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Osteoporosi: la nemica silenziosa delle donne siciliane

OsteoporosiPalermo – L’osteoporosi è una patologia che interessa, nel mondo, oltre 200 milioni di donne, e la cui causa è senz’altro legata all’avanzare dell’età e alla conseguente perdita di massa ossea, con manifestazioni che, però, possono essere anche molto precoci. Si tratta, infatti, di una patologia che interessa il 30% di tutte le donne che vanno in menopausa, ma può insorgere anche dai 45 anni se la menopausa è precoce, condizione che, si stima, interessi circa il 4-5% della popolazione femminile .

In occasione della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, diventata ormai un appuntamento fisso per la tutela della salute femminile, il prof. Mario Barbagallo, Direttore della UO di Geriatria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, lancia un appello a tutta la popolazione femminile siciliana, dai 50 anni in poi, affinché non vengano sottovalutati persistenti dolori ossei che possono essere sintomo di fratture da fragilità ossea causata dall’osteoporosi severa, la cui incidenza è molto più comune di quanto si pensi.

OSTEOPOROSI E FRAGILITÀ OSSEA: QUANTO NE SANNO LE DONNE SICILIANE?

Spesso definita ‘ladra silenziosa’ o anche ‘tarlo silenzioso’, in quanto compare in maniera asintomatica, per poi manifestarsi spesso con una frattura. L’osteoporosi è una patologia ormai nota alle donne italiane, come raccontano i risultati della recente indagine “La fragilità ossea: conoscenza e percezioni delle donne over 50”, commissionata dalle 5 Società Scientifiche che firmano la Campagna “Stop alle Fratture” (SIOMMMS, SIOT, SIR, ORTOMED e GISOOS).

La ricerca ha fornito anche un interessante spaccato relativo alla popolazione femminile della Sicilia, da cui è emerso che, ad esempio, le abitanti di queste Regioni sono le più consapevoli dei pericoli legati alla fragilità ossea. Sono, inoltre, il gruppo maggiormente reattivo, ritenendo l’osteoporosi una malattia molto grave, i cui principali fattori di rischio sono la menopausa precoce e l’età avanzata.

Dall’altra parte, però, solo probabilmente si rivolgerebbero ad un Centro specializzato. Per quanto riguarda la gestione domestica, solo 1 donna su 2 organizzerebbe la casa in modo da renderla più sicura, o si iscriverebbe ad un corso di ginnastica o effettuerebbe un controllo di vista e udito. Sono anche il gruppo più numeroso che probabilmente si rifiuterebbe di camminare con un bastone. Interessante il dato riguardo all’aderenza ai trattamenti per l’osteoporosi prescritti: sono il gruppo che maggiormente li assumerebbe come da indicazioni del medico,

«L’indagine demoscopica condotta recentemente su un ampio campione di donne, anche siciliane, documenta una buona conoscenza della gravità dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità – dichiara il Prof. Mario Barbagallo – Sono, infatti, consapevoli dei fattori di rischio, quali menopausa precoce ed età avanzata, e danno importanza alla prescrizione del medico. Ciò che preoccupa è la tendenza a non prendere in considerazione una visita specializzata, controlli a vista e udito, e messa insicurezza della casa e della propria persona, attraverso l’uso del bastone. Questo dimostra la necessità di continuare a sensibilizzare la popolazione siciliana sulla prevenzione della rifrattura, evento che può portare a conseguenze anche molto gravi, sia per la persona interessata, sia per chi presta assistenza ed è responsabile per la sua salute, quali i famigliari ed i caregiver».

L’OSTEOPOROSI NON È SEMPRE UGUALE

L’osteoporosi è una malattia di ampia rilevanza sociale e rappresenta, nel nostro paese, un importante problema di salute pubblica. Si tratta di una patologia sistemica dell’apparato scheletrico, caratterizzata da un aumentato rischio di fratturarsi sia per una bassa densità minerale ossea che per un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo che, come tutto il nostro organismo, è destinato ad invecchiare. Per questi motivi le ossa diventano più fragili e sono più suscettibili al rischio di frattura per traumi anche minimi.

Per scongiurare quanto più possibile quest’eventualità è utile sapere che parliamo di osteoporosi primaria, detta anche post-menopausale, senile, e secondaria, perché conseguente ad altre malattie, quali le patologie reumatiche come artrite reumatoide e lupus, e all’utilizzo di alcuni farmaci, come i cortisonici, ampiamente utilizzati per molteplici patologie.

Le fratture da fragilità ossea, conseguenza grave dell’osteoporosi, hanno un’incidenza che non deve essere assolutamente da sottovalutare: secondo la World Health Organization, infatti, ogni 3 secondi, si verifica una frattura da fragilità osteoporotica a carico di femore, polso e vertebre. Ciò equivale a circa 25 mila fratture al giorno o 9 milioni all’anno .

Si calcola che almeno il 40% delle donne dopo i 50 anni andrà incontro ad una frattura da osteoporosi quali fratture di femore (17%), vertebrali (16%) o di altri segmenti ossei (polso, pelvi, omero prossimale ecc.). Secondo l’OMS e la IOF (International Foundation of Osteoporosis) la presenza di una frattura da fragilità ossea (vertebrale o di altri segmenti scheletrici), configura sempre una condizione di OP severa . «Le fratture da osteoporosi sono più comuni dell’infarto del miocardio, dell’ictus e del cancro della mammella valutati globalmente – continua il prof. Mario Barbagallo – quindi, anche in considerazione del fatto che una donna trascorre oggi il 40% della propria esistenza in postmenopausa e la protratta carenza estrogenica induce cospicue perdite di massa ossea, è fondamentale continuare a sensibilizzare la popolazione femminile sull’importanza di una corretta prevenzione e di una tempestiva diagnosi di questa patologia».

RICONOSCERE E PREVENIRE LE FRATTURE DA FRAGILITÀ

I principali fattori di rischio per le fratture da fragilità ossea sono l’età, le pregresse fratture da fragilità, la terapia cortisonica cronica, un aumentato rischio di cadute dovuto a carenze visive come anche la concomitanza di malattie neuromuscolari, il ridotto apporto di calcio o la carenza di vitamina D. Ma anche la familiarità per fratture, la menopausa precoce, l’eccessiva magrezza, il fumo e l’abuso di alcol. Oltre ai cortisonici, anche altri farmaci (ad esempio antiepilettici e anticoagulanti) contribuiscono ad aumentare il rischio di osteoporosi.

«Per questo è assolutamente necessario individuare precocemente le donne a rischio – conclude il prof. Mario Barbagallo – per avviare un adeguato iter diagnostico- terapeutico, finalizzato a ridurre significativamente il rischio fratturativo. Sono soprattutto le donne che hanno avuto, nella propria famiglia, casi di frattura di femore che, a fronte di un elevato rischio personale di frattura, devono effettuare, dai 50-60 anni d’età, una MOC (o DXA), ovvero la Mineralometria Ossea Computerizzata. Si tratta di un esame fondamentale e non invasivo, che esprime la densità in sali minerali dell’osso, permettendo una valutazione dell’osteoporosi, sulla base del rilevamento di un’eventuale riduzione di densità dell’osso possiamo fare diagnosi di osteoporosi».

Dai 50 anni di età, per ogni donna è fondamentale conoscere il proprio rischio fratturativo. Sul sito www.stopallefratture.it è disponibile il Defra Test online, test di autodiagnosi per valutare il rischio personale di fratturarsi nei successivi 10 anni (basso, medio, elevato, molto elevato). A seconda del risultato ottenuto, verranno indicate, per tutte, raccomandazioni e consigli su come prevenire eventuali fratture da fragilità.

LA CAMPAGNA “STOP ALLE FRATTURE”

‘Stop Alle Fratture’ è un’iniziativa educazionale, realizzata con un unrestricted grant di Eli Lilly Italia, rivolta alle donne sopra i 50 anni di età per informarle sulle possibili conseguenze dovute alla fragilità scheletrica. L’iniziativa vede il coinvolgimento di prestigiose società scientifiche come la SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), la SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), la SIR (Società Italiana di Reumatologia), l’ORTOMED (Società Italiana di Ortopedia e Medicina) e il GISOOS (Gruppo Italiano di Studio in Ortopedia dell’Osteoporosi Severa).

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