sabato , Ottobre 23 2021

Comune di Baucina

Logo BaucinaIl territorio comunale di Baucina, localizzato nel cuore della Provincia di Palermo, dista circa 35 Km dal capoluogo della città di Palermo ed è esteso poco più di 24 kmq.

Confina con i seguenti Comuni: ad est con Villafrati, a nord con Ventimiglia di Sicilia e Bolognetta, a est con Caccamo e Ventimiglia di Sicilia e a sud con Ciminna e Villafrati.

Con riferimento alla cartografia ufficiale dell’I.G.M. “Carta d’Italia”, il territorio ricade nel Foglio 259, quadrante IV, orientamento N.O. di “Ventimiglia di Sicilia”.

Il territorio comunale è localizzato in una posizione strategica ed è facilmente raggiungibile da diverse direzioni: dalla strada statale Palermo – Agrigento (SS 121), innestandosi sulla strada provinciale per Baucina (SP 6), o dalla strada provinciale di Bagheria (SP 6 bis) oppure dalla strada provinciale SP 6, proveniente da Trabia, a cui si accede anche dall’autostrada PA-CT (A19).

Caratteri morfologici

La morfologia del territorio comunale è chiaramente frutto degli eventi geologici recenti, ai quali ha fatto seguito l’azione degli agenti esogeni che ha espletato un’azione di modellamento della superficie topografica, generando le attuali morfosculture, e dell’intenso intervento antropico, che ha modificato l’originaria geometria dell’area.

Il territorio, a parte la piccola porzione presente a nord-est in corrispondenza della dorsale di Monte Cane (zona montuosa) pari a circa 10% della superficie territoriale, è chiaramente inquadrabile, sotto il profilo altimetrico, nella tipica fascia collinare; il territorio ha quote comprese tra 260 e 1.257 m. s.l.m., con il Pizzo della Trigna, la cui vetta demarca il confine territoriale con i comuni di Caccamo e Casteldaccia, mentre il centro abitato ha un’altitudine media di 550 m. s.l.m.

In sintesi, buona parte del territorio comunale è caratterizzato da forme dolci, conseguenti all’azione di modellamento degli agenti esogeni sulle masse argillose, mentre la zona montuosa, che è parte integrante della Riserva Naturale Orientata di “Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto”, è caratterizzata da forme più aspre, con versanti acclivi che determinano la presenza di forti dislivelli altimetrici per la presenza di affioramenti litoidi.

La rete idrografica è molto sviluppata, specie in corrispondenza della zona centro-settentrionale del territorio in corrispondenza di affioramenti argillosi; la stessa rete, di tipo dendritico, è caratterizzata da piccoli corsi d’acqua, spesso a regime torrentizio, che raccolgono l’acqua ruscellante lungo i versanti e la riversano nei valloni principali (Valloni Passo Norizza, Suvarita, Favara, Sercia, Fruscillo, Caldara e Fiume Cannizzaro), tutti tributari del Fiume Milicia, nel cui bacino ricade l’intero territorio comunale.

A parte una piccola superficie destinata a bosco, nella zona montana, le coltivazioni presenti nel territorio comunale sono quelle tipiche del clima mediterraneo: uliveti, vigneti, mandorleti e cereali, nell’area centro-meridionale, mentre le zone più impervie (vegetazione spontanea con prevalenza di arbusti) sono lasciate al pascolo.

Evoluzione geologico-strutturali

Il processo evolutivo geografico-strutturale dell’area in cui ricade il territorio comunale di Baucina si è articolato in una prima fase che precede il periodo Tortoniano (fase orogena), ed ha interessato i terreni più antichi (Unità Pizzo di Cane) derivanti dalla deformazione del Dominio Imerese, di natura calcareo-dolomitica (Fm. Fanusi e Fm. Mirabella) di Pizzo dell’Aquila, Pizzo della Trigna e Monte Cane e argilloso-sabbiosi (Flysch Numidico) di c/da Caldara, Scarpa, Quarto-Suvarita e quelli più recenti (fase tardorogena) con i depositi sabbioso-conglomeratici della Fm. Terravecchia” (c/de Fruscillo, Acquasanta, Cannizzaro e Rini), calcarenitico-organogeno della Fm. Baucina (Monte Falcone, Monte Carrozza, Cozzo Malamoneta e c/de Croce e Acquasanta) e gessosi della Fm. Gessoso-Solfifera (c/de Balatelle, Margio, Torre e Chiarello).

Il territorio comunale nel suo aspetto morfologico attuale è frutto di eventi che hanno il loro inizio nel periodo geologico mesozoico o era secondaria e per la precisione circa 220 milioni di anni fa. La zona climatica durante quest’era geologica alle nostre latitudini era di tipo tropicale.

Il mare, che occupava tutta l’area di Baucina, faceva parte del margine meridionale dell’Oceano Tetide, tributario del più grande Oceano Pacifico. Questo mare tropicale nella parte meno profonda ospitava una potente barriera corallina.

In tale ambiente di mare profondo, al largo si formarono le calcilutiti dolomitiche con liste e noduli di selce con radiolari e lamellibranchi (Fm. Mirabella – Carnico – 220 milioni di anni). Su queste calcilutiti, in ambiente di scarpata, si depositarono le dolomie risedimentate (Fm. Fanusi – Trias-Lias – 210 milioni di anni), e successivamente, sempre in ambiente di mare aperto, le argilliti silicee con radiolariti e lamellibranchi (Fm. Crisanti – Lias-Cretaceo – da 200 a 65 milioni di anni) e le calcilutiti e marne a foraminiferi (Fm. Caltavuturo – Eocene-Oligocene – da 53 a 24 milioni di anni). Negli ambienti di collegamento tra il mare aperto e la piana tidale (scarpata) si depositarono le litologie terrigene (Flysch Numidico – Oligocene-Miocene – da 35 a 10 milioni di anni). L’orogenesi alpina, alla fine dell’era secondaria e all’inizio del periodo terziario, mise in movimento le zolle oceaniche e fece piegare l’unità di Pizzo di Cane del Dominio Imerese (Langhiano-Serravalliano – circa 15 milioni di anni). Successivamente l’unità di Pizzo di Cane e di Pizzo dell’Aquila sovrascorsero sull’unità di Pizzo Busambra. Le argille varicolori delle Unità Sicilidi, provenienti da aree interne del margine continentale africano, hanno ricoperto le unità del dominio imerese. Così si formarono le montagne della dorsale di Monte Cane e Sant’Onofrio. Man mano che i rilievi montuosi si formavano, affioravano le terre emerse dall’Oceano Tetide.

Il Tortoniano (circa 7 milioni di anni) era caratterizzato da un clima umido tropicale con fiumare turbolente che crearono i depositi terrigeni con ciottoli e pietre arrotondate (conglomerati) e sabbie dalla Fm. Terravecchia rappresentata a Baucina dalla facies conglomeratico-sabbiosa presente in c/da Fruscillo, Acquasanta e Monte Frumento. Durante il Miocene (da 24 a 5 milioni di anni) l’Oceano Tetide perse i rapporti con l’Oceano Pacifico e si formò il Mare Mesogeo. Si stavano intanto formando l’Oceano Atlantico e Indiano, mentre il vecchio Mediterraneo o Mesogea rimase quasi isolato dagli oceani. Nel Messiniano (circa 5 milioni di anni), il clima diventava già più arido e si formarono una serie di laghi salmastri e salati, in cui a seguito di un processo evaporitico, si depositarono i gessi della Fm. Gessoso-Solfifera rinvenibili a Baucina nelle c/de Balatelle, Margio, Torre e Chiarello. Durante questo periodo il mare ricopriva l’attuale centro abitato e formava una scogliera sul complesso di Carrozza-Malamoneta-Monte Falcone e Croce, mentre nelle zone più interne, contemporaneamente, si depositavano le argille messiniane della Fm. Terravecchia.

Il ripiegamento di questo complesso collinare per l’effetto della tettonica messiniana è quello che ha dato l’aspetto definitivo alla morfologia del nostro territorio, caratterizzato da un ambiente prevalentemente collinare in cui si sviluppa, specie dove affiorano depositi argillosi, un evidente reticolato idrografico. I depositi carbonatici di laguna di retro scogliera che affiorano nelle zone di Monte Carrozza, Cozzo Malamoneta, Monte Croce e Monte Falcone sono calcareniti organogene, ricche di fossili (conchiglie, coralli Porites, alghe e ricci) che costituiscono la “Fm. Baucina” descritta nel nostro territorio e conosciuta in tutto il mondo con questo nome nel 1976 dai geologi Aruta e Buccheri, quando è stata istituita ufficialmente. Le colline di Baucina pertanto, sono la parte centrale di un ambiente di laguna di retro scogliera, parte integrante di un arco di scogliere marine e di depositi fluviali che va da Petralia Sottana a Salemi con andamento prevalente NE-SO.

A Baucina la formazione raggiunge a Monte Falcone 90 m. di spessore ed è la più completa di tutta la Sicilia. Nelle c/de Margio e Torre, sono invece rinvenibili dei gessi selenitici a grossi cristalli trasparenti, massima espressione della fase evaporitica.

Successivamente, nel Pliocene (da 4 a 1 milione di anni) in alcune zone del territorio (c/da Margio, Chiarello e Salatino) si ripristinarono le condizioni di mare aperto (ambiente pelagico) e si depositarono le calciluiti bianche (Trubi).

Le litologie (pietre e terre) presenti sul territorio di Baucina sono state da sempre utilizzate sin dalla preistoria nel campo dell’edilizia e in misura minore per la costruzione di utensili. Gli uomini preistorici di Montalbano (tra Baucina e Ventimiglia), utilizzarono le liste di selce della Fm. Mirabella o Scillato per costruire utensili. Gli stessi costruirono un castelliere a Montalbano e usarono le selci del Mare Tetide; i greci, i romani, gli arabi e i normanni abitarono sul Monte Falcone, su Monte Carrozza e Cozzo Malamoneta e usarono le pietre di gesso tipo “balatelle” e quelle di calcarenite organogena di Cozzo Malamoneta e delle cave del Piano Puddicina. I fondatori di Baucina con i gessi del tipo “balatelle” (Fm. Gessoso-Solfifera) di c/da Balatelle e Margio, le ghiaie e sabbie di c/da Fruscillo e Acquasanta (Fm. Terravecchia), le argilliti grigie (Flysch Numidico) di c/da Caldara e la “pietra di Carrozza” (Fm. Baucina) di Monte Falcone, Monte Carrozza e Cozzo Malamoneta, costruirono le prime case e le prime chiese. Con le quarzareniti di c/da Rini-Fruscillo realizzarono il manto ciottolato di buona parte del paese, che attualmente ancora esiste in molte traverse dell’abitato di Baucina (es via Dante Alighieri). Anche la calcarenite organogena “pietra di Carrozza”, tutt’oggi ancora si utilizza per lavori prevalentemente di tipo edilizio-ornamentale.

Cenni Storici

Le notizie storiche su Baucina non sono numerose e in genere si limitano a registrare alcuni sporadici eventi.

Una questione ancora aperta è quella relativa all’origine e all’evoluzione del nome: Baucina, Baugina, Balchina, Balcina, Bocina.

Una probabile provenienza del nome, secondo l’interpretazione di Mons. Salvatore Maria Varisco, può farsi risalire al greco: da “baucos” che significa fertile e “ininion” nuca o declivio, per cui Baucina potrebbe significare declivio fertile.

Una seconda interpretazione, che si basa su un’approfondita ricerca condotta da Fra Diego Ciccarelli, conferma la tesi di Girolamo Caracausi, il quale riferendosi a Baucina dice: “il cui nome è di origine oscura”, sostenendo dunque l’impossibilità di risalire ad una provenienza certa del nome con le sole informazioni ad oggi conosciute.

Il primo documento che attesta la nascita ufficiale del paese come centro abitato risale all’8 luglio 1624, anno in cui il principe Emanuele Filiberto di Savoia, allora viceré e capitano generale di Sicilia, concesse la “licentia habitandi” e il mero e misto impero al Marchese Mariano III Migliaccio.

BaucinaIn realtà, dai reperti archeologici ritrovati nelle aree del Monte Falcone e del Monte Carrozza (i due colli che sovrastano Baucina) si può desumere che il territorio fosse stato popolato già prima di questa data, come risulta dalla datazione dei reperti più antichi riconducibili all’età arcaica, classica ed ellenistica.

Probabilmente un insediamento indigeno ellenizzato doveva svilupparsi in entrambi i colli, rispetto ai quali in posizione mediana e periferica si trovava l’area della necropoli, occupando così un’area difendibile e strategicamente importante per il controllo del territorio e delle vie di comunicazione.

Di notevole interesse appaiono anche i ritrovamenti di alcune sepolture contenenti resti umani con il viso rivolto a sud e sud-ovest che potrebbero indicare una successiva presenza araba nel territorio.

Il feudo di Baucina appartenne all’Abbazia di S. Spirito fino al 1516, anno in cui fu ceduto all’Ospedale Grande di Palermo, che nel 1524 ne affidò il “dominio utile” al Barone Antonio Ventimiglia, appartenente alla famiglia che allora aveva la signoria di Ciminna.

Nel 1535 Antonio Ventimiglia donò il feudo alla figlia Elisabetta, sposata con don Mariano Migliaccio, barone di Montemaggiore e avo dell’omonimo Migliaccio precedentemente citato.

A due anni dalla fondazione, nel 1626, Baucina venne elevata a principato da Filippo IV re di Spagna e di Sicilia. Di conseguenza Mariano Migliaccio divenne principe di Baucina.

La popolazione del nuovo centro abitato nei primi anni della sua fondazione contava circa 65 “fuochi” (unità familiari) e 255 “anime” (abitanti) e poté assistere alla contemporanea costruzione dell’attuale chiesa madre, sin da allora dedicata a Santa Rosalia.

Per commemorare la fondazione di Baucina nel 1987 il sindaco Giuseppe Giaccone e il consiglio comunale deliberarono l’istituzione dell’anniversario di fondazione di Baucina da festeggiarsi l’otto luglio giorno della concessione della “licentia populandi” al principe Migliaccio.

I primi abitanti di Baucina

Le prime notizie storiche sugli abitanti di Baucina risalgono agli anni 1655-56 e derivano dai “Riveli” di quegli anni del Tribunale del Regio Patrimonio. Da questi dato si desume che dei primi baucinesi ( 92 famiglie ) solo 5 famiglie erano del luogo. Le altre provenivano da vari paesi più o meno vicini: Ciminna, Caccamo, Montemaggiore, Palermo e addirittura da Messina.

Baucina nel Settecento

Il Settecento è stato un secolo ricco di avvenimenti per Baucina, tra cui la venuta nel febbraio del 1789 del corpo di Santa Fortunata di cui tratteremo meglio più avanti. Ma tanti altri furono gli episodi di rilievo di una comunità che stava compiendo i primi passi e cominciava ad organizzare la propria vita civile e soprattutto religiosa.

Baucina 2– Nel 1700 fu edificata la chiesa del Purgatorio sotto il titolo di San Gregorio Papa.

– Nel 1745 fu edificato il collegio di Maria Santissima del Lume a spese del Reverendo Francesco Cammarata, oriundo di Ciminna ma abitante a Baucina dove ricopriva il ruolo di Vicario Foraneo. Nella realizzazione del collegio di Maria un valido contributo fu dato pure dalla sorella del Vicario, donna Dorotea Cammarata. Il collegio di Maria ebbe molti meriti verso la popolazione del paese, perché le suore insegnavano alle ragazze che lo frequentavano i lavori femminili, il ricamo, il cucito, la buona tavola, le buone maniere, i primi rudimenti della dottrina religiosa. E dal momento che alcune suore erano maestre nei locali del collegio nascevano le prime classi della scuola elementare. Nel teatrino del collegio spesso erano rappresentate delle commedie o delle vite dei santi. Per tutti questi servizi il Municipio di Baucina pagava una retta al collegio. La prima Madre Superiora del collegio fu Maria Anna Cammarata.

Baucina 3– Nel 1749 fu edificata la chiesa dell’Immacolata Concezione a spese della Compagnia del terzo ordine secolare con il contributo delle offerte dei fedeli ed il valido contributo dei sacerdoti Francesco Mauro e Girolamo Puzzo di Termini Imerese.

– Il paese, con l’annesso territorio, fu comprato nel 1760 dal Barone Francesco Calderone che lo acquistò dalla famiglia dei Migliaccio. Il Barone Calderone spese per l’acquisto del comune novantamila scudi.

– Nel 1764 si realizzava la chiesa Madre, ad una sola navata, mentre era Arciprete il sacerdote Onofrio Russo di Marineo. Per la consacrazione della chiesa si fece grande festa con l’intervento dei parroci dei paesi vicini e di molto clero.

– Nel 1772 il Sacerdote Alfio Caruso di Massalucia fece scolpire a sue spese la statua di Maria SS. Addolorata, che giunta in paese distribuì innumerevoli grazie a paesani e stranieri. Lo stesso don Alfio Caruso fece pure realizzare, sempre a sue spese, la cappella dell’Addolorata, l’unica in stile barocco, ed il pavimento della chiesa del collegio.

La rivoluzione in Baucina del 1775

Che vi sia stata una rivoluzione in Baucina nel 1775 lo sappiamo da una lettera anonima scritta contro il sindaco Francesco Badami che allora non godeva di eccessive simpatie presso i suoi amministrati. In questa lettera anonima non è però detto chiaramente cosa sia successo in quell’occasione. Certo è che ci fu una rivolta contro il Barone Calderone promossa per l’istigazione di un certo mastro Domenico Badami, padre del sindaco Francesco. Nella citata lettera anonima si dice che il figlio era “pestifero germe degno delle pessime radici paterne.” Pare che per istigazione di mastro Domenico Badami e di altri facinorosi vi sia stata una turbolenta rivolta con grandi schiamazzi e urla del popolo baucinese che gridava riversandosi per le strade del paese: “ abbasso i prepotenti”. Oppure “abbasso i baroni”. Tutto questo malcontento nasceva dal fatto che i baucinesi volevano che fossero aboliti tutti i privilegi baronali, le cosiddette “angherie medievali” e tutte le tasse ( poche in verità) che ancora si pagavano a favore del povero barone, e cioè le tasse per l’acqua, per le strade, per i posti di case e le varie dimore di proprietà baronale date in affitto.

I fatti del 1820

Don Diego Nuccio così espone i fatti successi in Baucina il giorno 13 luglio del 1820. “ Appena furono palesi i disordini occasionati nella città di Palermo, Giuseppe La Barbera fu Giuseppe ed altri rivelarono le loro intenzioni fino al fomento di una vera insurrezione che ebbe mascherato lo scopo di buon ordine e tranquillità ottenendo l’appoggio di persone di pubblica autorità. I rivoltosi, guidati da la Barbera, armati di fucile si condussero ad assalire la casa del supplicante Pietro Nuccio, obbligandolo con minacce non solo alla consegna di tutto il denaro in suo possesso ma anche alla consegna di tutti i mandati di spedizione che lo stesso teneva. Da lì i rivoltosi si avviarono verso la casa del cancelliere comunale in cui penetrarono con la forza trafugando le carte che lì erano custodite che furono date alle fiamme nella pubblica piazza.” Due anni più tardi, nel 1822, il sindaco di Baucina certificava che l’intero archivio comunale era stato distrutto, compresi i libri di contabilità.

Il Notaro Giuseppe Antonio Pittalà così commentava in un pubblico atto quei fatti accaduti: “…tutto questo perché i baucinesi non volevano pagare le tasse e pensavano che bruciando le carte comunali tutto era risolto.

La vita politica dopo il 1812

Il 18 giugno 1812 il Parlamento, facendo seguito ad un Decreto Regio, approvava la Costituzione che proclamava solennemente l’abolizione della feudalità. Così la Sicilia passò, come annota il Marrone, da un tipo di organizzazione politica ed economica di derivazione feudale ad una fondata su principi costituzionali e sul liberismo economica. I siciliani perciò cessarono di essere vassalli e diventarono liberi cittadini, , mentre baroni e principi divennero a pieno titolo i proprietari dei loro feudi. In pratica, cosa cambiò ? I quattro giurati che vi erano in ogni paese furono sostituiti da altrettanti magistrati municipali, talvolta chiamati solo municipali. Il 1 gennaio 1818 entrò poi in vigore la riforma dell’amministrazione pubblica in Sicilia, e agli antichi magistrati di nomina baronale subentrarono il Decurionato, il Sindaco, i I eletto, il II eletto. Il Decurionato costituiva l’organismo di rappresentanza del comune e corrispondeva più o meno all’attuale Consiglio comunale. Per i comuni con popolazione inferiore ai 3000 abitanti era prevista una rappresentanza di otto decurioni, come avvenne per Baucina. Il numero degli eleggibili allora era molto ristretto, perché erano dichiarati eleggibili gli abitanti che avevano una certa proprietà non inferiore a quella stabilita dalla legge. Mentre per i maestri, ossia coloro che esercitavano un’are o un mestiere, bastava una proprietà minore. La massima autorità del paese era quella del Sindaco che veniva eletto dalla intendenza di Palermo, dietro la segnalazione del Decurionato, dell’Arciprete e del giudice. Gli stretti collaboratori del sindaco : il I eletto e il II eletto. Il I eletto si interessava dei preposti al pubblico servizio e all’annona. Mentre il II eletto aveva responsabilità dello stato civile, una volta curata dalle parrocchie e poteva sostituire il sindaco in caso di malattia o di altro impedimento.

Il sindaco e gli altri eletti duravano in carica in media per tre anni, salvo casi contrari come più volte capitò a Baucina. Potevano però essere confermati per mancanza di altri elementi capaci disponibili, quindi in I dcaso di utilità o di pubblica necessità.

ecurioni invece duravano in carica quattro anni e non potevano essere riconfermati senza un intervallo di due anni tra un mandato e l’altro.

I nuovi eletti entravano in funzione il 1 settembre. Ogni anno si rinnovava un quinto dei Decurioni.

Fra i dipendenti del comune vi erano: il cassiere, il cancelliere e il segretario. A questi venivano affidati, sotto la personale responsabilità: l’ufficio, l’archivio e il suggello del comune, come anche la compilazione degli atti che loro spettava di ufficio.

Baucina non dipendeva direttamente dall’intendenza di Palermo, ma dalla sottointendenza di Termini Imerese: cosa strana, perché mentre Palermo era il centro più vicino e meglio collegato sia per Baucina ce per Ventimiglia e Villafrati, per raggiungere termini bisognava un fiume che era privo di ponte ed inoltre la strada molto accidentata era percorsa solo in estate.

Da ciò molti ricorsi da parte delle amministrazioni locali di Baucina che si succedevano nel tempo, per poter avere, come diretto superiore l’intendenza di Palermo. La questione fu risolta all’inizio del 1900 in seguito ad una proposta avanzata in Parlamento a Roma dal Senatore Camillo Finocchiaro Aprile, dietro una clamorosa perorazione fatta dall’avvocato Giuseppe Traina Oddo. Solo allora i comuni di Baucina, Ciminna e Ventimiglia furono aggregati alla prefettura di Palermo e tolti definitivamente dalla sottoprefettura DI Termini Imerese.

Riguardo poi al circondario per le politiche interne, mentre prima Baucina dipendeva dal circondario di Termini Imerese e poi di quello di Caccamo, nel 1882 lo troviamo inserito in quello di Corleone. Non ne conosciamo il motivo, però è certo che raggiungere Corleone era molto più difficile che recarsi a termini o a Caccamo, specialmente prima della costruzione del tratto di ferrovia Palermo- Corleone.

Ogni volta che si votava per il rinnovo dell’amministrazione comunale si presentavo tre liste, presentate dal sindaco in carica, dal parroco e dal giudice. Su queste la sottointendenza di termini Imerese sceglieva che riteneva più ligio alla monarchia, per cui venivano sempre scartati i patrioti (come un certo Ignazio Varisco), i carbonari, gli appartenenti a società segrete e i delinquenti comuni.

Una volta eletti, tutti, decurioni e sindaco, dovevano promettere fedeltà a Sua Maestà il Re, tendendo la mano sul libro del vangelo.

Questa era la prassi, ma capitò spesso che alcuni eletti non vollero entrare in carica né prestare giuramento al Re.

Notizie sull’amministrazione comunale

Le prime notizie riguardo le amministrazioni civili di Baucina risalgono al 14 settembre 1800. quando il Decurionato scrive all’arciprete e per conoscenza alla Curia di Palermo di avere eletto come cappellano Sacramentale della chiesa Madrice di Baucina il Sac. Don Leonardo Maria Manfrè. Un’altra notizia del 18 luglio 1801 riguarda la stessa comunicazione

data alla sottointendenza di Termini.

Le prime notizie del Decurionato risalgono al 21 febbraio 1813. Da esse apprendiamo che il Decurionato del comune, il cui numero era di otto unità, “si riunisce oggi in numero legale, di sopra nella sala delle sue ordinarie sedute sotto la presidenza del Sindaco.” I decurioni intervenuti erano: Antonino Cecale, Francesco Facella, Domenico d’Ambrogio, Giovanni Manfrè, Antonino Tantillo di Francesco e Antonio Campanella. Mentre risultavano assenti perché impegnati: Antonio Aglialoro e Francesco Abbruscato. In quella seduta, per la cronaca, i decurioni approvarono la nomina del Sacerdote Antonio Salanitri come cappellano della chiesa di San Gregorio.

Personaggi illustri

FRA MARIO da Baucina ( al secolo Di Falco Agostino)

Nacque a Baucina il 22.09.1921 fu u oumo semplice come S. Francesco , saggio e paziente specialmente con i piccoli.

Morì il 22.10.1988.

Padre Illuminato da Baucina ( al secolo Francesco Guarino)

Nacque a Baucina il 04.02.1895 il giorno dopo fu battezzato e fu imposto il nome di FRANCESCO.

Dopo la scuola elementare entrò in seminario . all’età di 15 anni fece entro nella famiglia Francescana e nel 1922 fu ordinato sacerdote .

Fu un grande uomo e rivestì diverse cariche, come Ministro Provinciale e Superiore Generale , Commissario di Calabria.

Morì a Palermo il 13.05.1955 a Lui venne dedicata una Via” salita Padre Illuminato da Baucina”.

Ambiente e Natura

La Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 20 ottobre 2000), firmata dagli Stati della CE, definisce il paesaggio terrestre “…una determinata parte del territorio, così come percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”..

Nella definizione di paesaggio entrano sempre due componenti: la componente fisica formata prevalentemente dalla geomorfologia del territorio e la componente biotica formata dalle comunità vegetali e animali stanziate in siti con elevata naturalità o in contrade modificate dall’agricoltura e dall’allevamento. Ma per la percezione del paesaggio è necessaria una terza componente: quella dell’osservatore caratterizzato da diversità culturale, da differenti fasce di età e di stati d’animo. Nei manuali di Ecologia del Paesaggio il primo documento letterario che descrive la percezione del paesaggio è inquadrato nella cultura dell’Umanesimo europeo. Francesco Petrarca, infatti, in una lettera scritta nel 1336 al suo consigliere spirituale Padre Dionigi da Borgo San Sepolcro (Familiares IV, 1.), descrive la sua salita insieme al fratello sul Monte Ventoso presso Avignone e la sua scoperta della percezione del paesaggio naturale che lo circonda o che immagina, come un’armoniosa presa di coscienza del rapporto dell’uomo con la natura nella dimensione non solo estetica e sentimentale, ma soprattutto spirituale nel progetto di Dio che li sostiene entrambi. In questa lettera vi sono due elementi utili per lo studio dell’Ecologia del paesaggio: la popolazione degli osservatori può anche essere fatta da uno o due persone, come avviene nelle passeggiate turistiche, e la componente naturalistica geomorfologica e biocostruita può anche non essere percepita in tutte le sue parti dall’occhio, ma in parte anche immaginata, utilizzando visioni memorizzate in precedenza. Petrarca ed il fratello pur essendo sul Monte Ventoso avevano in mente, infatti, i paesaggi dei Pirenei, delle Alpi, delle campagne e delle città a loro familiari.

La storia geologica del territorio di Baucina ha generato un paesaggio collinare e montuoso articolato nell’uso storico del territorio in contrade collegate da una antica e suggestiva rete viaria: le trazzere, alcune delle quali “le regge trazzere” mantengono ancora efficaci funzioni sia per l’uso produttivo del territorio sia per la fruizione turistica a piedi o con fuoristrada.

Percorrendo questa rete viaria rurale si possono incontrare alcuni geositi che in parte hanno anche emergenze naturalistiche di flora e di fauna selvatiche. Inoltre lungo queste trazzere si possono trovare antichi insediamenti umani che vanno dall’epoca preistorica, al periodo greco e romano con resti più recenti bizantini, arabi e normanni.

I progetti di percorsi turistici si possono articolare in quattro realtà territoriali:

Baucina 4– Il geosito della “Formazione Baucina”, noto nella letteratura geologica scientifica, costituito dalle colline di Monte Falcone, Carrozza e Malamoneta.

Si tratta di scogliere di un mare antico (15-20 milioni di anni fa) dove è possibile trovare fossili (banchi di ostriche) marini e osservare lembi di spiagge fossili con ciottoli piatti aggregati da sabbie grossolane. Sul Monte Falcone ogni anno si radunano in una sosta di migrazione i Falchi Pellegrini in transito dall’Africa verso l’Europa e si possono osservare anche concentrazioni di alcune centinaia di questi rapaci. In questa formazione si trovano antiche cave utilizzate per costruire le chiese e le case del centro abitato, ma anche per scolpire statue e fregi architettonici del barocco siciliano (anche nella città di Noto). La calcarenite, infatti, è ricca di sabbia quarzifera che la rende resistente al degrado delle piogge acide. Su queste colline vi è una necropoli con tombe che vanno dal periodo Sicano a quello Greco e fino all’Arabo-Normanno.

– Il geosito della “Formazione Terravecchia” è formato da contrade con paesaggio ondulato tipicamente di colore rossastro per la presenza di quarzareniti ricchi in ossidi di ferro e di alluminio. Questa formazione è conosciuta anche come “ficilignu” e dà il nome ad una contrada. I contadini, infatti, zappando questi terreni osservavano frequenti scintille (fecit ignem) quando si colpivano i grossi ciottoli sparsi nel terreno. Si tratta di un’antica fiumara di origine africana che ha drenato le formazioni del Sahara da Scillato fino a Salemi. I ciottoli arrotondati venivano usati per fare il selciato delle strade e delle piazze, mentre le parti più fini venivano modellate per costruire le pietre “mole; per arrotini e artigiani. Le formazioni più evidenti formano la collina di Cangialosi (Cozzo Finocchiaro) e le contrade Rini, Fruscillo e Ficilignu dove si trovano insediamenti di epoca medioevale.

– Il geosito della “Formazione gessoso-solfifera” che interessa il Bivio Balatelle e le contrade Margio, Chiarello e Torre è formato dai resti dei “Laghi Mare” originati dall’evaporazione di bacini marini alla fine dell’epoca terziaria. Il paesaggio è molto suggestivo con formazione di doline e di fenomeni carsici con torrenti sotterranei che alimentano sorgenti di acqua amara. Antiche cave di gesso costellano il territorio ricoperto da una vegetazione dominata dai cespugli bianchi di Artemisia e da numerose orchidee selvatiche. Le cavità naturali proteggono una ricca fauna di pipistrelli, conigli, volpi e istrici. Resti di torri di guardia e di vecchi mulini ad acqua si trovano tra Baucina e Villafrati lungo una trazzera percorribile anche in macchina.

– Il geosito dei ”Monti di Calamigna”, una formazione mesozoica (dal Carnico al Cretaceo) di roccia carbonatica e dolomitica di Facies Imerese che si innalza fino a 1250 metri e ospita vari insediamenti per l’allevamento animale, i resti di un villaggio preistorico a Montalbano e di una necropoli araba nel vicino territorio di Traversa (Comune di Ventimiglia). Sul Pizzo dell’Aquila nidifica ancora l’Aquila del Bonelli e sui contrafforti di Montalbano nidifica il Gufo reale ed altri rapaci notturni e diurni. Questo versante della montagna fa parte di una Riserva Regionale gestita dalla Forestale. Il detrito di falda della montagna forma la Contrada Suvarita (Sughereta) che ospita lembi di bosco misto con querce da sughero, ma anche con lecci e querce di Virgilio. Una lunga e panoramica trazzera (la Via San Marco) costeggia la montagna ed un’altra (la Via Reggia) la collega alle colline di Tumminia.

Una fitta rete di torrenti attraversa le quattro formazioni con una copertura di vegetazione ripariale ancora caratterizzata da buona naturalità con prevalenza di salici neri, di pioppi e di querce. Questi torrenti formano una vera rete di connessione ecologica tra le quattro formazioni permettendo ad una ricca fauna terrestre e volatile di spostarsi su tutto il territorio.

La Chiesa Madre

Baucina 5Fu costruita nel 1764 a una sola navata, venne aperta al culto il 29 giugno 1764, mentre era Arciprete il Rev. Onofrio Russo di Marineo, dedicata a “S. Rosalia”, appartenete alla diocesi di Palermo, unica dedicata alla Santuzza fuori di Palermo, il cappellone ossia il coro si costruì qualche anno dopo in essa vi sono tantissime opere d’arte a partire dalla bellissima e singolare statua del crocifisso del Quattrocchi situato presso l’altare centrale che custodisce il SS. Sacramento.

Nel giugno del 1856, durante i festeggiamenti dl SS. Crocifisso vi fu un grande incendio, che divorò gran parte degli altari e candelieri di legno e altri oggetti presenti per il sacro rito.( dalle notizie di Mons. Salvatore Maria Varisco)

Attualmente la nostra maestosa Chiesa Madre è in grande splendore essa è composta di sei altari laterali e precisamente :

– Altare dell’Immacolata opera del Bagnasco

– Altare di santa Lucia opera sconosciuta

– Altare di San Michele arcangelo opera del Piscitello

– Altare di S. Antonio di Padova opera sconosciuta

– Altare del Sacro cuore di Gesù

– Altare di san Giuseppe opera del Bagnasco

– Nel coro vi sono poi due stupendi mosaici raffiguranti il risorto e Gesù nell’orto, e un quadro raffigurante l’ultima cena ad opera del maestro Dixit Domino.

Chiesa del Collegio

Baucina 6Come possiamo leggere nelle notizie Dal Boglino in Sicilia Sacra risulta che:

nel 1745 fu edificata la chiesa del Collegio sotto il titolo di “ Maria SS. Del Lume “ a spese del Rev. Don Francesco Cammarata di Ciminna . Egli edificò anche l’annesso collegio ( 1728) con l’aiuto della sorella donna Dorotea Cammarata.

Esso è ad una navata, dove vi è al centro sull’altare una Pala raffigurante la Madonna del Lume .

Gli altari laterali sono dedicati:

altare di s. Maria Goretti.

Altare dell’addolorata ( dello Scultore Bagnasco)

Altare che custodiscono le sacre reliquie di s. Fortunata V.M.

Altare S. Rita

Il suo interno è tutto affrescato di autori ignoti .

Le prime suore furono assieme a donna Dorotea e alle sorelle Sclafani , che morirono in odore di santità.

Nel collegio anticamente si svolgevano attività come l’asilo, il ricamo, e i dolci famosissimi.

Ora, contano n 5 suore e si svolge solo l’attività scolastica della scuola materna.

 

Chiesa Santa Croce

Prima che essa fosse costruita l’attuale chiesa esisteva sul luogo una “ tribunedda”, ma nel 1870 grazie all’intervento dei nostri connazionali emigrati assieme agli abitanti del quartiere capo si progettò di costruire una chiesa dedicata alla “ Santa Croce”.

Essa è ad unica navata con annessa sacrestia ha un altare centrale sormontato da una Croce. Ancora oggi sotto la cura della Fam. Brillantino, viene celebrata la Messa specie per l’ascensione con la tradizionale benedizione dei campi.

Chiesa del Calvario

È un luogo tutto in salita recintato con muri in pietra e mattoni con annessa chiesetta.

In esso si entra attraverso un viale ciotolato e alberato. Sugli entrambi i lati vi sono 14 nicchie che costodiscono le 14 stazioni della via crucis in gesso.

Nella chiesetta ad unica navata spicca un altare.

Essa viene usata ogni anno per la settimana santa.

Nelle colonne che sorreggono il cancello centrale vi sono collocate due opere del Maestro Filippo Scimeca.

Chiesa di Santa Rosalia

Essa è una piccola chiesetta che si presume sia stata costruita per il ringraziamento della liberazione della peste di Palermo, dopo la elevazione di Santa Rosalia patrona di Baucina ( fino al 1880) oggi titolare della parrocchia .

È ad unica navata e custodisce una statua raffigurante la santa in posizione eretta.

Chiesa del SS. Redentore

La sua costruzione si ha grazie in all’intervento di fra Sarvaturi si tratta di una piccola chiesetta ad una navata con altare centrale sormontato da un crocifisso.

Fonte: www.comune.baucina.pa.it

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