sabato , Ottobre 1 2022

Ennesi, preparate i costumi!

ombrelloneE si, l’estate sta finendo, ma finalmente Enna avrà lo sbocco al mare… Questa strana frase risuona da tempo, da prima che si parlasse della riforma, pessima e raffazzonata, delle province, da prima che i politici romani, inseguiti da un’Europa indaffarata ad obbligare i paesi membri a fare spending review, si inventassero la demolizione delle province. Mi chiedo, ma perché, sino ad oggi quando un ennese, o un nicosiano, per diletto o per lavoro, si fosse voluto recare al mare trovava la guardia di frontiera a Sella del Contrasto?
Si pagava dazio?
La questione io la metterei in ben altra linea, ridisegnare i territori secondo uno schema che abbia come fil rouge fatti basilari quali:
a) L’esistenza di una “regione” culturale, intesa in senso antropogeografico, di una koiné che, per quanto smontata, resista ancora all’aggressione esterna, e questa, lo abbiamo detto, esiste, seppur tremolante e fiaccata;
b) La comunanza di obiettivi, questa complicata da raggiungere sia per le diverse ambizioni delle singole comunità, sia per la mancanza di chiarezza dell’apparato legislativo che sta alla base di questa “riforma” siciliana. Lo si diceva prima, se qualcuno ci avesse detto cosa devono fare i Liberi Consorzi, sapremmo anche come ci converrebbe comporli.
c) La contiguità territoriale, evitando disegni incredibili quali quelli che verranno dalla “separazione” ormai quasi fatta tra Piazza ed Enna (!), con un territorio così strettamente intersecato, con enclave ed isolette amministrative che finiranno per fare “ammuina” e rendere dura la vita alla gente.
d) La capacità di mettere in comune i servizi che i cittadini hanno bisogno di veder funzionanti, e qui intendo la programmazione territoriale, la scuola, il ciclo dei rifiuti, la gestione delle acque, la capacità di difesa delle produzioni primarie.
Molti inneggiano a campanilismi di ogni sorta, a rivalse e vendette contro le lobbies politiche che nel tempo hanno “calpestato” i diritti delle popolazioni di questo o quel centro, io continuo a sostenere che la Sicilia centrale è stata tutta calpestata al punto tale che la popolazione di tutti i centri non costieri è scesa mediamente del 40/60% dal 1920 ai giorni nostri con un invecchiamento della popolazione che ha del paradossale.
Oggi ha sancito la sua scelta la antica e nobile, si diceva così, Città di Mistretta. Si città, che di città trattasi, con la sua storia, con uno dei più interessanti centri storici dell’isola, con un portato culturale che esplode nelle sue tradizioni tra le quali la pluricentenaria festa di San Sebastiano, con il suo piccolo ma preziosissimo museo Cucchiara. Già solo questa scelta ci porta a dire che non abbiamo lo sbocco a mare, ma che abbiamo l’apertura di una strada che deve essere percorsa con la coscienza di creare i presupposti per la tutela della comunità della Sicilia centrale e montana. Domani probabilmente la decisione in tal senso la prenderanno Capizzi o Tusa, Caronia o Reitano, ed io chiedo a tutti gli ennesi, proviamo intanto a vedere le cose proiettando lo sguardo al di là della balaustra del Belvedere, proviamo a leggere cosa è rimasto dentro la nostra comunità di questa splendida Sicilia pastorale e montana che guarda alle torri del castello come luogo su cui far sventolare le pacifiche bandiere di un veramente libero consorziarsi.

Giuseppe Maria Amato

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