lunedì , Settembre 26 2022

Le lagrime sull’Ulivo

XylellaTranquilli, non è di Prodi che voglio parlare né delle lagrime che qualcuno dovrebbe piangere per aver così ridotto il Bel Paese. Ma di ulivi veri e lagrime salate.
In questi giorni, con timidi sprazzi sui media, in Puglia sono stati giustiziati i primi grandi ulivi attaccati dal flagello della Xylella fastidiosa. Un microrganismo venuto chissà come dal Sud America, capace di schiantare la forza vitale della pianta più mediterranea che si conosca, l’ulivo, appunto.
Queste “esecuzioni”, effettuate con l’intervento delle forze di polizia, hanno visto un manipolo di oppositori fatti passare dalla stampa come “alcuni ambientalisti”. Guardate le immagini, ve ne prego, e vi renderete conto che gli oppositori sono gente della Terra, sono contadine e contadini, al fianco dei quali si è schierata una piccolissima parte della società.
Ora, non mi piace fare il complottista, non ci riesco, ho sempre presente la regola del rasoio… ma qui non è possibile non pensare che ci sia lo zampino di qualcuno di grosso. Appare del tutto improbabile che la peste abbia fatto da sola il salto dal Sud America alla Puglia, così, su due piedi, anzi manco, che di piedi non ne ha.
Ci dicono che a portarla sia stata la sputacchina, Philaenus spumarius, un insetto che tra le cose che fa, depone una schiumetta veramente simile ad uno sputo sui ramoscelli di ulivo. Ma anche lì, ammesso che sia stata la sputacchina, che esiste da tempo immemore e sputacchia da sempre, a portare la Xylella, da dove l’avrebbe presa?
Ora delle possibili soluzioni solo due hanno diritto di considerazione, la prima quella che per qualche scellerato motivo sia stato trasportato materiale infetto dal Sud America verso la Puglia, che questo materiale abbia incontrato un certo numero di sputacchine e che queste abbiano iniziato a spargere la Xylella tra le piante pugliesi. Parrebbe facile e possibile, ovvio c’è la globalizzazione, ma andrebbe compreso quale materiale e per quale motivo avrebbe dovuto fare questo viaggio.
Xylella fastidiosaLa seconda che a qualcuno faccia piacere che una economia se non florida di certo destinata a rappresentare la qualità, la diversità delle scelte gastronomiche in un mondo di olio di palma, vada, mi si consenta la frase, a puttane.
L’olio d’oliva è da sempre l’inchiostro che scrive le lunghe storie della dieta mediterranea sulla fragrante carta del grano duro. Queste due materie, questi due pezzi della mediterraneità se da un lato divengono Patrimonio dell’Umanità, dall’altro sono nell’occhio del ciclone di una invidia globale.
Così ci si inventano motivi di sanità per stabilire che il contadino non dovrà più fare quello che più lo caratterizzava: la scelta delle sementi. Che tale scelta debba essere fatta da lontani laboratori che nulla sapranno mai di sapore, piacere, palato, bisogno. Così l’Europa del Burro si stende inesorabile verso le coste del Mediterraneo e, a sua volta, viene incalzata dall’invasione degli olii asiatici.
Ultima ferita, la Xylella, non posso aver dubbi, importata ad arte per colpire, per distruggere, per farci piangere lagrime che sono così amare e così antiche da sapere del pianto di Penelope sul vuoto talamo di Itaca, anch’esso su di un ulivo sistemato.
Nel frattempo, con il massimo clamore, si va all’apertura di EXPO 2015, il mondo a Milano per parlare di… alimentazione. Lì ci sono tutti, McDonald, Burger King, Monsanto, Du Pont… Lì lo Stato ha speso miliardi di Euro per parlare di cibo. Bene, visto che hanno voluto si rappresentasse l’Italia mediterranea con il meglio della nostra arte, mandiamo a Milano la legna infetta e bagnata dalle lagrime degli ulivi pugliesi, mandiamo a Milano la Terra desertificata per compiacere un sistema che ci sta uccidendo, mandiamogli le carcasse delle nostre mandrie colpite dalla brucellosi, e le porte delle case di campagna dirute dall’IMU. Mandiamogli il sentore mefitico di una cultura plurimillenaria che sarà la prima vittima europea della Land robbery. Poi, cari sonnolenti concittadini, impariamo che più facile che piangere è sempre lottare. Oggi la Xylella pare lontana, ma è a meno di 600 chilometri, domani potrebbe essere qui, e farci imparare a vivere in un mondo senza ulivi, certo… avremo la scala mobile e il volo Palermo Catania. Buon Venerdì 17.

Giuseppe Maria Amato

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