giovedì , Giugno 24 2021

Comune di Alia

Logo AliaAlia sorge su un’appendice del versante occidentale delle Madonie, dove si intersecano, idealmente, le linee delle tre valli di Sicilia: Valle del Torto, Imera, Platani Tumarrano, dominando un ampio paesaggio che va dall’Etna alle Isole Eolie.

Per arrivarvi, con il treno si scende alla stazione ferroviaria di Roccapalumba – Alia, intorno a cui serpeggia il fiume Torto, dalle acque poco agitate e basse; da quì bisogna percorrere Km. 7 di strada a ruote, insinuandosi fra le colline, finchè per sentieri riversi si arriva in paese. In macchina, si percorre la strada statale S.S. 121 Palermo – Agrigento fino allo svincolo di Manganaro che dista da Alia solo 14 km. oppure si lascia l’autostrada allo svincolo di Termini Imerese e si prosegue in direzione di Caccamo – Roccapalumba.

Storia e Fondazione di Alia

Alia2Edificata sul feudo “Lalia” nel 1615 da Pietro Celestri, Marchese di Santa Croce, Alia ebbe una rapida crescita demografica per effetto dell’assegnazione in enfiteusi delle terre ai contadini, ed un sorprendente sviluppo economico per effetto della realizzazione di fondamentali infrastrutture economiche che venivano ad unirsi alle opere di miglioramento fondiario realizzate dagli arabi. La fondazione ufficiale di Alia, risale per tanto al 1615, nel territorio che, nei secoli precedenti era stato interessato da un sovrapporsi di popolazioni e civiltà: Sicani, Greci, Fenici fino ai Berberi e da un popolo la cui origine rimane ancora avvolta nel mistero, che edificò nella roccia arenaria rossa una maestosa costruzione di architettura rupestre detta “GROTTE DELLA GURFA”.

Teatro di lotte e movimenti popolari per la terra, i diritti e le libertà democratiche, in epoca recente Alia ha contribuito significativamente alla costruzione della nuova Sicilia, libera dalle regole feudali e dalla mafia.

La Gurfa

Alia3Si trova nel territorio di Alia, a sud-est della provincia di Palermo.

Si raggiunge percorrendo la S.S. n.121, da Palermo per Agrigento uscendo al bivio Manganaro per Alia. Al Km 189 si entra nell’abitato, si attraversa e percorrendo la S.P. 53 si giunge alla collina, dove sul fianco sud-ovest si aprono suggestivamente nella roccia le aperture di questo antichissimo insediamento rupestre.

Come già faceva notare opportunamente Silvana Braida, contrariamente a quanto può fare pensare la loro attuale denominazione, “Grotte della Gurfa”, non si tratta di grotte naturali, poi lavorate e adattate dalla mano dell’uomo, ma di un monumento di architettura rupestre, cavato nell’arenaria rossastra che compone il nucleo della collina.

La complessa problematica della datazione ed attribuzione di quest’opera monumentale è resa ancor più enigmatica dalla mancanza nell’area di reperti fittili che possano orientare nella datazione, essendo gli ipogei ininterrottamente abitati fino agli anni ’90 del ‘900, con uso agricolo.

“La carenza di documentazione unita alla mancanza di evidenze archeologiche hanno spinto gli studiosi a formulare le più svariate ipotesi sull’origine del complesso:-attribuito a popolazioni pelagiche (Orsi);-considerato un insediamento eneolitico, legato alla presenza della necropoli sulla sommità del costone roccioso (Cumbo);

– confrontato con le camere sepolcrali micenee, sull’esempio aulico del famoso “tesoro di Atreo”, a cui ad un’ampia sala circolare, cupoliforme, anch’essa dotata di foro in sommità è annessa la camera sepolcrale (Rocco);-paragonato al grande ipogeo di Hal Saflieni di Malta, appartenente alla cultura megalitica (Braida);

– visto come insediamento tardo-romano, bizantino o genericamente altomedievale (Trasselli-Maurici) ma definito saraceno nella tradizione popolare;-ed infine considerato decisamente medievale (Bresc).… l’unico dato incontestato rimane la compresenza sul sito di una necropoli datata all’età del rame. Incontestata rimane, inoltre, l’origine araba del toponimo che, però, nulla di definitivo ci dice sulla nascita del complesso ma che ne attesta un uso specifico da parte di gente islamica, in un lasso di tempo intercorrente fra la conquista musulmana dell’isola e il periodo delle rivolte sotto il dominio di Federico II (dalla metà del IX secolo al primo quarto del XIII).

Sul significato del toponimo vi sono varie interpretazioni. Il termine Chufra, dall’arabo Hufrah, starebbe ad indicare una ‘fossa’, Gurf sarebbe usato per indicare una ‘parete scoscesa del monte’; Gurfa, dall’arabo Gurfah (Yurfah singolare, Yurf plurale), equivarrebbe al termine ‘stanza ai piani superiori’ (Caracausi). Nell’Africa del Nord ancora oggi esistono insediamenti che mantengono il nome Gurfa. Tale appellativo è usato per indicare una sorta di magazzino-granaio(Pellitteri). ….la Gurfa è citata per la prima volta, nei documenti, come popoloso e florido casale ‘arabo’, dato già esistente nel 1150 quando fu concesso dal re Guglielmo allo Spedale dei Lebbrosi di Palermo. Successivamente il casale entrava a fare parte dei possedimenti dell’Ordine Teutonico a cui lo Spedale dei Lebbrosi passava con tutti i suoi beni.

Per ciò che riguarda gli ambienti scavati nella roccia essi sono disposti su due distinti livelli. Al livello inferiore sono stati ricavati due grandi vani dotati di ingressi indipendenti comunicanti tramite una galleria posta sul lato prossimo alla facciata. Il primo di questi vani ha pianta quadrangolare e rimane caratterizzato dalla singolare soluzione adottata nella conformazione dell’estradosso della copertura a due spioventi con colmo centrale. Il secondo ambiente, a pianta circolare, è a dir poco sorprendente sia per le dimensioni (12,50 metri c.a. di diametro per 16 metri di altezza), sia per il singolare profilo campaniforme culminante in un foro centrale.

Alia1Per mezzo di alcuni gradini scavati nella parete rocciosa ed attraverso un piccolo ingresso ricavato ad altezza d’uomo si accede al livello superiore. Esso è costituito da quattro ambienti di forma parallelepipeda dalle dimensioni ridotte rispetto a quelle del sottostante piano. Brevi passaggi rendono intercomunicanti gli ambienti. …. La veduta da questo luogo del monte di Cammarata e del Cassaro di Castronovo ha consentito di ipotizzare l’appartenenza della Gurfa al sistema del Platani. Il secondo livello alla fine di un corridoio si affaccia dentro il grande spazio del vano campaniforme entro il quale, palesamente, una volta esisteva un collegamento verticale fra i due livelli. “. (da: Scheda tecnica Comune di Alia. Parco sub-urbano della Gurfa , testo a cura della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo-Sezione Archeologica)

Gli studi più recenti sulla Gurfa, ad opera di Carmelo Montagna, che vi ha rinvenuto e pubblicato un Tridente ed un monogramma Cristiano IHS incisi, inseriscono il sito nel contesto archeologico dell’idrovia Platani-Fiumetorto/San Leonardo, ponendo l’attenzione sulle memorie “minoiche” e micenee, che secondo gli storici antichi risalirebbero a “tre generazioni prima della guerra di Troia”, che ne caratterizzano fortemente il paesaggio culturale protostorico: “…il racconto della saga di Minosse in Sikania si conclude con la sua tragica scomparsa e la sepoltura in un ambiente funerario monumentale, interno e riservato, associato ad una grandiosa architettura templare dedicata ad Afrodite, aperta al culto. La sua deposizione avvenne in età protostorica presso Kamikos, in un’architettura costruita da Dedalo per re Kokalos, da ricercarsi lungo la vallata del fiume Halykos/Platani. …Proprio perché la thòlos della Gurfa è la più grande del Mediterraneo, con caratteri simbolici unici ed originari perfino rispetto alla celebrata thòlos di Atreo a Micene, bisogna pensare ad un’attribuzione artistica per la sua manifattura alla sapienza architettonica di un costruttore che, in assenza di altri riferimenti certi, possiamo chiamare “dedalico”.

Opera infatti alla Gurfa e successivamente in tutta la vallata del Platani ed in ambienti similari siciliani, una scuola di architetti e costruttori legittimamente da intestare a Dedalo….alla thòlos della Gurfa opera uno dei grandi ed antichi artefici/costruttori del Mediterraneo, comunque il più grande architetto della protostoria siciliana …. In assenza di altri riscontri, molto probabilmente è da identificare con la stessa figura mitologica di Daidaleos-Dedalo, impegnato nella realizzazione della sepoltura della figura mitologica di Minos-Minosse in Sikania. …” (da: Carmelo Montagna , Segni, simboli e sacralità arcaica alla Thòlos della Gurfa , in:Sulle tracce di Minosse, 2005)

L’ambiente a thòlos monumentale della Gurfa, con la sua camera funeraria dal tetto “a tenda” di piano terra, è associabile pertanto, per le sue dimensioni da primato mediterraneo, a quelli ellenici, datati attorno al 1400 a.C., di Micene (Tesoro di Atreo) e di Orchomenos (Tesoro di Minyas), fino al punto di identificarne la denominazione come probabile Tesoro di Minos/Minossein Sikania.

Su questo la ricerca è ancora in corso e l’autore ne anticipa le linee essenziali in Il Tesoro di Minos (2009).

Santuario – Parrocchia Maria SS. delle Grazie

Ad Alia vi è anche un Santuario dedicato a Maria SS. delle Grazie (probabilmente dedicatole per grazia ricevuta) costruito tra il 1630 e il 1639. L’edificio era previsto a tre navate e con due campanili, ma per mancanza di fondi fu costruita solo la navata centrale e un campanile, quella di sinistra nel 1900 e l’altra nel 1960. Sotto il coro della navata centrale fu costruita una cripta, ora chiusa, dove vennero seppelliti donna Francesca Cifuentes e il figlio Giovanni Battista Celestri.

La festa della Patrona si festeggia il 2 luglio, attirando, oltre che molti fedeli, anche moltissimi emigrati che per l’occasione ritornano al paese natìo. Gli emigrati negli USA hanno fatto costruire una copia identica al simulacro conservato in Alia e la festeggiano anch’essi, impossibilitati a partecipare in Alia[senza fonte].

Opere rilevanti:

– Ignoto, Assunta, XVIII secolo, olio su tela, cm 275×178.

– Giambecchina, Crocifissione, 1988, olio su tela, cm 236×228.

– Totò Bonanno, Giuditta ed Oloferne, 1983, affresco, diametro cm. 250.

– Ignoto, simulacro “Maria SS. delle Grazie”, 1833-34, legno dipinto, h. cm 160.

Parrocchiale Sant’Anna

Sorge in Via Garibaldi. L’edificio, a croce latina, è passato attraverso numerose modifiche. L’edificio sorse nelle vicinanze di un capitello votivo dedicato alla Sant’Anna.

La prima fase della costruzione è stata completata nel 1762, per volontà del sacerdote don Luciano Cardinale, e la chiesa fu per molto tempo destinata alla sepoltura.

Ai primi dell’Ottocento, ci fu un intervento sulla facciata e sul campanile arabo-ispanico, che costituisce una grande ricchezza per la parrocchia: è composto da mosaici colorati, tipico di molte chiese barocche siciliane.

Nella chiesa si trova il monumento funebre di Benedetto Guccione.

Opere rilevanti:

– Ignoto, Immacolata Concezione, XVIII secolo, olio su tela, cm 170×92.

– Benedetto Civiletti, Madonna Addolorata, fine XIX secolo, legno policromo, h. cm 165.

– Rosario Bagnasco, San Francesco di Paola, fine secolo XIX, legno policromo, h. cm 170.

Chiesa di Santa Rosalia

Sorge in Piazza Santa Rosalia, dove anticamente vi era una cappella votiva di ringraziamento per la peste scampata del 1624. Poiché la cappella originaria fu danneggiata a causa di una frana nel 1901, il Cav. Gioacchino Guccione e molti emigrati aliesi riedificarono la chiesa nelle forme attuali. L’edificio è a pianta ottagonale e la facciata a sesto acuto.

Opere rilevanti:

– Ignoto, simulacro Santa Rosalia, XVIII secolo, legno policromo, altezza 1,65.

Archi del quartiere Sant’Anna

Sono legati alla potenza della famiglia Guccione. Nel 1852 don Benedetto Guccione e don Filippo Guccione fecero costruire questi archi sopra una pubblica strada allo scopo di mettere in collegamento le loro case e disporre di qualche vano in più. La tradizione vuole che siano stati costruiti di notte a lume delle torce perché il regolamento comunale ne impediva la realizzazione. Gli archi sono di asse curvilinea e realizzati in mattoni di cotto.

Palazzo Guccione

Nella piazza principale, dirimpetto alla chiesa Madre, sorge, su quello che era l’antico palazzo baronale, il palazzo Guccione. L’edificio risale al XIX secolo e fu fatto costruire dall’omonima famiglia, una delle più facoltose di Alia, in stile eclettico con forti riferimenti al Liberty siciliano della scuola di Ernesto Basile. Le balconate dei due ordini superiori presentano inferriate in ferro fuso a motivi fitomorfi di una certa rigidità vicina agli stilemi ottocenteschi; l’ingresso principale presenta un portale con coronamento in ferro battuto e due colonne con capitelli corinzi. L’edificio è sormontato da un belvedere. Di rilievo la decorazione a motivi geometrici sul soffitto del salone al primo piano, mentre le pareti sono a stucco lucido ad imitazione di varie qualità di marmo, ed il pavimento è di mattonelle in cemento colorato; i vetri sono policromi e decorati con lo stemma della famiglia. Le porte e gli infissi sono ispirati dagli stilemi modernisti elaborati da Basile per il mobilificio Ducrot di Palermo.

Fonti: www.comune.alia.pa.it – it.wikipedia.org/wiki/Alia

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