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Comune di Torregrotta

Logo TorregrottaLo stemma e il gonfalone cittadino, approvati con deliberazione del Consiglio Comunale n. 84 dell’11 novembre 1977, sono stati ufficialmente concessi con Decreto del presidente della Repubblica in data 15 marzo 1978[61]. La blasonatura, così come riportata nel D.P.R. di concessione, è la seguente:

«Inquartato in croce di Sant’Andrea: il primo di azzurro ad un albero d’ulivo sradicato d’oro; il secondo d’oro ad un grappolo d’uva nera fogliato al naturale; il terzo d’oro ad una spiga di grano di verde posta in palo; il quarto di rosso ad una pecora d’argento. Ornamenti esteriori da Comune»

La simbologia utilizzata esprime nell’icona Mariana il feudo di Santa Maria della Scala e nella torre, che costituisce richiamo all’edificio da cui ha avuto origine il toponimo, il casato dei Valdina. L’accostamento delle due figure rappresenta anche l’unicità dell’odierna città.

Cenni Storici

L’assenza di rinvenimenti archeologici non ha permesso di chiarire se in territorio torrese vi fosse un insediamento umano permanente durante l’età antica. L’ipotesi più accreditata dagli storici è che la zona fosse inizialmente frequentata dai Sicani e che la fertilità del suolo, unita all’abbondanza d’acqua garantita dal Niceto, favorirono l’insediamento umano periodo ellenico con la formazione di villaggi contadini. Successivamente, in epoca romana, la presenza di almeno un piccolo centro abitato è ritenuto altamente probabile poiché furono creati dei latifondi amministrati da un tribuno oppure, secondo una tesi più recente, da alcuni ricchi romani. Caduto l’Impero Romano, l’area torrese fu occupata dagli Ostrogoti e successivamente dai Bizantini assumendo la denominazione di Casale del Conte. Il Casale fu un piccolo centro agricolo raso al suolo dai Saraceni intorno all’anno 870. Gli arabi preferirono insediarsi nell’odierna contrada Radali e durante la loro dominazione, che durò fino alla conquista normanna del 1061, il territorio torrese venne chiamato Rachal Elmelum. Nel marzo del 1168 il Re normanno Guglielmo II e sua madre, Margherita di Navarra, diedero in dono l’antico Casale bizantino al monastero di Santa Maria della Scala di Messina creando l’entità territoriale che sarebbe passata alla storia come feudo di Santa Maria della Scala. Quest’ultimo comprendeva la quasi totalità del territorio torrese e in parte quello di Valdina. La concessione fu riconfermata dai successori Enrico VI e Costanza I, e poi per ben due volte, nel 1209 e nel 1221, dall’imperatore svevo Federico II. Durante il regno di quest’ultimo, il feudo su usurpato dal giudice messinese Afranione de Porta e in seguito da altri cittadini messinesi, ritornando in possesso del monastero nel 1289.

Territorio

Torregrotta1Il territorio di Torregrotta è situato lungo la costa settentrionale della Sicilia, nella valle del Niceto, e si prolunga a sud verso le propaggini collinari dei Monti Peloritani. Con la sua estensione di 4,22 km², è il secondo più piccolo territorio tra i comuni della valle, preceduto solo da Valdina (2,75 km²), ed uno dei più piccoli della Provincia di Messina. Ha per limiti naturali i torrenti Caracciolo (Est), Sottocatena (Sud), Bagheria (Sud-Ovest), Lavina (Ovest) e il Mar Tirreno (Nord); confina inoltre con i seguenti comuni: Valdina ad oriente, Roccavaldina a meridione, Monforte San Giorgio a meridione e ad occidente. L’andamento dei margini amministrativi ricorda la figura di un quadrilatero dalla sagoma pressappoco rettangolare, le cui dimensioni sono di 3700 m in senso Latitudinale e di 1.150 m in quello Longitudinale.

La gran parte del suolo torrese, circa il 70%, è morfologicamente pianeggiante, con pendenze che non superano il 5%. La pianura, oltre a comprendere la fascia costiera, si spinge verso l’interno sino al torrente Bagheria e costituisce la porzione più orientale della valle solcata dal fiume Niceto. La zona collinare, delimitata ad oriente dalla valle e ad occidente dal rio Caracciolo, è invece formata dal crinale che degrada verso la marina e, nel settore centro-settentrionale, è modificata da diverse cave di argilla che per lungo tempo sono state utilizzare in maniera considerevole dall’industria dei laterizi. Il litorale si estende per circa 1200 m e si presenta con spiagge basse e sabbiose, dall’aspetto e dall’estensione variabili nel corso del tempo.

La città si sviluppa nella piana, prevalentemente in senso latitudinale e senza soluzione di continuità, dalla costa fino al confine meridionale, e trasversalmente nelle adiacenze della strada statale 113. L’altitudine del centro abitato, compresa tra 3 e 50 m s.l.m., è ufficialmente indicata in 44 m s.l.m. poiché a tale quota sorge la casa comunale. L’escursione altimetrica dell’intero territorio torrese varia invece dal livello del mare al punto collinare più alto, a sud-est dell’abitato, a quota 193 m s.l.m. .

Chiesa di San Paolino Vescovo

Torregrotta2Edificata negli anni quaranta del XX secolo in via Mezzasalma, custodisce al suo interno una tela del 1671 raffigurante la Deposizione di Cristo dalla Croce che originariamente adornava l’altare della demolita chiesa di Maria SS. della Pietà. Da quest’ultima chiesa proviene anche una campana del 1886 ancora perfettamente funzionante. Nel 2010 la chiesa è stata ristrutturata e nella facciata è stata collocata una vetrata che raffigura San Paolino.

Chiesa di Santa Maria della Scala

Tempio moderno aperto al culto il 10 aprile 1976, è erede del plurisecolare culto torrese per la Vergine della Scala, la cui antica chiesa si suppone dovesse trovarsi nel centro storico. Sorge sull’omonima piazza.

Chiesa del Santissimo Crocifisso

Torregrotta3Fu consacrata e aperta ai fedeli il 22 gennaio 1925 in occasione dell’inaugurazione dell’istituto Figlie del Divino Zelo di cui fa parte. Negli anni settanta ha subito una importante opera di ristrutturazione con l’aggiunta di un ulteriore corpo e la sostituzione del tetto in legno con un solaio in cemento armato. Conserva all’interno quattro statue lignee tra le quali quella della Madonna del Tindari del 1925.

Chiesa di San Cristoforo

L’epoca di edificazione è incerta, probabilmente di origini bizantine. Dagli atti notarili risulta attiva almeno dall’inizio del XIX secolo. Ne rimangono oggi solo le mura perimetrali lungo la via San Vito.

Torre del Castrum

Databile tra il XVI e il XVII secolo, fu una delle opere difensive del Castrum fatto edificare dall’imperatore Carlo V per proteggere i contadini che abitavano il Casale del Feudo di Santa Maria della Scala. Nel corso del tempo ha subito diverse modificazioni e stravolgimenti ed oggi si presenta inglobata in abitazioni di epoche successive lungo la Via Trieste.

Arco merlato

Torregrotta4Fu uno dei portali di accesso al Castrum cinquecentesco fatto edificare dall’imperatore Carlo V. La sua costruzione è tuttavia successiva poiché sulla chiave di volta interna sono ancora visibili i numeri 6 5 0 ed è quindi databile al 1650. Il portale è costituito da un arco a tutto sesto sormontato da una merlatura ghibellina. Si trova ai margini della via Mezzasalma.

Monumento ai caduti

Inaugurato il 7 settembre 1919 in memoria dei soldati Torresi caduti nella Prima guerra mondiale, è tra i più antichi d’Italia e il primo sorto in Sicilia. Realizzato interamente in marmo bianco, è composto da una parte inferiore a base quadrata sulla quale sono collocate quattro epigrafi commemorative e da una parte superiore a forma di obelisco.

Statua di San Pio da Pietrelcina

Realizzata interamente in bronzo dall’artista Prof. Giovanni De Pasquale, è stata inaugurata il 12 agosto 2001 nell’attuale Piazza Unità d’Italia.

Stemma mobiliare della famiglia Valdina

Posizionato ai margini della via Mezzasalma, secondo le ipotesi degli storici si trovava in origine sulla facciata di un edificio cinquecentesco oggi scomparso. Lo scudo gentilizio che contiene lo stemma è scolpito su una lastra di marmo bianco ed ha la tipica forma di uno scudo siciliano inquartato. Tre delle quattro parti che lo compongono sono analoghe a quelle dello stemma scolpito sulla tomba di Andrea Valdina nella chiesa madre di Roccavaldina. Alla sinistra dello scudo sono incisi i numeri 1 e 5 ed è quindi databile alla seconda metà del XVI secolo.

Icone raffiguranti la Madonna della Scala

Scolpite su lastre di pietra arenaria delle dimensioni di 33 cm di larghezza e 45 cm di altezza, ebbero la funzione di marcare i confini dell’antico feudo di Santa Maria della Scala. Delle sette icone presunte, ne rimangono oggi soltanto quattro: due in territorio torrese, in via dei Mille e in contrada Largari, due in territorio di Valdina.

Grotta rupestre

Si trova nei pressi della via San Vito.

Idrografia

La valle nella quale sorge Torregrotta fa parte del bacino idrografico del torrente Niceto che è annoverato tra i principali corsi d’acqua dei monti Peloritani per valore storico e naturalistico. Il Niceto tuttavia non attraversa il territorio comunale scorrendo poco oltre il confine amministrativo occidentale, a breve distanza dall’abitato. Ad oriente, al di là dell’appendice collinare, il suolo è solcato dal rio Caracciolo che per tutto il suo corso, lungo soltanto 4,9 km, separa Torregrotta dal comune di Valdina sfociando nel mar Tirreno, e nel cui bacino rientra in parte il territorio torrese. Oltre al Caracciolo, diversi sono i corsi d’acqua minori che interessano il territorio comunale tra i quali il Bagheria, principale affluente del Niceto e limite territoriale con il comune di Monforte San Giorgio per circa 600 m. Affluenti del Bagheria sono il torrente Sottocatena, che segna parte del confine con il comune di Roccavaldina, e il rio Granatara che scorre nei pressi del quartiere Grotta. Triburario del mar tirreno è invece il Lavina, piccolo ruscello che scorre nelle adiacenze della costa al confine con il comune di Monforte San Giorgio. Tutti i succitati corpi idrici minori sono asciutti per gran parte dell’anno costituendo soltanto dei fossati di compluvio. Fa eccezione il torrente Bagheria che grazie ad un reticolo idrografico complesso presenta un regime idrologico di tipo torrentizio, tipico delle fiumare, con piene nella stagione invernale e periodi di magra o di secca nella stagione estiva.

Le maggiori risorse idriche torresi si concentrano nelle falde acquifere del sottosuolo dal quale vengono estratte tramite pozzi e trivelle per rifornire l’acquedotto comunale e per l’irrigazione dei campi agricoli. L’acquifero, che è alimentato in maniera diretta dalle piogge e dalle acque infiltrate in discesa dai monti, si caratteristica per la mutevole altezza del livello medio delle acque che varia in ragione delle proprietà locali del terreno, potendosi trovare poco al di sotto della superficie oppure raggiungere profondità di alcune decine di metri. Inoltre il sistema di falde risulta isolato inferiormente da uno strato di materiale impermeabile composto da argille grigio-azzurro. In estate, durante il periodo di magra dei torrenti, le acque di falda sorgono spontaneamente dal suolo formando diverse sorgenti naturali nei pressi della costa; infatti, come dimostrato da alcuni studi, le precipitazioni che arricchiscono i bacini imbriferi, infiltrandosi nei terreni durante la stagione delle piogge (settembre − febbraio), impiegano circa sei mesi per raggiungere la piana costiera. Il fenomeno fu noto fin dal periodo romano, raccontato da Plinio il Vecchio:

«In Sicilia quidem circa Messanam et Mylas hieme in totum inarescunt fontes, aestate exundant amnemque faciunt.»

«In Sicilia tra Messina e Milazzo d’inverno le fonti inaridiscono completamente, d’estate traboccano e creano corrente.»

(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXI, 28)

Alla fine del XIX secolo, durante i lavori di bonifica della zona costiera, gran parte delle sorgenti vennero canalizzate con dei fossati chiamati saie presso i quali, fino al secolo scorso, si svolgeva il folcloristico rito del lavaggio della lana che sarebbe poi servita per allestire materassi e cuscini casalinghi.

Geologia

L’intero centro abitato sorge su uno strato di depositi alluvionali olocenici (alluvioni recenti) costituiti da sedimenti clastici in particolare da sabbie, spesso limose, al cui interno si ritrovano ghiaie e ciottoli provenienti da rocce metamorfiche. La loro formazione è frutto dell’azione di incisione degli attuali corsi d’acqua i quali nel tempo hanno trasportato e depositato a valle i frammenti di rocce erose in montagna dagli agenti esogeni. Le alluvioni recenti si estendono ricoprendo tutta la parte pianeggiante, con uno spessore variabile che può superare anche i 30 metri. Lo strato più superficiale, spesso circa 1 m, è costituito da suolo agrario ricco di humus, materiale organico e sostanze nutritive. La parte orientale del territorio torrese è dominata da compatte stratificazioni di argille dal colore grigio-azzurro, talora profonde oltre 100 metri, nelle quali sono interposte lamine siltose. Le argille torresi, che costituiscono la formazione più diffusa in superficie dopo le alluvioni recenti, sono adatte alla produzione di laterizi grazie alle buone caratteristiche del materiale. Nelle zone collinari della contrada Maddalena, in affiancamento laterale alle argille, affiorano calcareniti e sabbie organogene dal colore grigio-giallastro che presentano stratificazione incrociata e consistenza variabile. Al loro interno contengono inoltre associazioni a nannoflore e foraminiferi planctonici. Le argille e le formazioni organogene formano il substrato sul quale poggiano le alluvioni recenti e sulla cima delle colline sono mozzate da terrazzamenti marini composti da silt, ghiaie ed altri aggregati di origine cristallina. Nella porzione meridionale del territorio comunale emergono in superficie diverse formazioni geologiche: a ridosso delle sponde del torrente Caracciolo si ritrova una fascia di trubi composta da calcari marnosi e marne calcaree la cui caratteristica peculiare è l’elevato numero di fessurazioni generalmente riempite di pelite. A poca distanza del quartiere Grotta affiorano invece formazioni di calcare evaporitico di colore biancastro che poggiano su stratificazioni di sedimenti in cui si alternano rocce arenarie di medie dimensioni, talvolta dissolvendosi in sabbie, e strati argillosi. La formazione geologica più profonda, sovrastata da tutte le precedenti, è rappresentata dalle metamorfici dell’unità dell’Aspromonte dominati da paragneiss interposti a metafemiti. I letti dei torrenti e le spiagge sono costituite dalle alluvioni attuali ovvero materiali trasportati e depositati dalle acque dei corsi d’acqua o dal moto ondoso del mare. Nel primo caso si tratta di sedimenti formati da ghiaia e sabbia con ciottoli e frammenti di rocce di diverse dimensioni; nel secondo caso di depositi sabbiosi. Le formazioni geologiche temporalmente più recenti sono i detriti di falda che possono essere rintracciati in una limitata porzione di versante collinare e sono formati da materiali sabbiosi e limosi. In sintesi la stratigrafia del sottosuolo torrese comprende la seguente successione di strutture geologiche:

– Detrito di falda

– Alluvioni attuali (Olocene)

– Alluvioni recenti (Olocene)

– Terrazzi marini (Pleistocene medio−sup.)

– Argille grigio azzurre (Pliocene sup. − Pleistocene medio)

– Calcareniti e sabbie organogene (Pliocene sup. − Pleistocene medio)

– Trubi (Pliocene inf.)

– Calcare evaporitico (Messiniano)

– Alternanza arenaceo−sabbioso−pelitica (Tortoniano)

– Metamorfiti − Unità dell’Aspromonte (Erciniano)

Dal punto di vista tettonico, l’area sulla quale sorge Torregrotta ha attraversato una prima fase di spostamenti orogenici delle formazioni più basse e, a partire dal miocene, un processo di sollevamento dei terreni testimoniato dai terrazzamenti marini presenti sulle alture. Ciò ha comportato l’attivazione di fenomeni erosivi e la creazione di faglie distensive delle quali, tuttavia, non esistono testimonianze storiche di movimenti. I principali terremoti che hanno coinvolto la città sono sempre stati originati dalle sorgenti sismogenetiche dell’Arco Calabro-Peloritano. Secondo la classificazione sismica del territorio nazionale italiano, Torregrotta è così classificata:

Zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003.

Clima

Torregrotta gode di un tipico clima temperato caldo che ad estati calde alterna inverni non eccessivamente freddi, con stagioni intermedie miti e confortevoli. In base alle rilevazioni pluriennali della locale stazione meteorologica, la temperatura media annua si attesta intorno ai 17.9 °C; il mese più freddo risulta essere febbraio, con una temperatura media di 10.7 °C, il mese più caldo agosto, con una temperatura media di 25.6 °C. In estate le temperature possono raggiungere i 40 °C ma in casi rari e in inverno non scendono quasi mai al di sotto dei 0 °C. Moderate sono le escursioni termiche stagionali che oscillano fra i 6 °C e gli 8 °C. A Torregrotta le precipitazioni piovose annuali si attestano sui 934.5 mm medi di pioggia che raramente si trasformano in fenomeni grandigeni o in nevicate, l’ultima delle quali si è verificata nel gennaio 1999. La stagione delle piogge è quella compresa tra autunno e prima parte della primavera; tuttavia le precipitazioni risultano irregolari sia in quantità annuale sia in distribuzione giornaliera, spesso caratterizzate da elevati accumuli in ristretti intervalli di tempo. Soltanto il 25 − 30% della pioggia totale annua cade nel periodo tardo−primaverile e in estate che risulta la stagione più siccitosa. Durante l’anno solare Torregrotta è spesso caratterizzata da giornate ventose. Il maestrale è il vento più ricorrente e nelle fasi più intense è accompagnato da violente mareggiate. Periodici sono anche il libeccio e lo scirocco.

Fonte: www.torregrotta.gov.it

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