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8 Maggio: Beata Maria Vergine di Pompei

La Madonna del Rosario ha un culto molto antico, risale all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XIII secolo), i quali ne furono i maggiori propagatori. La devozione della recita del rosario, chiamato anche salterio, ebbe larga diffusione per la facilità con cui si poteva pregare; fu chiamato il vangelo dei poveri, che in massima parte non sapevano leggere, perché faceva in modo di poter pregare e nello stesso tempo meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere su un testo. I misteri contemplati nella recita del rosario sono quindici, cinque gaudiosi, cinque dolorosi, cinque gloriosi. A questi nel 2002 Papa Giovanni Paolo II ha aggiunto i cinque misteri della Luce, che fanno meditare su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica di Gesù Cristo. Alla protezione della Vergine del S. Rosario, fu attribuita la vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571. A seguito di ciò il papa s. Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del S. Rosario, alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre. Il culto per il s. Rosario ebbe un’ulteriore diffusione dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, dove la Vergine raccomandò la pratica di questa devozione. La Madonna del Rosario, ebbe nei secoli una vasta gamma di raffigurazioni artistiche, quadri, affreschi, statue, di solito seduta in trono con il Bambino in braccio, in atto di mostrare o dare la corona del rosario; la più conosciuta è quella in cui la corona viene data a s. Caterina da Siena e a s. Domenico di Guzman, inginocchiati ai lati del trono. Ed è uno di questi quadri che ha dato vita alla devozione tutta mariana di Pompei; a questo punto bisogna parlare dell’iniziatore di questo culto, il beato Bartolo Longo. L’avvocato Bartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841, di temperamento esuberante, da giovane si dedicò al ballo, alla scherma e alla musica; intraprese gli studi superiori in forma privata a Lecce; dopo l’Unità d’Italia, nel 1863, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Napoli. Fu conquistato dallo spirito anticlericale che in quegli anni dominava nell’Ateneo napoletano, al punto da partecipare a manifestazioni contro il clero e il papa. Dubbioso sulla religione, si lasciò attrarre dallo spiritismo, allora molto praticato a Napoli, fino a diventarne un celebrante dei riti. In seguito, ebbe contatti con il dotto domenicano padre Radente, che con i suoi consigli e la sua dottrina, lo ricondusse alla fede cattolica e alle pratiche religiose. Intanto il 12 dicembre 1864 si era laureato in Diritto, ritornò al paese natío e prese a dedicarsi ad una vita piena di carità e opere assistenziali; rinunziò al matrimonio, ricordando le parole del venerabile Emanuele Ribera redentorista: “Il Signore vuole da te grandi cose, sei destinato a compiere un’alta missione”. Superati gli indugi, abbandonò la professione di avvocato, facendo voto di castità e ritornò a Napoli per dedicarsi in un campo più vasto alle opere di beneficenza; qui incontrò il beato padre Ludovico da Casoria e la beata Caterina Volpicelli, due figure eminenti della santità cattolica dell’800 napoletano, i quali lo consigliarono e indirizzarono ad una santa amicizia con la contessa Marianna De Fusco. Da qui, il beato Bartolo Longo ebbe una svolta decisiva per la sua vita; divenne compagno inseparabile nelle opere caritatevoli, della contessa che era vedova, inoltre divenne istitutore dei suoi figli e amministratore dei beni. La loro convivenza diede adito a parecchi pettegolezzi, pur avendo il beneplacito dell’arcivescovo di Napoli cardinale Sanfelice; alla fine decisero di sposarsi nell’aprile 1885, con il proposito però di vivere come buoni amici, in amore fraterno, come avevano fatto fino allora. La contessa De Fusco era proprietaria di terreni ed abitazioni nel territorio di Pompei e Bartolo Longo come amministratore si recava spesso nella Valle; vedendo l’ignoranza religiosa in cui vivevano i contadini sparsi nelle campagne, prese ad insegnare loro il catechismo, a pregare e specialmente a recitare il rosario. Una pia suora Maria Concetta de Litala, gli donò una vecchia tela raffigurante la Madonna del Rosario, molto rovinata; restauratala alla meglio, Bartolo Longo decise di portarla nella Valle di Pompei e lui stesso racconta, che nel tratto finale, poggiò il quadro per trasportarlo, su un carro, che faceva la spola dalla periferia della città alla campagna, trasportando letame, che allora veniva usato come concime nei campi. Il 13 febbraio 1876, il quadro venne esposto nella piccola chiesetta parrocchiale, da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli; la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rendeva necessario costruire una chiesa più grande. Bartolo Longo su consiglio anche del vescovo di Nola, Formisano che era l’Ordinario del luogo, iniziò il 9 maggio 1876 la costruzione del tempio che terminò nel 1887. Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su un trono splendido; l’immagine poi verrà anche incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto da papa Leone XIII. La costruzione venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro, proveniente dalle tante Associazioni del Rosario, sparse in tutta Italia, in breve divenne centro di grande spiritualità come lo è tuttora, fu elevata al grado di Santuario, centro del sacramento della confessione di milioni di fedeli, che si accostano alla Santa Comunione tutto l’anno. Il beato Bartolo Longo istituì per le opere sociali, un orfanotrofio femminile, affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui fondate; ancora fondò l’Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle teorie di Lombroso, secondo cui i figli dei criminali sono per istinto destinati a delinquere; chiamò a dirigerli i Fratelli delle Scuole Cristiane. Fondò nel 1884 il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” che ancora oggi si stampa in centinaia di migliaia di copie, diffuse in tutto il mondo; la stampa era affidata alla tipografia da lui fondata per dare un’avvenire ai suoi orfanelli; altre opere annesse sono asili, scuole, ospizi per anziani, ospedale, laboratori, casa del pellegrino. Il santuario fu ampliato nel 1933-39, con la costruzione di un massiccio campanile alto 80 metri, un poco isolato dal tempio, Nel 1893 Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII la proprietà del santuario con tutte le opere pompeiane, qualche anno più tardi rinunziò anche all’amministrazione che il papa gli aveva lasciato; l’interno è a croce latina, tutta lavorata in marmo, ori, mosaici dorati, quadri ottocenteschi, con immensa cripta, il trono circondato da colonne, sulla crociera vi è l’enorme cupola di 57 metri tutta affrescata. Il fondatore, morì il 5 ottobre del 1926 e come da suo desiderio fu sepolto nella cripta, in cui riposa anche la contessa De Fusco. Aveva trovato una zona paludosa e malsana, a causa dello straripamento del vicino fiume Sarno, abbandonata praticamente dal 1659. Alla sua morte lasciò una città ripopolata, salubre, tutta ruotante attorno al Santuario e alle sue numerose opere, a cui poi si affiancò il turismo per i ritrovati scavi della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio. È sua l’iniziativa della supplica, da lui compilata, alla Madonna del Rosario di Pompei che si recita solennemente e con gran concorso di fedeli, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II. Il santuario è basilica pontificia e come Loreto è sede di un vescovo (prelatura) con giurisdizione su Pompei.

Supplica alla Madonna di Pompei
(da recitarsi l’8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)
I. – O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.
Salve Regina.
II. – È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.
Salve Regina.
III. – Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.
Voi siete l’Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.
Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.
Un’ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.
Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.
Salve Regina.
(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)

Salve Regina (testo Latino)
Salve, Regina, Mater misericordiae,
vita, dulcedo, et spes nostra, salve.
Ad te clamamus, exsules filii Evae,
ad te suspiramus, gementes et flentes
in hac lacrimarum valle.
Eia ergo, advocata nostra, illos tuos
misericordes oculos ad nos converte.
Et Iesum, benedictum fructum ventris tui,
nobis, post hoc exilium, ostende.
O clemens, O pia, O dulcis Virgo Maria.
In taluni casi viene aggiunto:
Ora pro nobis sancta Dei Genetrix.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Salve Regina (testo italiano)
“Salve, Regina, madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A Te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a Te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra,
rivolgi a noi gli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,
il frutto benedetto del tuo Seno.
O clemente, o pia,
o dolce Vergine Maria!”



Storia del Rosario
Il Rosario ha quasi mille anni di storia. La tradizione, fino a qualche tempo fa, ne attribuiva la nascita a San Domenico. Oggi non c’è più tale certezza, anche se resta storicamente testimoniato che i domenicani ne sono stati i maggiori zelatori e promotori. È nel secolo XII che se ne intravede l’embrione, nel suggerimento dato ai monaci illetterati di sostituire la recita dei 150 Salmi con altrettanti Pater o Ave. Tra le preghiere ripetute, prevalse, diviso in tre cinquantine, il Rosario dell’Ave Maria (detto così perché all’inizio non c’era la seconda parte, quella che inizia con Santa Maria). nel secolo XIV il certosino Enrico di Kalcar propose la suddivisione in 15 decine, inserendo tra l’una e l’altra il Pater. Più tardi, nel 1613, l’inserimento del Gloria avrebbe completato l’opera. Intanto, alla contemplazione insita nelle preghiere vocali, si aggiunge quella meditativa, poggiata sull’evocazione di momenti della vita di Cristo. È merito di un certosino di Colonia, Domenico di Prussia, aver proposto l’aggiunta, all’Ave Maria, di una clausola cristologica. Le clausole variavano ad ogni Ave Maria. Questo “Rosario nuovo” si diffuse grazie alle confraternite del Rosario promosse dal domenicano Alano de la Roche che, nel 1400, distinse le tre cinquantine in rapporto a tre cicli meditativi incentrati sull’Incarnazione, la Passione e la Gloria di Cristo e di Maria. È in quest’epoca il salterio mariano comincerà a chiamarsi “Rosario della Beata Vergine Maria”. Un altro domenicano, Alberto da Castello, legò le meditazioni dei “misteri” al Pater, considerando le clausole come commenti ai 15 misteri prescelti. Era venuta così alla luce la figura attuale del Rosario che, il Papa San Pio V, con la bolla Consueverunt romani Pontifices del 1569, stabilì in forma ormai definitiva. Al Rosario, nel corso dei secoli, il vissuto di fede ha attribuito sempre grande efficacia rispetto ai pericoli che insidiano la vita. È rimasta particolarmente legata al Rosario la vittoria delle armi cristiane su quelle turche a Lepanto nel 1571. Da quel caso storico, molti interventi magisteriali hanno riproposto questa sua funzione “militante”, ma vista sempre più in termini di milizia spirituale, fino a fare del Rosario una preghiera privilegiata per la causa della pace. San Pio V, nella bolla “Salvatoris Domini”, scritta a pochi mesi dalla vittoria di Lepanto, attribuendo tale successo alla recita del Rosario, stabilì che ne venisse celebrata perpetua memoria il giorno 7 ottobre. I Romani Pontefici nel corso dei secoli hanno tenuto il Rosario in gran conto, raccomandandolo costantemente all’attenzione e alla pratica del popolo cristiano. Il primo documento che riguarda la pia pratica del Rosario risale al 1478: è la bolla Pastor aeterni promulgata da Papa Sisto IV (1471-1484) e destinata alla Confraternita del Salterio in Colonia (Germania). Il Pontefice testimonia che la pratica chiamata Rosarium Beatae Virginis Mariae, è composta da 150 Ave Maria e da 15 Pater noster; la fedeltà a tale pratica è premiata col dono dell’indulgenza. La bolla Ea quae di Sisto IV si distingue per importanza. Indirizzata al Principe di Bretagna Francesco e alla moglie Margherita, contiene informazioni preziose per la storia del pio esercizio. Il Papa, osservando una crescente popolarità del Salterio tra i fedeli, sostiene che questo modo di pregare risale ai laici, che, nei tempi antichi, lo praticarono nelle diverse parti del mondo. Definendo la preghiera, Sisto IV menziona una serie di 150 Ave Maria e 15 Pater noster, senza però dire alcunchè circa la meditazione dei misteri. Papa Innocenzo VIII (1484-1492) concesse delle indulgenze a tutti coloro che avessero aggiunto il nome di Gesù alla Salutazione angelica. Infine Alessandro VI (1492-1503), Leone X (1513-1521), Adriano VI (1522-1523) e Clemente VII (1523-1534), con rispettivi interventi hanno confermato sia le confraternite del Rosario, sia la pia pratica, premiando i fedeli dediti a tale devozione con nuove indulgenze. Ricordiamo anche Papa Gregorio XIII (1572-1585) che, nel 1573, istituì la festa solenne del Rosario alla prima domenica di ottobre, inserendola nel Calendario romano generale con la bolla Monet apostolus. Pio IX (1846-1878), il Papa dell’Immacolata, invitò la Chiesa alla recita del Rosario per il buon esito del Concilio Vaticano I con la lettera Egregiis suis del 3 dicembre 1869. Da Sisto IV a Pio IX sono stati numerosi i documenti pontifici sul Rosario, ma la maggior parte di questi riguarda l’erezione di confraternite, la disciplina, i privilegi, ecc. Non sempre apportano elementi nuovi. La loro importanza risiede nel fatto che documentano una continuità di vedute da parte dei Pontefici e una fiducia nel Rosario quale mezzo ecclesiale per estirpare eresie e favorire la pace tra i principi cristiani, come si esprime ad esempio Clemente VIII. La stagione aurea è quella che comincia con Leone XIII, detto il “Papa del Rosario”, per i numerosi documenti che dedicò a questa preghiera. Fu, la sua, una sorta di “politica del Rosario”, con esso si assicurava un “esercito di contemplativi” grande quanto tutto il popolo cristiano, unendolo in una supplica corale di fronte ai mali della società, come egli stesso indicò nell’Enciclica Supremi Apostolatus Officio del 1° settembre 1883. Fu in risposta a questo appello che il beato Bartolo Longo formulò la celebre Supplica. Anche i successivi Pontefici hanno incoraggiato il Rosario, e quasi tutti ne hanno fatto oggetto di significativi interventi. Pio X, forse tenendo presente il cospicuo magistero del suo Predecessore, si è soffermato sul Rosario in documenti “minori”, come nella lettera apostolica Summa Deus del 27 novembre 1907, scritta in occasione del cinquantesimo delle apparizioni di Lourdes, sottolineando come tale “fatto meraviglioso” abbia accresciuto il culto verso l’Immacolata e verso il “suo santissimo Rosario”. Benedetto XV, il Papa che per primo recitò la Supplica in Vaticano, nel documento dedicato al VII centenario della morte di san Domenico Guzman, presenta il Rosario quale rimedio e conforto nei duri momenti della prova, essendo una prece “meravigliosamente idonea a nutrire e a far sorgere in tutte le anime la carità e le virtù”. Per lui è un pio esercizio da rendere abituale ovunque, e che raccomanda caldamente, specialmente in quest’epoca così perturbata. Pio XI, nella Ingravescentibus malis del 1937, scrive che il Rosario è vero “breviario dell’evangelo e della vita cristiana”, è un “mistico serto”, una “mistica corona” amata da tutti i cattolici, a qualunque condizione appartengano; pio esercizio che, mediante la contemplazione dei misteri di Cristo e della Madre, è sprone alla pratica delle virtù evangeliche e ravviva la speranza suprema dei beni eterni. Il Rosario è una preghiera che, mentre inculca l’amore a Dio, insinua anche la carità verso il prossimo, che negli ultimi tempi appare illanguidita e raffreddata nel cuore di molti uomini; per cui i sacerdoti devono incentivarla tra i giovani e nelle famiglie, tra gli adulti e negli aderenti all’Azione Cattolica. Pio XII, nella Ingruentium Malorum del 1951, sottolinea il significato del Rosario per la famiglia, sullo sfondo della crisi crescente di questa istituzione, e invita alla preghiera del Rosario, consapevole della “sua potente efficacia per ottenere l’aiuto materno della Vergine”. I misteri della redenzione, contemplati e pregati dal credente, specie dalle famiglie, mostrando i fulgidi esempi di Gesù e di Maria, aumentano lo zelo cristiano dei buoni, riaccendono la speranza della Chiesa e rammentano agli smarriti che il Signore non salva con la spada, ma col suo solo Nome. La preghiera cara alla Vergine ispira anche una profonda compassione verso il dolore che ancora attanaglia l’umanità e molti cristiani, a motivo della terribile e inumana seconda guerra mondiale, che egli in tutti i modi aveva cercato di evitare. Pio XII ha anche il merito di aver coniato, in una lettera del 1946 all’Arcivescovo di Manila, un’espressione poi divenuta ricorrente nel magistero dei suoi successori: il Rosario della Vergine può essere considerato sintesi, compendio di tutto il Vangelo. Giovanni XXIII fece numerosi interventi perché i fedeli, mediante il pio esercizio del Rosario, dell’Angelus, della pia pratica del mese di maggio, implorino l’intercessione della Madre di Gesù, da lui costituita Celeste Patrona del Concilio per il buon esito dell’assise ecumenica. Atto non formale ed episodico, visto che influirà non poco nella redazione della mariologia del Vaticano II, icasticamente espressa nel capitolo VIII della Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Durante il suo pontificato ha messo in rilievo la maternità universale della Vergine, anche in ordine alla Chiesa, amando in modo particolare il titolo di “Maria, Madre della Chiesa”. Al Rosario ha dedicato due significativi documenti: l’Enciclica Grata recordatio, sulla recita del Rosario per le missioni e per la pace, del 1959; e la Lettera Apostolica Il Religioso Convegno del 1961, nella quale raccomandava questa preghiera esaltandone, contro le accuse di ripetitività e di poca originalità, la contemplazione mistica, la riflessione intima, l’intenzione pia. Secondo Roncalli, il Rosario è preghiera sociale, pubblica ed universale in ordine ai bisogni ordinari e straordinari della Chiesa, delle nazioni e del mondo. Paolo VI, nell’esortazione apostolica Marialis cultus, del 1974, ha offerto valide indicazioni per la revisione e lo sviluppo della pietà liturgica e dei pii esercizi, dell’Angelus e del Rosario in modo particolare, sottolineandone la caratura trinitaria, cristologia, pneumatologica ed ecclesiologica, l’orientamento biblico, liturgico, ecumenico ed antropologico. L’insieme di tutti questi elementi ne fa un rimarchevole esempio di sintesi dottrinale, che non solamente convoglia la dottrina già esposta in altri documenti dai Predecessori e dallo stesso Paolo VI, ma applica ad essa, sviluppandoli, anche norme e principi generali enunziati dal Vaticano II. Infatti, nell’Enciclica Mense maio, del 1965, Montini aveva già esortato i pastori ad inculcare “con ogni cura la pratica del santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine e tanto raccomandata dai Sommi Pontefici”, mentre nell’enciclica Christi Matri, del 1966, aveva invitato la comunità cattolica ad impetrare da Dio, mediante l’intercessione della Vergine con il suo Rosario, il dono celeste ed inestimabile della pace; concetto ripreso anche nell’esortazione apostolica Recurrens mensis october del 1969. Secondo Paolo VI, il Rosario è preghiera che propizia il gran dono della pace e rende i credenti operatori di pace, in quanto “meditando i misteri del santo Rosario, noi impareremo, sull’esempio di Maria, a diventare anime di pace, attraverso il contatto amoroso e incessante con Gesù e coi misteri della sua vita redentrice”. Anche se non ci sono documenti in merito, la profonda e sincera pietà mariana di Papa Luciani esprime la caratteristica della incisiva sobrietà, probabilmente attinta dall’esemplare modello ispiratore: la Madre di Gesù.
Giovanni Paolo II ha voluto, fin dall’inizio del suo lungo e fecondo pontificato, esprimere il suo profondo legame con la Madonna, dedicando a lei il suo motto: Totus tuus. Numerosissimi sono i documenti a lei ispirati. Al Rosario, in particolare, è dedicata la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, del 2002, nella quale egli ha delineato il bisogno della Chiesa di contemplare Cristo mettendosi alla scuola di Maria. Secondo le sue indicazioni, il contenuto del Rosario è il volto di Cristo contemplato con gli occhi e con il cuore di Maria. Esso si è rivelato una preghiera alla portata di tutti, ed insieme preghiera capace di far innalzare l’animo verso le vette della più alta contemplazione. La riflessione si porta poi sui contenuti: i “misteri” del Rosario, tra gioia, dolore e gloria, il Papa aggiunge l’arco dei misteri della luce. Con questo documento, pubblicato in occasione dell’inizio del 25° anno di pontificato, Giovanni Paolo II ha riproposto alla Chiesa del Terzo Millennio il Rosario come vera scuola di preghiera, capace di portare i fedeli alla contemplazione del mistero cristiano. In modo più specifico, affermava il Santo Padre, “ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo”. Tale valenza contemplativa del pio esercizio mariano rappresenta una novità coraggiosa: il Rosario si configura – come la persona di Maria – anche quale mistico pellegrinaggio del credente nella contemplazione del volto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo; proposta che costituisce un tema persistente e melodioso nella sinfonia della spiritualità e del magistero di Papa Wojtyla. Infatti, nella Novo Millennio Ineunte del 2001, ad esempio, uno dei cardini è proprio la contemplazione del volto di Gesù, seguendo i lineamenti tratteggiati dal vangelo e dalla sperimentata via della fede: è volto ora del Figlio del Padre celeste; ora del Figlio della Madre terrena; ora volto dolente; ora volto del Risorto. A duemila anni di distanza dall’evento dell’Incarnazione del Verbo, la Chiesa del XXI secolo nel volto di Cristo contempla il suo tesoro, la sua vera gioia. Per cui il Rosario, alla scuola di Maria donna della contemplazione, scrive convinto il Santo Padre, “costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli l’impegno di contemplazione del mistero cristiano”. Il 7 ottobre 2003 il mondo cattolico si è inginocchiato con Giovanni Paolo II ai piedi dell’immagine della Vergine di Pompei per implorare la pace. Dinanzi alla venerata icona mariana si sgrana un Rosario universale che risuona come alta, vibrante supplica di pace; è una giornata mariana radiosa, che corona il cammino spirituale dell’Anno del Rosario. Intorno alla maestosa facciata del Tempio di Pompei – che poco più di un secolo fa il beato Bartolo Longo (1841-1926) volle erigere proprio come monumento alla pace – il popolo dei devoti di Maria ha il volto dell’umanità peregrinante ed il cuore della Chiesa orante. Il terzo millennio con il suo fardello di drammi e di speranze, fa tappa a Pompei; sosta in quella Valle divenuta singolare ponte tra le antiche vestigia pagane e le straordinarie opere di una fede fattasi cemento di una nuova civiltà. Il 7 ottobre 2003, accanto all’icona della Madonna di Pompei c’è il Papa del Totus tuus; egli si unisce alla folla orante con la meditazione dei “suoi” misteri della luce, quasi per proiettare la luce di Cristo sui conflitti, le tensioni e i drammi dei cinque Continenti. Ogni Ave Maria, inoltre, ha il respiro di un grido dolente e la forza e l’anelito di speranza. Il Rosario, non è solo impetrazione e proiezione della luce di Cristo sul mondo e fra gli uomini vessati da conflitti e tensioni, ma è anche straordinario compendio dell’Evangelo. L’uomo e la donna del tempo post-moderno hanno bisogno di respirare a pieni polmoni il buon profumo di Cristo per disintossicarsi, ritemprarsi ed ossigenarsi della genuina bellezza e bontà del Mistero! Nella sintassi evangelica del Regno, respirare, contemplare, assimilare, percorrere, conoscere, amare, sono verbi di “movimento”, cioè d’impegno martoriale; conducono, mediante l’opera silenziosa ed efficace dello Spirito, a Cristo, e Cristo conduce al Padre, origine, senso e meta della nostra fede. Questa sintassi evangelica è stata scrupolosamente esperita da Maria di Nazareth, vera discepola-maestra di vita cristiana.


PETITION TO OUR LADY OF THE ROSARY OF POMPEII
In the name of the Father and of the Son and of the Holy Spirit. Amen.
O August Queen of Victories, o Sovereign of Heaven and Earth, at whose name the heavens rejoice and the abyss trembles, o glorious Queen of the Rosary, we your devoted children, assembled in your temple of Pompeii, (on this solemn day), pour out the affection of our heart and with filial confidence expresse our miseries to you.

From the throne of clemency, where you are seated as Queen, turn, o Mary, your merciful gaze on us, on our families, on Italy, on Europe, on the world. Have compassion on the sorrows and cares which embitter our lives. See, o Mother, how many dangers of body and soul, how many calamities and afflictions press upon us.
O Mother, implore for us the mercy of your divine Son and conquer with clemency the heart of sinners. They are our brothers and your children who cause the heart of our sweet Jesus to bleed and who sadden your most sensitive heart. Show all thar you are the Queen of Peace and of Pardon.
Hail Mary.
It is true that although we are your children we are the first to crucify Jesus by our sins and to pierce anew your heart.
We confess that we are deserving of severe punishment, but remember that, on Golgotha, you received with the divine blood, the testament of the dying Savior, who declared you to be our Mother, the Mother of sinners.
You then, as our Mother, are our Advocate, our Hope. And we raise our suppliant hands to you with sighs crying “Mercy!”.
O good Mother, have pity on us, on our souls, on our families, our relatives, our friends, our deceased, especially our enemies, and on so many who call themselves Christian and yet offend the heart of your loving Son. Today we implore pity for the misguided nations throughout all Europe, throughout the world, so that they may return repentant to your heart.
Hail Mary.
Kindly deign to hear us. O Mary! Jesus has placed in your hands all the treasures of his graces and mercies. You are seated a crowned Queen at the right hand of your Son, resplendent with immortal glory above the choirs of angels. Your dominion extends throughout heaven and earth and all creatures are subject to you.
You are omnipotens by grace and therefore you can help us. Where you not willing to help us, since we are ungrateful children and undeserving of your protection, we would not know to whom to turn. Your motherly heart would not permit you see us, your children, lost. The Infant whom we see on your knees and the blessed rosary which we see in your hand, inspire confidence in us that we shall be heard. We confide fully in you, we abandon ourselves as helpless children into the arms of the most tender of mothers, and on this day, we expect from you the graces we so long for.
Hail Mary.
One last favour we now ask of you, o Queen, which you cannot refuse us (on this most solemn day): Grant to all of us your steadfast love and in a special manner your maternal blessing. We shall not leave you until you have blessed us. Bless, o Mary, at this moment, our Holy Father. To the ancient splendors of your crown, to the triumphs of your Rosary, whence you are called the Queen of Victories, add this one also, o Mother: grant the triumph of religion and peace to human society. Bless our bishops, priests and particularly all those who are zealous for the honor of your sanctuary. Bless finally all those who are associated with your temple of Pompeii and all those who cultivate and promote devotion to your Holy Rosary.
O blessed Rosary of Mary, sweet chain which unites us to God, bond of love which unites us to the angels, tower of salvation against the assaults of hell, safe port in our universal shipwreck, we shall never abandon you. You will be our comfort in the hour of agony: to you the last kiss of our dying life. And the last word from our lips will be your sweet name, o Queen of the Rosary of Pompeii, o dearest Mother, o Refuge of Sinners, o Sovereign Consoler of the Afflicted. Be blessed everywhere, today and always, on earth and in Heaven. Amen.
Hail, Holy Queen.

SÚPLICA Á RAINHA DO ROSÁRIO DE POMPEYA
En el nombre del Padre y del Hijo y del Espíritu Santo. Amen. Oh Augusta Reina de la Victorias, oh Soberana del Cielo y de la Tierra, ante cuyo Nombre se agegran lo cielos y tiemblan los abismos, oh Reina gloriosa del Rosario, nosotros, tus devotos hijos, reunidos en tu Templo del Pompeya (en este dia solemne), derramamos los afectos de nuestro corazón, y con confianza de hijos, te manifestamos nuestras miserias.
Desde el trono del Clemencia, donde te sientas como Reina, vuelve, oh Maria, tu mirada piadosa sobre nosotros, sobre nuestras familias, sobre España, Europa, el mundo entero. Ten compasión de nuestras penas y trabajos que amargan nuestras vida. Mira, oh María, cuántos peligros en el alma y en el cuerpo, cuántas calamidades y afliciones nos oprimen.
Oh Madre, implora para nosotros de tu Divino Hijo, la misericordia y vence con la clemencia el corazón de los pecadores. Son nuestros hermanos y hijos tuyos que cuestan la sangre al dulce Jesús y entristecen tu sensibilissimo Corazón. Muéstrate a todos come eres, Reina de paz y de perdón.
Salve, Reina.
Es verdad que nosotros, que somos tus hijos, somos los primeros en volver a crucificar en nuestro corazón a Jesús y traspasar nuevamente tu corazón, con nuestros pecados.
Lo confesamos: somos mercedores de los más duros castigos, sin embargo recuérdate que en el Gólgotaa recogniste, con la Sangre divina, el Testamento del Redentor moribundo, que te declaraba Madre nuestra, Madre de los pecadores.
Tú por lo tanto, como Madre nuestra, eres nuestra Abogada, nuestra Esperanza, Y nosotros, gimiendo, extendemos hacia Ti nuestras manos suplicantes, gritando: Misericordia!
Oh Madre Buena, ten piedad de nosotros, de nuestras almas, de nuestras familias, de nuestros parientes, de nuestros amigos, de nuestros difuntos, sobre todo, de nuestros enemigos, y de tántos que se dicen cristianos y ofenden no obstante, el Corazón amable de tu Hijo. Hoy te imploramos piedad por las naciones en lucha, por toda Europa, por todo el mundo, para que, arrepentido, vuelva a tu Corazón.
Misericordia para todos, oh Madre de Misericordia.
Salve, Reina.
Dígnate, oh María, escucharnos con Benevolencia! Jesús ha puesto en tus manos todos los tesoros de Sus gracias y de Sus misericordias.
Tú estás, Reina coronada, a la dereca de tu Hijo, resplendeciente de gloria immortal, por encima de todos los coros de los Angeles. Tu extiendes tus dominios por toda la extensión de los cielos y a Tí han sido sometidas la tierra y todas sus criaturas. Tú eres, por gracia, la Omnipotente. Tú, por tanto puedes ayudarnos. A pesar de que somos hijos ingratos no merecedores de tu protección nosotros no sabríamos a quién dirigirnos. Tu corazón de Madre non permitirá ver que nosotros, que somos tus hijos, nos perdamos. El niño que vemos sobre tus rodillas y la mistica corona que admiramos en tu mano, nos inspiran confianza de ser escuchados. Nosotros confiamos plenamente en Tí, nos abandonamos como hijos débiles entre los brazos de la más tierna de las madres, y hoy mismo, esperamos de Tí las deseadas gracias.
Salve, Reina.
Pidamos la bénedicion a Maria
Una última gracia te pedimos a Tí, oh Reina, que no puedes negarnos (en este día solemnísimo): concédenos a todos nosotros tu amor celestial y en modo especial tu maternal Benedición.
No te dejaremos hasta que no nos hayas bendecido. Bendice oh María, en este momento al Sumo Pontífice. A los antiguos esplendores de tu Corona, a los triunfos de tu Rosario, donde se te llama Reina de las Victorias, agrega, todavía esto, oh Madre: concede el triunfo a la Religión y la paz a la sociadad humana. Bendice a nuestros Obispos, a los sacerdotes y particularmente a todos aquellos que celan el honor de tu Santuario. Bendice, finalmente, a todos los asociados al Templo de Pompeya y a cuantos cultivan y promueven la devoción del Santo Rosario.
Oh Rosario Bendito de María, dulce Cadena que nos une a Dios, vínculo de amor que nos une a los Angeles.
Torre de Salvación, contra los asaltos del infierno. Puerto seguro en el naufragio común, nosotros no te dejaremos nunca jamás.
Tu serás nuestro consuelo en la hora de la agonía para Tí, pues, el último beso de la vida que se apaga.
Y la última palabra de nuestros labios será tu suave Nombre, oh Reina del Rosario de Pompeya, oh Madre nuestra querida, oh Refugío de los pecadores, oh Soberanam, consoladora de los afligidos.
Seas en todo lugar bendecida, hoy y siempre, en la tierra y en el cielo. Amén.
Salve, Reina.

SUPPLIQUE À LA REINE DU TRÈS SAINT ROSAIRE DE POMPÉI

Au nom du Père, et de Fils, et du Saint-Esprit. Amen. Ô Auguste Reine des Victories, ô Souveraine du Ciel et de la Terre, dont le nom fait réjouir les ciex et trembler les abisses, ô Reine glorieuse du Rosaire, nous, vos fils dévots, réunis dans votre Temple de Pompéi (en ce jour solennel), nous épanchons les affections de notre coeur et avec une confiance toute filiale, nous vous exposons nos misères.
Du Trône de clémence où vius êtes assise en Reine, posez, ô Marie, votre regard plein de pitie sur nous, sur nos familles, sur l’Italie, sur l’Europe, sur le onde, ayez compassion des tourments et des souffrances qui attristent notre vie.
Voyez, ô Mère, combien de dangers dans l’âme et dans le corps, combien de malheurs et de détresses nous sommes obligés á affronter.
Ô Mère, implorez pour nous la miséricorde de votre divin Fils et gagnez, par la clémence, le coeur des pécheurs.
Ce sont nos frères et vos fils qui coûtent tant de sang à votre doux Jésus et qui attristent son Coeur très sensible. Montrez à tous qui vous êtes, ô Reine de paix et de pardon.
Je vous salue Marie.
Il est vrai que nous, en premiers, bien que nous soyons vos fils, par nos péchés, nous crucifions de nouveau le coeur de Jésus et nous transperçons de nouveau votre coeur.
Nous le confessons: nous méritons les plus durs châtiments, mais vous, rappelez-vous que sur Golgota, vous avez recueilli, avec le Sang divin, le testament du Redempteur moribond qui vous a désigné comme notre Mère, Mère des pécheurs.
Comme notre Mère, vous êtes donc notre Avocate, notre espérance. Et nous, en gémissant, nous étendons nos mains suppliantes vers vous, et crions: Miséricorde!
Ô Mère de bonté, ayez pitié de nous, de nos âmes, de nos familles, de nos parents, de nos amis, de nos défunts, et surtout de non ennemis et de ceux qui se disent chrétiens et qui pourtant offensent le doux Coeur de votre Fils.
Nous vous implorons aujourd’hui pitié pour les Nations en plein troubles, pour toute l’Europe, pour tout le mond, afin que, repenti, il retourne à votre Coeur.
Miséricorde pour tous, ô Mère de Miséricorde!
Je vous salue Marie.
Daignez, avec indulgence, ô Marie, nous exaucer! Jésus a remis dans vos mains les trésors de ces grâces et de ses miséricordes. Vous êtes assise, couronnée Reine, à la gloire immortelle sur tous les Coeurs des Anges.
Votre domination s’étend sur toutes les créatures des cieux et la terre et toutes les créatures vous sont soumises. Vous êtes toute-puissante par la grâce et vous pouvez donc nous aider.
Et si vous ne vouliez pas nous aider, parce que nous sommes des fils ingrats et que nous ne méritons pas votre protection, nous ne saurions à qui nous adresser. Votre coeur de Mère ne vous permettra pas de voir, nous, vos fils, perdus.
L’Enfant que nous voyons sur vos genoux et la Couronne mystique que nous admirons dans votre main, nous inspirent confiance que nous serons exaucés.
Et nous, nous avons pleine confiance en vous, nous nous abandonnons comme de faibles fils entre les bras de la plus tendre des mères, et, aujourd’hui même, nous attendons de vous les grâces si désirées.
Je vous salue Marie.
Démandons la bénédiction de Marie
Une dernière grâce, nous vous demandons maintenant ô Reine, et vous ne pouvez pas nous la refuser (en ce jour solennel). Accordez-nous, à tous, votre amour fidèle d’une façcon spéciale, votre bénédiction maternelle.
Nous ne nous détacherons pas de vous, jusqu’à ce que vous nous ayez bénis. En ce moment, bénissez, ô Marie, le Souverain Pontife.
Aux splendeurs antiques de votre Couronne, aux trionphes de votre Rosaire, pour lesquels vous êtes appelée Reine des Victories, ajoutez encore ceci, ô Mère: accordez le triomphe à la religion et la paix à l’Humanité.
Bénissez nos Évêques, nos prêtres et particulièrement tous ceux qui se dévouent pour votre Sanctuaire de Pompéi et ceux qui entretiennent et favorisent la dévotion au Saint Rosaire.
Ô Rosaire béni de Marie, douce Chaîne qui nous renoue à Dieu, lien d’amour qui nous unit aux Anges. Tour de salut contre les assauts de l’enfer. Port sûr dans un naufrage général, nous ne vous lâcherons jamais plus.
Vous serez notre réconfonrt au moment de l’agonie, à vous le dernier baiser de la vie qui s’éteint. Et le dernier mot sur nos lèvres sera votre nom très doux, ô Reine du Rosaire de Pompéi, ô Mère très chère, ô Refuge des pécheurs, ô Souveraine Consolatrice des affligés.
Soyez partout bénie, aujourd’hui et toujours, sur la terre comme au Ciel. Amen.
Salut, ô Reine.

FÜRBITTE ZUR ROSENKRANZKÕNIGIN VON POMPEI

In Namen des Vaters und des Sohnes und des Heiligen Geistes. Amen.
O here Königin der Siege, o Herrin des Himmels und der Erde, an deren Namen sich die Himmel erfreuen und vor dem die Bösen erzittern, o glorreiche Königin des Rosenkranzes, wir Deine gläubigen Kinder vereinen uns hier in Deinen Tempel in Pompei, durchströmt von Liebe und mit kindlichen Vertrauen klagen wir Dir unsere Not.
Von Deinem Thron, o Königin Maria, wende Deinen barmherzigen Blick auf uns, auf unsere Familie, auf Italien, auf Europa und auf die ganze Welt. Habe Mitleid und sieh, wieviele Nöte und Sorgen unser Leben belasten. Siehe, o Mutter, wieviele Gefahren der Seele, o Mutter, wieviele Gefahren der Seele und des Leibes, wieviele Beunruhigungen uns umgeben.
O Mutter, erflehe uns Barmherzigkeit von Deinem göttlichen Sohne und siege in Güte über das Herz der Sünder. Es sind unsere Brüder, Deine Kinder, für die Jesus mit seinem Blut bezahlt und die Dein reines Herz betrüben.
Zeige allen, wer Du bist, Königin des Friends und der Verzeihung.
Ave Maria.
Es ist, auch wir, die wir doch Deine Kinder sind, kreuzigen durch unsere Sünden das Herz Jesu aufs neue und durchbohren aufs neue Dein Herz.
Wir bekennen, dass wir harte Strafen verdient haben Aber gedenke, dass der Erlöser, als Du auf Golgotha sein Blut auffingst, sterbend Dich zu unserer Mutter ernannte, zur Mutter der Sünder. Somit bist Du unsere Mutter, unsere Fürsprecherin, unsere Hoffnung. In unserer Bedrängnis erheben wir unsere Hände zu Dir und flehen um Erbarmen.
O Mutter, habe Erbarmen mit uns, mit unseren Familien, mit unseren Freunden, den Verstorbenen und noch mehr mit unseren Feinden, mit allen die sich Christen nennen und doch das liebenswürdige Herz Deines Sohnes beleidigen.
Erbarmen erflehen wir heute für alle irregeleiteten Nationen, füu Europa und die ganze Welt, damit sie alle voll Reue an Dein Herz zurückkehren.
Barmherzigkeit für alle, o Mutter der Barmherzigkeit.
Ave Maria.
O Maria, du Mildreiche, erweise uns die Gnade uns zu erhören. In Deine Hände hat Jesus alle Schätze seiner Gnade und Barmherzigkeit gelegt.
Du sitzest, gekrönte Königin, zur Rechten Deines Sohnes, leuchtend in unsterblicher Glorie über den Chören der Engel.
Breite Deine Herrschaft aus soweit die Himmel reichen. Dein sei die Erde und alles, was auf ihr ist und lebt.
Du bist allmächtig aus Gnade, Du kannst uns also helfen. Wenn Du uns nicht helfen willst, weil wir nicht würdig sind und Deinen Schutz nicht verdienen, an wen sollen wir uns dann werden?
Dein mütterliches Herz lässt es nicht zu, dass wir verlorengehen.
Dein Kind auf Deinen Knien und der wunderbare mystische Kranz in Deinen Händen lassen uns auf Erhörung hoffen.
Wir vertrauen uns ganz und gar Dir an, und übergeben uns Dir als schwache Kinder in Deine zärtlichen Mutterarme und heute noch erwarten wir von Dir die erbetenen Gnaden.
Ave Maria.
Erflehen wir den segen Mariens
O Königin, um eine letzte Gnade, die Du uns nicht verweigern kannst, bitten wir Dich jetzt. Gewähre uns allen Deine unverbrüchliche Liebe und Deinen mütterlichen Segen.
Wir gehen nicht weg von Dir, bevor Du uns nicht gesegnet hast.
O Maria, segne den Heiligen Vater in dieser Stunde. Zum ehemaligen Glanz Deiner Krone und zum Triumph Deines Rosenkranzes, die Dich mit dem Titel Königin der Siege schmückten, erflehen wir noch Eines, o Mutter: Führe die Religion zum Triumph über die Gottlosigkeit und schenke der menschlichen Gesellschaft den Frieden.
Segne unsere Bischöfe und Priester, besonders jene, die sich für die Ehre Deines Heiligtums einsetzen.
Segne auch alle jene, die sich in Deinem Heiligtum in Pompei vereinen und alle, die den Rosenkranz beten und sich für die Verbreitung des Rosenkranzgebetes einsetzen.
O Rosenkranz, gesegnet von Maria, süsse Kette, die uns an Gott bindet, Band der Liebe, das uns mit den Engeln vereint.
Turm der Rettung für die Schiffbrüchigen, Du letzte Kuss des erlöschenden Lebens, der letzte Gruss unserer Lippen soll Dein lieblicher Name sein, o “Königin des Rosenkranzes von Pompei”. O gute Mutter, Du Zuflucht der Sünder, erhabene Trösterin der Betrübten sei gebenedeit, heute und immer im Himmel und auf Erden. Amen.
Salve Regina.

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