venerdì , Ottobre 7 2022

Il Sud riprenda il cammino nelle Istituzioni europee

Elezioni-EuropeeIl Sud non tradisca la sua cultura democratica e riprenda il cammino nelle Istituzioni europee

Per il futuro del Sud ed una nuova politica mediterranea dell’Europa gli elettori indecisi della Sicilia non si lascino ingannare dagli astensionisti dell’antipolitica, alimentati dalla rabbia degli oligarchi incantatori, sempre pronti ad approfittare delle difficoltà economiche e sociali.

Partecipino alle votazioni di domenica 25 maggio con la dignità della loro cultura, della loro storia democratica, con la coscienza del valore della presenza da protagonisti nel Parlamento Europeo, per affrontare assieme i problemi della pace, conquistata dalla generazione dei nostri padri, per realizzare lo sviluppo e l’occupazione delle aree periferiche e decentrate, ai confini del continente africano, dalle drammatiche emigrazioni.
Solo così si potrà ostacolare il ripiegamento sul nazionalismo ed il pernicioso provato isolazionismo autarchico e bellicoso, che non può tornare all’orizzonte politico.

Il Sud con il voto riprenda il suo cammino interrotto e contribuisca con il massiccio voto popolare al consolidamento delle istituzioni pacifiche europee da orientare sempre di più verso una politica umanitaria, solidaristica, creatrice di benessere, di lavoro e di cooperazione, tra i popoli vicini.

Nei difficili momenti del Paese la Sicilia è stata sempre all’altezza della sua missione salvifica per l’unità nazionale e la democrazia da conseguire nelle istituzioni sovranazionali europee.

LA SICILIA AL VOTO NON TRADISCA L’EUROPA

Il voto di domenica 25 maggio non trova i Siciliani entusiasti per una partecipazione coinvolgente la sua storia, i suoi bisogni,la sua posizione geografica e politica.

Il grido dei disperati e dei critici delle istituzioni non ci salva, lasciandoci defraudare del diritto del voto conquistato dai nostri padri. Una regione, che ha conosciuto l’emigrazione di tanti suoi figli, che oggi accoglie, anche se come tappa transitoria, i flussi disordinati di una migrazione verso l’Europa, da salvare dalla morte nelle traversate mediterranee, non può, per la disattenzione dei partiti, per l’antipolitica dei ribelli, per gli errori di qualche governante, per la disoccupazione dei suoi giovani, per le difficoltà dei suoi enti locali nell’offerta dei servizi pubblici, rifugiarsi nell’astensione e lasciar decidere il suo futuro ai pochi partecipanti.

Quel voto conquistato dall’orgoglio di essere uguali e liberi come cittadini, uomini e donne, giovani o anziani, colti o analfabeti, ricchi o poveri, dal condizionamento dei furbi, dei violenti, degli opportunisti per essere, finalmente protagonisti del comune destino, non può essere delegato, ai pochi, personalisticamente interessati, per un auto gool dell’ignavia o della rabbia.

La cultura, anche quella non necessariamente scolastica, ci ha reso solidali, legati alla famiglia, alle istituzioni locali, alla disponibilità cristiana all’accoglienza degli stranieri, all’assistenza ai poveri, agli ammalati, agli anziani, in una fratellanza non scritta, ma vissuta nella storica quotidianità.

Ed ora davanti ai temi del consolidamento politico di una patria più grande, per conservare e difendere la pace, il lavoro, i commerci, il rispetto reciproco e la dignità della persona umana, nella giustizia e nella libertà, non possiamo chiuderci nella solitudine e nello sciopero politico dell’astensione dal voto.

UN VOTO PER L’EUROPA E’ UN CONTRIBUTO ALL’USCITA DALLA CRISI DEL PAESE E DELL’EUROPA.

Vogliamo continuare a chiamarci europei, per i lavoratori italiani che vivono da eguali nei paesi dell’Unione, per i benefici che la moneta unica ha portato all’economia dei singoli stati, per la cultura e la storia che ci uniscono, per il non venir meno alla lungimiranza dei grandi statisti, che hanno voluto l’Unione Europea, per superare insieme la crisi che incombe su quasi quattrocento milioni di abitanti, per assicurare altri decenni di pace tra le nazioni del vecchio continente,per offrire la solidarietà dalla cultura occidentale e cristiana ai popoli dell’Africa e del mediterraneo.

Affidiamo pertanto al voto questa missione internazionale.

La lunga pace, di cui ha goduto l’Europa, non può essere dimenticata.

Senza memoria non ci sono nè presente, né futuro. La grande Unione Europea è necessaria alla civiltà mondiale e non è un atto di presunzione. La cultura del governo delle diverse comunità, il cammino delle carte dei diritti della persona umana, dai Greci ai Romani, alla rivoluzione dei Cristiani, ed ora alla produttività ed alla ricerca di valori da porre alla base dell’economia, della mobilità e della politica degli europei può essere utile allo sviluppo ed alla salvaguardia dei valori della persona umana di ogni continente, se si rinuncia all’isolamento e si opera per il confronto, la giustizia e la pace, a cominciare dal Mediterraneo.

Nell’invitare al voto anche i critici, gli attenti osservatori delle politiche nazionali, ricordiamo le ferite sofferte dalle divisioni e dalle contrapposizioni ideologiche, economiche, politiche, come il populismo demagogico, sempre pronto a farsi strada nelle difficoltà.

Da Siciliani per continuare ad essere europei sappiamo che ciò comporta dei doveri, delle responsabilità del rigore, interno, e di un’etica nei rapporti sovranazionali e di una visione e gestione comune delle relazioni internazionali.

Non ci si salva da soli nella tempesta economica e finanziaria mondiale ed in quella politica con il governo nazionale, ma con una partecipazione convinta e decisa nel rafforzamento dei poteri e della solidarietà con gli altri paesi europei.

Le grida ed il disastrofismo, l’antipolitica come risoluzione e panacea di tutti i mali, l’uscita dall’Europa e dall’Euro non aiuta il cammino delle riforme interne né delle innovazioni nella politica europea.

Scegliere i partiti e le liste che hanno precisi riferimenti storici europei, che hanno collaborato al cammino delle istituzioni in questi primi decenni, per sviluppare il dialogo tra le diverse opzioni programmatiche è sempre più lasciato alla libertà di quanti credono nella politica come servizio,
alla persona umana ed alle istituzioni, che liberamente e democraticamente si riformano.

Ferdinando Russo
onnandorusso@libero.it

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