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Comune di Saponara

Logo SaponaraSaponara2Saponara è un piccolo Comune della provincia di Messina, sito a poca distanza dal capoluogo.

Il paese si adagia a 180 metri sul livello del mare, sulle prime pendici del versante settentrionale dei monti peloritani, lungo il torrente Cardà, alla confluenza del torrente Perarella, corsi d’acqua che vengono poi a confluire e formare la grossa fiumara “Saponara”.

Le frazione del Comune sorgono tutte lungo le rive di questa fiumara, un tempo ricca di acque vorticose: San Pietro, Scarcelli, Cavaliere e Saponara Marittima.

Il territorio di Saponara, dopo aver ottenuto nel 1953 l’autonomia da Villafranca, si estende per 26 km2 dal mar tirreno al monte Dinnamare con i seguenti confini: a nord il Tirreno, a sud il comune di Messina, a est Villafranca Tirrena (antica Bauso) e ad ovest Rometta (antica Rametta).

Cenni Storici

Il centro è di chiara origine medievale, lo testimoniano i resti del poderoso castello che dalla rocca continuano a dominare quello che rimane del contado. E’ anzi verosimile che su quell’altura sin dall’alto medioevo sia esistita qualche opera fortificata, poi adattata a castello o ricostruita in epoca successiva alla conquista normanna della Sicilia.

I ruderi del castello costituiscono l’elemento locale più antico; infatti la tipologia della struttura potrebbe avvalorare la tesi di una sua origine anteriore al mille. Si tratta solo di un’ipotesi, la quale, però, se confermata, anticiperebbe al XI – X secolo l’origine di Saponara, il quale certamente è nato in funzione della suddetta struttura difensiva.

La documentazione è scarsa, ma da quella esistente sappiamo che quale dote maritale, concessione, privilegio, lascito, investitura, baronia, ducato, Saponara, dal 1353 al 1804, fu possesso delle più nobili famiglie siciliane che avevano ingerenza politica nella Val Demone, del cui comprensorio faceva parte.

Sappiamo da Vito Amico (1778) che il paese venne insignito del titolo di ducato nell’anno 1650 per privilegio di re Carlo, e che era situato in una valle amena piantata ad alberi fruttiferi, che a metà ‘700 era sovrastato da un castello già in rovina mentre era “elegante e magnifico” il palazzo baronale nel cui atrio sgorgavano “perenni fonti di acque”.

L’ultimo duca di Saponara fu Giuseppe Alliata Moncada che ottenne l’investitura nel 1805 e la mantenne fino al 1825, anno in cui la cittadina divenne comune autonomo assieme a Villafranca, con la denominazione di Saponara – Villafranca.

Le tradizioni

Come ogni comunità, anche Saponara ha collezionato, nel corso dei secoli, tradizioni derivate da vicende storiche e usanze strettamente legate a fattori economici, sociali, culturali.

Ogni popolo per affermare la propria identità ed acquisire connotati ben definiti ha bisogno di ripercorrere a ritroso la sua storia per individuarne le origini, leggerci dentro e fissarne i confini. Spesso, là dove la memoria viene meno ed il documento è lacunoso, intervengono in soccorso la leggenda e il mito in cui fatti e personaggi risultano amplificati dalla fantasia e dalla tradizione per quell’esigenza, tipicamente umana, di esemplarità ed esaltazione di quanto dall’uomo derivi ed a lui sia appartenuto.

Pertanto nasce la necessità, in una comunità intelligente, consapevole di se stessa e delle sue origini, proiettata sì nel futuro ma allo stesso tempo ancorata alle radici generatrici, di ricercare, studiare, custodire gelosamente e perpetuare le tradizioni che il tempo le ha generosamente “consegnato”. Riguardo a ciò gli abitanti di Saponara hanno sempre dimostrato una spiccata sensibilità ed hanno valorizzato il loro patrimonio culturale anche fissando, nel corso dell’anno, delle ricorrenze che investono sia l’ambito religioso che quello folklorico, attirando, nel primo caso una gran folla di fedeli, nel secondo di estimatori e cultori del genere o di semplici curiosi in cerca di qualche ora di divertimento e spensieratezza.

Le Chiese

Saponara1Oltre ai ruderi del castello dislocati sulla rocca a 361 metri s.l.m., e a quelli della chiesa dedicata a S. Antonio da Padova, costruita accanto sullo stesso luogo dai preti di S. Filippo Neri, quale memoria del passato c’è quello che rimane del palazzo Baronale di cui parla l’Amico, e che non fu più ricostruito completamente dopo i danni subiti dalla disastrosa alluvione del 1863 e dal terremoto del 1908.

Quest’ultimo evento fu rovinoso anche per la chiesa Madre, che si erge in piazza Municipio nella parte est del paese e che veniva così descritta da V. Amico nel 1778: sorge con doppio ordine di colonne, sontuosa nel campanile, gli organi, gli altari, la suppellettile, con decentissimo culto per le cose divine.

La sua ricostruzione si protrasse a lungo nel tempo, con gravi danni ai capitelli delle colonne completamente sfregiati, mentre la torre campanaria, quadrangolare e merlata, sicuramente in origine era molto più svettante e doveva terminare con una copertura a cuspide.

All’interno rimangono, nell’abside centrale, due affreschi di Joseph Cristodoro, cancellati nella parte inferiore dall’umidità e delimitati da stucchi di epoca barocca. Del ‘700 è la “macchina” lignea, in oro zecchino, con al centro la Madonna del Rosario, situata nell’abside di destra, mentre nell?abside di sinistra due colonne sorreggono un timpano settecentesco con una tela raffigurante S. Nicolò, patrono di Saponara.

Nelle navate sono collocati otto altari con rivestimento in tarsie di marmo; oltre a due acquasantiere settecentesche, ad una fonte battesimale di pregevole fattura, ci sono poi due tombe gentilizie, due paliotti sempre settecenteschi, e alcuni pregevoli paramenti sacri.

Al di là dell’antico guado si snoda a ridosso di possenti bastioni, rafforzati da contrafforti, l’altra parte del paese con la fontana del “Bottesco”, datata 1670 E’ il “Buttiscu”, che l’italianizzazione dell’antico toponimo ha trasformato in “Bottesco”, un lavatoio pubblico alimentato da otto getti d’acqua.

L’etimo rimanda all’antico sistema di captazione di resorgive; là, dove l’acqua affiorava, si procedeva con lo scavare un tunnel di ampiezza tale da consentire ad un uomo di maneggiare piccone e badile per i lavori di sterramento. Per prevenire frane, smottamenti e crolli, con il procedere dello scavo, la volta e le pareti venivano puntellate con assi connesse in modo tale da richiamare le doghe delle botti donde, per l’identificazione strutturale, la denominazione di “Buttiscu”, simile alla botte.

Da secoli quell’acqua, conurbata a valle dal più esteso bacino imbrifero dei Peloritani, viene generosamente erogata dalla madre terra e generazioni di donne si sono succedute alle pietre del lavatoio per assolvere alla gravosa incombenza di fare il bucato. Questo ci dice la traduzione della iscrizione latina, posta sulla fontana dopo una ristrutturazione del 1670: “I singoli elementi, che renderebbero celeberrima qualsiasi fonte, defluiscono tutti insieme da questa sola ed offrono delizia e ristoro ai nativi ed ai forestieri 1670 anno della ristrutturazione“.

L’ultima frase fa pensare che là giù prima esistesse una fontana, magari più semplice.

In contrada Scarcelli ci sono i ruderi della chiesa di S. Antonio di Padova; la chiesa è privata e anticamente era aperta al culto solo durante la festa del Santo patrono.

Non si sa esattamente l’anno di costruzione di tale edificio, nè si conosce la data di inizio delle celebrazioni religiose, però è certo che già nel ‘700 era il punto di riferimento del culto cristiano per gli abitanti della frazione.

L’edificio, oggi in stato di abbandono, è un esempio di edilizia rurale di quel periodo. Il prospetto semplice, con una rudimentale porta ed una spoglia finestra, è movimentato da un mosso timpano arricchito da pinnacoli e volute che incorniciano il campanile a vela. L’interno è a navata unica con abside semicircolare e due altari laterali, il soffitto a travi coperte con mensole, il pavimento in cotto. Nell’abside ci sono sobri stucchi ed una coppia di putti di sapore dialettale.

Manifestazioni Religiose

Fra le numerose tradizioni religiose saponaresi ricordiamo l’originale “triduo” di manifestazioni di dicembre. Il 6 dicembre si celebra la festa di San Nicola, patrono di Saponara.

Dopo i riti liturgici, il busto argenteo del Santo viene portato in solenne processione per le vie del paese. Il 7 dicembre si tiene la festa del “Quadrittu” le cui origini sono collegate a fermenti sociali del XVII secolo. Secondo la tradizione i “carbonai”, categoria di lavoratori molto diffusa nel paese all’epoca, si sarebbe ribellata alla nobiltà, al clero e alla borghesia si Saponara per i numerosi soprusi da sempre subiti. Essi, costretti a trascorrere gran parte dell’anno fra i monti, di fatto restavano esclusi da ogni attività politica, sociale, culturale e ludica del paese. Finchè, scesi all’improvviso dalle montagne, decisero di far sfilare in processione, proprio il 7 dicembre di un anno imprecisato, nelle ore notturne, all’insaputa del resto della popolazione, un quadro della Vergine da loro “preso in prestito” dalla chiesa dell’Immacolata. Al termine, il quadro fu restituito alla chiesa di appartenenza.

Col passare del tempo la festa fu riconosciuta in modo ufficiale e istituzionalizzata. Di recente alcuni studi hanno messo in luce la possibilità che essa possa avere natura ben più remota che la collegherebbero alle origini della tragedia greca. La processione continua, ancora oggi, a svolgersi in tarda serata e una gran folla di fedeli segue il “quadro” mentre i “fiaccolari” con grandi torce accese sono costretti a coprirsi con pesante abbigliamento che li preservi da ustioni.

L’8 dicembre si tiene la festa in onore della Madonna Immacolata. Una marea di devoti, al termine di riti liturgici prende parte al corteo che per molte ore si snoda con solennità per le vie del paese al seguito della effige lignea della Vergine copiosamente ricoperta di monili aurei, ex voto dei credenti. La festa si conclude con spettacolari giochi pirotecnici in onore della Madonna.

Di notevole importanza devozionale è anche, il pellegrinaggio di numerosi fedeli che la notte fra il 3 e il 4 agosto si recano per sentieri di montagna e il greto di torrenti al santuario di Dinnamare, sui Peloritani per partecipare alle funzioni religiose che lì si tengono in onore della Madonna.

La Collina del Castello

Il castello domina la valle dall’alto di una collina posta come rocca naturale sul corso del torrente e prima dell’abitato: la presenza di questa posizione per la formazione di un borgo nel Medioevo.

La collina è naturalmente fortificata per gran parte del perimetro grazie alle sue pareti scoscese: soltanto nel pianoro sommitale e sul versante Occidentale sono state eseguite opere di una certa entità. Un muro a secco in pietrame corre lungo il costone della collina lungo circa cento metri.

Il pianoro sommitale è di modesta superficie ed assume la forma di un irregolare poligono piuttosto lungo che largo. Lo spazio interno oggi è quasi spianato e coperto di vegetazione, con poche presenze di ruderi presso l’ingresso. Risulta arduo datare il castello; le fonti storiche non aiutano con notizie di grande rilievo.

Soltanto sul piano delle ipotesi si può pensare che la struttura risalga al periodo delle invasioni arabe: potrebbe infatti trattarsi di uno dei tanti castelli costruiti dai bizantini sui monti per frenare l’avanzata dei musulmani. Ai piedi della collina fortificata, in direzione Schiava si notano i ruderi di una chiesa e di un piccolo edificio annesso.

Si tratta della chiesa di S. Antonio da Padova: la tradizione locale tuttavia identifica in questo luogo la chiesa dell’Ecce Homo ed il monastero dei francescani.

Fonte: www.comune.saponara.me.it

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