venerdì , Luglio 30 2021

Catania, esperimento scientifico “Tomo-Etna” per scoprirne i segreti

L’Etna sta per essere sottoposto a una tomografia per conoscere quale sia la sua struttura fino a 30 chilometri di profondità, e quali le sue relazioni con la complessa geodinamica regionale. Nel caso del vulcano siciliano la tomografia si fa con le onde sismiche per ottenere lo stesso risultato dell’esame diagnostico degli uomini: una ricostruzione in 3D della camera magmatica profonda, dei condotti di alimentazione, delle fratture interne e di quant’altro costituisce la parte nascosta del suo grande e intricato apparato vulcanico.

Sicilia Etna eruzione 2006 (20)Al via il 25 giugno Tomo-Etna prenderà l’avvio il 25 giugno prossimo e andrà avanti per un mese, con un imponente spiegamento di uomini e mezzi, più di sessanta fra ricercatori e tecnici, con la partecipazione di istituti e università di vari Paesi e il coinvolgimento di navi oceanografiche. I costi sono quasi tutti a carico di due grandi programmi di ricerca europei, Medsuv, pensato apposta per studiare l’Etna, il Vesuvio e gli altri vulcani campani, ed Eurofleets2 che supporta le spedizioni oceanografiche.

I DATI DA RACCOGLIERE La tomografia riguarderà non solo il monte Etna ma anche i suoi dintorni, estendendosi a nord nei Peloritani, nei Nebrodi e nel Tirreno fino alle isole Eolie; a est nel mare Ionio; a sud nei monti Iblei. In pratica, mezza Sicilia: la parte orientale. Gli impulsi di aria compressa per suscitare i sismi saranno effettuati in mare, da strumenti posti sulle navi oceanografiche. I segnali da registrare e analizzare saranno raccolti dalle 70 stazioni permanenti della rete sismica nazionale gestita dall’Ingv e, in aggiunta, da altre cento stazioni temporanee, disposte secondo un reticolato a maglie strette che garantirà la migliore copertura di tutta l’area da studiare.

UN MILIONE DI DATI Si prevede che tutta la rete sismica, a terra e in mare, raccoglierà un milione di dati che dovranno poi essere analizzati da appositi software e trasformati nelle immagini dell’interno e delle radici del vulcano, a una risoluzione mai raggiunta prima d’ora. L’obiettivo della ricerca sta nel capire le relazioni fra il vulcano e la dinamica delle placche terrestri che, in questa regione, vede lo scontro e la subduzione della placca africana e delle sue varie articolazioni sotto la placca europea.

PRIMI RISULTATI A FINE ANNO Per avere le prime novità bisognerà aspettare fino alla fine dell’anno. L’Etna ha la fama di vulcano buono, caratterizzato da prevalente attività effusiva che, per quanto abbondante e dannosa, lascia il tempo all’uomo di mettersi in salvo e che non sfocia in esplosioni catastrofiche come quelle del Vesuvio. Ma dalla fine degli anni Novanta a oggi i parossismi del vulcano, con eruzioni di maggiore energia e abbondanti fontane di lava, sono aumentati di frequenza.

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