilmente dimostra un ampliamento della chiesa, avvenuto nel 1755, vista la data scolpita nella chiave dell’arco stesso. Attraverso questo sottopassaggio è possibile il collegamento tra la via Principessa di Piemonte e la via Vittorio Emanuele.

Fonte: www.netgov.it/santangelodibrolo/home.do

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