martedì , Novembre 30 2021

Comune di Alimena

Logo AlimenaAlimena è un comune italiano di 2.202 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.

Situata nella regione montuosa delle Madonie, l’abitato è adagiato nello spartiacque del fiume Salso e del suo affluente Imera Meridionale, ai piedi della Balza d’Areddula (1007 s.l.m.). Confina con la provincia di Enna, dalla quale dista 36 km, e con la provincia di Caltanissetta, dalla quale dista 45 km (via A19 Palermo-Catania), facilmente raggiungibile tramite l’uscita Resuttano della A19 Palermo-Catania (distante 7,6 km dal raccordo autostradale).

Alimena

È inoltre attraversata dalla SS290 di Alimena che collega le Petralie con Enna. Alimena è raggiungibile da Palermo, distante 101 km in un’ora d’auto, da Catania distante 124 km in circa un’ora e 15 minuti e da Caltanissetta in 30 minuti. Agrigento dista circa 100 km. Costituisce di fatto la Porta meridionale delle Madonie, essendo passaggio obbligato per chi, provenendo da Caltanissetta e da Catania, debba raggiungere i comuni madoniti di Bompietro, Blufi, Petralia Soprana, Geraci Siculo e Gangi. Il comune, per la sua posizione al centro della Sicilia, è collegato tramite autolinee con Catania e il suo Aeroporto, Enna, Caltanissetta e Palermo. Centro agricolo noto per la produzione di cereali, grano in primis, vi sono presenti tre sementifici e un torronificio.

Cenni Storici

Il territorio di Alimena è lontano dalla capitale e vicinissimo alle province di Enna e di Caltanissetta; esso è raggiungibile dalla A19 (Palermo-Catania) uscita Resutttano, a 120 Km. da Palermo.

Alimena, a 750 m. di altitudine è situata sulle propaggini delle Madonie, in mezzo a sterminate distese di grano, tra il Salso Settentrionale e l’Imera Meridionale.

Il centro di Alimena sorge quindi nella regione sud orientale delle Madonie, in prossimità della Balza di Areddula, sullo spartiacque fra i fiumi suddetti.

Le sue origini sono legate alle intense attività agricole nell’area durante il XVII secolo. Le prime abitazioni della città vennero edificate per volere di Pietro Alimena ma il centro si estenderà solo successivamente, quando nel 1628 il suo successore Antonio Alimena (che ebbe il titolo di Marchese) otterrà dalla corona spagnola (Filippo IV) la “licenfia populandi” con tutte “le giurisdizioni e le altre cose concesse nel privilegio e negli atti” comprendendo le zone di Portella Nuciforo, San Filippo, il fondo della Mazza e l’antica Imaccara (Garrosia e Bulfara).

Il suo impianto urbanistico, da manuale, si presenta a schema pressocchè regolare, a trama viaria ortogonale e allineamenti lungo un asse principale che termina nel fuoco centrale a ridosso della fiancata est della Chiesa Madre, presenta tagli viari irregolari nelle aree di margine e tessuto edilizio adattato alle acclività del sito di giacitura.

Il centro mantiene tutt’oggi le sue funzioni residenziali e commerciali e presenta i segni di riuso edilizio con scarse sostituzioni, lo stato di conservazione è discreto.

Tra i suoi monumenti più notevoli sono: la Chiesa Madre, che conserva una statua dell’Immacolata di Francesco Sorgi; La Chiesa dell’ex Convento dei PP. Riformati, che conserva un Cristo spirante di autore ignoto del sec. XVII-XVIII, e la Chiesa delle Anime Sante.

Il comune ha modesta economia agricola e zootecnica, con piccole aziende di settore e presenta forte emigrazione.

Nelle sue campagne si producono in particolare, granaglie, mandorle, fave, olive e si producono vini.

Un tempo la zona era molto fertile sia per il clima che per la posizione tra quattro fiumi: Pellizzara, il Salso di Gangi, il Segnaferi e l’Imera Meridionale e per la presenza delle miniere di sale e zolfo.

Tra le sue contrade quella di “Bolfara” ha sicuramente origini più antiche.

Nella contrada “Burgarito”, sita in aperta campagna, è una piccola abside costruita su una roccia a strapiombo su un torrente.

Nei pressi del santuario sono situate alcune grotte rupestri di notevole interesse e di altrettanto interesse è la chiesa dedicata a S. Alfonso De’ Liguori, a pianta esagonale, che originariamente fu una torre posta a guardia di un territorio amplissimo comprendente, oltre alle propaggini meridionali delle Madonie, anche i monti Erei.

Altre contrade sono: Destri, Chiappara, Garrasia, Vaccarizzo, Celsi.

Chiesa Madre S.M. Maddalena

Alimena2Edificata di fronte al palazzo della signoria per volere del principe Vincenzo del bosco, dal 1725 al 1731, questa chiesa a tre navate, ha una planimetria a croce latina semplice, poichè non ci sono cappelle all’estremità del transetto piuttosto stretto ed occupato in parte di gradini che immettono nel presbiterio, separato da una balaustra in ferro. Il portale esterno, su cui erano scolpiti i tre stemmi delle tre famiglie feudali, succedutesi nella signoria dello Stato, è l’unico elemento decorativo della facciata molto lineare. La porta principale è stata rifatta nel 1918 con le elargizioni di Santa Tedesco, a ricordo della quale la chiesa alimenese pose una lapide accanto alla stessa porta. Dietro la chiesa sorge il campanile, il cui ultimo piano e stato innalzato nel 1924. Nell’interno, le navate sono divise da un bel colonnato che da un senso di maestosità e spaziosità. Gli altari delle pareti laterali erano originariamente tutti adorni di belle tele, ora restaurate, di autore ignoto. Man mano alcune di esse, nella navata di destra, sono state rimosse per far posto a delle statue di poco valore, tranne quella dell’Immacolata del Sorge. La disposizione delle tele e delle statue,per far posto a delle statue di poco valore,dopo i recenti restauri,è la seguente:navata di sinistra, salendo verso 1’altare maggiore, Sant’Anna, Crocifisso, Annunciazione; navata di destra, deposizione, Statua di S. Giuseppe, di S. Francesco di Paola, del Sacro Cuore. Sulle pareti dell’altare maggiore: S. Domenico e S. Caterina; ultima comunione delta Maddalena. Nella cappella delta Madonna del Rosario: La carità. Anticamente 1’altare originario dell’Immacolata era posto dentro una cappella, nello stesso posto, e conteneva nella parte inferiore una statua delta Madonna Assunta. Logicamente la sostituzione delle tele ha spezzato l’omogeneità dell’insieme. Anche 1’abside, dove si trova la bella statua delta Maddalena sul pregiato altare maggiore”con pannelli di verso dipinto e bassorilievi su legno dorato, e stata spogliata degli scanni di legno scolpito per il coro. Le cappelle laterali delta Madonna del Rosario e del Santissimo Sacramento, a causa delle sovrapposte decorazioni non conservavano la precedente bellezza, armonizzata con tutto l’insieme. Di pregiata fattura il piccolo pulpito di legno, appoggiato ad una colonna di destra e l’organo del 1700, the fino ai primi anni del 1900 era posto su un palco tra due colonne delta navata di sinistra. Ora e collocato su una piccola balconata di legno sulla porta principale. Il tempio illuminato da molte finestre e da grandi lampadari (ninfe) di cristallo di Boemia (anch’essi rimossi) fu definita da Vito Amico, che la visitò dopo qualche decennio dalla costruzione(quando l’unita compositiva e le decorazioni non avevano subito i guasti dell’uomo e del tempo) “Chiesa molto elegante”. La chiesa rimasta chiusa per un decennio e riportata di recente alla precedente, semplice, solare bellezza, è stata riaperta ed inaugurata il 25 maggio 1996.

Chiesa delle Anime Sante

Alimena3Sorge su un piccolo e basso poggio a dominare la vallata che si apre verso la catena delle Madonie, quasi sicuramente là dove fin dal tardo 1500 una cappelletta raccoglieva intorno a sé i pochi abitanti di un casale, piuttosto sviluppato, primo nucleo del futuro centro abitato. È una piccola chiesa costruita per desiderio del fondatore di Alimena portata a termine in breve tempo nel 1629, quando fu inaugurata e dedicata a S. Gaetano di Thiène, primo patrono di Alimena, rappresentato da un quadro sull’altare maggiore. La chiesa di modesta grandezza e spoglia di elementi architettonici, sia all’interno che all’esterno, è a navata unica, con due altari laterali ed il pavimento in cotto e presenta tutte le caratteristiche delle costruzioni rurali. Sembra che vi si conservasse la fotografia del fondatore, marchese Antonio Alimena (Giulio Cesare Imperatore II). In seguito fu dedicata a S. Maria Maddalena e funzionò come chiesa matrice fino all’edificazione della nuova chiesa madre di Alimena. Vito Amico ci tramanda che all’epoca della sua visita,1757, era dedicata alle anime purganti, oggi è chiamata delle Anime sante, forse in onore del quadro esposto ancora sull’altare maggiore, che raffigura le Anime sante. Pur nelle sue forme essenziali questa chiesetta, appartata ed ormai quasi abbandonata, suscita attenzione e commozione perché ci riporta alle origini del paese, di cui vorremmo conoscere meglio la vita ai suoi primi albori.

Colle di Sant’Alfonso

Alimena4Questa singolare chiesetta, antica torre di avvistamento a forma ottagonale, costruita nel 1600, poi dotata di cupolone e ristrutturata, si eleva civettuola sul colle Quisisana a protezione del paese e di esso e 1’emblema inconfondibile. Fu trasformata in chiesa nel 1837 per volere del popolo, rimasto colpito dalla predicazione dei Liquorini. Al Santo si ricorreva e si ricorre ancora in occasione di periodi di siccità per implorare la pioggia. La statua col corpo di legno ed i paramenti in carta pesta e porta¬ta in processione per le vie dell’abitato, poiché tenuta in grande considerazione come «captatio benevolentiae» onde ottenere il mira¬colo. Un tempo sotto il pavimento venivano seppelliti i notabili del paese, mentre tutti gli altri morti trovavano posto nel grande vano sotterraneo, scavato nel tufo, cui si accede dalla sacrestia. Alcuni anni fa è stata restaurata, essendo stata per alcuni anni trascurata e depauperata degli ornamenti.

Chiesa del Burgarito

Alimena5Tra le chiesette-cappella fuori dell’abitato la più antica, risalente, pare, al 1700, è la chiesa del Burgarito. Questo piccolo santuario, consacrato alla Madonna, con la sua peculiare caratteristica abside sulla roccia a strapiombo, ha sicuramente una storia più lontana di quella che conosciamo (probabilmente è stata rifatta nel 1700). E’ meta di pellegrinaggio e culto piuttosto sentito.

Chiesa del Calvario

Alimena6Caratteristica per la sua posizione sul fianco d’un dolce pendio alle porte del paese, è preceduta da una larga e lunga scalinata di 33 gradini a ricordo degli anni di Gesù, acciottolata e fiancheggiata da alti alberi, ora purtroppo interrotta dalla strada nazionale. L’antica chiesetta ottocentesca, chiamata Eremo del Calvario, è ad una sola navata molto semplice e disadorna. Custodisce un’urna molto bella, dentro cui giace una statua di Cristo morto, tanto espressiva. Nei due altari laterali sono esposte le statue in legno della Madonna Addolorata e di S. M. Maddalena. Tutt’oggi è utilizzata come scenario per la rappresentazione della passione di Cristo e per la processione del Venerdì Santo.

Chiesa del Carmelo

Alimena7Anche questa chiesetta, incagliata fra le case, sorge nel corso principale Vittorio Emanuele e per questo più in vista. Nata come oratorio della Confraternita costituita nel 1831, fu aperta al culto dei fedeli il 4 agosto 1849. In seguito all’ultimo restauro a spese della famiglia Avellone e con i legati da essa lasciati e ben tenuta e spesso aperta al pubblico per le funzioni religiose. Ha una volta a stucchi ed un piccolo coro di buona fattura. E dedicata alla Madonna del Carmelo, di cui custodiva una tela sull’altare maggiore del 1700, poi sostituita con una statua, donata, secondo la tradizione, da una fedele di Caltavuturo e da li trasportata a spalle di notte e di nascosto dei cittadini di quel paese. Ora il quadro rimane relegato in sagrestia, dove ha la sede la confraternita della Madonna del Carmelo o maestranza. La chiesa ospita i canti della novena durante il Corpus Domini. Particolari sono le due campane sopra la chiesa.

Chiesetta Madonna di Pompei

Alimena8Questa minuscola chiesa di campagna, a Sud dell’abitato, sorge sulla strada dedicata a S. Maria del Buon Cammino. La sua posizione fa pensare ad un rapporto con le cappelle costruite nei punti cardine del paese vicino alle portelle o porte d’ingresso, forse a protezione degli abitanti. Dopo un lento e costante degrado, nel 1980 crollò il tetto poco prima che fosse celebrata la messa da un monaco di Gangi. I fedeli, gridando al miracolo per lo scampato pericolo, portarono subito l’altare all’aperto,dove il monaco celebrò la messa e durante la predica esortò i fedeli a raccogliere dei fondi per restaurarla. Subito un comitato, formato dalle signore Gangi Dino Maddalena e Chiavetta Maria Anna, raccolsero £. 12.000.000 e con altri aiuti del Comune fecero ricostruire l’antica cappella, della quale ora non resta che il ricordo. Ingrandita di un metro in lunghezza e larghezza è stata costruita in cemento armato con criteri moderni ed anche il campanile ha subito delle modifiche ed ospita due campane. Il quadro antico della Madonna del Rosario di Pompei ha una cornice con decorazioni rappresentanti il frontone di un tempio greco. Sulle pareti laterali sono appese 14 tavolette di bronzo, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. Fu inaugurata nel 1981 ed è meta di un pellegrinaggio l’8 maggio di ogni anno.

Chiesa di San Giuseppe

Alimena9Eretta nel 1907 (data scritta sul cornicione della porta), questa piccola chiesa, anch’essa incastrata fra le mura delle case in via Gabriello, sembra umilmente nascosta. Senza nessuna pretesa architettonica, conserva all’interno, semplice e luminoso, l’altare di legno molto pregiato, di provenienza dalla chiesa madre. Ai lati della navata unica i due altari con le statue della Madonna della Catena e di S. Lucia. Nella piccola sacrestia è ospitata la confraternita di S. Giuseppe.

Chiesa del Convento

Alimena10La costruzione di questa opera definita dal Saint-Non, che vi alloggiò, «… convento, uno dei più belli della Sicilia» fu iniziata nel 1731 e completata nel 1738, sempre per volere del principe di Bel vedere, Vincenzo Del Bosco e di sua moglie Donna Dorotea Benso e Alimena, come leggiamo in una lapide posta all’interno della chiesa ed in una iscrizione sullo zoccolo del portale esterno. Fu progettata dal «maestro ingegnere» Padre Sebastiano da Petralia secondo il modello prototipo della regola dei frati, cioè ad una sola navata. Si accedeva a tutto il complesso attraverso una maestosa gradinata ad anfiteatro, su cui troneggiava la chiesa, simile nella sua facciata alla chiesa madre di S. M. Maddalena. Anche il portale tricuspidato della porta principale e quello dell’unica finestra sovrastante richiama quello della chiesa madre. Il campanile sorge pure nella parte posteriore, a destra. L’interno in stile baroccheggiante conserva ancora la composizione originaria. Ricercate sculture ornano gli scranni di legno del coro e l’altare maggiore, posto sullo sfondo di un affresco murale, popolato di angeli, santi, frati francescani, oranti ai piedi della Vergine trionfante. Le decorazioni della volta sono copia del quadro di Gentile da Fabiano e riproducono le stimmate di S. Francesco. Gli altari laterali sono adorni di statue di legno, fra cui un crocifisso spirante di rara bellezza, di autore ignoto. Tutte queste opere in legno furono sicuramente eseguite da qualche frate. Il pavimento e ricoperto da mattonelle di maiolica, ormai molto rovinata. Nell’interno del grandioso Convento, a piano terra un bel chiostro di ottima fattura» per ripetere ancora le parole di ammirazione del Saint-Non, su cui si aprivano molte stanze, adibite a refettorio, cucina, officine, ecc. Al primo piano una grande biblioteca con scaffali in legno, una cappella privata, le varie celle e la foresteria. In complesso 48 locali erano a disposizione dei Frati Minori Riformati, che lo stesso principe invitò per abitarlo. Purtroppo di questo monumentale complesso e del bel giardino non resta che la sola chiesa, privata financo del campanile, e la sacrestia, poiché invece di essere restaurato, è stato fatto demolire dalle suore nel 1961, allo scopo di costruire sulla stessa area il nuovo collegio. Non restano nemmeno le formelle della via Crucis, in gesso, poste dentro le edicole dei muri laterali dello slargo acciottolato davanti alla chiesa, dove sorge una statua in marmo del Sacro Cuore, postavi nel 1934. Ogni commento sull’opera di devastazione dell’unico monumento importante del paese, e superfluo; ma resta l’amarezza ed il rimpianto per quello che fu anche il tempo del sapere per molte generazioni di ragazzi che ivi frequentarono le scuole elementari.

Fonte: www.alimenaonline.eu

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