lunedì , Settembre 26 2022

Nel regno dell’ipocrisia

mamma con bimbiNelle stesse ore in cui il blocco culturale, sociale e politico rigettava all’unanimità la possibilità di adozione per i non sposati; lo stesso blocco culturale, sociale e politico plaudiva all’assoluzione in cassazione di Berlusconi con una sentenza, che riconosce la prostituzione, ma certo non la prostituzione minorile. Povero Berlusconi indotto a pensare che fosse poco più che diciottenne quella giovane carne da macello venduta al danaroso Presidente del Consiglio, “familisticamente”oltranzista. Lui che di mogli e figli ne conta a iosa e pure un Dudù dalla virtuosa Pascale. In Italia c’è un convitato di pietra, che consente ai talari di molestare i bambini nell’omertà generale, ma impedisce ai non sessualmente regolari di adottare; si perchè nella laicissima e occidentalissima Italia l’adozione per i non sposati è rigorosamente negata, infatti chi sta fuori dal sacramento non ha diritto di genitorialità. Non c’è cosa o azione in questo paese che non sia viziata dalla doppiezza. Noi siamo fatti così: dichiariamo guerra all’Islam che predica l’ingerenza religiosa nell’intimità della vita personale e poi agiamo nello stesso modo. E’ la nostra una doppiezza “costituzionale” che fa dire una cosa e farne un’altra, che dell’ipocrisia ha fatto la regola, la normalità. Facciano ora attenzione le mamme e i papà non accompagnati, potrebbero essere scippati dei loro figli, essendo non sposati risultano di fronte alla legge inadeguati al loro ruolo. La famiglia italiana per statuto deve essere fatta di una mamma e di un papà, economicamente dotati e due, massimo tre figli. Più di tre no, per bolla papale sennò si retrocede allo stato conigliesco. Sposatevi, sposatevi e poi adottate, intanto nelle tante case famiglia i bimbi levati ai genitori sposati, ma non adeguati, continueranno a essere ammaestrati per far bella figura nelle feste religiose e nelle raccolte di alimenti o di abiti usati, facendoci sentire tutti tanto buoni e tanto degni del paese che abitiamo.

Gabriella Grasso

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