lunedì , Settembre 26 2022

Memento monumento…

briganteUltima fase dell’ellenismo, uno dei regnanti degli stati nati dalla dissoluzione dell’enorme quanto fragile impero alessandrino, un tale Mausolo, sente approssimarsi la morte, unica certezza per ogni uomo, e decide di lasciar ricordo di se stesso con una tomba che dovrà entrare nel novero delle sette meraviglie. Novella piramide, l’ultima dimora di Mausolo, ad Alicarnasso, oggi Bodrum, in Turchia, sarà ricordata come prototipo del monumento al grand’uomo. Da allora le tombe di statisti, imperatori, tiranni e eroi di rivoluzioni (a volte le figure si sovrappongono) si chiamano “mausolei”.
Detto questo giungiamo alle nostre plaghe, non abbiamo Mausolo, non abbiamo un rivoluzionario, un tiranno, un imperatore… direbbe quindi Di Pietro: “che c’azzecca?”. C’azzeca e come! Pochi minuti fa giunge alla stampa la roboante notizia dell’avvenuto finanziamento della “scala mobile” trentacinque, dicesi trentacinque milioni di Euro, da dedicare ad un’opera megagalattica, dai nebulosi contorni, ancora tutta da definirsi, visto che di progetto preliminare si parla, che dovrebbe unire la città antica, che nel frattempo cade a pezzi, si ricopre di erbacce, si spopola, con la città bassa, dove nel frattempo per fare da lì a là dovete prendere l’auto e percorrere chilometri di strade a organo copulatore di canide.
E quindi a chi serve sta benedetta scala mobile?
Serve intanto al Garofalo, che paludatosi in nero, si pensa già al secondo mandato, pensa già all’ultimo giro di valtzer con la terza giunta, con l’ingresso dei destrini, primo fra tutti il vicesindaco in pectore Dario Cardaci, lì a scalzare l’onesto e lavoratore K, e poi la schiera degli “scontenti ma pronti…” (Di Mattia, Gloria, Vasapollo…).
Serve a Garofalo che si stava accontentando delle pochezze del Distretto turistico, quattro cosine da spartirsi con Piazza, Caltagirone, Aidone, Centuripe e persino Leonforte, che stava usando toni da proclama per il progetto per il quartiere San Pietro, un’altra “svisata” in stile ennese con la trasformazione di un progetto che avrebbe dovuto mirare alla riqualificazione urbana in un parcheggio sotterraneo da farsi… dove?
mausoleum 10Serve però, finalmente, anche al sovrano ellenistico, al vero Mausolo della situazione, al Mirello al quale, costruita una mezza piramide che i suoi tecnici non sono stati in grado manco di collaudare e che costerà alla collettività il resto di soldini per poter un giorno forse servire, mancava un mausoleo.
Il Mausolo/Mirello ci teneva da tempo: un’opera che lo ricordasse in secula seculorum per la grande politica che ne ha contraddistinto l’operato, dai primi, incerti passi da consigliere provinciale, quando sperimentò il consociativismo in chiave polipartitica, ai giorni nostri.
Un’opera che possa cancellare le offese dei nemici interni, degli Arnone, dei Lumia, dei Faraone (oggi grand’amico), dei Renziani ma anche di tutta quella pletora di ex che sperimentata la durezza della corte orientale, stanchi delle genuflessioni o appagati dalle tante prebende qui e là distribuite in tempi migliori, lo hanno abbandonato.
Nel tempo il Sovrano ha tentato di segnare con il suo nome il parco tematico di Regalbuto, finito a farsa, l’aereoporto in stile Ming, anche questo persosi per strada, la nuova stazione ferroviaria ad Enna bassa, il Mirellone, il grattacielo più alto d’Italia, persino l’Università, che infine si chiamò Kore e che pare più in immagine del Bianconiglio, l’inossidabile professor Caty, ma nulla, mai una riconoscenza.
Allora la scala mobile ci sta tutta tutta, lunga, solida, panoramica, costosissima, pressocchè… inutile… cosa c’è di meglio per un monito sempiterno?
E noi, cittadini, che ne pensiamo? Ma perché i cittadini devono pensare? Devono per caso accorgersi di aver materia grigia, devono sapere che mentre tutto sfugge, mentre tutto chiude, c’è chi pensa per loro e poi… quando non avremo come caspita occupare le nostre giornate, stufi di andare all’outlet… gireremo, pagando, sui tapis roulant di mirellolandia!

Antonino Testalonga

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