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24 luglio: San Charbel Makhluf

Cerca l’onore, non gli onori

Charbel, al secolo Youssef, Makhluf , nacque a Beqaa-Kafra (Libano) l’8 maggio 1828. Quinto figlio di Antun e di Brigitte Chidiac, entrambi contadini, fin da piccolo parve manifestare grande spiritualità. A 3 anni rimase orfano di padre e sua madre si risposò con un uomo molto religioso che successivamente ricevette il ministero del diaconato. All’età di 14 anni si dedica a curare un gregge di pecore vicino alla casa paterna e, in questo periodo, iniziano le sue prime e autentiche esperienze riguardanti la preghiera: si ritirava costantemente in una caverna che aveva scoperto vicino ai pascoli (oggi è chiamata “la grotta del santo”). A parte il suo patrigno (diacono), Youssef ebbe due zii materni che erano eremiti e appartenenti all’Ordine Libanese Maronita. Da essi accorreva con frequenza trascorrendo molte ore in conversazioni riguardanti la vocazione religiosa e il monacato, che ogni volta si fa più significativo per Lui. All’età di 23 anni, Youssef ascoltò la voce di Dio “Lascia tutto, vieni e seguimi”, si decide, e quindi, senza salutare nessuno, nemmeno sua madre, una mattina dell’anno 1851, si dirige al convento della Madonna di Mayfouq, dove sarà ricevuto prima come postulante e poi come novizio, facendo una vita esemplare sin dal primo momento, soprattutto riguardo all’obbedienza. Quì Youssef prese l’abito di novizio e scelse il nome Charbel, un martire di Edessa vissuto nel secondo secolo. Passato qualche tempo fu trasferito al convento di Annaya, dove professò i voti perpetui come monaco nel 1853. Subito dopo, l’obbedienza lo portò al monastero di S. Cipriano di Kfifen (nome del paese), dove realizzò i suoi studi di filosofia e teologia, facendo una vita esemplare soprattutto nell’osservanza della Regola del suo Ordine. Fu ordinato sacerdote il 23 luglio 1859 e, dopo poco tempo, ritornò al monastero di Annaya per ordine dei suoi superiori. Lì passò lunghi anni, sempre come esempio per tutti i suoi confratelli, nelle diverse attività che lo coinvolgevano: l’apostolato, la cura dei malati, cura delle anime ed il lavoro manuale (più è umile meglio è). Il 13 febbraio del 1875, dietro sua richiesta ottenne dal Superiore di farsi eremita nel vicino eremo situato a 1400 m. sul livello del mare, dove si sottopose alle più dure mortificazioni. Il 16 dicembre 1898, mentre celebrava la S. Messa in rito Siro-maronita, lo colse un colpo apoplettico; trasportato nella sua stanza vi passò otto giorni di sofferenze ed agonia finché il 24 dicembre lasciò questo mondo. A partire da alcuni mesi dopo la morte si verificarono fenomeni straordinari sulla sua tomba. Questa fu aperta e il corpo fu trovato intatto e morbido; rimesso in un’altra cassa, fu collocato in una cappella appositamente preparata, e dato che il suo corpo emetteva del sudore rossastro, le vesti venivano cambiate due volte la settimana.
Col passare del tempo, ed in vista dei miracoli che Charbel faceva e del culto di cui era oggetto, il P. Superiore generale Ignacio Dagher andò a Roma, nel 1925, per sollecitare l’apertura del processo di beatificazione. Nel 1927 la bara fu di nuovo sotterrata. Nel febbraio del 1950 monaci e fedeli videro che dal muro del sepolcro stillava un liquido viscido, e, supponendo un’infiltrazione d’acqua, fu riaperto il sepolcro davanti a tutta la Comunità monastica: la bara era intatta, il corpo era ancora morbido e conservava la temperatura dei corpi viventi. Il superiore con un amitto asciugò il sudore rossastro dal viso di Charbel e il volto rimase impresso sul panno. Sempre nel 1950, ad aprile, le autorità religiose superiori, con una apposita commissione di tre noti medici, riaprirono la cassa e stabilirono che il liquido emanato dal corpo era lo stesso di quello analizzato nel 1899 e nel 1927. Fuori la folla implorava con preghiere la guarigione di infermi lì portati da parenti e fedeli ed infatti molte guarigioni istantanee ebbero luogo in quell’occasione. Si sentiva da più parti gridare: “Miracolo! Miracolo!” Fra la folla vi era chi chiedeva la grazia anche non essendo cristiano. Durante la chiusura del concilio Vaticano II, il 5 dicembre 1965, il Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978)lo beatificò e aggiunse : “un eremita della montagna libanese è iscritto nel numero dei Venerabili… un nuovo membro di santità monastica arricchisce con il suo esempio e con la sua intercessione tutto il popolo cristiano. Egli può farci capire, in un mondo affascinato per il comfort e la ricchezza, il grande valore della povertà, della penitenza e dell’ascetismo, per liberare l’anima nella sua ascensione a Dio”. Il 9 ottobre 1977, lo stesso Papa, proclamò Charbel ufficialmente santo, nel corso della cerimonia celebratasi in San Pietro. Innamorato dell’Eucaristia e della Santa Vergine Maria, S. Charbel, modello ed esempio di vita consacrata, è considerato l’ultimo dei Grandi Eremiti. I suoi miracoli sono molteplici e chi si affida alla sua intercessione, non resta deluso, ricevendo sempre il beneficio della Grazia e la guarigione del corpo e dell’anima. “Il giusto fiorirà, come una palma, si alzerà come un cedro del Libano, piantato nella casa del Signore” Sal.91(92)13-14.

Oggi si celebrano anche:
S. Cristina di Bolsena (IV sec.), Vergine e martire
S. Vittorino, Martire († cc sec. IV)
SS. Boris e Gleb (figli di S. Vladimiro), Martiri (XI sec.)
S. Baldovino da Rieti, Abate († 1140)
S. Cunegonda (Kinga) (1224-1292), regina di Polonia
B. Antonio Torriani (1424-1494), Medico e religioso agostiniano
B. Ludovica di Savoia (1462-1503), Principessa, clarissa
BB. Nicolao Garlick, Robert Ludlam e Riccardo Simpson, Presbiteri e martiri († 1588)
B. Giuseppe Lambton, Presbitero e martire († 1592)
S. Giovanni Boste (1544-1593), Presbitero e martire in Inghilterra
S. Giuseppe Fernandez, Presbitero e martire nel Tonchino († 1838)
B. Modestino di Gesù e Maria (1802-1854), presbitero O.F.M.
BB. María Pilar de S. Francisco de Borja e 2 compagne, Martiri di Guadalaxara († 1936)
B. Maria Mercedes Prat (1880-1936), della Compagnia di S. Teresa di Gesù, martire
B. Saverio Bordas Piferer (1914-1936), Presbitero salesiano e martire a Barcellona

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Jesus Christus, heri et hodie, ipse est in saecula!

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1960, Bruno Touschek realizza il primo anello di collisione. Il fisico austriaco-italiano (1921-1978) realizza ai Laboratori Nazionali di Frascati (Roma) dell’istituto nazionale di Fisica Nucleare il primo “anello di collisione” cioè il primo acceleratore

compleanni
1783 Simone Bolivar
1802 Alessandro Dumas
1970 Jennifer Lopez
1971 Dino Baggio

proverbio
Chi sa poco presto parla
accadde oggi
1965 esce la canzone di Bob Dylan “Like a Rolling Stone”

frase celebre
“Le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono in seno ai popoli”
Che Guevara, Discorso alla XIX assemblea generale delle Nazioni Unite

consiglio
I tappetini
I tappetini sono indispensabili sotto al lavello, raccolgono le gocce e impediscono scivolate improvvise

cosa vuol dire
Zoccolo duro
All’interno di un gruppo indica la parte più tenace e granitica
Il modo di dire nasce negli anni Ottanta in concomitanza con le prime perdite elettorali del PCI. Al tempo si parlò di una parte di elettorato, tenace e granitico, che comunque mai avrebbe cambiato partito e che quindi risultava lo zoccolo duro.

 

consiglio per terrazzo orto e giardino
Tecnica di trapianto di alberi e arbustiù
Si procede secondo la tecnica già indicata, scavando però una metà del solco in autunno e l’altra metà al termine dell’inverno o addirittura nell’autunno successivo. Durante la fase di preparazione, si mantiene un’abbondante pacciamatura sulla zona trattata.

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